
{"id":19128,"date":"2012-01-22T17:29:35","date_gmt":"2012-01-22T16:29:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19128"},"modified":"2012-01-22T23:16:31","modified_gmt":"2012-01-22T22:16:31","slug":"giovani-e-lavoro-verita-scomode","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19128","title":{"rendered":"COME SI APRE IL MERCATO DEL (BUON) LAVORO AI GIOVANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">OGGI SOLO UN GIOVANE\u00a0SU TRE APPRODA A UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO &#8211;\u00a0OCCORRE CAMBIARE LA DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI, RESPONSABILIZZANDO LE IMPRESE PER L&#8217;ASSISTENZA E IL SOSTEGNO DEL REDDITO AI LAVORATORI LICENZIATI\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Fondo\u00a0<strong>di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi <\/strong>sul <\/em>Corriere della Sera <em>del 22 gennaio 2012 &#8211; In riferimento a tre\u00a0passaggi di questo articolo propongo altrettante precisazioni, inserite nelle\u00a0note a pie&#8217; di pagina con richiamo nel testo<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Con il pacchetto di liberalizzazioni approvato venerd\u00ec scorso, il governo Monti ha fatto in due mesi ci\u00f2 che i precedenti governi non avevano fatto dall\u2019introduzione dell\u2019euro. Al di l\u00e0 dei singoli provvedimenti, che vanno tutti nella giusta direzione, la cosa forse pi\u00f9 importante \u00e8 il messaggio politico che ne esce. Non \u00e8 vero che \u00abin Italia non si pu\u00f2 fare\u00bb; non \u00e8 vero che l\u2019Italia \u00e8 bloccata dalle corporazioni. In queste ore il governo viene attaccato da ogni parte: nelle strade, nelle telefonate dei capi delle categorie, che in piazza non vanno ma usano canali pi\u00f9 occulti, e da domani anche in Parlamento. Non deve cedere, anche se venerd\u00ec qualche pezzo per strada si \u00e8 perduto.<br \/>\nOra per\u00f2 arriva un passo forse ancor pi\u00f9 difficile: la riforma del mercato del lavoro. Al centro c\u2019\u00e8 una questione di equit\u00e0 fra padri e figli. E di equit\u00e0 tra cittadini protetti dai sindacati e cittadini coinvolti nelle liberalizzazioni. Una questione che il ministro Fornero\u2014ricordando una frase di <strong>Luciano Lama<\/strong>, il leader della Cgil negli anni 70 \u2014 ha colto perfettamente. Riflettendo sul ruolo del sindacato in quel periodo, e quindi sui criteri che ispirarono la legislazione sul lavoro tuttora in vigore, Lama disse: <strong>\u00abNoi, purtroppo, in un certo senso, abbiamo vinto contro i nostri figli\u00bb<\/strong>. E non vale l\u2019argomento che oggi i padri aiutano i figli all\u2019interno della famiglia. Questo \u00e8 vero, ma la famiglia non deve diventare un\u2019istituzione che, lo voglia o no, \u00e8 costretta a sostituirsi a ci\u00f2 che dovrebbero fare lo Stato e il mercato. La riforma dei contratti di lavoro deve liberare i giovani da una dipendenza forzata dai loro padri e dalle loro madri.<br \/>\nNei quindici anni passati il mercato del lavoro italiano \u00e8 diventato molto pi\u00f9 flessibile: il risultato, con buona pace di chi pensa che pi\u00f9 flessibilit\u00e0 significhi pi\u00f9 disoccupazione, \u00e8 che (almeno fino all\u2019inizio della crisi, che comunque passer\u00e0) molte pi\u00f9 persone lavorano. Il guaio \u00e8 che la maggior flessibilit\u00e0 \u00e8 stata ottenuta imponendo un costo elevato ai giovani, mentre i lavoratori pi\u00f9 anziani continuavano ad essere protetti da contratti a tempo indeterminato. E, se occupati in imprese con pi\u00f9 di quindici dipendenti (ecco un altro fattore di iniquit\u00e0), protetti anche dall\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che ne sancisce l\u2019illicenziabilit\u00e0 per motivi economici [1]. E se poi la loro azienda \u00e8 in difficolt\u00e0 li soccorre la cassa integrazione, un istituto sconosciuto alla gran maggioranza dei giovani.