
{"id":20,"date":"2008-03-11T11:10:53","date_gmt":"2008-03-11T10:10:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20"},"modified":"2008-04-08T10:10:29","modified_gmt":"2008-04-08T09:10:29","slug":"contro-il-precariato-un-nuovo-diritto-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20","title":{"rendered":"CONTRO IL PRECARIATO UN NUOVO DIRITTO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><strong>Intervista a Pietro Ichino a cura di Rinaldo Gianola<\/strong><br \/>\n<em>Pubblicata su l\u2019Unit\u00e0 del 25 febbraio 2008<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/02_interv.23II08\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/icona-dwl.png\" alt=\"icona-dwl.png\" \/><\/a> <font color=\"#800000\">scarica il documento<\/font><\/p>\n<p><strong>Appena \u00e8 stata resa nota la tua candidatura nel P.D., la sinistra radicale ti ha attaccato come il teorico della precariet\u00e0, quello che ha l\u2019ossessione dell\u2019articolo 18, fino all\u2019epiteto di \u201cservo del padrone\u201d. Te l\u2019aspettatevi?<\/strong><br \/>\nA me pare che l\u2019ossessione dell\u2019articolo 18 ce l\u2019abbiano loro. La mia ossessione, se ne ho una, \u00e8 diversa: \u00e8 la preoccupazione per un diritto del lavoro che si applica soltanto a met\u00e0 dei lavoratori dipendenti, lasciando fuori tutti gli altri.<\/p>\n<p><strong>Puoi spiegare meglio?<\/strong><br \/>\nLo Statuto dei lavoratori del 1970 nella sua interezza, compreso l\u2019articolo 18 e il titolo III sui diritti sindacali, si applica soltanto a 3,6 milioni di dipendenti pubblici e 5,8 milioni di dipendenti di aziende private sopra i 15. In tutto, circa 9 milioni e mezzo, su di una forza-lavoro di oltre 22. Restano fuori quasi altrettanti lavoratori in posizione di dipendenza: non solo quelli delle piccole imprese, ma anche i collaboratori autonomi, i lavoratori a progetto, gli irregolari. Questo dualismo, questo regime di apartheid \u00e8 la grande ingiustizia del nostro sistema attuale di protezione. Poi ci sono gli esclusi totali.<\/p>\n<p><strong>Chi sono?<\/strong><br \/>\nIl nostro tasso di occupazione \u00e8 di 10 punti inferiore rispetto a quello che potrebbe essere: se il nostro mercato del lavoro funzionasse come quello britannico, avremmo 5 milioni di italiani in pi\u00f9 al lavoro, soprattutto donne.<\/p>\n<p><strong>Il P.D. che cosa propone per combattere questa situazione?<\/strong><br \/>\nAl primo posto nel programma c\u2019\u00e8 un\u2019azione molto incisiva volta ad aumentare drasticamente il tasso di occupazione femminile, incrementando fortemente i servizi e anche agendo sulla leva fiscale. Insieme a questa azione, ovviamente, la lotta alla piaga del precariato permanente.<\/p>\n<p><strong>Come?<\/strong><br \/>\nIl P.D. \u00e8 un grande partito laico, nel quale militano tanti giuslavoristi, sindacalisti, lavoratori, imprenditori, uniti su questo obiettivo e sull\u2019assumere come punto di riferimento le migliori esperienze europee di flexicurity, ma con idee e proposte diverse sul come. Condurle a una sintesi operativa sar\u00e0 l\u2019impegno dei prossimi mesi. La novit\u00e0 rispetto alla vecchia sinistra, per\u00f2, \u00e8 che il dibattito su questo punto sar\u00e0 laico, pragmatico, senza tab\u00f9, aperto al contributo delle scienze sociali.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la tua proposta?<\/strong><br \/>\nUna grande intesa fra lavoratori e imprenditori: si abolisce la giungla dei contratti \u201catipici\u201d; salvo il lavoro stagionale o puramente occasionale, tutti i nuovi rapporti si costituiscono con un contratto a tempo indeterminato, che prevede una protezione della stabilit\u00e0 crescente con il crescere dell\u2019anzianit\u00e0 di servizio.