
{"id":19107,"date":"2012-01-22T11:17:29","date_gmt":"2012-01-22T10:17:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19107"},"modified":"2012-01-22T11:27:57","modified_gmt":"2012-01-22T10:27:57","slug":"vision-lagenda-della-riforma-di-cui-il-paese-ha-bisogno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19107","title":{"rendered":"VISION: L&#8217;AGENDA DELLA RIFORMA DI CUI IL PAESE HA BISOGNO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE LINEE GENERALI DEL NUOVO ORDINAMENTO\u00a0DEL LAVORO E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI\u00a0NECESSARIO\u00a0&#8211; INSIEME A DIVERSE ALTRE COSE &#8211; PERCH\u00c9 L&#8217;ITALIA TORNI A CRESCERE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista svolta durate l&#8217;incontro del 4 novembre 2011 promosso dagli Industriali di Reggio Emilia, pubblicata sulla rivista <\/em>Vision \u2013 il punto di vista degli industriali reggiani<em>, dicembre 2011<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong>Senatore Ichino, all\u2019assemblea\u00a0 del Gruppo Metalmeccanico lei ha presentato la sua idea di riforma del mercato del lavoro. Lei proporrebbe una revisione del sistema di protezione del lavoratore nel nostro Paese e una riscrittura sintetica dell\u2019intero ordinamento giuslavoristico. Ce ne pu\u00f2 parlare?<\/strong><br \/>\nLe proposte sono ispirate all\u2019idea di una trasformazione profonda, ma possibile, niente affatto utopistica, del sistema di protezione del lavoratore nel nostro Paese. Penso a un\u2019Italia nella quale, come nel nord-Europa, i lavoratori non abbiano paura del mercato del lavoro, ma al contrario trovino in esso la libert\u00e0 effettiva di scelta; che significa maggiore forza contrattuale. L\u2019idea centrale del progetto \u00e8 di consentire la sperimentazione in Italia di un sistema che coniughi il massimo possibile di flessibilit\u00e0 per l\u2019impresa con il massimo possibile di sicurezza per il lavoratore. Penso, dunque, a un mercato arricchito da un grande afflusso di investimenti da tutto il mondo, innervato da un sistema di servizi pubblici e privati di informazione, orientamento professionale e formazione permanente, capaci di garantire ai cittadini, lungo la loro intera vita lavorativa, una pari opportunit\u00e0 di scelta e di accesso alle occasioni di lavoro che meglio soddisfano le loro esigenze e aspirazioni. Penso a un sindacato-intelligenza collettiva dei lavoratori, capace di selezionare il meglio dell\u2019imprenditoria mondiale, valutando il piano industriale innovativo e guidando i lavoratori nella scommessa comune con l\u2019imprenditore, garantendo la ripartizione corretta dei frutti della scommessa, quando sar\u00e0 stata vinta. Penso a un\u2019amministrazione pubblica nella quale la trasparenza totale e la cultura della valutazione e della misurazione consentono di fare spazio al merito e restituiscono ai dipendenti l\u2019orgoglio e il prestigio della funzione pubblica.<\/p>\n<p><strong>Quindi, sostanzialmente, tutti a tempo indeterminato, con un sistema che presenti meno rigidit\u00e0 in uscita\u00a0 ma con maggiore sicurezza nel caso di perdita del posto&#8230;<\/strong><br \/>\nS\u00ec: propongo di promuovere una grande intesa tra lavoratori e imprenditori, nella quale questi ultimi rinunciano al lavoro precario in cambio di un contratto di lavoro a tempo indeterminato pi\u00f9 flessibile grazie all\u2019applicazione di una tecnica di protezione della stabilit\u00e0 diversa da quella attuale per i licenziamenti dettati da motivo economico-organizzativo.<\/p>\n<p><strong>Entriamo nel dettaglio tecnico. Come sarebbe strutturata questa intesa?