
{"id":20497,"date":"2012-04-01T22:59:19","date_gmt":"2012-04-01T21:59:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20497"},"modified":"2012-04-04T18:03:56","modified_gmt":"2012-04-04T17:03:56","slug":"la-sorpresa-del-lavoro-che-non-si-vede-ma-ce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20497","title":{"rendered":"LA SORPRESA DEL LAVORO CHE NON SI VEDE MA C&#8217;\u00c8"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">ABBIAMO UNA PERCEZIONE DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO COME DI UN BUCO NERO, DI UNA TRAPPOLA INFERNALE; MA OGNI ANNO, IN TUTTA LA PENISOLA, SI STIPULANO MILIONI DI CONTRATTI DI LAVORO &#8211; OCCORRE CHIEDERSI PERCH\u00c8 QUESTE OCCASIONI DI OCCUPAZIONE RESTINO INACCESSIBILI<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\">Prima puntata di un&#8217;inchiesta, pubblicata sul <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\">Corriere della Sera<\/span><em><span style=\"color: #000000;\">\u00a0il 1\u00b0 aprile 2012 &#8211; V. anche la seconda puntata, pubblicata il 2 aprile: <\/span><\/em><a title=\"Articolo sul Corriere della Sera, 2.4.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20504\" target=\"_blank\"><span style=\"color: #000000;\">Due giacimenti occupazionali cui d<\/span><span style=\"color: #000000;\">obbiamo imparare ad attingere<\/span><\/a><em><span style=\"color: #000000;\">; e la terza, pubblicata il 3 aprile: <\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><a title=\"Articolo sul Corriere della Sera, 3.4.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20529\" target=\"_blank\">Come aprire il mondo chiuso del lavoro<\/a> \u2013 <em>Sui temi di questa inchiesta v. anche il fondo di Ernesto Galli Della Loggia sul <\/em>Corriere della Sera <em>del 4 aprile: <\/em><a title=\"Le verit\u00e0 nascoste\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20562\" target=\"_blank\">Le verit\u00e0 nascoste sul mercato del lavoro<\/a><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0<a title=\"La mappa dei contratti\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/La-mappa-dei-contratti.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0<a title=\"La mappa dei contratti\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/La-mappa-dei-contratti.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il grafico relativo all&#8217;inchiesta\u00a0in versione pdf\u00a0<\/a>\u00a0<\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Monti e Fornero hanno dalla loro un argomento fortissimo: il progetto di riforma che il governo sta per presentare in Parlamento allinea il nostro diritto del lavoro a quello degli altri Paesi europei. Ma a questo argomento gli italiani che difendono l\u2019articolo 18 ne contrappongono uno altrettanto forte: l\u2019Italia non \u00e8 come gli altri Paesi europei, perch\u00e9 da noi il lavoro manca; chi lo perde ha una enorme difficolt\u00e0 a ritrovarlo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ora, la difficolt\u00e0 a ritrovarlo \u2013 e ancor pi\u00f9 a trovarlo per la prima volta \u2011, in Italia, \u00e8 indiscutibile; e ne vedremo i motivi specifici nella prossima puntata di questa inchiesta. Ma di lavoro da noi ce n\u2019\u00e8 molto pi\u00f9 di quanto si pensi, anche in questo periodo di vacche magre (e potrebbe essercene ancor di pi\u00f9 se fossimo capaci di abbattere il diaframma che separa domanda e offerta di manodopera: sar\u00e0 questo il tema della terza puntata).<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 La tabella qui sotto mostra il numero dei contratti di lavoro dipendente che sono stati stipulati nel corso del 2010 in ciascuna delle nove regioni che sono in grado di fornire questo dato. Un numero sorprendentemente alto: nell\u2019occhio del ciclone della crisi pi\u00f9 grave dell\u2019ultimo secolo, queste regioni hanno fatto registrare in un anno circa quattro milioni di contratti di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Piemonte\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 507.833<\/strong><br \/>\n<strong>Lombardia\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 1.283.291<\/strong><br \/>\n<strong>Liguria\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 189.819<\/strong><br \/>\n<strong>Trentino A.A.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0250.369<\/strong><br \/>\n<strong>Veneto\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0625.850<\/strong><br \/>\n<strong>Friuli V. Giulia\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0128.757<\/strong><br \/>\n<strong>Emilia Romagna\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0703.866<\/strong><br \/>\n<strong>Marche\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0206.067<\/strong><br \/>\n<strong>Umbria\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0107.449<br \/>\n<\/strong><em>dati relativi al 2010, forniti dagli Osservatori regionali del lavoro <\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Vero \u00e8 che, se si disaggregano questi dati, ne risulta meno di un milione di contratti a tempo indeterminato. Ma anche solo questo \u00e8 un bel numero, se si considera che le persone rimaste nello stesso periodo senza il posto per crisi occupazionali aziendali si misurano con uno o due zeri di meno. Per esempio: in Veneto, tra l\u2019ottobre 2010 e il settembre 2011, gli assunti a tempo indeterminato sono stati 145.600. Nel corso del 2011, coloro che hanno perso il posto per licenziamenti collettivi sono stati 11.807; e per licenziamenti individuali (quasi tutti in imprese sotto i 16 dipendenti) 22.671. Dunque: nella stessa regione, pur in un periodo di grave crisi, per ogni licenziato sono stati stipulati quattro contratti a tempo indeterminato.