<br \/>\nCome mostrano Emiliano Mandrone e Nicola Massarelli sul sito <em>www.lavoce.info<\/em>, la precariet\u00e0 involontaria (cio\u00e8 i lavoratori a termine involontari, i finti collaboratori e gli individui non pi\u00f9 occupati perch\u00e9 hanno concluso un contratto temporaneo e ne cercano un altro) coinvolgeva, prima della crisi, poco meno di quattro milioni di lavoratori, quasi tutti giovani.<br \/>\nPer loro il precariato non \u00e8 una breve parentesi nel percorso verso un lavoro stabile, \u00e8 una \u00abtrappola\u00bb: nemmeno uno su tre riesce a passare a un contratto a tempo indeterminato. Il motivo \u00e8 che, per un\u2019impresa, passare un lavoratore dalla precariet\u00e0 ad un contratto a tempo indeterminato significa renderlo illicenziabile, a causa appunto dell\u2019articolo 18, e questo comporta un rischio troppo elevato per l\u2019impresa stessa. Quindi i giovani rimangono precari troppo a lungo, talvolta a vita. E quando arriveranno alla pensione i pochi contributi saltuariamente versati non saranno sufficienti. Non solo, ma un\u2019impresa non investe nella formazione di un lavoratore che dopo pochi mesi perder\u00e0: quindi la produttivit\u00e0 dei giovani precari rimane bassa, non imparano nulla e pi\u00f9 l\u2019et\u00e0 avanza meno diventano impiegabili. \u00c8 un dramma non solo per i giovani ma per la produttivit\u00e0 del Paese. Per abbattere questo muro c\u2019\u00e8 una sola via: eliminare l\u2019articolo 18 [2]. Sbaglia chi ripete che non \u00e8 una battaglia che valga la pena di combattere. \u00c8 una battaglia fondamentale.<br \/>\nIl ministro Fornero ha perfettamente chiari i termini e la soluzione del problema: \u00abPenso\u00bb, ha detto nell\u2019intervista al <em>Corriere<\/em> del 18 dicembre, \u00abche un ciclo di vita che funzioni \u00e8 quello che permette ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Un contratto che riconosca che sei all\u2019inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa, ma che poi salir\u00e0 in relazione alla produttivit\u00e0. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che per\u00f2 forse non tuteli pi\u00f9 al 100% il solito segmento iperprotetto\u00bb. Questo significa abolire l\u2019articolo 18. Si obietta che oggi, nel mezzo di una recessione, eliminare l\u2019articolo 18 significherebbe consentire alle imprese licenziamenti indiscriminati. \u00c8 vero il contrario. In un momento di grande incertezza, come quello che stiamo attraversando, gli imprenditori sono restii ad assumere con l\u2019inflessibilit\u00e0 dell\u2019articolo 18 proprio perch\u00e9 sono insicuri sul futuro della loro azienda. Quindi \u00e8 proprio in un momento difficile che l\u2019articolo 18 preoccupa gli imprenditori. Quando tutto va bene e si \u00e8 ottimisti, assumere per la vita \u00e8 facile per tutti.<br \/>\nMa anche alle imprese dev\u2019essere chiesto un contributo. A fronte dell\u2019abolizione dell\u2019articolo 18 devono essere disposte a pagare una quota dei sussidi di disoccupazione. E questo non tanto per alleggerire l\u2019onere a carico dell\u2019Inps, quanto soprattutto perch\u00e9 in questo modo un\u2019impresa ci penser\u00e0 bene prima di licenziare un lavoratore, e lo far\u00e0 solo se davvero \u00e8 convinta che la domanda per i suoi prodotti rimarr\u00e0 bassa a lungo. Una possibilit\u00e0 \u00e8 quanto prevede la proposta di legge presentata dal senatore Pietro Ichino. Il sussidio del primo anno potrebbe rimanere, come gi\u00e0 previsto, quasi interamente a carico dell\u2019Inps. Questo sussidio, che oggi raggiunge l\u201980% della retribuzione di base [3], potrebbe essere integrato ponendo un ulteriore 10% a carico dell\u2019impresa. Il secondo anno, quando viene meno il sussidio pubblico, potrebbe essere interamente a carico dell\u2019impresa, con una copertura, ad esempio, del 70%. Questa scenderebbe il terzo anno con un onere suddiviso fra Inps e impresa. Ovviamente questo richiederebbe che la cassa integrazione fosse riservata ai soli casi di caduta temporanea degli ordini, cinque o sei mesi, non di pi\u00f9. Oltre questo periodo deve intervenire un moderno sistema di sussidi temporanei, decrescenti nel tempo e accompagnati da attivit\u00e0 di riqualificazione dei lavoratori. Non stiamo inventando nulla di originale: piu o meno cos\u00ec funziona il welfare in quasi tutti i Paesi industriali tranne l\u2019Italia e pochi altri.