<\/strong><br \/>\nInnanzitutto i nuovi rapporti di lavoro, ad eccezione di quelli stagionali o puramente occasionali, si costituirebbero con un contratto a tempo indeterminato, che si apre con un periodo di prova di sei mesi. La contribuzione previdenziale potrebbe venire rideterminata in misura uguale per tutti i nuovi rapporti, sulla base della media ponderata della contribuzione attuale di subordinati e parasubordinati. Si potrebbe prevedere una fiscalizzazione del contributo nel primo anno per i giovani, le donne e gli anziani che determini la riduzione del costo al livello di un rapporto di lavoro a progetto attuale mentre la semplificazione degli adempimenti ridurrebbe drasticamente i costi di transazione. Dopo il periodo di prova, si applicherebbe la protezione prevista dall\u2019articolo 18 dello Statuto per il licenziamento disciplinare e contro il licenziamento discriminatorio, per rappresaglia, o comunque per motivo illecito, mentre in caso di licenziamento per motivi economici od organizzativi, il lavoratore riceverebbe dall\u2019impresa un congruo indennizzo che cresce con l\u2019anzianit\u00e0 di servizio.<\/p>\n<p><strong>Per quanto riguarda il sistema di ricollocazione dei lavoratori cosa prevede?<\/strong><br \/>\nVerrebbe senza dubbio attivata un\u2019assicurazione complementare contro la disoccupazione, che porti il trattamento complessivo a un livello paragonabile a quelli scandinavi: durata pari al rapporto intercorso con limite massimo di tre anni, con copertura iniziale del 90% dell\u2019ultima retribuzione, decrescente nei due anni successivi fino al 70%, condizionata alla disponibilit\u00e0 effettiva del lavoratore per le attivit\u00e0 mirate alla riqualificazione professionale e alla rioccupazione. Il progetto si fonda, infatti, proprio su questa scommessa: che sia possibile ridurre anche in Italia i tempi medi di una buona ricollocazione del lavoratore che perde il posto entro limiti simili a quelli che si osservano nei Paesi del Nord-Europa. Il <em>know-how <\/em>necessario esiste gi\u00e0 nel nostro Paese: basta chiederlo, retribuendolo a dovere, alle imprese specializzate in questo campo. Oltre che, ovviamente, alle agenzie pubbliche operanti nel settore, l\u00e0 dove esse funzionano bene. L\u2019assicurazione e i servizi collegati, affidati ad agenzie scelte dalle imprese o ad enti bilaterali costituiti di comune accordo con i sindacati, dovrebbero essere finanziati interamente dalle imprese stesse (con un contributo medio\u00a0 stimato intorno allo 0,5% del monte salari): pi\u00f9 rapida \u00e8 la ricollocazione del lavoratore licenziato, pi\u00f9 basso \u00e8 il costo del sostegno del reddito per l\u2019impresa sarebbe un forte incentivo economico all\u2019efficienza dei servizi di <em>outplacement<\/em>; il compito del giudice dovrebbe essere\u00a0 limitato a controllare, su eventuale denuncia del lavoratore, che il licenziamento non sia in realt\u00e0 dettato da motivi illeciti (per esempio: licenziamento squilibrato a danno di persone disabili, donne, lavoratori sindacalizzati, ecc.); il \u201cfiltro\u201d dei licenziamenti per motivo economico sarebbe costituito invece essenzialmente dal suo costo per l\u2019impresa.<\/p>\n<p><strong>Il sindacato le contesta di voler introdurre un sistema che d\u00e0 troppa libert\u00e0 alle imprese di licenziare.<\/strong><br \/>\nIl nostro Paese deve affrontare un\u2019emergenza grave nel suo mercato del lavoro: la situazione di vero e proprio apartheid che, tra i 18 milioni di lavoratori sostanzialmente dipendenti, divide la met\u00e0 che gode di un regime di forte stabilit\u00e0 (dipendenti pubblici e dipendenti da aziende private cui lo Statuto dei lavoratori del 1970 si applica nella sua interezza), dall\u2019altra met\u00e0, che oggi porta tutto il peso della flessibilit\u00e0 di cui il sistema ha bisogno. Due facce della stessa medaglia, entrambe prodotto di un ordinamento il cui alto grado di protezione \u00e8 inversamente proporzionale all\u2019estensione della sua area di applicazione effettiva. Un Paese moderno, attento alla comparazione con le esperienze offerte dei Paesi stranieri pi\u00f9 civili, dove un simile fenomeno non si manifesta o si manifesta in misura enormemente inferiore, non pu\u00f2 rassegnarsi alla perpetuazione del modello del mercato del lavoro duale. Innanzitutto perch\u00e9 quel modello \u00e8 iniquo: esso genera infatti da una parte posizioni di rendita, dall\u2019altra situazioni di precariet\u00e0 di lunga durata, per ragioni che hanno poco o nulla a che vedere con il merito delle persone interessate o con esigenze tecnico-produttive. Ma anche perch\u00e9 esso \u00e8 inefficiente: per un verso, scoraggia l\u2019investimento nella formazione dei lavoratori che ne avrebbero pi\u00f9 bisogno, i precari; per altro verso, nella parte pi\u00f9 protetta del tessuto produttivo, genera una cattiva allocazione delle risorse umane; per altro verso ancora, espone gli imprenditori pi\u00f9 scrupolosi alla concorrenza differenziale di quelli pi\u00f9 spregiudicati nell\u2019utilizzo della manodopera al di fuori del tipo-legale del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.