
{"id":19451,"date":"2012-02-05T17:46:33","date_gmt":"2012-02-05T16:46:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19451"},"modified":"2012-02-05T19:01:36","modified_gmt":"2012-02-05T18:01:36","slug":"disoccupati-e-la-strada-verso-il-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19451","title":{"rendered":"RICOLFI: I GIOVANI DISOCCUPATI E LA STRADA VERSO IL NULLA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NEL NOSTRO PAESE, L&#8217;INAMOVIBILIT\u00c0 DEI PADRI E&#8217; PAGATA DALLA PRECARIET\u00c0 DEI FIGLI &#8211; &#8220;TOCCARE&#8221; L&#8217;ART. 18 SIGNIFICA\u00a0AFFRONTARE SOLTANTO UNA PARTE DEL PROBLEMA &#8211;\u00a0STUDIARE POCO, A LUNGO E MALE NON LI PORTER\u00c0 DA NESSUNA PARTE<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale di <strong>Luca Ricolfi <\/strong>su <\/em>la Stampa <em>del 5 febbraio 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Disoccupazione giovanile, articolo 18. Prima di discuterne, forse bisogna ricordare alcune verit\u00e0.<br \/>\nLa prima \u00e8 che i giovani disoccupati non sono affatto 1 su 3, come da mesi si sente ripetere senza tregua, ma 1 su 14. Per l\u2019esattezza: non il 33%, bens\u00ec il 7,1% della popolazione nella fascia dai 15 ai 24 anni. Pi\u00f9 o meno quanti erano nel 2006-2007 quando l\u2019economia cresceva, molti di meno che negli Anni Novanta e nei primi Anni Duemila. In Spagna, i giovani disoccupati sono circa il triplo che da noi (20%), nel Regno Unito il doppio (14%), in Grecia e Portogallo sono il 12%, in Svezia e Danimarca il 10%, in Francia, Finlandia e Belgio l\u20198%.<br \/>\nFra i Paesi con cui di solito ci compariamo, solo la Germania sta meglio di noi, con il suo 4,8% di giovani disoccupati.<br \/>\nDa dove salta fuori l\u2019idea che \u00abun giovane su tre \u00e8 senza lavoro\u00bb? Deriva dal fatto che, anzich\u00e9 prendere come base il numero totale di giovani, si prende il numero di giovani \u00abattivi\u00bb sul mercato del lavoro (occupati o in cerca di lavoro), che in Italia sono appena il 25% del totale, mentre in Paesi come la Germania o il Regno Unito sono pi\u00f9 del doppio. Poi, nel fare i titoli su giornali e televisioni, ci si \u00abdimentica\u00bb che si sta parlando di una minoranza attiva (1 giovane su 4), e si parla del tasso di disoccupazione giovanile come se descrivesse la condizione dei giovani in generale, anzich\u00e9 quella dei giovani che hanno scelto di lavorare.<br \/>\nE qui veniamo alla seconda verit\u00e0 che, a quanto pare, non incontra il favore dei media. L\u2019anomalia dell\u2019Italia non \u00e8 che i suoi giovani non trovano lavoro, ma il fatto che non lo cercano. Fortunatamente non sono presidente del Consiglio, e quindi non sar\u00f2 costretto a smentire quella che &#8211; detta da un politico &#8211; suonerebbe come una tremenda gaffe, ma che invece \u00e8 la pura verit\u00e0: nel confronto internazionale i nostri giovani si distaccano da quelli della maggior parte dei Paesi avanzati non certo perch\u00e9 pi\u00f9 colpiti dalla tragedia della disoccupazione, ma precisamente per la ragione opposta: perch\u00e9 ritardano enormemente il loro ingresso nel mercato del lavoro.<br \/>\nNei Paesi normali ci si laurea intorno ai 22-23 anni, e si comincia a lavorare relativamente presto, spesso contribuendo al bilancio familiare e alle spese dell&#8217;istruzione, che non sono basse come da noi. In Italia ci si laurea tardi, spesso in prossimit\u00e0 dei 30 anni, e si comincia la ricerca di un lavoro a un\u2019et\u00e0 in cui negli altri Paesi si \u00e8 accumulata una cospicua esperienza professionale. E quel che \u00e8 ancora pi\u00f9 drammatico \u00e8 che, nonostante la loro relativa assenza dal mercato del lavoro, i giovani italiani sono molto indietro nei livelli di apprendimento gi\u00e0 a 15 anni (vedi i risultati dei test Pisa), e hanno maggiori difficolt\u00e0 a conseguire una laurea, per quanto a lungo ci provino. E infatti la giovent\u00f9 italiana un primato ce l\u2019ha: \u00e8 quello del numero di giovani perfettamente inattivi, in quanto non lavorano, n\u00e9 studiano, n\u00e9 stanno apprendendo un mestiere (sono i cosiddetti Neet: <em>Not in Education, Employment or Training<\/em>).