
{"id":19625,"date":"2012-02-16T12:53:50","date_gmt":"2012-02-16T11:53:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19625"},"modified":"2012-02-16T12:54:58","modified_gmt":"2012-02-16T11:54:58","slug":"litalia-ha-bisogno-di-una-grande-riforma-del-lavoro-ma-una-rivoluzione-non-si-puo-fare-in-poche-settimane","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19625","title":{"rendered":"L&#8217;ITALIA HA BISOGNO DI UNA GRANDE RIFORMA DEL LAVORO MA UNA RIVOLUZIONE NON SI PU\u00d2 FARE IN POCHE SETTIMANE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA STRADA NON \u00c9 ANCORA IN DISCESA MA L&#8217;EVOLUZIONE DELLA TRATTATIVA LASCIA SPERARE IN UN ACCORDO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI ENTRO LA FINE DI FEBBRAIO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Marina Nemeth pubblicata sul sito\u00a0<\/em><a href=\"http:\/\/www.firstonline.info\">www.firstonline.info<\/a><em> il 14 febbraio 2012 e ripresa sul quotidiano\u00a0<\/em>l&#8217;Arena <em>di Verona il giorno successivo<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Mario Monti accelera sulla riforma del mercato del lavoro e la trattativa con le parti sociali si fa pi\u00f9 serrata, fra dichiarazioni ufficiali e <em>scoop<\/em>, o presunti tali, come l&#8217;incontro segreto tra il premier il segretario della Cgil Susanna Camusso. La situazione \u00e8 tutta in movimento, ma secondo alcuni comincerebbe a delinearsi una base di partenza per arrivare ad un compromesso onorevole che metta d&#8217;accordo tutti. E&#8217; davvero cos\u00ec? Lo abbiamo chiesto al senatore del Pd e giuslavorista Pietro Ichino.<\/p>\n<p><strong>Riforma del mercato del lavoro: secondo il premier Monti e il ministro Fornero \u201csiamo vicini alle conclusioni\u201d. La volont\u00e0 del Governo di affrontare la questione senza tab\u00f9 e in tempi rapidi ha costretto quantomeno sindacati e Confindustria a dialogare fra loro. Ma siamo sicuri che la strada sia diventata in discesa?<\/strong><br \/>\nNon lo siamo affatto. L\u2019impressione \u00e8 che si stiano riducendo gli ostacoli di natura politica. Ma restano tutti gli ostacoli tecnici di una riforma di difficile fattura, nella quale pi\u00f9 che in qualsiasi altra il diavolo si nasconde nei dettagli. In ogni caso dei grossi passi avanti si sono fatti in questo primo mese di confronto tra Governo e parti sociali.<\/p>\n<p><strong>La strategia di sindacati e Confindustria sembra quella di lasciare sullo sfondo il tema caldo dei licenziamenti. Non sar\u00e0 un&#8217;intesa al ribasso?<\/strong><br \/>\nDirei piuttosto che si tratta di un riconoscimento della grande difficolt\u00e0 di un accordo tra sindacati e imprenditori su questo tema specifico, accompagnato per\u00f2 dalla rinuncia a fare barricate su questo stesso tema. Cos\u00ec, le parti potrebbero accordarsi tacitamente di affidare al Governo una sorta di mandato arbitrale, confidando che esso sappia esercitarlo in modo equilibrato. Tutto questo sul presupposto \u2013 fin dall\u2019inizio ribadito dal Governo \u2013 che comunque la nuova disciplina non si applicher\u00e0 ai rapporti gi\u00e0 costituiti, ma soltanto ai nuovi, in funzione di una forte promozione dei contratti a tempo indeterminato.<\/p>\n<p><strong>Contrasto alla precariet\u00e0 e ammortizzatori sociali: sono i nodi dai quali il sindacato vuole partire. Come si pu\u00f2 farlo senza affrontare il nodo dell&#8217;articolo 18?<\/strong><br \/>\nEffettivamente \u00e8 difficile farlo. Si tratta, in sostanza, di attivare la transizione a un nuovo equilibrio pi\u00f9 virtuoso, ispirato ai migliori modelli del nord-Europa, abbandonando il nostro vecchio \u201cequilibrio mediterraneo\u201d di cui l\u2019articolo 18 costituisce una chiave di volta.