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ancora nel Veneto \u2013 la regione che fornisce i dati pi\u00f9 aggiornati, completi e analitici \u2013 risulta che negli ultimi anni quattro persone su dieci che hanno perso il posto lo hanno ritrovato in tre mesi, otto su dieci lo hanno ritrovato entro un anno. \u00c8 all\u2019incirca la stessa cosa che emerge, da una ricerca della Banca d\u2019Italia su dati Inps per il periodo 1998-2005, in riferimento all\u2019intero territorio nazionale: anche da quei dati, sorprendentemente, risulta che otto italiani su dieci ritrovavano il lavoro entro un anno da quando lo avevano perso. La differenza, fra prima e dopo lo scoppio della grande crisi, \u00e8 che appare molto peggiorato il rapporto tra assunzioni a tempo indeterminato e a termine, o comunque con contratti precari.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Se le cose stanno cos\u00ec, come si giustifica il fatto che diamo normalmente per scontata la prospettiva di anni e anni di cassa integrazione per chi perde il posto? Per esempio: in quello stesso Veneto nel quale sono stati stipulati 145.000 contratti a tempo indeterminato nel corso dell\u2019ultimo anno, ci sono due aziende \u2013 la Iar Siltel di Bassano del Grappa e la Finmek di Padova \u2011 dove poche centinaia di lavoratori sono in cassa integrazione da sette anni. Non \u00e8 forse questo il segno di un modo profondamente sbagliato di affrontare il problema della perdita del posto di lavoro nel nostro Paese?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Sento gi\u00e0 l\u2019obiezione: questi sono dati riguardanti il centro-nord, ma nel Mezzogiorno le cose vanno in modo molto diverso. \u00c8 vero; ma al sud le cose vanno in modo meno diverso di quanto si pensi. La tabella che segue ci fornisce il dato complessivo dei rapporti di lavoro attivati al nord, al centro e al sud.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>NUOVI CONTRATTI DI LAVORO IN ITALIA <\/strong><\/p>\n<table border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\" width=\"690\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\"><strong>\u00a0<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\"><strong>NORD<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\"><strong>CENTRO<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"157\" valign=\"top\"><strong>SUD<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\"><strong>2010<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\">4.128.632<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\">2.430.977<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"157\" valign=\"top\">3.573.730<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\"><strong>1\u00b0 sem. 2011<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\">2.173.577<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"178\" valign=\"top\">1.272.194<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"157\" valign=\"top\">1.878.542<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><em>Fonte: Min. Lav., Sistema informativo delle Comunicazioni Obbligatorie<\/em><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Anche al Sud, dunque, le occasioni di lavoro ci sono. Certo, ne occorrono di pi\u00f9, perch\u00e9 anche cos\u00ec il tasso complessivo di occupazione in Italia \u00e8 troppo basso, e poi perch\u00e9 se aumenta la domanda aumentano le retribuzioni e la forza contrattuale dei lavoratori; ma gi\u00e0 oggi i nuovi contratti si contano a milioni ogni anno. La ricerca del posto dovrebbe apparirci all\u2019incirca come un succedersi di gare di dieci concorrenti per nove posti. Perch\u00e9 invece percepiamo il nostro mercato del lavoro \u2013 e soprattutto di quello meridionale \u2011 come un grande \u201cbuco nero\u201d, una trappola infernale dalla quale tenersi il pi\u00f9 possibile alla larga? Come si spiega che, con tutti questi contratti di lavoro stipulati ogni anno, sia effettivamente cos\u00ec difficile per i disoccupati trovare un posto nel tessuto produttivo italiano?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cercheremo di rispondere a questa domanda nella prossima puntata, mettendo a fuoco il muro \u2013 pi\u00f9 alto e pi\u00f9 spesso rispetto ai Paesi del centro e nord-Europa \u2013 che da noi separa la domanda dall\u2019offerta di lavoro. Qui c\u2019\u00e8 ancora spazio per un\u2019osservazione: dalla riforma costituzionale del 2001, le nostre Regioni hanno una competenza legislativa e amministrativa piena in materia di servizi al mercato del lavoro e tutte ovviamente spendono risorse rilevanti per questo capitolo di bilancio; ma, dal Lazio in gi\u00f9, nessuna delle nostre Regioni \u00e8 in grado di fornire neppure il numero dei contratti di lavoro stipulati sul proprio territorio. Per non dire di tutti gli altri dati disaggregati che sarebbero indispensabili per governare efficacemente l\u2019incontro fra domanda e offerta. Se esse stesse non conoscono nulla del proprio mercato del lavoro, come possono farlo conoscere ai lavoratori che ne avrebbero bisogno?<\/p>\n<p><em>(1 &#8211; continua)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ABBIAMO UNA PERCEZIONE DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO COME DI UN BUCO NERO, DI UNA TRAPPOLA INFERNALE; MA OGNI ANNO, IN TUTTA LA PENISOLA, SI STIPULANO MILIONI DI CONTRATTI DI LAVORO &#8211; OCCORRE CHIEDERSI PERCH\u00c8 QUESTE OCCASIONI DI OCCUPAZIONE RESTINO INACCESSIBILI Prima puntata di un&#8217;inchiesta, pubblicata sul Corriere della Sera\u00a0il 1\u00b0 aprile 2012 &#8211; V. 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