
{"id":19901,"date":"2012-03-02T19:27:48","date_gmt":"2012-03-02T18:27:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19901"},"modified":"2012-03-03T14:18:12","modified_gmt":"2012-03-03T13:18:12","slug":"la-flexsecurity-in-italia-si-puo-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19901","title":{"rendered":"ITALIA FUTURA: COME RIMETTIAMO GRADUALMENTE IN MOTO IL MERCATO DEL LAVORO ITALIANO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ALTERNATIVA TRA LA SPERIMENTAZIONE DELLA NUOVA TECNICA DI PROTEZIONE IN UN AMBITO LIMITATO, MA CON MAGGIORI RISORSE, E LA SUA APPLICAZIONE DA SUBITO A TUTTI I NUOVI RAPPORTI DI LAVORO, CON UN SOSTEGNO DEL REDDITO MENO ROBUSTO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Isolina Rossi pubblicata sul sito di <\/em><a title=\"Italia Futura\" href=\"http:\/\/www.italiafutura.it\/dettaglio\/112899\/la_flexsecurity_in_italia_si_puo_fare\" target=\"_blank\">Italia Futura<\/a><em>\u00a0il 2 marzo 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Il dibattito sulla riforma del lavoro \u00e8 stato a lungo caratterizzato da una netta biforcazione tra la sostanza politica della discussione e la realt\u00e0 economica del tema in questione. Facciamo il punto con Pietro Ichino sulle determinanti economiche e normative alla base dei fenomeni che osserviamo all\u2019interno del sistema-lavoro.<\/p>\n<p>\u00a0<strong>Al di l\u00e0 del dibattito tra Eurostat e Istat, il livello dei salari italiani rispetto agli altri paesi dell\u2019UE \u00e8 comunque piuttosto basso. Qual \u00e8 il rapporto tra mercato del lavoro e livelli salariali?<br \/>\n<\/strong>Il problema delle basse retribuzioni in Italia in riferimento al contesto europeo nasce da numerosi fattori che generano un effetto depressivo sui salari. Il primo elemento riguarda la vischiosit\u00e0 del nostro mercato del lavoro, nella sua area protetta, che genera una peggiore allocazione delle risorse e quindi minore produttivit\u00e0. Un altro dato con cui fare i conti \u00e8 il premio che i lavoratori italiani pagano al datore del lavoro in modo implicito (non compare in nessuna busta paga) per il maggior carico assicurativo che l\u2019imprenditore sopporta per effetto della disciplina sui licenziamenti, da noi particolarmente vincolante. Uno studio di Piero Cipollone e Anita Guelfi (Banca d\u2019Italia, Temi di discussione 583\/2006) quantifica intorno al 9-10% l\u2019entit\u00e0 del maggiore premio assicurativo imputabile al sistema di protezione vigente in Italia rispetto a un meccanismo di tipo indennitario quale quello che funziona in altri paesi. Il terzo fattore da considerare riguarda l\u2019effetto che il carente funzionamento della scuola e la mancanza sostanziale di un servizio di orientamento professionale capillare ha sulla produttivit\u00e0 del lavoro. Entrambi i fattori uniti a un\u2019interazione carente tra sistema scolastico e lavoro generano livelli bassi di produttivit\u00e0 e debolezza sostanziale dei lavoratori italiani. L\u2019ultimo fattore riguarda il nostro modo di stare nell\u2019economia globale. Da una parte subiamo la concorrenza della manodopera dei paesi emergenti nelle fasce professionali medio-basse, che produce un effetto di abbassamento delle retribuzioni. Dall\u2019altra non sfruttiamo le opportunit\u00e0 che la globalizzazione ci offre: attrarre in casa nostra il meglio dell\u2019imprenditoria internazionale, che porterebbe maggiori investimenti e maggiore domanda di lavoro.<br \/>\nPer dare un\u2019idea, nel quinquennio 2004-2008, il gap in termini di capacit\u00e0 di attrazione degli investimenti stranieri tra un paese mediano come l\u2019Olanda (o la Francia) e l\u2019Italia \u00e8 valso mediamente il 3,6% del PIL annuale (57 miliardi c.a.): sono migliaia di posti di lavoro a cui rinunciamo per effetto di questo fenomeno.<\/p>\n<p><strong>Il Governo ha dichiarato di voler ripensare lo strumento della cassa integrazione, in particolare quella straordinaria, e limitarne l\u2019uso in futuro, implementando al suo posto efficaci sussidi di disoccupazione. Lei reputa che questa sia una via percorribile?