<br \/>\n<strong><br \/>\nE l\u2019articolo 18?<\/strong><br \/>\nContinua ad applicarsi, fin dall\u2019inizio, per i licenziamenti disciplinari e contro quelli per motivo illecito, di discriminazione o di rappresaglia. Se invece il motivo \u00e8 economico od organizzativo, la protezione del lavoratore \u00e8 costituita da un congruo indennizzo commisurato all\u2019anzianit\u00e0 e da un\u2019assicurazione contro la disoccupazione di livello scandinavo, con contributo interamente a carico dell\u2019azienda, secondo il criterio bonus\/malus: l\u2019imprenditore meno capace di praticare il manpower planning, a ogni licenziamento vede aumentare i costi aziendali.<\/p>\n<p><strong>Il direttore di Liberazione l\u2019altro ieri ti ha risposto che, invece, superare il dualismo del nostro mercato del lavoro si pu\u00f2 estendendo l\u2019articolo 18 a tutta la met\u00e0 della forza lavoro che oggi ne \u00e8 esclusa.<\/strong><br \/>\nLa grande maggioranza degli italiani, e anche del movimento sindacale, sa bene che questa ricetta \u00e8 impraticabile. Oggi la met\u00e0 non protetta dei lavoratori \u2013 dipendenti di piccole imprese appaltatrici o \u201cterziste\u201d, co.co.co., lavoratori a progetto, \u201cassociati in partecipazione\u201d, false partite Iva, irregolari \u2011 porta sulle proprie spalle tutta la flessibilit\u00e0 di cui il sistema ha bisogno; mentre nella met\u00e0 protetta l\u2019inamovibilit\u00e0 genera inefficienze gravi e talvolta anche posizioni di rendita inaccettabili. Il precariato permanente \u00e8 l\u2019altra faccia dell\u2019inamovibilit\u00e0 dei \u201clavoratori regolari\u201d.<br \/>\n<strong><br \/>\nVuoi dire che la rinuncia a riformare il vecchio diritto del lavoro ci condanna a tenerci il precariato?<\/strong><br \/>\n\u00c8 proprio cos\u00ec. Se accettiamo la politica dei tab\u00f9, rischiamo di allinearci di fatto al programma della destra: il p.d.l. Sacconi (n. 1356\/2007) riconferma esplicitamente il dualismo, limitandosi a promettere agli \u201catipici\u201d la garanzia dei diritti costituzionali di libert\u00e0, dignit\u00e0 e sicurezza: ma sarebbe una pura ripetizione dell\u2019articolo 41 della Costituzione. Se vogliamo dare concretezza all\u2019obiettivo della lotta al precariato permanente, dobbiamo discutere apertamente quale debba essere il nuovo equilibrio tra flessibilit\u00e0 e sicurezza nel nuovo contratto di lavoro; ma dobbiamo trovare un equilibrio che sia davvero applicabile a tutti i nuovi contratti che si stipuleranno d\u2019ora in poi.<br \/>\n<strong><br \/>\nNon ti pare che la difesa anche pregiudiziale dell\u2019articolo 18 da parte di molti rappresenti un\u2019adesione politica e ideale a una stagione politica, sindacale, sociale di alto valore, quasi una sorta di nostalgia, mentre oggi navighiamo spesso nel vuoto non solo delle ideologie ma anche delle idee?<\/strong><br \/>\nPer molti, a sinistra e a destra, l\u2019articolo 18 rappresenta il valore della sicurezza e il benessere dei lavoratori. \u00c8 un valore importantissimo: la civilt\u00e0 di una nazione si misura dalla sicurezza e dal benessere che essa sa garantire ai propri membri pi\u00f9 deboli. I problemi, su questo terreno, sono essenzialmente due. Il primo \u00e8 quello che ho detto: il nostro diritto del lavoro attuale, articolo 18 compreso, esclude met\u00e0 dei lavoratori.<\/p>\n<p><strong>E il secondo?<\/strong><br \/>\nImpedire alle aziende gli aggiustamenti necessari, la possibilit\u00e0 di ristrutturarsi, di aprirsi rapidamente all\u2019innovazione, finisce coll\u2019indebolirle, riducendo la sicurezza di tutti i loro dipendenti. Guardiamo all\u2019esperienza di Alitalia, di cui si \u00e8 impedita la ristrutturazione per tanti anni: forse che i suoi dipendenti oggi possono considerarsi sicuri?