
{"id":19053,"date":"2012-01-15T11:40:40","date_gmt":"2012-01-15T10:40:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19053"},"modified":"2012-01-15T11:46:42","modified_gmt":"2012-01-15T10:46:42","slug":"mariucci-critica-della-proposta-del-pd-sul-contratto-prevalente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19053","title":{"rendered":"MARIUCCI: CRITICA DELLA PROPOSTA DEL PD SUL &#8220;CONTRATTO PREVALENTE&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL GIUSLAVORISTA DISSENTE DAL PROGETTO ILLUSTRATO DA\u00a0FASSINA\u00a0: MEGLIO PUNTARE SUI TIPI LEGALI GI\u00c0 ESISTENTI E, SEMMAI, SU DI UNA SEMPLIFICAZIONE DELLE NORME VIGENTI SUL RAPPORTO DI LAVORO,\u00a0PARTENDO DAL D.D.L. N. 1873\/2009\u00a0&#8211; NECESSARIA INVECE UNA CORREZIONE DRASTICA DELLE NORME IN MATERIA DI DIRITTO SINDACALE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento <strong>di Luigi Mariucci<\/strong>, responsabile per il Lavoro del Pd in Emilia Romagna e professore di diritto del lavoro nell&#8217;Universit\u00e0 Ca&#8217; Foscari di Venezia, svolto nel corso del Forum Lavoro del Pd, il 12 gennaio 2012 &#8211; V. anche l&#8217;<a title=\"Intrervento di Stefano Fassina al Forum Lavoro Pd, 12.1.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19026\" target=\"_blank\">introduzione di Stefano Fassina<\/a>\u00a0alla sessione del Forum Lavoro, e <a title=\"Intervento del 12 gennaio 2012\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19003\" target=\"_blank\">il mio intervento<\/a>\u00a0nel corso della stessa<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Il confronto tra le parti sociali e il governo far\u00e0 presto chiarezza sul \u00a0confuso dibattito in corso sui temi del mercato del lavoro. A quel punto arriver\u00e0 l\u2019ora della verit\u00e0 anche per il PD, le cui posizioni sulle questioni del lavoro costituiscono una discriminante essenziale in termini di credibilit\u00e0 \u00a0e visione strategica.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Va riacquistato anzitutto il senso delle proporzioni. Un profondo riaggiustamento delle caotiche regole in materia di mercato del lavoro ereditate da un decennio di governo delle destre \u00e8 certamente necessario. Ma \u00e8 del tutto fuori misura immaginare chiss\u00e0 quali effetti miracolistici di nuovi interventi legislativi. I problemi italiani, e europei, hanno ben note radici strutturali che poco hanno a che fare con regolazioni formali dei rapporti di lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Perci\u00f2 penso che le diverse proposte di legge fin qui presentate da parlamentari del PD, nella fase del governo Berlusconi, spesso a fini simbolici o di \u201cmanifesto politico\u201d, dovrebbero essere accantonate.\u00a0 Invece che porsi l\u2019inutile compito di effettuare \u201csintesi\u201d o\u00a0 \u201cmediazioni\u201d di carattere puramente interno, che rischiano di essere persino dannose, il PD deve riconfermare l\u2019impostazione programmatica gi\u00e0 approvata dalla Assemblea nazionale del maggio 2010 e dalla Conferenza del lavoro di Genova del giugno 2011 e individuare alcune essenziali priorit\u00e0. Occorre:<br \/>\n\u00a0\u00a0 1) abrogare l\u2019art.8 della l. n. 148 del 2011, quello che ipotizza la derogabilit\u00e0 dell\u2019intero diritto del lavoro ad opera di contratti aziendali o territoriali: una norma indecente, una vera anomalia rispetto agli ordinamenti europei;<br \/>\n\u00a0\u00a0 2) modificare l\u2019 art.19 dello Statuto nel senso di attribuire il diritto a costituire rappresentanze nei luoghi di lavoro ai sindacati che raggiungono specifiche soglie di rappresentativit\u00e0, in termini di iscritti o di voti ricevuti, ponendo fine alla aberrante applicazione di tale norma diretta ad escludere i sindacati rappresentativi ma dissenzienti da specifici accordi (come accade alla Fiom negli stabilimenti Fiat), e ripristinando quindi un fondamento essenziale della libert\u00e0 sindacale, come accade in tutti i paesi europei;<br \/>\n\u00a0\u00a0 3) disboscare la giungla dei contratti precari accorpando i contratti atipici di lavoro in tre o quattro figure essenziali: l\u2019apprendistato, il contratto a termine, la somministrazione di lavoro;<br \/>\n\u00a0\u00a0 4) rendere convenienti per le imprese con incentivi fiscali le assunzioni a tempo indeterminato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Si pu\u00f2 anche prevedere un nuovo contratto di \u201cingresso al lavoro\u201d, aggiornando il gi\u00e0 esistente contratto di inserimento, per giovani, donne e lavoratori maturi licenziati per motivi di crisi, assegnando a questi soggetti una congrua indennit\u00e0 di avviamento al lavoro, una volta accertato rigorosamente l\u2019effettivo stato di disoccupazione e l\u2019autentica volont\u00e0 di cercare lavoro.