
{"id":20554,"date":"2012-04-09T10:45:58","date_gmt":"2012-04-09T09:45:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20554"},"modified":"2012-04-09T15:59:14","modified_gmt":"2012-04-09T14:59:14","slug":"sugli-skill-shortages-e-i-servizi-per-limpiego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20554","title":{"rendered":"SUGLI SKILL SHORTAGES E I SERVIZI PER L&#8217;IMPIEGO"},"content":{"rendered":"<p><em>Lettera pervenuta il 3 aprile 2012 da Romano Benini,\u00a0in riferimento alla mia inchiesta in tre puntate: 1. <a title=\"Primo articolo\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20497\" target=\"_blank\">La sorpresa del lavoro che non si vede ma c\u2019\u00e8<\/a>, sul <\/em>Corriere della Sera <em>del 1\u00b0 aprile; 2. <a title=\"Secondo articolo\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20504\" target=\"_blank\">Due giacimenti occupazionali cui dobbiamo imparare ad attingere<\/a>, del 2 aprile; 3.\u00a0 <a title=\"Terzo articolo\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20529\" target=\"_blank\">Come aprire il mondo chiuso del lavoro<\/a>, del 3 aprile<\/em>\u00a0<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Gentile professore, sono Romano Benini. Dopo aver lavorato anni fa al processo di riforma dei servizi per l&#8217;impiego e del mercato del lavoro (ero consulente dei gruppi parlamentari DS e del presidente della Commissione Lavoro) da ben 12 anni mi occupo professionalmente di servizi per il lavoro e politiche attive, per Italialavoro, regioni, province, servizi pubblici ed anche per il sistema delle agenzie per il lavoro. Insegno anche sociologia e politica del lavoro. Il mio punto di vista \u00e8 empirico ed in questi anni ho potuto constatare il danno in termini reali sul nostro mercato del lavoro delle scelte fatte sulla base di posizioni ideologiche, dai diversi punti di vista.<br \/>\nA seguito della lettura dei suoi recenti articoli sul <em>Corriere<\/em>, dopo essermi confrontato con alcuni colleghi del settore pubblico e privato, mi premeva offrirle alcune considerazioni, sperando di non disturbarla.<\/p>\n<p><em>DATI UnionCamere<\/em>. Il <em>mismatching<\/em> tra offerta e domanda delle imprese \u00e8 un dato presente e lo specchio del mancato funzionamento del nostro mercato del lavoro, tuttavia i dati UnionCamere sono a campione e si basano su dichiarazioni di intenti, sono quindi di solito, alla prova dei fatti, in parte sovrastimati. Appare interessante, invece, incrociare le rilevazioni UnionCAmere con l&#8217;effettivo flusso delle comunicazioni on line tramite i servizi per l&#8217;impiego: \u00e8 un termometro attendibile su cui tuttavia il Ministero non riesce ad avere informazioni aggiornate cos\u00ec da posizionare in modo pi\u00f9 realistico i programmi di intervento (il Ministero non sa nemmeno ufficialmente quanti e dove sono i disoccupati, in verit\u00e0).<\/p>\n<p><em>Servizi pubblici e privati<\/em>. Da un suo articolo esce la frase: i servizi per l&#8217;impiego non fanno <em>outplacement<\/em>, le agenzie s\u00ec.<br \/>\nLa questione \u00e8 forse un po\u2019 pi\u00f9 complessa. Se per <em>outplacement <\/em>si intende i servizi mirati per il reimpiego di personale di fascia medio alta nei processi di ristrutturazione (con il tipo di remunerazione da lei citata), questo \u00e8 in buona parte vero, ma \u00e8 anche vero che le agenzie di <em>outplacement <\/em>in quanto tali in Italia sono poche, stanno su una parte limitata dei disoccupati e non sul &#8220;cuore&#8221; del problema, e non hanno dato spesso ovunque buoni esempi. Tenga conto che nei fatti da Firenze in gi\u00f9 il sistema dei servizi pubblici e privati \u00e8 davvero in condizioni pietose, per vari motivi e che anche le esperienze di incarico a societ\u00e0 di outplacement nei processi di reimpiego (es : Regione Lazio 2008-2011) si sono rivelate deludenti.<br \/>\nQuesto non significa che non si debba sostenere la funzione delle agenzie specializzate in <em>outplacement<\/em>, come le francesi, ma serve un quadro chiaro e servono servizi di orientamento e bilancio di competenze che in genere fa il sistema pubblico (all&#8217;estero, ma anche in alcune province italiane questo \u00e8 stato fatto dignitosamente). Questa mancanza di raccordo pubblico privato \u00e8 all&#8217;origine del fallimento di alcune operazioni di <em>outplacement<\/em>.