<br \/>\n<strong><br \/>\nDal sindacato al mondo degli industriali, che reazioni hai avuto alla tua decisione di aderire all\u2019invito di Veltroni?<\/strong><br \/>\nIn quest\u2019ultima settimana sto ricevendo dai 200 ai 300 messaggi al giorno di sostegno, in qualche caso anche in toni entusiastici, sia dall\u2019interno del movimento sindacale, dove ho conservato le mie radici (sono iscritto alla Cgil da 40 anni), sia da parte di tante altre persone che negli anni passati hanno letto i miei libri e i miei editoriali sul Corriere. Certo, ci sono anche molti che non condividono le mie idee; ma in ogni incontro in cui le spiego e ne discutiamo senza chiusure preconcette, alla fine mi sento dire: \u201cse si potesse fare davvero quel che proponi anche in Italia, sarei d\u2019accordo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec difficile confrontarsi e costruire progetti per il lavoro nel nostro Paese?<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 siamo poco abituati al dibattito pragmatico. Discutiamo sulla base di convinzioni pregiudiziali. Oggi le scienze sociali sono in grado di misurare con precisione gli effetti di ciascuna misura di politica del lavoro, sulla base delle esperienze che si fanno in tutto il mondo: chi e quanto ne trae vantaggio, chi e quanto ci perde, come lo si pu\u00f2 indennizzare. Dobbiamo imparare ad aprirci a questo metodo.<br \/>\n<strong><br \/>\nUn giudizio sulle politiche del lavoro dell\u2019ultimo governo Prodi?<\/strong><br \/>\nBuona l\u2019azione svolta dal ministro Damiano contro l\u2019abuso del precariato, mediante una applicazione rigorosa della legge Biagi: riconoscimento implicito dell\u2019errore grave di identificare in quella legge la causa del male. Ma mi sembra che sia mancata, invece, una strategia incisiva che andasse alla radice del problema. E che sia mancata anche una visione chiara dei difetti di funzionamento del sistema delle relazioni sindacali, che \u00e8 in grave affanno, e della strategia per risolverli.<br \/>\n<strong><br \/>\nIl 14 aprile il P.D. vince le elezioni. Da dove partire per gli interventi sul lavoro? Le priorit\u00e0&#8230;<\/strong><br \/>\nOltre a quello che abbiamo gi\u00e0 detto, occorre una iniziativa forte per far crescere stabilmente le retribuzioni: per questo \u00e8 necessario, oltre allo sgravio fiscale a cominciare dai salari pi\u00f9 bassi, aumentare la domanda di lavoro, imparando ad attirare in Italia il meglio dell\u2019imprenditoria mondiale; il che significa anche aprire il sistema all\u2019innovazione e dare pi\u00f9 spazio alla contrattazione aziendale, sia sulla struttura delle retribuzioni, sia sull\u2019organizzazione del lavoro. Solo dall\u2019innovazione pu\u00f2 derivare un aumento della produttivit\u00e0 del lavoro, che \u00e8 anch\u2019esso indispensabile per una crescita stabile delle retribuzioni.<br \/>\n<strong><br \/>\nIl 4 febbraio scorso il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ha annunciato l\u2019avvio di quattro esperimenti-pilota progettati dal Dipartimento universitario che tu dirigi, per il rilancio dell\u2019efficienza delle strutture regionali.<\/strong><br \/>\nEcco un altro punto importantissimo per il risanamento del nostro Paese. Qualche cosa di analogo dovrebbe incominciare a essere sperimentato in tutto il settore pubblico. Nelle nostre amministrazioni occorre diffondere e radicare la cultura della trasparenza totale, della valutazione, della misurazione, anche per poter retribuire meglio chi lavora bene e sanzionare chi non fa il proprio dovere, incominciando dai dirigenti. E bandire in modo drastico le interferenze indebite dei politici nell\u2019amministrazione.