
{"id":18801,"date":"2011-12-28T00:04:36","date_gmt":"2011-12-27T23:04:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18801"},"modified":"2011-12-29T11:09:19","modified_gmt":"2011-12-29T10:09:19","slug":"come-promuovere-di-piu-e-meglio-l%e2%80%99occupazione-professionale-femminile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=18801","title":{"rendered":"COME PROMUOVERE DI PI\u00d9 E MEGLIO L\u2019OCCUPAZIONE PROFESSIONALE FEMMINILE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UNA PROPOSTA <em>SOFT<\/em> DI TASSAZIONE PREFERENZIALE A FAVORE DELLE DONNE, A DISPOSIZIONE DELLE FAMIGLIE CHE INTENDANO AVVALERSENE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo<strong> di Alberto Alesina<\/strong> e <strong>Andrea Ichino<\/strong>, pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> del 24 dicembre 2011 \u2013 In argomento v. in precedenza, degli stessi Autori,<\/em><a title=\"Articolo di Andrea Ichino e Alberto Alesina\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=238\" target=\"_blank\"> All\u2019economia italiana serve di pi\u00f9 un fisco orientato a incentivare il lavoro delle donne<\/a><em>, pubblicato sul <\/em>Sole 24 Ore<em> il 3 giugno 2008<\/em><\/p>\n<p><!--more--><em> <\/em>La partecipazione al mercato del lavoro delle donne italiane \u00e8 molto inferiore alla media Europea, sia in termini di tasso di attivit\u00e0 che di progressioni di carriera. \u00c8 opinione diffusa che il Paese stia sprecando una potenziale fonte di crescita: il lavoro femminile appunto. Il governo ha compreso questa esigenza proponendo la detassazione di imprese che assumono donne. Non basta. Ecco perch\u00e9. L\u2019organizzazione familiare tipicamente italiana \u00e8 il motivo per cui le donne nel nostro Paese partecipano meno alla forza lavoro e quando lavorano lo fanno meno intensamente degli uomini (ovvero prendono pi\u00f9 permessi, sono le prime a perder giorni di lavoro per accudire figli o genitori, dopo una nascita riprendono pi\u00f9 tardi il loro posto in azienda, etc.). Dati statistici ben conosciuti dimostrano che in casa gli uomini italiani fanno molto meno non solo delle donne ma anche degli uomini di tutti gli altri paesi europei, compresi gli spagnoli per non parlare degli svedesi. Le impreselo sanno e si aspettano che i carichi di lavoro familiare siano squilibrati nelle famiglie dei loro dipendenti. Quindi discriminano le donne assumendole meno, pagandole meno e limitando le loro carriere perch\u00e8 sono forza lavoro \u201ca rischio\u201d. Un rischio che continua anche dopo l\u2019et\u00e0 fertile, poich\u00e9 gli anziani in Italia sono tanti e comunque, per la donna che rientra dopo i quarant\u2019anni, recuperare rispetto agli uomini \u00e8 difficile. Ma proprio perch\u00e9 le lavoratrici sono pagate meno, alle famiglie conviene che siano le donne a farsi carico della casa, anche quando gli uomini sarebbero felici di far la loro parte. Ecco che il cerchio si chiude e senza un intervento che cambi questi incentivi l\u2019Italia continuer\u00e0 ad utilizzare relativamente \u201ctroppo\u201d le donne in famiglia e \u201ctroppo\u201d gli uomini in azienda, sebbene ormai le donne siano pi\u00f9 istruite degli uomini e certo non meno adatte a fare quello che le aziende richiedono.<br \/>\nLa detassazione delle imprese prevista dal governo Monti far\u00e0 fatica a rompere questo circolo viziosoper due motivi. In primo luogo, la ricerca economica ha dimostrato che se si vuole aumentare l\u2019occupazione di una categoria di persone, \u00e8 pi\u00f9 efficace, a parit\u00e0 di costo per il bilancio, dare alle persone stesse l\u2019incentivo a trovarsi il lavoro, piuttosto che alle aziende. E questo perch\u00e9 le prime hanno motivi pi\u00f9 forti delle seconde per reagire all\u2019incentivo. Quindi sarebbestato meglio detassare le donne direttamante, invece delle aziende che dovrebbero eventualmente assumerle. \u00c8 singolare che in Italia l\u2019attenzione sia sempre sulla detassazione fiscale delle aziende e mai su quella delle persone. Ed \u00e8 anche singolare che se si propone una detassazione per le donne gli uomini insorgono, ma una detassazione per le imprese che assumono donne passa senza un battito di ciglia. Forse questo accade proprio perch\u00e9 gli uomini sanno cheil solo incentivo dal lato della domanda avr\u00e0 scarsi effetti sul riequilibrio dei compiti domestici tra i sessi! Fino a quando un maggiore equilibrio non sar\u00e0 raggiunto, le aziende continueranno a percepire l\u2019occupazione femminile come pi\u00f9 costosa di quella maschile e non sar\u00e0 certo il modesto incentivo governativo a cambiare le cose in modo rilevante.