
{"id":20131,"date":"2012-03-13T21:34:33","date_gmt":"2012-03-13T20:34:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20131"},"modified":"2012-03-13T21:38:10","modified_gmt":"2012-03-13T20:38:10","slug":"roulette-russa-dei-giudizi-3-il-dibattito-con-magistratura-democratica-prosegue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20131","title":{"rendered":"ROULETTE RUSSA DEI GIUDIZI &#8211; 3 &#8211; IL DIBATTITO CON MAGISTRATURA DEMOCRATICA PROSEGUE"},"content":{"rendered":"<p><em>Lettera di Margherita Leone (Presidente della Sezione lavoro Tribunale di Roma) e Amelia Torrice\u00a0(Presidente della Sezione lavoro \u00a0della Corte di Appello di Roma), pubblicata su <\/em><a title=\"Leone - Torrice\" href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/pagina1002934.html\" target=\"_blank\">Lavoce.info<\/a>\u00a0<em>il\u00a012 marzo 2012, a seguito dell\u2019<a title=\"Ichino - Pinotti\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19925\" target=\"_blank\">articolo di Andrea Ichino e Paolo Pinotti pubblicato sul <\/a><\/em><a title=\"Ichino - Pinotti\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19925\" target=\"_blank\">Corriere della Sera<\/a> <em>del 3 marzo 2012 \u2013 Segue <strong>la replica degli stessi Andrea Ichino e Paolo Pinotti <\/strong>\u2013 Allo stesso articolo hanno risposto anche <a title=\"Pietro Martello\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20043\" target=\"_blank\">Pietro Martello con lettera pubblicata sul <\/a><\/em><a title=\"Pietro Martello\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20043\" target=\"_blank\">Corriere della Sera <\/a><em>il 7 marzo 2012, <a title=\"Ponterio - Riverso\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20038\" target=\"_blank\">Carla Ponterio e Roberto Riverso con lettera pubblicata su<\/a><\/em><a title=\"Ponterio - Riverso\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20038\" target=\"_blank\"> Lavoce.info<\/a> <em>il 6 marzo 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA LETTERA DI MARGHERITA LEONE E AMELIA TORRICE<br \/>\n<\/strong><\/span>L\u2019articolo dei prof\u00a0 A. Ichino e P. Pinotti, apparso nei giorni scorsi sul <em>Corriere della sera <\/em>e su <em>Lavoce. Info<\/em>, ci impone di intervenire nel dibattito che ne\u00a0\u00e8 seguito, \u00a0perch\u00e8 con Andrea Ichino, Nicola Persico e Decio Coviello abbiamo lavorato insieme, per circa due anni, allo studio (da parte dei professori), dei dati delle cause di lavoro del Tribunale e della Corte di appello di Roma, ed alla applicazione\u00a0(da parte nostra) nelle udienze, dei metodi, dei criteri e delle \u201cregole\u201d desumibili dalle analisi svolte.<br \/>\nI dati di base \u00a0sono stati messi a disposizione dei Professori dai Presidenti della Corte di Appello di Roma e del Tribunale di Roma, nell\u2019ambito di un progetto di approfondimento \u00a0promosso e seguito dall\u2019Ufficio della Formazione decentrata di Roma, e diretto a studiare le modalit\u00e0 organizzative del giudice del lavoro, al fine di realizzare tempi processuali pi\u00f9 veloci, con conseguenti ricadute sul numero delle controversie esaurite e sulla qualit\u00e0 delle decisioni.<br \/>\nLe sperimentazioni svolte nei due uffici hanno coinvolto\u00a06 magistrati in Corte di Appello e 12 in Tribunale; \u00a0in Corte di Appello la sperimentazione si \u00e8 sostanzialmente conclusa e sono in corso di studio \u00a0i suoi risultati, mentre presso il Tribunale \u00e8 ancora in corso.<br \/>\nNon possiamo ancora offrire dati certi, ma \u00e8 certa, per noi, la validit\u00e0\u00a0della scelta di\u00a0collaborazione e di confronto con professionalit\u00e0 differenti rispetto a quella del magistrato che possono offrire prospettive e metodi della organizzazione del lavoro, utili per migliorare la qualit\u00e0 del\u00a0\u00a0servizio che la giustizia del lavoro \u00e8 chiamata ad assicurare.