<\/p>\n<p><strong>A questi motivi \u2013 di per s\u00e9 pi\u00f9 che sufficienti per giustificare un intervento incisivo di riforma \u2013 se permette se ne aggiunge un altro: la fase di recessione che stiamo attraversando. <\/strong><br \/>\nAppunto, \u00e8 ragionevole prevedere che, se l\u2019ordinamento resta quello attuale, nel biennio o triennio di grande incertezza che ci attende la maggior parte delle centinaia di migliaia di persone che nella crisi stanno perdendo il vecchio lavoro, ne ritroveranno uno, se pure lo ritroveranno, nelle forme pi\u00f9 instabili e meno protette. L\u2019incertezza sul futuro porter\u00e0 ad aumentare la quota del lavoro di serie B o C, in tutte le sue forme, compresa quella del lavoro nero. \u00c8 proprio in un periodo di crisi economica, cio\u00e8 di grave incertezza sul futuro, che le imprese sono pi\u00f9 riluttanti a compiere nuove assunzioni con garanzie rigide di stabilit\u00e0; proprio in questo periodo, dunque, \u00e8 indispensabile trovare il modo di coniugare la flessibilit\u00e0 di cui le imprese hanno bisogno con una nuova forma di protezione della stabilit\u00e0 del lavoro e del reddito dei lavoratori, se vogliamo evitare che si allarghi l\u2019area del lavoro precario.<\/p>\n<p><strong>Le imprese da parte loro sostengono invece che questo sistema sia, in alcuni casi,\u00a0 troppo costoso.<\/strong><br \/>\nIo non lo credo. Penso invece che\u00a0sono l\u2019ingessatura dei rapporti di lavoro e comunque il difetto di flessibilit\u00e0 del tessuto produttivo determinate dal nostro vecchio sistema di relazioni industriali che costano molto pi\u00f9, anche alla singola impresa,\u00a0di un sistema moderno ed efficiente di assistenza ai lavoratori nel mercato.<\/p>\n<p><strong>Per concludere, cosa ne pensa della riforma del sistema della rappresentanza sindacale e della contrattazione collettiva?<\/strong><br \/>\nOccorre certamente una riforma della rappresentanza sindacale nei luoghi di lavoro, che consenta di individuare il sindacato o coalizione sindacale che raccoglie la maggioranza dei consensi, al livello aziendale e ai livelli superiori fino a quello nazionale. A questo sindacato o coalizione deve essere attribuito il potere di stipulare contratti collettivi con efficacia generale nell\u2019ambito di sua competenza. Al sindacato minoritario, invece, quando superi una soglia minima dimensionale, occorre garantire il diritto di non firmare il contratto, senza per questo perdere il diritto a costituire la rappresentanza sindacale riconosciuta in azienda. Il contratto collettivo nazionale stipulato dal sindacato o coalizione maggioritaria resta la disciplina applicabile in tutta la categoria (come disciplina di <em>default<\/em>), salvo che a un livello inferiore\u00a0&#8211; regionale o aziendale\u00a0&#8211; un sindacato o coalizione maggioritaria abbia stipulato un altro contratto di contenuto diverso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE LINEE GENERALI DEL NUOVO ORDINAMENTO\u00a0DEL LAVORO E DELLE RELAZIONI INDUSTRIALI\u00a0NECESSARIO\u00a0&#8211; INSIEME A DIVERSE ALTRE COSE &#8211; PERCH\u00c9 L&#8217;ITALIA TORNI A CRESCERE Intervista svolta durate l&#8217;incontro del 4 novembre 2011 promosso dagli Industriali di Reggio Emilia, pubblicata sulla rivista Vision \u2013 il punto di vista degli industriali reggiani, dicembre 2011<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-19107","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19107","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19107"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19107\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19107"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19107"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19107"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}