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 il sostenitore di un modello di <em>flexsecurity<\/em> \u2013 quello delineato nel <a title=\"ddl 1873\/2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">disegno di legge n. 1873\/2009 <\/a>\u2013 che prevede un contratto prevalente a tempo indeterminato con la possibilit\u00e0 di licenziamento individuale per motivi economici, tecnici o organizzativi, ma con un indennizzo per i licenziati e un assegno di disoccupazione finanziato anche dalle aziende. Le imprese inoltre dovrebbero farsi carico della riqualificazione e del ricollocamento dei licenziati, con il rimborso da parte delle Regioni del relativo costo-standard di mercato. Le collaborazioni autonome in regime di monocommittenza dovrebbero essere ammesse solo oltre la soglia di 40 mila euro di reddito annuo. Oggi quante probabilit\u00e0 ci sono che questa soluzione venga adottata?<\/strong><br \/>\nIl disegno di legge che lei ha citato propone anche una riscrittura integrale della nostra legislazione in materia di lavoro, con una sua drastica semplificazione: la riduce a una settantina di articoli brevi, chiari e scritti per essere traducibili in inglese. Non \u00e8 plausibile che una riforma di questa portata possa essere varata in poche settimane come riforma generale, applicabile a tutti i nuovi rapporti di lavoro. Si pu\u00f2 pensare, per\u00f2, che un ordinamento cos\u00ec riformato e semplificato diventi oggetto di sperimentazione, nei casi limitati in cui una Regione e un\u2019impresa intendano impegnarsi a sostenerne i costi. Cos\u00ec, per esempio, si potrebbe offrire a una multinazionale interessata a un insediamento nel nostro Paese di compierlo applicando a tutti i nuovi assunti questo nuovo ordinamento, con costi modestissimi o addirittura azzerati per lo Stato.<\/p>\n<p><strong>Ci sono Regioni e imprese disponibili per una sperimentazione di questo genere?<\/strong><br \/>\nLa provincia autonoma di Trento ha gi\u00e0 posto ufficialmente la propria candidatura, mentre la provincia di Torino ci sta pensando seriamente. La Giunta regionale lombarda ha presentato un progetto di legge che contiene una disposizione in larga parte modellata su questa ipotesi. Quanto alle imprese, gi\u00e0 quando venne presentato il mio disegno di legge, nel 2009 gli amministratori o responsabili del personale di 75 aziende di varie dimensioni e collocazioni geografiche inviarono una lettera aperta al ministro del Lavoro dichiarando la propria disponibilit\u00e0 a sperimentare il nuovo modello per i nuovi rapporti di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Che cosa ci si aspetta dalla sperimentazione?<\/strong><br \/>\nSe essa decoller\u00e0, questo potr\u00e0 innanzitutto facilitare i nuovi investimenti dall\u2019estero, i quali potranno avvalersi del nuovo ordinamento, pi\u00f9 chiaro, semplice ed allineato ai migliori standard nord-europei. Poi, fra tre o quattro anni, potremo valutare pragmaticamente i risultati. Se constateremo che nelle aziende impegnate nella sperimentazione effettivamente le nuove assunzioni sono state quasi tutte a tempo indeterminato, e che i lavoratori eventualmente licenziati saranno stati trattati in modo civile, con tutte le garanzie previste per una loro sicurezza economica e professionale nettamente superiore e pi\u00f9 efficace rispetto a quella che sarebbe stata garantita loro nel vecchio regime, a quel punto la decisione di generalizzare l\u2019applicazione della nuova disciplina potr\u00e0 essere presa senza lacerazioni. Se ci sar\u00e0 qualche cosa da correggere, lo si potr\u00e0 fare prima della riforma generale. Se invece si constater\u00e0 che il nuovo schema non ha funzionato, si cambier\u00e0 strada.