<br \/>\nEntrando nel merito dell\u2019articolo, al di l\u00e0 delle valutazioni\u00a0sulla incandescente materia dell\u2019art. 18 dello Statuto dei Lavoratori sulle quali non vogliamo soffermarci, riteniamo necessario evidenziare che ci sembra profondamente sbagliato, sotto il profilo sia del metodo che del merito, rappresentare all\u2019opinione pubblica una analisi fondata su un campione di cause (ridotto), delle quali non si conosce altro che l\u2019oggetto (licenziamento) e la decisione finale.<br \/>\nConsapevoli del fatto che elaborazioni effettuate secondo prospettive economiche rispondono a regole di misurazione e di valutazione proprie della disciplina, a nostro modo di vedere l\u2019analisi e le conclusioni esposte nell\u2019articolo del Prof. A. Ichino trascurano importanti elementi qualitativi che caratterizzano le diverse decisioni in materia di licenziamento.<br \/>\nNon ci sembra\u00a0utile, infatti,\u00a0una analisi che su questa delicata materia si fonda su\u00a0\u201ccasi simili\u201d, sottoposti a giudici diversi e ne mette in evidenza solo il differente \u201cdecisum\u201d ed il differente tempo di definizione \u00a0in relazione alla diversit\u00e0 del giudice \u00a0ma\u00a0 omette di approfondire i fatti,\u00a0 le circostanze controverse, le regole processuali e sostanziali applicate.<br \/>\nTrascurando questi elementi si perde la variet\u00e0 della fenomenologia processuale e cos\u00ec quasi tutte le case di licenziamento possono risultare \u201csimili\u201d (sarebbe come dire che \u201c di notte tutti gatti sono neri\u201d).<br \/>\nUlteriore puntualizzazione merita la tesi del prof. Ichino sui diversi \u201capprocci\u201d del giudice rispetto alla decisione da assumere, dubbi che lo portano a paragonare il processo ad una <em>roulette<\/em> russa.<br \/>\nNon intendiamo negare il problema degli orientamenti e dei disorientamenti\u00a0 giurisprudenziali che spesso vengono percepiti come \u201cirragionevoli\u201d all\u2019esterno. Tutto questo\u00a0\u00e8 noto, \u00e8 studiato ed \u00e8 anche considerato dal nostro ordinamento giudiziario che impone riunioni per il\u00a0 confronto e per la riflessione tra i magistrati, \u00a0nella prospettiva della formazione di orientamenti comuni, condivisi, ovvero per evitare disorientamenti inconsapevoli. D\u2019altra parte, la funzione della nomofilachia attribuita alla Corte di Cassazione d\u00e0 per scontata la possibilit\u00e0 di orientamenti giurisprudenziali difformi.<br \/>\nAl prof Ichino va per\u00f2 ricordato che i contrasti\u00a0 \u00a0giurisprudenziali, sono anche \u00a0ragione della costruzione costituzionale della giurisdizione come potere diffuso. Quei contrasti sono stati \u00a0il motore della affermazione di importanti principi di diritto; hanno consentito l\u2019emersione di nuovi interessi successivamente \u00a0riconosciuti \u00a0nel nostro ordinamento giuridico ed anche nel diritto eurounitario. Il catalogo dei diritti presenti nella Carta di Nizza e\u00a0 la lettura che di essi fa la Corte di Giustizia, deve molto alle evoluzioni ed alle contrastanti applicazioni ed interpretazioni del diritto da parte dei giudici nazionali.<br \/>\nAbbiamo imparato molte cose lavorando insieme ai \u00a0professori-economisti.<br \/>\nSperavamo di essere state capaci, nel corso della nostra collaborazione e dello studio di dati e regole processuali, di spiegare che la realt\u00e0 del processo e della \u00a0giurisdizione \u00e8 molto articolata e complessa, e che da tale complessit\u00e0 non pu\u00f2 prescindere una analisi\u00a0 rigorosa che si ponga un obiettivo di reale utilit\u00e0.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">KK<br \/>\n<\/span><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA REPLICA DI ANDREA ICHINO E PAOLO PINOTTI<br \/>\n<\/strong><\/span>Ringraziamo la Dr. Margherita Leone e la Dr. Amelia Torrice per il loro importante contributo al dibattito originato dal nostri articoli sul <em>Corriere<\/em> e su <em>Lavoce.info<\/em>.