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Penso invece che sia sbagliata la proposta di introdurre un nuovo contratto c.d. \u201cprevalente\u201d <em>[il riferimento \u00e8 alla proposta illustrata nell&#8217;<a title=\"Intrervento di Stefano Fassina al Forum Lavoro Pd, 12.1.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19026\" target=\"_blank\">intervento di Stefano Fassina<\/a> &#8211; n.d.r.]<\/em>, da contrapporre semanticamente al c.d. \u201ccontratto unico\u201d, che unico naturalmente non \u00e8 perch\u00e9 si aggiungerebbe agli altri contratti atipici. Prevalente in che senso? E con quali regole? A quanto si intende questa ennesima tipologia contrattuale si caratterizzerebbe per prevedere la licenziabilit\u00e0 nei primi tre anni, monetizzata con un risarcimento <em>ex ante<\/em>. Nulla si dice di cosa accadrebbe nel caso in cui quel lavoratore, al termine del triennio o in corso di rapporto, venisse appunto licenziato con un modesto indennizzo economico. Dovrebbe ricominciare daccapo, in una sorta di infinito gioco dell\u2019oca.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00c8 pi\u00f9 ragionevole la piattaforma unitaria a cui stanno lavorando i sindacati: usare i contratti esistenti (apprendistato, contratto di inserimento), incentivare fiscalmente le assunzioni a tempo indeterminato, estendere gli ammortizzatori sociali a chi oggi non li ha, ridurre i contratti di ingresso al lavoro ad alcune forme essenziali. Quanto all\u2019art.18 dello Statuto l\u2019unica misura utile di riforma consisterebbe nello stabilire termini cogenti di abbreviamento delle controversie.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Introdurre nuovi e astrusi\u00a0 marchingegni normativi \u00e8 inutile, anzi persino dannoso. I problemi della crescita sono altri. Guarda caso la stagnazione italiana dell\u2019ultimo decennio \u00e8 coincisa con la diffusione del lavoro precario. Va rovesciata l\u2019idea mercantile per cui il lavoro \u00e8 l\u2019ultimo anello della catena produttiva, quello su cui scaricare risparmi di costo e iper-sfruttamento. Bisogna ripartire dai fondamenti: solo la valorizzazione del lavoro, in tutte le sue forme, pu\u00f2 costituire un incentivo alla crescita. I diritti naturalmente vanno distinti dai privilegi, dalle posizioni parassitarie e assistenziali. Da qui la necessit\u00e0 di politiche selettive mirate a intervenire sulle differenze strutturali: nord-sud, settore privato e pubblico, occupazione giovanile e femminile.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vi sono certo altre rilevanti questioni su cui sarebbe necessaria una organica riforma: il riordino complessivo degli ammortizzatori sociali, l\u2019introduzione di efficaci strutture pubbliche di gestione e controllo sul mercato del lavoro\u00a0 (perch\u00e9 non costituire una vera Agenzia nazionale del lavoro, al posto degli attuali frammentati centri pubblici dell\u2019impiego, abolendo nel frattempo altri organismi inutili, tipo l\u2019ineffabile Civit, organo di controllo sulla produttivit\u00e0 del pubblico impiego?), il tema della efficacia giuridica dei contratti collettivi sulla base dell\u2019accertamento della effettiva rappresentativit\u00e0 dei sindacati stipulanti, e un pi\u00f9 generale progetto di semplificazione del diritto del lavoro, diventato ormai una normativa caotica e persino irriconoscibile, centrato su un obiettivo autentico di razionalizzazione delle normative e non su quello, criptico, di controriformare il diritto del lavoro in senso regressivo. La <a title=\"D.d.l. 11.11.09 n. 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">bozza-Ichino<\/a>, con gli opportuni correttivi di merito, pu\u00f2 essere una buona base di partenza per un confronto utile.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ma, al momento, le urgenze e le priorit\u00e0 sono quelle indicate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GIUSLAVORISTA DISSENTE DAL PROGETTO ILLUSTRATO DA\u00a0FASSINA\u00a0: MEGLIO PUNTARE SUI TIPI LEGALI GI\u00c0 ESISTENTI E, SEMMAI, SU DI UNA SEMPLIFICAZIONE DELLE NORME VIGENTI SUL RAPPORTO DI LAVORO,\u00a0PARTENDO DAL D.D.L. 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