
{"id":19483,"date":"2012-02-07T16:14:41","date_gmt":"2012-02-07T15:14:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19483"},"modified":"2012-02-12T23:55:07","modified_gmt":"2012-02-12T22:55:07","slug":"come-ho-conosciuto-don-lorenzo-milani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19483","title":{"rendered":"COME HO CONOSCIUTO DON LORENZO MILANI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">E COME IL CONOSCERLO \u00c8 STATO PER ME QUASI UN ESSERE MARCHIATO A FUOCO &#8211; IL PRINCIPIO MORALE &#8220;IN EXTREMIS OMNIA SUNT COMMUNIA&#8221; E L&#8217;INDIVIDUAZIONE DELL&#8217;<em>EXTREMUM <\/em>IN OGNI INGIUSTIZIA SOCIALE<\/span><\/p>\n<p><em>Testo integrale di un\u2019intervista a cura di Agnese Fedeli, destinata a essere pubblicata, con alcuni tagli per motivi di spazio, sul<\/em> Messaggero di S. Antonio, <em>febbraio 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><strong>Professor Ichino, in che occasione ha conosciuto don Lorenzo Milani? <\/strong><br \/>\nAnd\u00f2 cos\u00ec. Prima di entrare in seminario, ancora negli anni \u201830, Lorenzo Milani era stato molto legato a una cugina di mia madre, Carla Sborgi. Negli anni \u201950 mia madre lesse il suo libro \u201cEsperienze Pastorali\u201d, rimanendone fortemente colpita; e ne acquist\u00f2 dall\u2019editore molte copie per farlo conoscere ai suoi amici. L\u2019editore inform\u00f2 di questo acquisto di dimensioni inconsuete l\u2019autore. Cos\u00ec si ristabil\u00ec il rapporto tra di loro. I miei genitori offrirono a don Milani tutto l\u2019appoggio che potevano. E lui incominci\u00f2 ad avvalersene chiedendo ospitalit\u00e0 per una decina dei ragazzi della sua scuola che intendeva portare a Milano per conoscere una grande citt\u00e0. In casa nostra furono messi molti materassi per terra dappertutto. Io mi aggregai al gruppo nella visita alla fabbrica della Pirelli-Bicocca e in alcune altre.\u00a0A Barbiana andai\u00a0diverse volte, ma pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p><strong>Quanti anni aveva? <\/strong><br \/>\nLa prima loro venuta a Milano fu nel 1958, quando io avevo nove anni.<\/p>\n<p><strong>Che frequentazione ebbe poi con don Milani la sua famiglia?\u00a0<\/strong><br \/>\nC\u2019era uno scambio frequente di lettere. I miei genitori erano molto impegnati a soddisfare tutte le richieste \u2013 soprattutto di libri, ma anche di altre attrezzature utili per la scuola \u2013 che don Lorenzo inviava frequentemente. Quando veniva a Milano, ovviamente, non mancava di venire a trovarci, con o senza i suoi ragazzi al seguito.<\/p>\n<p><strong>Che tipo di confronto aveva con questi ragazzi?\ufffd<br \/>\n<\/strong>Una grande simpatia, sempre. Ma, a dire il vero, con nessuno di loro ho mai avuto un rapporto particolarmente intenso. Era sempre don Lorenzo la persona su cui si concentrava tutta la mia attenzione. Ne ero profondamente affascinato.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Ho letto che \u00e8 stato l&#8217;insegnamento di don Milani a spingerla verso l&#8217;attivit\u00e0 sindacale e verso il diritto. Perch\u00e9, seppure con una frequentazione sporadica, il suo insegnamento \u00e8 stato cos\u00ec forte?<br \/>\n<\/strong>Mi ricordo ancora come fosse ieri la volta in cui volle segnarmi come con un marchio a fuoco. Credo che fosse nel 1960; era venuto a trovarci, eravamo tutti \u2013 lui, i miei genitori, le mie sorelle e io &#8211; nel bel soggiorno della nostra casa di via Giotto; e lui, a bruciapelo, mi disse, facendo un gesto circolare per indicare tutto quel benessere: \u201cper tutto questo non sei ancora in colpa; ma dai diciotto anni incomincia a essere peccato, se non restituisci tutto\u201d. Credo che fu in quel momento che si decise il fatto che io non andassi a lavorare nello studio di mio padre, ma al sindacato. Come feci, gi\u00e0 un anno prima di laurearmi, per restare poi alla Cgil per dieci anni filati. Ancora oggi, qualche volta mi chiedo perch\u00e9 non riesco mai a dire di no a chi mi chiede un incontro, una lezione, uno scritto, e molto raramente mi concedo una mezza giornata di vera vacanza; non ho ancora finito di restituire, e non finir\u00f2 mai. Perch\u00e9 \u201cPierino\u201d di <em>Lettera a una professoressa<\/em> ero allora, e \u201cPierino\u201d sono rimasto tutta la vita; non ho mai cercato i privilegi, ma i privilegi hanno sempre cercato me. Nel 1979 &#8211;\u00a0erano dieci anni che lavoravo a tempo pieno alla Cgil &#8211; non mossi un dito per esser mandato in Parlamento; ma era scritto che dovessi andarci io, perch\u00e9 sapevo qualche parola pi\u00f9 dei miei compagni di partito e di sindacato. E poi la cattedra all\u2019Universit\u00e0, lo spazio sui giornali, di nuovo l\u2019elezione al Senato nel 2008, anche questa non da me cercata in alcun modo. Cos\u00ec, per quanto io cerchi di sdebitarmi, l\u2019obbligo di restituzione derivante da quell\u2019\u201cavviso\u201d di don Lorenzo di cinquanta anni fa non \u00e8 mai estinto; anzi, aumenta in continuazione.