\u00a0Stiamo imparando moltissimo da questo dibattito grazie ai magistrati che vi stanno partecipando, dedicandovi tempo prezioso. Siamo molto grati a loro e speriamo che questo dibattito possa essere loro utile come lo \u00e8 a noi economisti. Certamente non per avere l\u2019ultima parola, ma solo per continuare questa fertile interazione interdisciplinare, proponiamo le riflessioni che il commento di Leone e Torrice ci hanno suggerito.<br \/>\nRidurre la <strong>variabilit\u00e0 dei tempi di decisione<\/strong> dei giudici di una stessa sede attraverso la concentrazione del processo e una migliore organizzazione dell\u2019agenda delle udienze, \u00e8 l\u2019obiettivo primario delle sperimentazioni (alle quali Andrea Ichino lavora insieme a Nicola Persico e Decio Coviello) iniziate presso la Corte d\u2019Appello e il Tribunale di Roma grazie all\u2019eccezionale impegno e disponibilit\u00e0 a mettersi in gioco di alcuni magistrati romani, tra cui in particolare le\u00a0dottoresse Leone e Torrice.\u00a0 La durata media dei processi di un ufficio, infatti si pu\u00f2 ridurre soprattutto diminuendo le durate di maggiore entit\u00e0 dei singoli magistrati. Quindi, in questo caso, ridurre la variabilit\u00e0 significa anche ridurre la durata media dei processi.<br \/>\nIn qualsiasi campo dell\u2019attivit\u00e0 umana individui diversi si comportano in modi diversi. Perch\u00e9 allora porre il problema per i giudici? Normalmente, \u00e8 difficile misurare quanto della variabilit\u00e0 osservata nei risultati dipenda dalla variabilit\u00e0 dei comportamenti individuali o dalla variabilit\u00e0 dei compiti a assegnati agli individui. Nel caso dei giudici di una stessa sede, per\u00f2, i processi sono essenzialmente assegnati a sorte proprio per assicurare il rispetto dell\u2019art. 25 della Costituzione. Per la Legge dei Grandi Numeri, questo implica che gli insiemi di casi assegnati a giudici diversi siano \u201csimili\u201d, ma non nel senso che \u201cdi notte tutti i gatti sono neri\u201d.<br \/>\nSupponiamo di avere un processo \u201cTesta\u201d e un processo \u201cCroce\u201d e di assegnarne il primo a Ichino e il secondo a Pinotti: essi quindi dovranno lavorare su processi diversi tra loro, che potrebbero evidentemente originare, in modo del tutto giustificato, tempi di decisione ineguali.\u00a0 Supponiamo invece di avere 100 processi ciascuno dei quali possa essere &#8211; con pari probabilit\u00e0 &#8211; di tipo \u201cTesta\u201d o di tipo \u201cCroce\u201d. Se ne assegnamo \u201ca caso\u201d 50 a Ichino e 50 a Pinotti, ciascuno di loro avr\u00e0 circa 25 processi \u201cTesta\u201d e 25 processi \u201cCroce\u201d. Quindi, anche se i processi continuano ad essere distinti in due categorie (i gatti possono essere bianchi o neri), Ichino e Pinotti hanno complessivamente una quantit\u00e0 e qualit\u00e0 di lavoro comparabili. Se i loro tempi di decisione differiscono, il motivo non pu\u00f2 essere il carico di lavoro, ma solo il loro modo di lavorare. Nulla cambia in questo ragionamento se i processi, invece di essere \u201cmonete a due facce\u201d sono \u201cdadi a 6, 12, 24 o N facce\u201d.<br \/>\nDal punto di vista del cittadino che va in giudizio, questa situazione genera una variabilit\u00e0 casuale di risultati analoga a quella del paziente che venga assegnato a caso al medico di un pronto soccorso o a quella dello studente che non possa scegliere il docente da cui imparare.\u00a0Qualsiasi organizzazione, per\u00f2 mira a ridurre queste variabilit\u00e0, proprio perch\u00e8 costose per il cittadino, se il cittadino non pu\u00f2 scegliere da chi farsi servire.<br \/>\nCome gi\u00e0 detto, le sperimentazioni in corso a Roma hanno proprio come obiettivo di ridurre la variabilit\u00e0 nei tempi cercando di trovare, insieme ai giudici, i modi organizzativi pi\u00f9 efficaci per diminuire soprattutto le durate pi\u00f9 lunghe, dato ovviamente non si pu\u00f2 comprimere ci\u00f2 che invece \u00e8 gi\u00e0 ai minimi possibili.