
{"id":20529,"date":"2012-04-02T22:33:48","date_gmt":"2012-04-02T21:33:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20529"},"modified":"2012-04-04T18:24:31","modified_gmt":"2012-04-04T17:24:31","slug":"la-cittadella-del-lavoro-inaccessibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20529","title":{"rendered":"COME APRIRE IL MONDO CHIUSO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ITALIA SI CARATTERIZZA NEL PANORAMA INTERNAZIONALE COME IL PAESE DOVE \u00c8 PI\u00d9 DIFFICILE TANTO IL PASSAGGIO DALLA POSIZIONE DI OCCUPATO A QUELLA DI DISOCCUPATO, QUANTO IL PASSAGGIO INVERSO: UN EQUILIBRIO CHE GENERA INIQUIT\u00c0 E INEFFICIENZE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><em>Terza puntata di un&#8217;inchiesta pubblicata sul <\/em>Corriere della Sera,\u00a0<em>3 aprile 2012 &#8211; \u00c8 <\/em>on line <em>anche la prima puntata:\u00a0<em><a title=\"Articolo sul Corriere della Sera, 1\u00b0.4.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20497\" target=\"_blank\">La sorpresa del lavoro che non si vede ma c&#8217;\u00e8<\/a><\/em>, uscita sul <em>Corriere della Sera<\/em> il 1\u00b0 aprile, e la seconda uscita il 2 aprile: <em><a title=\"Articolo sul Corriere della Sera, 2.4.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20504\" target=\"_blank\">Due giacimenti occupazionali cui dobbiamo imparare ad attingere<\/a> \u2013 Sui temi di questa inchiesta v. anche il fondo di Ernesto Galli Della Loggia sul <\/em><\/em>Corriere della Sera <em><em>del 4 aprile: <\/em><\/em><a title=\"Le verit\u00e0 nascoste\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20562\" target=\"_blank\">Le verit\u00e0 nascoste sul mercato del lavoro<\/a><\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0<a title=\"occupazione\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/occupazione.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a>\u00a0<a title=\"Occupazione\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/occupazione.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il grafico dell&#8217;inchiesta in formato pdf<\/a><\/p>\n<p>\u00a0\u00a0 Se in Italia si stipulano ogni anno milioni di contratti di lavoro, e potremmo avere occasioni di occupazione ancora pi\u00f9 numerose sfruttando meglio i \u201cgiacimenti\u201d oggi inutilizzati (come abbiamo visto nelle due puntate precedenti di questa inchiesta), perch\u00e9 gli italiani hanno tanta paura di questo mercato del lavoro e cercano di tenersene alla larga pi\u00f9 di quanto accada nella maggior parte degli altri Paesi industrializzati? E perch\u00e9 la disoccupazione resta cos\u00ec alta e, mediamente, di cos\u00ec lunga durata?<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una risposta alla prima domanda \u00e8 che quattro quinti degli occupati hanno un contratto a tempo indeterminato, mentre per i nuovi contratti che si stipulano il rapporto si inverte: quattro quinti, o gi\u00f9 di l\u00ec, sono a termine. Gli occupati dunque temono, passando da un\u2019azienda a un\u2019altra, di peggiorare la propria condizione di sicurezza. Per aumentare la mobilit\u00e0 dei lavoratori occorre far s\u00ec che il contratto a tempo indeterminato torni a essere la forma normale di assunzione. E per questo \u00e8 indispensabile rendere l\u2019assunzione a tempo indeterminato pi\u00f9 appetibile per le imprese, allentando almeno un poco i vincoli oggi fortissimi allo scioglimento del rapporto per motivi economici od organizzativi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Una risposta alla seconda domanda \u00e8 data dalla figura 1 (riferita al 2008; ma il quadro complessivo, per questo aspetto, non \u00e8 cambiato). Qui\u00a0i principali Paesi occidentali industrializzati si dispongono su di una diagonale, che mostra la correlazione esistente tra facilit\u00e0 di uscita e facilit\u00e0 di entrata nel tessuto produttivo. In altre parole: dove \u00e8 pi\u00f9 facile passare dallo stato di occupato a quello di disoccupato, \u00e8 anche pi\u00f9 facile compiere il passaggio inverso. Cos\u00ec, per esempio, vediamo in alto a destra gli Usa, dove pi\u00f9 di tre occupati e mezzo su cento ogni mese sperimentano la disoccupazione (un dato impressionante: vuol dire che questo accade a 40 occupati su cento ogni anno!), ma dove dalla disoccupazione si esce con grande facilit\u00e0: ogni mese sei disoccupati su dieci trovano una occupazione. Questo spiega perch\u00e9 la durata media dei periodi di disoccupazione negli Usa sia relativamente breve, a confronto con il resto del mondo.