<\/p>\n<p><strong>Lei ha recentemente affermato che \u201cIl no al posto fisso fa bene anche a chi non ce l&#8217;ha\u201d: perch\u00e9?<\/strong><br \/>\nQuello che volevo dire \u00e8 che la possibilit\u00e0 di muoversi, di scegliere, rafforza il potere contrattuale del lavoratore nei confronti dell\u2019imprenditore. Non c\u2019\u00e8 legge, giudice, sindacato o ispettore che garantisca meglio la libert\u00e0, la dignit\u00e0 e la professionalit\u00e0 di chi lavora di quanto le garantisca la possibilit\u00e0 di andarsene sbattendo la porta da un\u2019azienda perch\u00e9 ce n&#8217;\u00e8 un\u2019altra che offre un trattamento migliore. Per questo occorre un mercato del lavoro fluido non solo nella sua met\u00e0 non protetta, ma anche in quella del lavoro regolare a tempo indeterminato: quella met\u00e0 che oggi invece \u00e8 molto vischiosa.<\/p>\n<p><strong>Se non capisco male, lei sostiene che, paradossalmente, l&#8217;articolo 18, misura nata per tutelare i lavoratori, ha finito per creare diseguaglianze e ha complicato la ricerca di lavoro di due generazioni di lavoratori (i giovani e quelli di ogni et\u00e0 usciti dal mercato del lavoro che non possono pi\u00f9 reinserirsi): \u00e8 cos\u00ec?<\/strong><br \/>\n\u00c8 proprio quello che voglio dire. Non \u00e8 un caso che i nostri ragazzi oggi trovino facilmente un lavoro soddisfacente in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Svezia, per non parlare degli Stati Uniti, mentre da noi, quando va loro bene e trovano qualche cosa, in nove casi su dieci trovano dei <em>bad jobs<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Per diminuire la precariet\u00e0 bisognerebbe dare alle imprese delle contropartite in termini di flessibilit\u00e0, soprattutto in uscita. Da qui il dibattito su flessibilit\u00e0 buona e cattiva. Cosa ne pensa?<\/strong><br \/>\nDobbiamo superare l\u2019idea, molto radicata nell\u2019opinione pubblica di sinistra, che un rapporto di lavoro a tempo indeterminato senza articolo 18 sia un rapporto precario, nel quale non \u00e8 protetta la dignit\u00e0 e la libert\u00e0 morale, politica e sindacale del lavoratore. In nessun altro Paese d\u2019Europa si applica una disposizione di questo genere per i licenziamenti di natura economica od organizzativa: i nove milioni di lavoratori italiani a cui esso si applica sono meno del cinque per cento della forza-lavoro europea; non si pu\u00f2 ragionevolmente affermare che il novanta per cento dei lavoratori europei operi in condizioni incompatibili con la loro libert\u00e0 e dignit\u00e0 personale!<br \/>\nViceversa, tutti coloro che esaminano da vicino l\u2019esperienza in questo campo dei Paesi scandinavi, dove i vincoli al licenziamento per motivi economici od organizzativi sono ridotti al minimo ma \u00e8 massimo l\u2019impegno per garantire la sicurezza economica e professionale del lavoratore nel mercato, nel passaggio dal vecchio posto al nuovo, concordano nel riconoscere che essa costituisce un <em>first best <\/em>su scala mondiale.<\/p>\n<p><strong>Ma aggiungono che in Italia quell\u2019esperienza non si pu\u00f2 trasferire.<br \/>\n<\/strong>Perch\u00e9 mancherebbero le risorse e i servizi di alta qualit\u00e0 nel mercato del lavoro. Ma l\u00e0 dove Regioni e imprese siano disposte a metterci le risorse necessarie, anche per ingaggiare i migliori servizi di <em>outplacement<\/em> offerti dalle agenzie private, perch\u00e9 non dovremmo provarci anche noi?<\/p>\n<p><strong>Obiettano che da noi il mercato del lavoro \u00e8 asfittico, non offre possibilit\u00e0 di ricollocazione.