<br \/>\nQuesto, sfortunatamente, \u00e8 lo scenario sul quale si sta aprendo la discussione sul mercato del lavoro. Uno scenario di cui i giovani non sono direttamente responsabili, perch\u00e9 &#8211; come ha giustamente osservato Antonio Polito qualche giorno fa sul <em>Corriere della Sera <\/em>&#8211; se le cose sono arrivate a questo punto lo si deve innanzitutto \u00aba noi, la generazione dei baby boomer, la prima generazione ad aver disobbedito ai padri e la prima ad aver obbedito ai figli\u00bb.<br \/>\nSiamo noi che, con i nostri partiti e sindacati, abbiamo edificato un sistema per garantire il lavoro, l\u2019inamovibilit\u00e0, la pensione ai pi\u00f9 organizzati fra noi stessi. Siamo noi che, nella scuola e nell\u2019universit\u00e0, abbiamo permesso che si abbassasse drammaticamente l\u2019asticella del livello degli studi, trasformando istituzioni un tempo funzionanti in vere e proprie fabbriche di ignoranza. E siamo sempre noi che, nella famiglia, \u00abinvece di fare i genitori ci siamo trasformati a poco a poco nei sindacalisti della nostra prole, sempre pronti a batterci perch\u00e9 venga loro spianata la strada verso il nulla\u00bb (sono sempre parole di Polito).<br \/>\nEd eccoci al punto. Io spero e confido che il governo Monti non perda per strada la determinazione che finora lo ha indotto a promettere una vera riforma del mercato del lavoro. Ma nessuna riforma cambier\u00e0 davvero le cose se anche noi, tutti noi, giovani e adulti, non ci renderemo conto che un intero modo di pensare, un\u2019intera mentalit\u00e0 tipica del nostro Paese \u00e8 giunta al capolinea. Continuare come in passato non \u00e8 pi\u00f9 possibile. Far credere ai giovani che potranno godere degli stessi privilegi della nostra generazione significa solo prolungare l\u2019inganno che ci ha condotto alla situazione attuale. Una situazione retta da un patto scellerato fra due generazioni: la generazione dei padri e delle madri, iperprotettiva e per nulla esigente, e la generazione dei figli, spensierata finch\u00e9 l\u2019et\u00e0 e le risorse familiari glielo consentono, e disperata quando deve cominciare a marciare sulle proprie gambe.<br \/>\nIl mercato del lavoro italiano, da decenni diviso fra garantiti e non garantiti, \u00e8 il luogo nel quale il patto scellerato ha preso forma e si \u00e8 cristallizzato. Di quel patto scellerato l\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non \u00e8 il tassello principale, ma solo il simbolo. Farlo lentamente evaporare non potr\u00e0 produrre n\u00e9 le devastazioni previste dai sindacati, n\u00e9 la crescita immaginata dagli imprenditori. E tuttavia non toccarlo per niente, oltre a mandare un segnale negativo ai mercati, rischierebbe di rimandare ancora una volta il momento in cui &#8211; finalmente &#8211; cominceremo a fare un vero bilancio e ad affrontare a viso aperto i nostri figli.<br \/>\nI quali hanno tutto il diritto di entrare in un mercato del lavoro pi\u00f9 dinamico e pi\u00f9 equo, in cui ci siano pi\u00f9 opportunit\u00e0 e l\u2019inamovibilit\u00e0 dei padri non sia pagata dalla precariet\u00e0 dei figli. Ma hanno anche il diritto di sapere quel che finora gli abbiamo nascosto: che studiare sotto casa, poco, male, e irragionevolmente a lungo conforta le loro mamme ma non spiana loro alcuna strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NEL NOSTRO PAESE, L&#8217;INAMOVIBILIT\u00c0 DEI PADRI E&#8217; PAGATA DALLA PRECARIET\u00c0 DEI FIGLI &#8211; &#8220;TOCCARE&#8221; L&#8217;ART. 18 SIGNIFICA\u00a0AFFRONTARE SOLTANTO UNA PARTE DEL PROBLEMA &#8211;\u00a0STUDIARE POCO, A LUNGO E MALE NON LI PORTER\u00c0 DA NESSUNA PARTE Editoriale di Luca Ricolfi su la Stampa del 5 febbraio 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,27],"tags":[],"class_list":["post-19451","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19451","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19451"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19451\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19451"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19451"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19451"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}