
{"id":18536,"date":"2011-12-25T12:04:44","date_gmt":"2011-12-25T11:04:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18536"},"modified":"2011-12-29T11:08:35","modified_gmt":"2011-12-29T10:08:35","slug":"replica-a-tiraboschi-sul-progetto-flexsecurity","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18536","title":{"rendered":"REPLICA A TIRABOSCHI SU FLEXSECURITY E MORATORIA LEGISLATIVA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">RISPONDO PUNTO PER PUNTO ALL\u2019ARTICOLO CON CUI IL GIUSLAVORISTA MODENESE CRITICA (SOPRATTUTTO) I CONTENUTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1873\/2009<\/span>\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Michele Tiraboschi <\/strong>pubblicato <\/em>on line <em>sul sito di <\/em>Adapt <em>l\u20198 dicembre 2011 \u2013 Le <strong>mie repliche <\/strong>punto per punto sono evidenziate dal paragrafo rientrato, dal carattere corsivo e dal colore blu<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p><strong>CHI HA PAURA DEL CONTRATTO UNICO?<\/strong><\/p>\n<p>Chi ha paura del contratto unico? Alla domanda, formulata con tono di sfida dai paladini della <em>flexicurity <\/em>all&#8217;italiana, si pu\u00f2 e si deve rispondere nel modo pi\u00f9 semplice possibile. Nessuna paura. Basta solo iniziare a chiamare le cose con il loro vero nome. E cio\u00e8 parlare apertamente di abrogazione dell&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Perch\u00e9 davvero sorprende l&#8217;insistenza nominalistica su un &#8220;contratto unico&#8221; che unico proprio non \u00e8.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Se, giustamente, Michele Tiraboschi\u00a0comprende e sottolinea l&#8217;impropriet\u00e0 di questa &#8220;insistenza nominalistica&#8221; che elude i termini sostanziali del problema,\u00a0perch\u00e9 non incomincia lui stesso a &#8220;chiamare le cose con il loro [vero] nome&#8221; e a chiarire a quale progetto di riforma la sua critica si riferisce? Come fa a non rendersi conto di quanto sia poco utile una discussione riferita in modo indifferenziato a progetti molto diversi tra loro, quali quelli del &#8220;contratto unico&#8221; contenuti nel <a title=\"P.d.l. Madia, 22.7.2009, n. 2630\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7216\" target=\"_blank\">progetto\u00a0di legge <strong>Madia<\/strong><\/a>, o nel <a title=\"D.d.l. Nerozzi, 5.2.10 n. 2000\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=7306\" target=\"_blank\">progetto di legge <strong>Nerozzi<\/strong><\/a>\u00a0ispirato al progetto Boeri-Garibaldi, oppure invece al progetto <\/em>flexsecurity<em> contenuto nei <a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">disegni di legge a mia prima firma <strong>n. 1481<\/strong> e <strong>n. 1873\/2009<\/strong><\/a>\u00a0e in quello presentato alla Camera dei Deputati da <a title=\"P.d.l. Raisi-Della Vedova, 4.4.11 n. 4277\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=14025\" target=\"_blank\"><strong>Della Vedova<\/strong> e <strong>Raisi<\/strong><\/a>?<\/em><\/span><\/p>\n<p>\u00c8 sufficiente grattare sotto la superficie, di quella che \u00e8 una semplice quanto efficace immagine propagandistica, e scorrere nel dettaglio le principali proposte di legge fino ad oggi presentate in Parlamento per rendersi conto che rimane in vita, con qualche ritocco di vernice fresca, la gran parte delle tipologie di lavoro flessibile sin qui sperimentate compresi i famigerati stage, il lavoro interinale e il contratto a termine. Questi ultimi addirittura liberalizzati per le prime assunzioni. \u00c8 cos\u00ec che si pensa di sostenere l&#8217;occupazione giovanile?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>In altri interventi delle settimane scorse Michele Tiraboschi aveva denunciato\u00a0l&#8217;appiattimento determinato dalla\u00a0pretesa di ricondurre tutti i rapporti di lavoro dipendente a un unico tipo legale.\u00a0Gli\u00a0avevo quindi fatto osservare che al <a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">progetto <\/a><\/em><a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">flexsecurity <\/a><em><a title=\"Portale della Semplificazione e della Flexsecurity\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=1079\" target=\"_blank\">contenuto nei d.d.l. n. 1481 e n. 1873\/2009<\/a>, a mia prima firma, questa pretesa non pu\u00f2 proprio essere imputata:\u00a0il progetto prevede infatti\u00a0il mantenimento della possibilit\u00e0 di assunzione, con contratto <strong>a termine<\/strong>, regolata\u00a0in rigorosa aderenza alla direttiva europea n. 1999\/70\/CE, o con contratto di <strong>lavoro temporaneo tramite agenzia<\/strong> (negli stessi casi in cui