<\/strong><br \/>\nQuesta affermazione \u00e8 vera soltanto in parte. \u00c8 molto diffusa da noi la sottovalutazione di quello che offre il nostro mercato del lavoro. Per fare soltanto due esempi: entro i confini del Comune di Milano, nel corso del 2011 sono stati stipulati 108.000 contratti di lavoro. Nella Regione Veneto 843.000. Le persone che hanno perso il posto nello stesso anno in situazioni di crisi aziendali si contano con due zeri di meno. Certo, per quattro quinti questi nuovi contratti di lavoro sono a termine. Per questo \u00e8 importante invertire il rapporto: dobbiamo fare in modo che i quattro quinti siano di rapporti a tempo indeterminato, e solo un quinto a termine.<br \/>\nMa non potremo mai conseguire questo obiettivo, finch\u00e9 rapporto a tempo indeterminato vorr\u00e0 dire applicazione dell\u2019articolo 18. E poi dobbiamo sfruttare i giacimenti di occupazione che oggi ignoriamo: gli <em>skill shortages<\/em>, le decine di migliaia di posti che restano permanentemente scoperti in ciascuna regione per mancanza di personale con una formazione adeguata. E dobbiamo aprire il sistema agli investimenti stranieri: se riuscissimo ad allinearci alla media europea per questo aspetto, questo significherebbe pi\u00f9 di 50 miliardi di investimenti esteri in pi\u00f9 ogni anno nel nostro Paese: centinaia di migliaia di posti di lavoro aggiuntivi. Ma questo presuppone semplificazione e allineamento della nostra legislazione a quelle dei Paesi pi\u00f9 avanzati.<\/p>\n<p><strong>Cassa integrazione: cos\u00ec come \u00e8 oggi questo strumento \u00e8 diventato una sorta di<em> welfare <\/em>che non aiuta il lavoratore a riqualificarsi e a rientrare nel mercato. Come cambiarla?<\/strong><br \/>\nLa Cassa integrazione non pu\u00f2 svolgere questa funzione, per il semplice motivo che \u00e8 uno strumento concepito per l\u2019obbiettivo esattamente opposto: quello di tenere legato il lavoratore all\u2019impresa da cui dipende, nei periodi di difficolt\u00e0 temporanea. Quando invece \u00e8 certo che il lavoro non riprender\u00e0 mai pi\u00f9 presso l\u2019azienda di provenienza, occorre attivare uno strumento diverso, che si chiama trattamento di mobilit\u00e0 o di disoccupazione, e che deve essere coniugato robustamente con iniziative di assistenza intensiva per il reperimento della nuova occupazione e per la riqualificazione mirata del lavoratore. Il sostegno del reddito di chi ha perso il posto deve essere anche pi\u00f9 elevato rispetto a quello garantito dalla Cassa integrazione, ma sempre condizionato alla partecipazione attiva del lavoratore alle iniziative per il reperimento della nuova occupazione.<\/p>\n<p><strong>La Cgil resta ferma nel suo granitico no ad alcuna modifica all&#8217;articolo 18. Cisl e Uil hanno invece aperto ad alcune \u201cmanutenzioni\u201d: sia Bonanni, sia Angeletti propongono di tagliare i tempi delle sentenze sui licenziamenti e di sottrarre il licenziamento per motivi economici dal campo di applicazione dell\u2019articolo 18. Sono proposte convincenti?<br \/>\n<\/strong>Sullo sveltire la soluzione delle controversie, tutti sono d\u2019accordo; ma se anche riuscissimo a ridurre la durata media dei procedimenti dai sei-otto anni attuali a due o tre, il problema per i licenziamenti di natura economica od organizzativa non sarebbe risolto: un\u2019impresa non pu\u00f2 attendere due anni prima di sapere se una ristrutturazione o una riduzione degli organici sono convalidate dal giudice. D\u2019altra parte, l\u2019esperienza insegna che la valutazione dei giudici sul motivo economico od organizzativo di un licenziamento \u00e8 sempre estremamente aleatoria, anche perch\u00e9 si tratta di questione sempre altamente opinabile, in una materia nella quale i giudici non hanno la competenza tecnica necessaria.