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 All\u2019estremo opposto troviamo l\u2019Italia. Qui ogni mese meno di 0,5 lavoratori attivi su cento sperimentano il passaggio alla disoccupazione, ma per converso nello stesso mese meno di 5 disoccupati su cento trovano lavoro. Ne risulta l\u2019immagine di un Paese nel quale il tessuto produttivo \u00e8 come una cittadella fortificata, da cui chi \u00e8 dentro difficilmente esce, ma in cui chi \u00e8 fuori difficilmente riesce a entrare.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Molto vicina all\u2019Italia, in questa diagonale, troviamo la Germania: essa infatti \u00e8 ben conosciuta come il Paese con il mercato del lavoro pi\u00f9 rigido dopo quello italiano (con la differenza, per\u00f2, di un\u2019economia complessivamente molto pi\u00f9 forte e capace di autofinanziarsi). Proseguendo lungo la diagonale verso l\u2019alto, in una zona intermedia troviamo i Paesi scandinavi: quelli dove pi\u00f9 che in qualsiasi altra regione del mondo si sperimenta la coniugazione di una buona flessibilit\u00e0 delle strutture produttive con una forte sicurezza economica e professionale del lavoratore. Qui ogni mese fra i 30 e i 40 disoccupati ogni 100 ritrovano l\u2019occupazione; e se si considera che in quei Paesi il sistema garantisce loro un robusto e universale sostegno del reddito nei periodi (mediamente brevi) di disoccupazione, si comprende perch\u00e9 essi accettino un regime di relativa facilit\u00e0 del licenziamento per motivi economici od organizzativi.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Quello che il governo Monti si propone \u00e8 di incominciare a spostare il nostro Paese lungo questa diagonale, in direzione del modello nord-europeo. Questo spostamento \u00e8 necessario innanzitutto per evitare che la disoccupazione in Italia assuma il carattere di una terribile piaga sociale, costituendo \u2013 come accade oggi \u2011 una forma di esclusione permanente dal tessuto produttivo. Ma \u00e8 necessario anche per evitare che l\u2019abnorme difficolt\u00e0 di ingresso nel tessuto produttivo ritardi in modo patologico l\u2019emancipazione economica dei giovani dalla famiglia di origine e scoraggi milioni di italiani adulti \u2013 soprattutto donne \u2013 dall\u2019attivarsi per trovare un lavoro retribuito. Per farsi un\u2019idea del problema, basti considerare che, se le cose nel nostro mercato del lavoro funzionassero come in Gran Bretagna \u2011 Paese simile al nostro per dimensioni e per ricchezza \u2011, avremmo circa cinque milioni di italiani in pi\u00f9 occupati, di cui quattro quinti donne.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Per la realizzazione di questo progetto, che risponde anche a quanto ci propone l\u2019Unione Europea (molto preoccupata per il livello davvero troppo basso dei nostri tassi di occupazione generale, femminile e giovanile: v. il la tabella qui sotto), non bastano la riforma dei licenziamenti e l\u2019istituzione dell\u2019assicurazione universale contro la disoccupazione, contenute nel progetto Fornero. Occorre anche un servizio efficiente e capillare di orientamento scolastico e professionale capace di raggiungere ogni adolescente all\u2019uscita di qualsiasi ciclo scolastico, per fornirgli le informazioni indispensabili per orientare le proprie scelte, che oggi mancano drammaticamente ai nostri ragazzi. Occorre promuovere la domanda e l\u2019offerta di lavoro femminilecon gli incentivi fiscali e i servizi alle famiglie. Ma occorre, soprattutto, un mutamento della concezione del posto di lavoro nella nostra cultura dominante.