
{"id":19848,"date":"2012-02-29T09:23:36","date_gmt":"2012-02-29T08:23:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19848"},"modified":"2012-03-04T21:44:53","modified_gmt":"2012-03-04T20:44:53","slug":"costo-del-lavoro-alto-salari-netti-bassi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19848","title":{"rendered":"COSTO DEL LAVORO ALTO, SALARI NETTI BASSI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL DATO RELATIVO ALLA RETRIBUZIONE LORDA INTERESSA POCO SIA AI LAVORATORI ITALIANI SIA ALLE IMPRESE, PERCH\u00c9\u00a0\u00c8 LONTANO SIA DAL &#8220;NETTO IN BUSTA&#8221;, SIA DAL COSTO AZIENDALE: OCCORRE RIDURRE IL CUNEO FISCALE E CONTRIBUTIVO CHE TIENE TRA LORO LONTANI I DUE SOLI VALORI CHE CONTANO EFFETTIVAMENTE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Maurizio Ferrera <\/strong>pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera <em>il 27 febbraio 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more-->\u00a0A prima vista, i dati Eurostat sulle retribuzioni del 2009 suscitano sorpresa e allarme. I nostri stipendi lordi sembrerebbero agli ultimi posti nell&#8217;area euro, pi\u00f9 bassi che in Spagna o addirittura in Grecia. In termini di Pil pro capite non siamo messi cos\u00ec male: come \u00e8 possibile che i lavoratori dipendenti italiani siano i peggio pagati d&#8217;Europa?<br \/>\nLa retribuzione media lorda \u00e8 un valore statisticamente rilevante, ma conta relativamente poco sia per le imprese che per le famiglie. Alle prime ci\u00f2 che interessa \u00e8 il costo del lavoro, al lordo delle imposte e dei contributi sociali. Le famiglie guardano invece alle buste paga, al &#8220;netto&#8221; che entra in casa dopo che l&#8217;impresa ha fatto tutti i conteggi; sia quelli col segno meno (le trattenute) sia quelle col segno pi\u00f9 (ad esempio, gli assegni familiari). In che condizioni ci troviamo su questi due versanti?<br \/>\nFacciamo parlare, di nuovo, Eurostat, attingendo direttamente alle sue banche dati. I costi medi per ora lavorata nelle aziende con pi\u00f9 di dieci addetti sono relativamente alti in Italia: inferiori di circa il 20% a quelli tedeschi, ma significativamente superiori a quelli degli altri Paesi sud-europei e persino della Gran Bretagna (dati 2008). Le imprese italiane sono infatti zavorrate da aliquote contributive fra le pi\u00f9 alte in Europa, soprattutto per quel che riguarda la previdenza (che, incluso il Tfr, incide per il 40% circa sulla retribuzione: un&#8217;enormit\u00e0 senza pari nella Ue). Le basse retribuzioni lorde evidenziate ieri da Eurostat non si tramutano dunque in un vantaggio competitivo per l&#8217;economia italiana, visto che su di esse le nostre imprese devono versare contributi pi\u00f9 elevati che altrove.<br \/>\nMa veniamo alle retribuzioni nette, quelle che interessano direttamente le famiglie. Qui i confronti si fanno pi\u00f9 difficili, perch\u00e9 l&#8217;effettiva consistenza delle buste paga dipende da vari fattori: la quota parte di contributi sociali, l&#8217;Irpef (che a sua volta \u00e8 commisurata ai livelli retributivi), i carichi familiari e cos\u00ec via. Proviamo allora a soffermarci su due casi tipo. Il primo \u00e8 quello di un lavoratore dipendente con una retribuzione pari alla media nazionale, con moglie e due figli a carico. Nel 2010 il netto percepito da una famiglia come questa \u00e8 stato pari a circa 23 mila euro: una cifra decisamente superiore a quella di Spagna (21 mila), Portogallo (16 mila) e Grecia (17 mila), ma inferiore a quella di tutti gli altri Paesi Ue con cui ci confrontiamo, inclusa la Gran Bretagna. A fare la differenza sono essenzialmente l&#8217;Irpef e gli assegni familiari. Se il capofamiglia italiano in questione avesse pagato le imposte sul reddito in Francia, il suo netto sarebbe salito da 23 a 24 mila euro. Se avesse ricevuto le detrazioni e le prestazioni familiari dell&#8217;Austria, sarebbe salito a pi\u00f9 di 27 mila.<br \/>\nImmaginiamo ora un secondo caso: lavoratore con retribuzione media, due figli a carico e moglie che lavora part time, con un salario pari a un terzo di quello del marito. Il netto di questa famiglia \u00e8 stato nel 2010 pari a quasi 30 mila euro, circa un terzo in pi\u00f9 rispetto alla famiglia del primo tipo. L&#8217;indicazione interessante che emerge dai dati Eurostat \u00e8 che in molti altri Paesi l&#8217;incremento sarebbe stato ben maggiore in termini percentuali: il fisco e i trasferimenti previsti per figli e madri lavoratrici avrebbero consentito a questa seconda famiglia di disporre di un reddito pi\u00f9 elevato, premiando il lavoro del coniuge.<br \/>\nDa questi dati emergono i paradossi gi\u00e0 noti del nostro modello di <em>welfare<\/em> e delle sue modalit\u00e0 di finanziamento. Il costo della protezione sociale grava in misura elevata sulle imprese, mantenendo alto il costo del lavoro. La pressione fiscale sui lavoratori dipendenti resta comparativamente elevata, sicuramente per compensare l&#8217;estesa evasione ed elusione di altre categorie occupazionali. Il sistema delle detrazioni e dei trasferimenti alle famiglie \u00e8 meno generoso che in altri Paesi e, per giunta, tende a disincentivare l&#8217;occupazione femminile. Le famiglie di ceto medio-basso si trovano cos\u00ec in difficolt\u00e0 anche quando c&#8217;\u00e8 un adulto con un lavoro regolare: una busta paga da sola infatti non basta pi\u00f9 (come peraltro avviene da tempo in tutto il mondo sviluppato).<br \/>\nPer risolvere il problema dei bassi redditi occorre una strategia ad ampio spettro, che metta al centro il tema della produttivit\u00e0 ma che sappia anche fare ordine nella lunga catena di passaggi fra costo del lavoro e busta paga. La riforma a cui sta lavorando Elsa Fornero \u00e8 il primo importante passo. Ma subito dopo occorrer\u00e0 occuparsi di fisco, di famiglia e di assistenza. Stiamo meglio di come ci ha dipinti ieri Eurostat, ma il cammino del cambiamento \u00e8 ancora lungo e difficoltoso.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">ggg<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL DATO RELATIVO ALLA RETRIBUZIONE LORDA INTERESSA POCO SIA AI LAVORATORI ITALIANI SIA ALLE IMPRESE, PERCH\u00c9\u00a0\u00c8 LONTANO SIA DAL &#8220;NETTO IN BUSTA&#8221;, SIA DAL COSTO AZIENDALE: OCCORRE RIDURRE IL CUNEO FISCALE E CONTRIBUTIVO CHE TIENE TRA LORO LONTANI I DUE SOLI VALORI CHE CONTANO EFFETTIVAMENTE Articolo di Maurizio Ferrera pubblicato sul Corriere della Sera il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-19848","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19848","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19848"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19848\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19848"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19848"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19848"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}