<br \/>\nSi dice che il giudice dovrebbe limitarsi ad accertare l\u2019effettivit\u00e0 della scelta imprenditoriale, ma non \u00e8 quasi mai effettivamente cos\u00ec: il giudice valuta anche se il lavoratore licenziato non potesse essere utilizzato altrove, se non si potessero esperire misure alternative, e cos\u00ec via. Per questo motivo \u00e8 molto importante l\u2019apertura della Cisl e della Uil a una soluzione che limiti il compito del giudice \u2013 e quindi l\u2019applicazione dell\u2019articolo 18 \u2013 all\u2019accertamento e repressione del licenziamento discriminatorio o di rappresaglia, e che per il licenziamento economico-organizzativo preveda una tecnica protettiva diversa, tesa a responsabilizzare l\u2019impresa, entro un limite predeterminato, per la sicurezza economica e professionale del lavoratore licenziato.<\/p>\n<p><strong>Pensioni, mercato del lavoro, liberalizzazioni e riforma fiscale sono i quattro pilastri sui quali costruire un nuovo cambio di rotta in Italia. A suo avviso il Governo deve andare avanti anche se il sostegno delle parti sociali risultasse impossibile?<\/strong><br \/>\nQuello della concertazione \u00e8 un metodo utilissimo, che pu\u00f2 dare a un Paese una marcia in pi\u00f9. Ma per funzionare, quel metodo presuppone che tra il Governo e le associazioni sindacali e imprenditoriali ci sia almeno una visione comune degli obiettivi da raggiungere e dei vincoli da rispettare. Se manca quel prerequisito, il metodo della concertazione diventa una palla al piede per il Governo, un fattore di paralisi. Nella situazione attuale di crisi economica straordinaria e di pericolo non del tutto superato di <em>default<\/em> in cui versa l\u2019Italia, anche solo un rallentamento della capacit\u00e0 decisionale del Governo potrebbe essere molto rischioso, anche per l\u2019immediata perdita di credibilit\u00e0 che ne deriverebbe, agli occhi degli operatori internazionali, per il programma di risanamento e di stimolazione della crescita economica del Paese.<br \/>\nSono questi i motivi per cui Mario Monti in queste settimane sta cercando molto intensamente il pi\u00f9 largo consenso possibile delle parti sociali sugli obiettivi e i vincoli da rispettare, nell\u2019opera di riforma del mercato del lavoro; e, sulla base di quello, sta sollecitando una negoziazione rapida delle scelte tecniche praticabili per raggiungere quegli obiettivi. Ma, se il consenso dovesse venir meno al tavolo del confronto con le parti sociali, il Governo non avrebbe altra scelta che presentare in tempi molto brevi un proprio progetto coerente con quegli obiettivi alle forze politiche che lo sorreggono, e spostare la discussione in Parlamento. Mi sembra, comunque, che l\u2019evoluzione della trattativa in questi ultimi giorni consenta di sperare che un accordo entro la fine di febbraio si raggiunga.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA STRADA NON \u00c9 ANCORA IN DISCESA MA L&#8217;EVOLUZIONE DELLA TRATTATIVA LASCIA SPERARE IN UN ACCORDO TRA GOVERNO E PARTI SOCIALI ENTRO LA FINE DI FEBBRAIO Intervista a cura di Marina Nemeth pubblicata sul sito\u00a0www.firstonline.info il 14 febbraio 2012 e ripresa sul quotidiano\u00a0l&#8217;Arena di Verona il giorno successivo<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-19625","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19625","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19625"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19625\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19625"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19625"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19625"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}