<br \/>\n<\/strong>La riforma degli ammortizzatori sociali \u00e8 necessaria. Nel nostro mercato l\u2019uso dei sussidi di disoccupazione, in forma ordinaria e speciale, \u00e8 piuttosto marginale e non \u00e8 prevista nessuna coniugazione tra l\u2019erogazione dei fondi e l\u2019assistenza a chi ha perso il lavoro o il controllo della sua effettiva disponibilit\u00e0 a ricollocarsi sul mercato del lavoro. Di fatto \u00e8 molto esteso l\u2019uso della cassa integrazione come trattamento sostitutivo dell\u2019indennit\u00e0 di disoccupazione e questo genera un danno sia per la collettivit\u00e0 sia per i lavoratori. La cassa integrazione risponde infatti all\u2019esigenza inversa: tenere il lavoratore legato all\u2019impresa in un\u2019ottica di reimpiego. Vedo la riforma della cassa integrazione come parte integrante di un disegno complessivo di riforma del mercato del lavoro, del quale fa parte anche una nuova disciplina del licenziamento per motivi economici, del trattamento di disoccupazione e dei servizi di outplacement e riqualificazione mirata.<\/p>\n<p><strong>Quali sono gli effetti che produce l\u2019utilizzo distorto della C<\/strong><strong>assa integrazione?<br \/>\n<\/strong>L\u2019uso improprio della cassa integrazione genera un danno sia per la collettivit\u00e0 sia per i lavoratori. I danni per la collettivit\u00e0 consistono nei costi elevati che l\u2019abuso di questo strumento porta con s\u00e9; il danno per i lavoratori consiste nel ritardo grave con cui viene affrontato il problema della loro ricollocazione nel tessuto produttivo. Alle crisi occupazionali aziendali siamo purtroppo abituati a rispondere mettendo per prima cosa i lavoratori in cassa integrazione e consideriamo normale che ci restino per tre anni o pi\u00f9 (anche 7 anni in alcune realt\u00e0), a meno che non vengano reimpiegati in blocco. Quando invece non interviene la cassa integrazione, l\u201980% di chi perde il posto lo ritrova entro un anno e il 93% entro due anni. Qualsiasi sostegno del reddito ha l\u2019effetto di allungare i periodi di disoccupazione, a meno che non sia fortemente condizionato alla disponibilit\u00e0 del lavoratore a tutto quanto \u00e8 necessario per la sua ricollocazione.<\/p>\n<p><strong>Come si potrebbe mettere in atto concretamente il principio di condizionalit\u00e0 del sostegno al reddito?<br \/>\n<\/strong>Oggi i servizi pubblici italiani non sono in grado di subordinare davvero il sostegno del reddito dei disoccupati alla loro disponibilit\u00e0 effettiva. Ma l\u2019esperienza di altre nazioni, in particolare di quelle scandinave, indica il modo in cui lo si pu\u00f2 fare. Prima dell\u2019erogazione di un sussidio si stila il bilancio delle competenze del lavoratore che ha perso il posto, successivamente si individuano le offerte di lavoro pi\u00f9 vicine alle sue attitudini e si definisce insieme alla persona che segue questo iter \u2013 il tutor- il percorso di addestramento necessario per rioccuparsi. Con un meccanismo di questo genere si sostiene il reddito di chi ha perso il lavoro, incentivandone il ricollocamento in un nuovo posto. Simultaneamente va responsabilizzata anche l\u2019impresa per un investimento mirato ed efficace sulla riqualificazione professionale del lavoratore.<\/p>\n<p><strong>Lei \u00e8 sostenitore di un modello di <em>flexsecurity<\/em>, quello delineato nel <a title=\"ddl 1873\/2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">disegno di legge 1873\/2009<\/a>; quali sono le sue principali caratteristiche? Ci sono le condizioni per applicare un modello di questo tipo in Italia?<\/strong><br \/>\nIl disegno di legge sulla <em>flexsecurity<\/em> propone una riscrittura integrale della nostra legislazione in materia di lavoro, con una drastica semplificazione: la riduce a una settantina di articoli brevi, chiari e scritti per essere traducibili in inglese. In primo luogo il ddl ridefinisce la nozione del \u2018lavoro dipendente\u2019 cui si applica il diritto del lavoro, in modo che i suoi elementi essenziali non richiedano l\u2019intervento di ispettori, avvocati e giudici per essere accertati. La definizione si basa sui tre elementi essenziali della continuit\u00e0, monocommittenza e limite di reddito annuo: sono lavoratori dipendenti, oltre a quelli tradizionalmente qualificati come \u2018subordinati\u2019 tutti coloro che prestano continuativamente il proprio