<\/p>\n<table border=\"1\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"94\" valign=\"top\"><strong>Tassi di occupazione<\/strong><\/td>\n<td width=\"79\" valign=\"top\"><strong>Italia<\/strong><\/td>\n<td width=\"80\" valign=\"top\"><strong>Francia<\/strong><\/td>\n<td width=\"81\" valign=\"top\"><strong>Germania<\/strong><\/td>\n<td width=\"85\" valign=\"top\"><strong>Danimarca<\/strong><\/td>\n<td width=\"80\" valign=\"top\"><strong>Svezia<\/strong><\/td>\n<td width=\"79\" valign=\"top\"><strong>UK<\/strong><\/td>\n<td width=\"79\" valign=\"top\"><strong>USA<\/strong><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\" valign=\"top\"><strong>\u00a0Femminile<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a046.1<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a059.9<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"81\" valign=\"top\">\u00a066.1<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"85\" valign=\"top\">\u00a071.1<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a070.3<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a065.3<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a062.4<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: left;\" width=\"94\" valign=\"top\">\u00a0<strong>Under 25<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a020.5<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a030.8<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"81\" valign=\"top\">\u00a046.8<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"85\" valign=\"top\">\u00a058.1<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a038.5<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a050.9<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a045.0<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td width=\"94\" valign=\"top\">\u00a0<strong>Totale<\/strong><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a056.9<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a064.0<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"81\" valign=\"top\">\u00a071.2<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"85\" valign=\"top\">\u00a073.4<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"80\" valign=\"top\">\u00a072.7<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a070.3<\/td>\n<td style=\"text-align: center;\" width=\"79\" valign=\"top\">\u00a066.7<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Oggi, in Italia, predomina una concezione \u201cproprietaria\u201d, per la quale il posto si pu\u00f2 perdere soltanto a seguito di una colpa molto grave, oppure del fallimento dell\u2019impresa. Finch\u00e9 questa sar\u00e0 la concezione dominante, e a questa corrisponder\u00e0 la struttura giuridica del rapporto di lavoro e l\u2019orientamento dei giudici, sar\u00e0 sempre difficile, nel nostro Paese, conquistarsi un lavoro non precario. Anche perch\u00e9 molte delle nostre imprese tenderanno a limitare al minimo indispensabile i \u201ccondomini\u201d in casa propria, e le imprese straniere preferiranno investire altrove.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Finch\u00e9 non compiremo questo passaggio, i grandi giacimenti di occupazione aggiuntivi, di cui abbiamo parlato sul Corriere di ieri, rimarranno scarsamente utilizzati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ITALIA SI CARATTERIZZA NEL PANORAMA INTERNAZIONALE COME IL PAESE DOVE \u00c8 PI\u00d9 DIFFICILE TANTO IL PASSAGGIO DALLA POSIZIONE DI OCCUPATO A QUELLA DI DISOCCUPATO, QUANTO IL PASSAGGIO INVERSO: UN EQUILIBRIO CHE GENERA INIQUIT\u00c0 E INEFFICIENZE Terza puntata di un&#8217;inchiesta pubblicata sul Corriere della Sera,\u00a03 aprile 2012 &#8211; \u00c8 on line anche la prima puntata:\u00a0La sorpresa [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,9],"tags":[],"class_list":["post-20529","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20529","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=20529"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/20529\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=20529"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=20529"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=20529"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}