sarebbe ammesso il contratto a termine), o con contratto di <strong>apprendistato<\/strong>, di lavoro <strong>a tempo parziale<\/strong>, di <\/em><strong>job sharing<\/strong><em>, di <strong>telelavoro<\/strong> o di lavoro <strong>a domicilio<\/strong>, e anche con contratto di <strong>stage<\/strong>, con regole che ne garantiscono la genuina finalizzazione prioritaria e prevalente alla formazione del giovane lavoratore. A questo punto la critica di Michele Tiraboschi al progetto si sposta di 180 gradi: l&#8217;imputazione non \u00e8 pi\u00f9 di &#8220;appiattire&#8221;, ma al contrario di apportare soltanto &#8220;qualche ritocco di vernice fresca&#8221; su di un diritto del lavoro\u00a0che rimane strutturato alla vecchia maniera. Non una parola sul fatto che <strong>nel nuovo regime non\u00a0\u00e8 pi\u00f9 possibile assumere in forma\u00a0di collaborazione continuativa autonoma un lavoratore sostanzialmente dipendente<\/strong>.\u00a0Con tutta l&#8217;amicizia per\u00a0lui, non mi sembra questo un modo costruttivo di discutere di un progetto di riforma, che avr\u00e0 anche tutti i difetti di questo mondo, ma va presentato e analizzato per quello che \u00e8, non in una sua versione caricaturale.\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p>Ma quale datore di lavoro opter\u00e0 mai per il contratto unico a tempo indeterminato \u2013 liberato dall&#8217;articolo 18, ma caricato di eccessivi oneri di tutela del reddito del lavoratore in caso di estinzione del rapporto di lavoro \u2013 se rimane aperta la porta per le attuali tipologie flessibili di lavoro?<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>M.T. pu\u00f2 affermare che &#8220;resta aperta la porta per le attuali tipologie flessibili&#8221; proprio perch\u00e9 ha obliterato il fatto che nel nuovo regime non\u00a0\u00e8 pi\u00f9 possibile assumere in forma\u00a0di collaborazione continuativa autonoma un lavoratore sostanzialmente dipendente. Ma che modo \u00e8 questo di discutere di un progetto di riforma, ignorandone i contenuti essenziali?<br \/>\nQuanto al punto se\u00a0sia pi\u00f9 costoso per l&#8217;impresa il regime centrato sull&#8217;articolo 18\u00a0o il nuovo regime disegnato nel mio disegno di legge n. 1873\/2009, rinvio il mio contraddittore al <strong><a title=\"Documento del Comitato Investitori Esteri - 1\u00b0.12.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18562\" target=\"_blank\">documento del Comitato Investitori Esteri di Confindustria, presentato al Governo nei giorni scorsi<\/a><\/strong>, nel quale si chiede esplicitamente proprio il\u00a0varo senza indugio di quel disegno di legge.\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p>Presentato sotto la nobile veste del &#8220;patto generazionale&#8221; tra padri e figli, il contratto unico finir\u00e0 invero per interessare maggiormente i padri, che infatti non sono esclusi dalla sua applicazione. Basta ancora una volta leggere con un minimo di attenzione le proposte sin qui formulate per capire che il contratto unico trover\u00e0 applicazione per tutti i contratti di lavoro accesi a partire da una certa data e non per l&#8217;assunzione di giovani o inoccupati. Quanto ai figli \u00e8 l&#8217;esperienza dell&#8217;apprendistato a dimostrare che non \u00e8 certo l&#8217;articolo 18 a frenare l&#8217;occupazione dei giovani, quanto la bassa produttivit\u00e0 e competitivit\u00e0 del nostro sistema produttivo in uno con la debolezza e inefficienza degli attuali percorsi formativi ed educativi che non preparano adeguatamente al mondo del lavoro e non accompagnano le giovani generazioni, orientandole, nella difficile transizione dalla scuola al lavoro. Non si spiegherebbe altrimenti il fallimento di un contratto nobile come l&#8217;apprendistato che stenta a decollare quantunque privo delle tutele sui licenziamenti al termine del periodo formativo e, anzi, accompagnato da robusti incentivi economici e normativi (sgravio contributivo, sotto-inquadramento e percentualizzazione della retribuzione, non computabilit\u00e0 dell&#8217;apprendista, ecc.). Si potrebbe certo obiettare che l&#8217;apprendistato \u00e8 un contratto oneroso perch\u00e9 implica per le imprese di farsi carico dei costi della formazione. Ma sappiamo bene che questo \u00e8 vero solo sulla carta. Non pi\u00f9 del 20\/25 per cento dei giovani apprendisti risulta infatti coinvolto nei percorsi formativi promossi della regioni e dalle parti sociali.