<br \/>\nRispetto al <em>placement<\/em>, alla capacit\u00e0 dei servizi di incrociare domanda ed offerta sia in modo ordinario che in riferimento a casi di licenziamento collettivo, solo alcuni rilievi: il sistema pubblico dove ha le risorse riesce ad avere buoni risultati (al Centro Nord il dato medio \u00e8 il sei per cento, contro il 4 delle agenzie private, tenga per\u00f2 conto che di solito il pubblico non verifica l&#8217;esito delle preselezioni delle candidature inviate alle imprese, quindi il dato \u00e8 anche sottostimato, ovviamente la media rilevata dall&#8217;Isfol \u00e8 pi\u00f9 bassa per la situazione disastrosa da Firenze in gi\u00f9, in cui i soldi sono stati usati anche per ben altro e la cultura del lavoro \u00e8 ferma alla raccomandazione); in ogni caso, il fatto che il sistema pubblico e privato in Italia piazzi lavoratori quattro o cinque volte meno della Germania o della Francia \u00e8 un segnale pi\u00f9 ampio: riflettiamo sul fatto che i nostri servizi in questi dieci anni hanno avuto esattamente quattro o cinque volte meno risorse umane e finanziare della Germania e della Francia e magari anche un po\u2019 sul fatto che, al di l\u00e0 di tre eccezioni tra le regioni italiane, la regionalizzazione estrema del governo del mercato del lavoro ha prodotto alla prova dei fatti un peggioramento del governo del lavoro sul territorio e privato il Paese di livelli essenziali del servizio. Pensi che secondo i dati della Commissione Europea solo in tre regioni italiane il funzionamento del mercato del lavoro migliora i dati delle potenzialit\u00e0 economiche.<br \/>\nL&#8217;orientamento europeo come lei mi insegna \u00e8 quello di: migliorare l&#8217;efficacia delle politiche attive e degli incentivi posizionandole su efficaci servizi per il lavoro sostenere la collaborazione tra il sistema pubblico e privato, che \u00e8 peraltro chiesta dai privati che ritengono che validi servizi pubblici che svolgono orientamento, bilancio di competenze e preselezione preparino le condizioni del placement non scaricandone i costi sul privato ( ed in questo caso mi creda una remunerazione di 1500 euro ad inserimento \u00e8 gi\u00e0 adeguata).<br \/>\nDati alla mano, dove la pianificazione \u00e8 provinciale il rapporto con il territorio e con le imprese \u00e8 pi\u00f9 efficace ed il mercato pi\u00f9 regolato ( es: Genova, Parma, Torino, Varese etc&#8230;). Mantenere queste funzioni alle province, per\u00f2 sembra per il governo sia conservatore e sbagliato (eppure i dati mi danno ragione).<br \/>\nIn ogni caso questo \u00e8 l&#8217;altro tema: standard di servizio, responsabilit\u00e0 individuate e pianificazione sul territorio.<br \/>\nInfine i costi: il nostro \u00e8 il paese in Europa in cui gli incentivi e le politiche del lavoro vanno a remunerare meno chi svolge il <em>placement<\/em>, effettua l&#8217;incontro tra domanda ed offerta. Solo da poco<br \/>\ntempo alcuni programmi nazionali prevedono il <em>bonus<\/em> per l&#8217;inserimento e le agenzie, quantomeno quelle con cui lavoro, da poco si stanno attrezzando a questa funzione. Pensi che di fatto quando Sacconi aveva previsto il <em>bonus<\/em> di 50 milioni per il reimpiego attraverso le agenzie di intermediazione le stesse agenzie ( non dichiarandolo, ma era cos\u00ec) non erano molto convinte di poterlo fare. Ora le cose stanno cambiando, ma in un quadro caotico e solo su singoli programmi.<br \/>\nL&#8217;unica regione che ha attuato questo sistema di finanziamento \u00e8 la Lombardia col sistema dote. Da un recente confronto fatto con ISFOL, Varesi , Liso, Tiraboschi ed il sottoscritto emerge che:<br \/>\na) il sistema pubblico accreditato in Lombardia ha fatto buon uso delle doti lavoro per il reimpiego del disoccupato, a dimostrazione che \u00e8 una funzione che non \u00e8 estranea al servizio pubblico in s\u00e8;<br \/>\nb) il sistema privato in Lombardia lamenta l&#8217;accentramento regionale del mercato ed auspica una collaborazione con il pubblico sulle politiche attive e sulla formazione, che il modello lombardo ( che vuole solo la concorrenza tra i sistemi ) invece non prevede.<br \/>\nNei prossimi giorni seguir\u00f2 su questi temi il confronto tra regioni e UPI sul ruolo dei servizi per il lavoro e continuer\u00f2 ad affiancare alcune realt\u00e0 private.<br \/>\nSono molto preoccupato del fatto che le informazioni reali che provengono dalle centinaia (perch\u00e8 sono centinaia e Manpower o Ggroup non fanno il sistema) di agenzie e dalle centinaia di servizi (anche qui la Toscana sar\u00e0 brava ma \u00e8 una eccezione) non arrivano a questa politica e devo dire che le prime uscite del governo su questo tema (la maxi agenzia a forte rischio di carrozzone ) mi sembrano un po\u2019 approssimative. Per non dire dei partiti.<br \/>\nSpero che la sua attenzione a questi temi possa quantomeno evitare altri danni.<br \/>\nRomano Benini<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">jj<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lettera pervenuta il 3 aprile 2012 da Romano Benini,\u00a0in riferimento alla mia inchiesta in tre puntate: 1. La sorpresa del lavoro che non si vede ma c\u2019\u00e8, sul Corriere della Sera del 1\u00b0 aprile; 2. 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