<br \/>\n<strong><br \/>\nQual \u00e8 il Paese in Europa a cui il P.D. dovrebbe ispirare le proprie politiche del lavoro e del welfare?<\/strong><br \/>\nIl programma del P.D. indica la direzione di marcia della \u201cmigliore flexicurity europea\u201d. I buoni modelli sono tanti. E l\u2019unico aspetto positivo dell\u2019essere un Paese arretrato sta nella possibilit\u00e0 di bruciare le tappe sfruttando le esperienze migliori dei Paesi pi\u00f9 avanzati. In un mio libro del 1996 e in un editoriale sul Corriere del 2000 indicavo come modello di flexicurity quello danese, dove i pi\u00f9 deboli sono infinitamente pi\u00f9 \u201csicuri\u201d di quanto sarebbero in Italia. Da allora sono in molti, anche nella vecchia sinistra, ad avere incominciato a studiare e apprezzare quel modello.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 chi dice che gli studiosi come te sono bravissimi a cogliere i ritardi e le resistenze del mondo sindacale e del lavoro, ma assai pi\u00f9 indulgenti quando si tratta di denunciare le responsabilit\u00e0 delle imprese. La Confindustria non \u00e8 un cenacolo di anime belle&#8230;<\/strong><br \/>\nPer quel che mi riguarda, non ho mai mancato di denunciare il conservatorismo dell\u2019apparato confindustriale: per esempio sulla questione della struttura centralizzata della contrattazione collettiva. Oppure il silenzio degli imprenditori nella battaglia contro il dualismo del nostro mercato del lavoro: solo in questi giorni, finalmente, la Confindustria, per bocca del suo direttore generale Beretta, ha manifestato un\u2019importante apertura sul discorso del \u201ccontratto unico\u201d a stabilit\u00e0 progressiva. Ma il sistema di relazioni industriali \u00e8 un gioco sistemico: i ritardi della Confindustria sono lo specchio dei ritardi del sindacato, e viceversa.<br \/>\n<strong><br \/>\nVivi ancora sotto scorta?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, ormai da sei anni. E la tensione creatasi intorno alla mia candidatura in questi giorni, per qualche uscita sconsiderata di esponenti della vecchia sinistra, al di l\u00e0 delle loro intenzioni, rende la scorta oggi pi\u00f9 necessaria pi\u00f9 di prima.<\/p>\n<p><strong>Sul Sole 24 Ore di ieri D\u2019Alema, pur parlando bene di te, ha detto per\u00f2 che una cosa \u00e8 fare lo studioso, il commentatore, altra cosa \u00e8 fare il politico.<\/strong><br \/>\nLa mia scommessa \u2013 che Walter Veltroni ha accettato integralmente \u2013 \u00e8 di riuscire a mantenere, pur nel ruolo di parlamentare, la stessa identica schiettezza e libert\u00e0 di giudizio su cui si \u00e8 costruita negli ultimi 25 anni la fiducia nei miei confronti di centinaia di migliaia di lettori, studenti, interlocutori di ogni genere. Conservare, anzi accrescere questa fiducia \u00e8 comunque la cosa a cui tengo di pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>Forse oggi \u00e8 proprio questa libert\u00e0 e limpidezza che la gente chiede alla politica; ed \u00e8 il motivo dell\u2019entusiasmo contagioso che la svolta del P.D. ha suscitato nel Paese.<\/strong><br \/>\nIo credo proprio che sia cos\u00ec. E se \u00e8 cos\u00ec, vuol dire che, almeno nel P.D., non c\u2019\u00e8 alcuna incompatibilit\u00e0 tra il ruolo dello studioso, dell\u2019osservatore critico, e quello del politico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intervista a Pietro Ichino a cura di Rinaldo Gianola Pubblicata su l\u2019Unit\u00e0 del 25 febbraio 2008<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3,9],"tags":[],"class_list":["post-20","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-vedi-tutti-gli-argomenti","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}