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Qui M.T. ripropone la tesi &#8211; sua e dell&#8217;ex-ministro Maurizio Sacconi &#8211; secondo cui non ci sarebbe necessit\u00e0 di riforma del nostro diritto del lavoro, perch\u00e9 il vero intervento risolutivo di tutti i problemi\u00a0sarebbe gi\u00e0 stata attuato con la recente riforma\u00a0dell&#8217;<strong>apprendistato<\/strong>; tale forma di assunzione garantirebbe infatti tutta la flessibilit\u00e0 in entrata necessaria per fluidificare il mercato del lavoro e per voltar pagina rispetto al dualismo attuale del tessuto produttivo fra lavoratori protetti e non protetti. Ma come possono Tiraboschi e Sacconi non rendersi conto che l&#8217;apprendistato &#8211; se \u00e8 una cosa seria &#8211; non pu\u00f2 costituire la forma di assunzione prevalente nella generalit\u00e0 delle situazioni? A me sembra evidente che i casi sono due: o l&#8217;apprendistato diventa la forma normale di ingresso nel tessuto produttivo, come accadde con il contratto di formazione e lavoro negli anni &#8217;80 e &#8217;90, e allora nella maggior parte dei casi esso perde il proprio contenuto formativo e diventa, per questo aspetto, oggetto di una simulazione fraudolenta diffusa e legalizzata; oppure &#8211; come \u00e8 auspicabile &#8211; l&#8217;apprendistato conserva la propria genuina funzione formativa, e allora non pu\u00f2 diventare la forma normale di assunzione, in riferimento alla generalit\u00e0 dei rapporti di lavoro. In ogni caso, la pretesa che con la riforma dell&#8217;apprendistato si risolvano tutti i problemi del mercato del lavoro non mi sembra davvero ragionevolmente sostenibile.\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p>Certo, \u00e8 vero che la proposta del contratto unico elimina drasticamente il lavoro autonomo coordinato e continuativo. Il cosiddetto lavoro a progetto della legge Biagi. Ma sappiamo che il lavoro parasubordinato \u00e8 una piaga della pubblica amministrazione, pi\u00f9 che del settore privato.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><em><span style=\"color: #0000ff;\">Gi\u00e0, perch\u00e9 dopo che\u00a0nel settore privato la legge Biagi ha drasticamente ridotto la possibilit\u00e0 di ricorso alle collaborazioni autonome continuative, la fuga dal diritto del lavoro in questo settore ha incominciato ad avvenire sempre pi\u00f9 frequentemente attraverso l&#8217;ingaggio del lavoratore previa apertura da parte sua della <strong>partita Iva<\/strong>. Che cosa propone M.T. per arginare questa simulazione fraudolenta ormai diffusissima?\u00a0 (p.i.)<\/span><\/em><\/p>\n<p>E, comunque, la rigida equiparazione del lavoro a progetto al lavoro subordinato anche in tema di recesso dal rapporto di lavoro, nel sanzionare evidenti abusi, si traduce in un danno maggiore rendendo in un sol colpo illecite forme genuine di lavoro autonomo. Alimentando con ci\u00f2 una linea di politica del diritto in chiara controtendenza con la recente evoluzione del mondo del lavoro, in quanto volta a far prevalere le rigidit\u00e0 della norma inderogabile di legge e la standardizzazione del lavoro, propria del contratto unico, sul dinamismo dei moderni modi di lavorare e produrre che reclamano autonomia, individualizzazione del rapporto e riconoscimento del merito anche nell&#8217;ambito del lavoro dipendente.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Ma all&#8217;inizio del suo articolo M.T. non ha detto che\u00a0&#8220;rimane in vita, con qualche ritocco di vernice fresca, la gran parte delle tipologie di lavoro flessibile sin qui sperimentate&#8221;? Qui si ha la sgradevole sensazione di assistere a un gioco delle tre carte. Occorre pi\u00f9 rigore e coerenza nella discussione critica!\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p>\u00a0Chi scrive appartiene a una scuola di pensiero che non hai mai considerato l&#8217;articolo 18 un tab\u00f9. Ma, nondimeno, ci appare una palese forzatura, se non una mistificazione abilmente giocata sui <em>media<\/em>, l&#8217;insistente richiamo al mantra della <em>flexicurity <\/em>per giustificare una operazione di politica del diritto che non ha certo l&#8217;obiettivo o la capacit\u00e0 di invertire le pessime performance del nostro mercato del lavoro in materia di occupazione giovanile. Quindici anni di dibattiti sulle tipologie contrattuali flessibili dovrebbero averci fatto capire, ma forse cos\u00ec ancora non \u00e8, che il vero problema del mercato del lavoro italiano non \u00e8 tanto una riforma del quadro legale, ma un migliore incontro tra la domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>M.T. torna a proporre l&#8217;idea su cui Maurizio Sacconi ha molto insistito nei tre anni e mezzo in cui ha rivestito la carica ministro del Lavoro: quella della <strong>moratoria legislativa<\/strong>. Che equivale a mantenere il regime attuale di <\/em>apartheid<em> fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro (a meno che si consideri sufficiente per superarlo la recente riforma dell&#8217;apprendistato).