<br \/>\n<strong>Per quel che riguarda invece la variabilit\u00e0 delle decisioni<\/strong>, le Dr. Leone e Torrice ci ricordano che i magistrati gi\u00e0 mettono in campo strategie finalizzate alla \u201cformazione di orientamenti comuni, condivisi\u201d e che comunque la Cassazione (seppure in tempi ancor pi\u00f9 lunghi) dovrebbe assicurare l\u2019uniformit\u00e0 dei risultati finali a parit\u00e0 di fattispecie. Ne prendiamo atto: ecco un esempio di quello che anche noi stiamo imparando da questa eccezionale interazione tra discipline.<br \/>\nMa, almeno per quel che riguarda i licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, esiste anche un altro modo di risolvere il problema. Ed \u00e8 quello di non ricorrere al magistrato per queste controversie e di istituire, invece, un filtro automatico, costituito da un costo per l\u2019impresa pari alla perdita futura la cui previsione si ritiene possa giustificare il licenziamento, lasciando al giudice il solo controllo \u2013 questo si davvero insostituuibile &#8211; circa l\u2019eventuale motivo occulto discriminatorio o comunque illecito. La valutazione dell\u2019esistenza di un giustificato motivo oggettivo \u00e8 paradossalmente &#8230; molto soggettiva, e certamente non dipendente da sofisticate valutazioni di tipo giuridico, dato che la legge non dice proprio nulla su che cosa sia un giustificato motivo oggettivo di licenziamento. Ossia non dice: \u201cse la perdita attesa dall\u2019impresa per la prosecuzione del singolo rapporto \u00e8 X allora il licenziamento \u00e8 giustificato, mentre se \u00e8 meno di X \u00e8 ingiustificato\u201d. La perdita X sar\u00e0 giudicata sufficiente per il licenziamento da qualche giudice e insufficiente da altri (per non dire della ineliminabile aleatoriet\u00e0 di qualsiasi \u201caccertamento\u201d \u2013 che in realt\u00e0 sarebbe una valutazione \u201cprognostica\u201d,\u00a0 avente per oggetto un evento futuro: la perdita attesa, appunto).<br \/>\nIn questi casi, dunque, la variabilit\u00e0 di decisioni \u00e8 inevitabile, essendo dovuta all\u2019oggetto stesso della decisione. Almeno per questi casi ci sembra che valga la pena di riflettere sull\u2019opportunit\u00e0 di sostituire il ricorso al giudice con altri strumenti, come quelli peraltro in uso normalmente in altri paesi: i cosiddetti \u201csevereance payments\u201d. Ossia trasferimenti monetari, elevati a discrezione del legislatore, che l\u2019impresa deve effettuare a vantaggio del lavoratore per poter sciogliere il rapporto evitando una controversia giudiziale.<br \/>\nNon siamo sicuri che questo metodo sia preferibile, ma suggeriamo ai magistrati e al legislatore che, almeno per i casi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo possa essere preso in seria considerazione come ipotesi da valutare. Se non altro perch\u00e9 cos\u00ed accade in molti altri paesi. E nella valutazione circa i pro e i contro di questa soluzione rispetto alla disciplina attuale della materia ci sembra che sia indispensabile l\u2019evidenza fornita da ricerche come quella resa possibile dalla disponibilit\u00e0 dei dati sul funzionamento degli uffici giudiziari.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">KKK<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><br \/>\n<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera di Margherita Leone (Presidente della Sezione lavoro Tribunale di Roma) e Amelia Torrice\u00a0(Presidente della Sezione lavoro \u00a0della Corte di Appello di Roma), pubblicata su Lavoce.info\u00a0il\u00a012 marzo 2012, a seguito dell\u2019articolo di Andrea Ichino e Paolo Pinotti pubblicato sul Corriere della Sera del 3 marzo 2012 \u2013 Segue la replica degli stessi Andrea Ichino e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[40,9],"tags":[],"class_list":["post-20131","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-giustizia","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20131","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20131"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20131\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20131"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20131"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20131"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}