<\/p>\n<p><strong>Leggendo la biografia di Neera Fallaci emerge questa figura di don Milano come di &#8220;monarca&#8221; assoluto nella sua scuola, il fatto che lui sempre fosse &#8220;il maestro&#8221; a Barbiana. Lo era in qualche modo anche fuori dalla scuola? Lo era anche a Milano?<br \/>\n<\/strong>Faceva sempre scuola, quando veniva a Milano coi suoi ragazzi, per dodici o sedici ore al giorno: girando per la citt\u00e0, visitando i monumenti e i luoghi cruciali della storia e della vita della citt\u00e0, ma pi\u00f9 attento alla storia sociale che a quella politica. Le materie, durante queste visite, erano sempre principalmente due: la storia e la politica sociale. A cinquant\u2019anni di distanza, non condivido pi\u00f9 molto del comunismo integrale che ispirava la visione del mondo di don Lorenzo; alcune cose del suo insegnamento, per\u00f2, mi sembra che non siano minimamente intaccate dal tempo. Una di queste \u00e8 la teorizzazione del possesso del linguaggio come fonte di potere e della scuola come strumento per scardinare le disuguaglianze di classe. Un\u2019altra \u00e8 la sua considerazione sul limite etico del diritto di propriet\u00e0; diceva: \u201cSan Tommaso insegna che \u2018in extremis omnia sunt communia\u2019; \u00e8 tutto questione di stabilire dov\u2019\u00e8 la soglia dell\u2019<em>extremum<\/em>, dell\u2019emergenza sociale\u201d. Don Lorenzo ci insegnava a vedere sempre nella sofferenza umana, e soprattutto in quella originata dall&#8217;ingiustizia sociale, l\u2019<em>extremum<\/em> che mette in discussione tutte le nostre avarizie.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Si ricorda di quali fossero i suoi luoghi preferiti a Milano?<br \/>\n<\/strong>No, non saprei indicare un suo luogo preferito. Una cosa \u00e8 certa, era pi\u00f9 interessato ai luoghi di lavoro che ai monumenti.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Delle sue visite a Barbiana, nel Mugello, che ricordi ha?<br \/>\n<\/strong>Barbiana era un luogo impressionante per la distanza che lo separava dal mondo \u201ccivilizzato\u201d. Arrivarci era un\u2019impresa: la strada allora era sterrata e piena di buche; e l\u2019energia elettrica era arrivata da poco. Ma al tempo stesso era un luogo impressionante per il fervore di vita civile che don Lorenzo era riuscito, nonostante l\u2019isolamento, a farvi nascere. La casa dove faceva scuola era piena di strumenti destinati all\u2019apprendimento dei ragazzi, dai libri all\u2019astrolabio, al grammofono, al proiettore, ai tabelloni appesi al muro.<\/p>\n<p><strong>I ragazzi come prendevano queste visite dall&#8217;esterno?<br \/>\n<\/strong>Ho il ricordo di loro come ragazzi molto aperti, simpatici, pieni di senso dell\u2019umorismo. Si rideva spesso: anche delle differenze nel nostro modo di vestire, di parlare, di stare a tavola. In loro non ho mai sentito gli accenti di rimprovero per la ricchezza che spesso sentivo in don Lorenzo. Lui li educava a sottolineare sempre, ironicamente, quello che avevano loro in pi\u00f9 di noi, ragazzi di citt\u00e0. Perch\u00e9 voleva che non avessero alcun complesso di inferiorit\u00e0. Infatti non ne avevano: ero semmai io a sentire di avere qualche cosa in meno rispetto a loro, per il fatto di non poter stare tutti i giorni a quella scuola, con quel maestro.\u00a0\u00a0<\/p>\n<p><strong>Don Milani era convinto che l&#8217;esperienza di Barbiana non fosse esportabile fuori da quel contesto. Anche secondo lei \u00e8 cos\u00ec? Perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Esportabile no: don Lorenzo, con la sua personalit\u00e0, la sua dedizione totale di maestro, \u201cera\u201d la scuola. Ma credo che l\u2019esperienza di Barbiana possa essere oggi in qualche modo attuale: l\u2019emergenza educativa che don Milani ha avvertito negli anni \u201860, in una realt\u00e0 di contadini e montanari poveri e isolati, va affrontata ora in realt\u00e0 caratterizzate da altre gravi forme di povert\u00e0 ed emarginazione \u2013 penso alle periferie urbane degradate, al vuoto di valori che un po\u2019 ovunque per i giovani \u00e8 riempito da alcol, droga, \u201csballo\u201d. Queste realt\u00e0 reclamano educatori appassionati e rigorosi, una scuola che sia all\u2019altezza della sua funzione. In questa sfida, quella di don Lorenzo Milani \u00e8 una testimonianza importante cui guardare per recuperare il senso del \u201cfare scuola\u201d, pur nella diversit\u00e0 delle situazioni e dei problemi.<\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E COME IL CONOSCERLO \u00c8 STATO PER ME QUASI UN ESSERE MARCHIATO A FUOCO &#8211; IL PRINCIPIO MORALE &#8220;IN EXTREMIS OMNIA SUNT COMMUNIA&#8221; E L&#8217;INDIVIDUAZIONE DELL&#8217;EXTREMUM IN OGNI INGIUSTIZIA SOCIALE Testo integrale di un\u2019intervista a cura di Agnese Fedeli, destinata a essere pubblicata, con alcuni tagli per motivi di spazio, sul Messaggero di S. 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