\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p>Incontro che certo si basa sui contratti e sul formalismo giuridico, ma che trova il suo vero punto critico nelle competenze, nelle capacit\u00e0 e nelle attitudini delle persone. Potremmo fare tutte le riforme del mondo e importare in Italia \u2013 proprio nel momento in cui ha dimostrato, con la crisi, tutte le sue debolezze \u2013 il modello di regolazione del mercato del lavoro danese.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Qui M.T. converge con Sergio Cofferati, il quale nella trasmissione\u00a0<\/em>In Onda<em>, del 17 dicembre scorso su La7, ha sostenuto che il regime danese avrebbe retto male alla crisi e il nuovo Governo socialdemocratico di quel Paese avrebbe manifestato l&#8217;intenzione di abrogarlo (affermazione del tutto inveritiera: risulta soltanto che il nuovo Governo danese sia intenzionato a modificare le scelte dell&#8217;Esecutivo precedente in materia di immigrazione ed estensione agli immigrati recenti del trattamento di disoccupazione, per evitare comportamenti opportunistici). A smentita di queste affermazioni richiamo lo studio di <strong><a title=\"Saggio di T. Andersen sul regime di flexicurity danese\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16159\" target=\"_blank\">T.M. Andersen, <\/a><\/strong><\/em><strong><a title=\"Saggio di T. Andersen sul regime di flexicurity danese\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=16159\" target=\"_blank\">A Flexicurity Labour Market in the Great Recession: the Case of Denmark<\/a><\/strong><em>, pubblicato nel maggio scorso e disponibile anche su questo sito, dove si mostra come il regime danese abbia retto sostanzialmente molto bene, almeno nei primi tre anni della grande crisi che stiamo attraversando.\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #0000ff;\">\u00a0<\/span>Saremo tuttavia sempre punto e a capo se non inizieremo una volta per tutte a costruire, giorno dopo giorno, nei territori e nei settori produttivi, relazioni industriali partecipative e di prossimit\u00e0 unite a robusti e autentici percorsi di integrazione tra scuola, formazione e lavoro. Il contratto unico di primo ingresso per i giovani gi\u00e0 c\u2019\u00e8 ed \u00e8 l&#8217;apprendistato appena riformato. La freddezza e l&#8217;indifferenza con cui viene accolto ancora oggi sta a indicare che il nostro Paese ama fare le rivoluzioni nei salotti televisivi e sui giornali mentre ai giovani nessuno pensa concretamente. Per avere la coscienza a posto \u00e8 sufficiente citarli e intestare a loro le riforme. Che poi queste siano vere o presunte poco importa.<\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>Chi, secondo Michele Tiraboschi,\u00a0ha &#8220;accolto con freddezza e indifferenza&#8221; la recente riforma dell&#8217;apprendistato? <strong>Se milioni di imprenditori e giovani lavoratori hanno mostrato\u00a0scarso interesse per questa novit\u00e0, non ha molto senso prendersela con &#8220;i salotti televisivi e i giornali&#8221;<\/strong>. Concordo con lui sul punto che l&#8217;apprendistato deve essere molto meglio valorizzato; ma mi sembra del tutto evidente che non pu\u00f2 bastare l&#8217;accoppiata &#8220;moratoria legislativa-apprendistato riformato&#8221;\u00a0per correggere i difetti gravissimi del nostro mercato del lavoro. Infine una domanda: che cosa risponde Michele Tiraboschi all&#8217;Unione Europea, che ci chiede di riformare la disciplina dei licenziamenti, anche per voltar pagina rispetto al dualismo del nostro mercato del lavoro?\u00a0 (p.i.)<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"padding-left: 30px;\"><span style=\"color: #0000ff;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RISPONDO PUNTO PER PUNTO ALL\u2019ARTICOLO CON CUI IL GIUSLAVORISTA MODENESE CRITICA (SOPRATTUTTO) I CONTENUTI DEL DISEGNO DI LEGGE N. 1873\/2009\u00a0\u00a0 Articolo di Michele Tiraboschi pubblicato on line sul sito di Adapt l\u20198 dicembre 2011 \u2013 Le mie repliche punto per punto sono evidenziate dal paragrafo rientrato, dal carattere corsivo e dal colore blu<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-18536","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18536","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18536"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18536\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18536"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18536"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18536"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}