<br \/>\nLe imprese non dovrebbero esser obbligate ad aderire al nuovo sistema: quelle che accettano di contribuire al finanziamento dei sussidi avrebbero accesso ai nuovi contratti non protetti dall\u2019articolo 18. Le altre possono rimanere nel vecchio regime. Ma al di l\u00e0 degli aspetti tecnici, un punto \u00e8 cruciale. Deve esserci un unico contratto per tutti e l\u2019articolo 18 va abolito. Solo cos\u00ec si abbatte il muro che ha trasformato i giovani nei paria del mercato del lavoro. Accettare compromessi su questi due punti significa varare una riforma inutile. Fare una riforma parziale \u00e8 peggio che non far nulla perch\u00e9 si darebbe l\u2019impressione di aver risolto un problema senza averlo fatto, perdendo cos\u00ec un\u2019occasione forse irripetibile.<\/p>\n<p><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">[1] Qui A.A. e F.G. si riferiscono a una &#8220;illicenziabilit\u00e0 di fatto&#8221;, come effetto dell&#8217;apparato sanzionatorio disposto dall&#8217;articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (su questo punto rinvio al mio <a title=\"Inetrvento al convegno Aidlass di Venezia, 2007\" href=\"http:\/\/archivio.www.pietroichino.it\/saggi\/view.asp?IDArticle=315\" target=\"_blank\">intervento al convegno Aidlass di Venezia del 2007<\/a>). Sul piano giuridico-formale, questa norma non contiene la definizione del giustificato motivo di licenziamento (contenuta invece nell&#8217;articolo 3 della legge n. 604\/1966), bens\u00ec soltanto la sanzione applicabile nel caso in cui il giudice ritenga che il licenziamento\u00a0sia illegittimo. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">[2] La mia proposta \u00e8, in realt\u00e0, di limitare l&#8217;operativit\u00e0 dell&#8217;articolo 18 ai soli licenziamenti disciplinari che risultino ingiustificati e a quelli discriminatori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: &quot;Times New Roman&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;\">[3] Il trattamento di disoccupazione speciale ammonta oggi all&#8217;80% dell&#8217;ultima retribuzione per un anno, con un tetto che, a seconda dei casi, \u00e8 di poco superiore o di poco inferiore ai 1000 euro al mese. Il trattamento ordinario ammonta invece al 60% dell&#8217;ultima retribuzione per sei mesi, che si riduce al 50% per il settimo mese e al 40% per l&#8217;ottavo. Il mio progetto prevede che il trattamento di disoccupazione per tutti coloro che subiscono un licenziamento per motivi economici od organizzativi venga\u00a0aumentato all&#8217;80% dell&#8217;ultima retribuzione per un anno, con un\u00a0limite massimo di 3000 euro al mese,\u00a0 cui si aggiungerebbe il trattamento complementare del 10% a carico dell&#8217;impresa.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OGGI SOLO UN GIOVANE\u00a0SU TRE APPRODA A UN CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO &#8211;\u00a0OCCORRE CAMBIARE LA DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI, RESPONSABILIZZANDO LE IMPRESE PER L&#8217;ASSISTENZA E IL SOSTEGNO DEL REDDITO AI LAVORATORI LICENZIATI\u00a0 Fondo\u00a0di Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sul Corriere della Sera del 22 gennaio 2012 &#8211; In riferimento a tre\u00a0passaggi di questo articolo propongo altrettante [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-19128","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19128","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19128"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19128\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19128"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19128"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19128"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}