lavoro per un\u2019azienda traendone pi\u00f9 di due terzi del proprio reddito, semprech\u00e9 questo non superi la soglia dei 40.000 euro annui. Al \u2018lavoratore dipendente\u2019 cos\u00ec delineato si applicano i 70 articoli del nuovo Codice del lavoro semplificato. Gli standard di protezione sono definiti secondo il criterio generale dell\u2019allineamento agli standard fissati dall\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro e dall\u2019Unione Europea, soprattutto in materia di parit\u00e0 di trattamento e discriminazioni, igiene e prevenzione antinfortunistica, orario e riposi, tutela della malattia e maternit\u00e0\/paternit\u00e0. In tutta l\u2019area del lavoro subordinato e dipendente si applica un contributo pensionistico universale pari al 28 o 29% della retribuzione. Il modello prevede l\u2019introduzione di un contratto prevalente a tempo indeterminato con la possibilit\u00e0 di licenziamento individuale per motivi economici, tecnici e organizzativi e con un sistema di protezione di tipo nord-europeo rafforzato: indennizzo per i licenziati e assegno di disoccupazione finanziato anche dalle aziende. In materia di licenziamento la nuova disciplina si applica solo ai rapporti costituiti da qui in avanti. Nel nuovo regime, il controllo giudiziale \u00e8 limitato ai soli licenziamenti disciplinari e a quelli discriminatori. Per i licenziamenti dettati da motivi economici od organizzativi, invece, l\u2019idea centrale \u00e8 la sostituzione integrale del controllo giudiziale con una ragionevole responsabilizzazione dell\u2019impresa per la ricollocazione del lavoratore. In Italia c\u2019\u00e8 spazio per lavorare su un progetto di questo tipo, ma \u00e8 difficile pensare che una riforma di questa portata possa essere varata in poche settimane come trattamento universale applicabile a tutti i nuovi rapporti di lavoro. Per questo sar\u00e0 probabilmente necessario un periodo di sperimentazione.<\/p>\n<p><strong>Dunque la riforma non si applicher\u00e0 a tutti i nuovi rapporti di lavoro?<br \/>\n<\/strong>Numerosi aspetti della riforma si applicheranno a tutti i nuovi rapporti: in particolare le norme di contrasto all&#8217;abuso delle collaborazioni continuative autonome e\u00a0quelle di incentivo all&#8217;assunzione a tempo indeterminato, con la flessibilizzazione della fase iniziale del rapporto di lavoro. Pu\u00f2 essere necessario, invece, sottoporre a una sperimentazione su base pi\u00f9 limitata la nuova disciplina dei licenziamenti per motivi economici od organizzativi. Questo consentirebbe di far partire il nuovo regime con la prospettiva di un sostegno del reddito pi\u00f9 robusto per i lavoratori che perderanno il posto, per poi gradualmente allargarne il campo di applicazione negli anni prossimi. L&#8217;alternativa \u00e8 partire subito con l&#8217;applicazione generalizzata del nuovo regime, ma con la prospettiva di un sostegno del reddito meno robusto e durevole.<\/p>\n<p><strong>Il Partito democratico appogger\u00e0 questa riforma?<br \/>\n<\/strong>Ne sono certo. Il Governo Monti sta guidando il Paese sull\u2019unico\u00a0sentiero compatibile con la scommessa europea. Chi crede nella capacit\u00e0 dell\u2019Italia di allinearsi agli standard UE, e in primo luogo il Pd,\u00a0non pu\u00f2 non impegnarsi affinch\u00e9 ci\u00f2 avvenga al pi\u00f9 presto.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">hhh<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ALTERNATIVA TRA LA SPERIMENTAZIONE DELLA NUOVA TECNICA DI PROTEZIONE IN UN AMBITO LIMITATO, MA CON MAGGIORI RISORSE, E LA SUA APPLICAZIONE DA SUBITO A TUTTI I NUOVI RAPPORTI DI LAVORO, CON UN SOSTEGNO DEL REDDITO MENO ROBUSTO Intervista a cura di Isolina Rossi pubblicata sul sito di Italia Futura\u00a0il 2 marzo 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-19901","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19901","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=19901"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/19901\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=19901"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=19901"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=19901"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}