<br \/>\nEcco invece una proposta concreta per iniziare a spezzare il circolo vizioso sopra descritto. Consideriamo una famiglia che debba assistere figli piccoli o genitori anziani. Oggi sar\u00e0 tipicamente la donna (madre,figlia o sorella) a rinunciare in tutto o in parte al lavoro dato che il reddito dell\u2019uomo (padre, figlio o fratello) \u00e8 maggiore. Sefosse lui a rinunciare, il reddito familiare si ridurrebbe troppo. Sono sempre pi\u00f9 frequenti i casi di uomini che sarebbero felici di prendere il congedo parentale, ma semplicemente non possono farlo perch\u00e9 la decurtazione di reddito familiare e di prospettive di carriera sarebbe eccessiva. In altri paesi, i congedi parentali presi da uomini stanno diventando la norma. Quanti padri poco presenti e madri troppo \u201cincombenti\u201d vi sono nelle famiglie italiane? Questa situazione cambierebbe, per\u00f2, se le donne potessero accedere a una\u00a0 significativa detrazione di imposta presentando una certificazione del fatto che l\u2019uomo ha preso in loro vece il congedo parentale per assistere i familiari.<br \/>\nCon questa soluzione (una forma di<em> job sharing<\/em> intra-familiare), lo \u201cscambio tra i sessi\u201d generato dall\u2019incentivo fiscale avverrebbe interamente all\u2019interno di ciascuna famiglia. Sarebbe il risultato di una scelta libera che le famiglie possono fare se vogliono. Non sarebbero pi\u00f9 costrette ad una scelta che vincola la donna al lavoro in casa e l\u2019uomo al lavoro in azienda, perch\u00e9, se sar\u00e0 l\u2019uomo a stare a casa, la famiglia non perder\u00e0 troppe risorse. Si noti che i<em> single<\/em> non verrebbero in alcun modo toccati da questa riforma<br \/>\nAl tempo stesso, comincerebbe a diffondersi l\u2019idea, anche tra le imprese, che i compiti familiari possono essere equamente distribuiti tra donne e uomini, tranne quelli strettamentefemminili per ragioni biologiche. Gli uomini non possono partorire e allattare, ma tutto il resto, ed \u00e8 moltissimo, possono imparare a farlo senza problemi. Non solo ma possono farlo sapendo che il reddito familiare non verr\u00e0 per questo decurtato cos\u00ec tanto, al netto del prelievo fiscale. E quindi le imprese non dovranno pi\u00f9 rinunciare a donne di grande valore e produttivit\u00e0 solo per il rischio che alla fineesse debbano assentarsi, magari improvvisamente, per improrogabili e inevitabili impegni familiari. Le imprese ridurrebbero la differenza di trattamento retributivo fra donne e uomini, e cercherebbero di attrarre donne che attualmente non lavorano offrendo loro condizioni migliori.<br \/>\nInsomma, l\u2019incentivo fiscale da noi proposto andrebbe proprio al cuore del problema: riequilibrare i carichi familiari per consentire alle imprese e alle famiglie di usare meglio il lavoro di donne e uomini, per la crescita del Paese in termini di reddito e di benessere. Dato il vincolo di bilancio questo incentivo fiscale andrebbe finanziato. Nella manovra Monti i tagli di spesa sono pressoch\u00e9 inesistenti. Ecco un altro valido motivo (finanziare il lavoro femminile) per abolire il tab\u00f9 della spesa intoccabile.<\/p>\n<p><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UNA PROPOSTA SOFT DI TASSAZIONE PREFERENZIALE A FAVORE DELLE DONNE, A DISPOSIZIONE DELLE FAMIGLIE CHE INTENDANO AVVALERSENE Articolo di Alberto Alesina e Andrea Ichino, pubblicato sul Corriere della Sera del 24 dicembre 2011 \u2013 In argomento v. in precedenza, degli stessi Autori, All\u2019economia italiana serve di pi\u00f9 un fisco orientato a incentivare il lavoro delle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,31],"tags":[],"class_list":["post-18801","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18801","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=18801"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/18801\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=18801"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=18801"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=18801"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}