
{"id":20885,"date":"2012-04-26T10:21:13","date_gmt":"2012-04-26T09:21:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20885"},"modified":"2012-04-29T13:05:29","modified_gmt":"2012-04-29T12:05:29","slug":"lavia-doppio-turno-beati-loro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=20885","title":{"rendered":"LAVIA: DOPPIO TURNO, BEATI LORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCESI CONFERMANO I PREGI DEL SISTEMA ELETTORALE C.D. DEL &#8220;DOPPIO TURNO DI COLLEGIO&#8221;: CONSENTE LE AGGREGAZIONI POLITICHE, COSTRINGENDO IL CANDIDATO A CERCARE I VOTI DEGLI ELETTORI APPARTENENTI A FORZE POLITICHE MINORI, MA NON VINCOLANDOLO POI AL CONSENSO DI QUESTE ULTIME<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Mario Lavia <\/strong>pubblicato su <\/em>Europa<em> il 24 aprile 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Ogni 5 anni vediamo la Francia al voto e ogni 5 anni la invidiamo. Un paese in crisi va in massa alle urne, partecipa e si divide, invia messaggi urticanti ma sceglie. La politica riprende quota. \u00c8 (anche) merito del doppio turno? S\u00ec.<br \/>\nPerch\u00e9 il doppio turno moltiplica l\u2019offerta politica, la seleziona democraticamente, garantisce infine il vincitore (qui il presidente, a giugno il governo). E alla fine il risultato \u00e8 il migliore: nel senso di quello pi\u00f9 corrispondente alla volont\u00e0 del popolo.<br \/>\nIn Italia il meccanismo d\u2019altronde \u00e8 ben noto, vige per l\u2019elezione dei sindaci: un sistema che negli anni si \u00e8 via via consolidato nell\u2019animo dei cittadini e che ha garantito la selezione di stabili governi. Eppure, nella trattativa sulla nuove legge elettorale \u2013 peraltro piuttosto faticosa e, a quel che se ne sa, tutt\u2019altro che conclusa \u2013 i partiti discutono di tante ipotesi tranne che di questa.<br \/>\nSi capisce abbastanza perch\u00e9 il doppio turno alla francese non vada bene al Terzo polo: perch\u00e9 teme, comprensibilmente, di non avere nessuna voce in capitolo al ballottaggio che verosimilmente lo vedrebbe escluso, ridimensionandone dunque il peso politico. Senza dire \u2013 ma va detto \u2013 che l\u2019esperienza di Bayrou, cio\u00e8 l\u2019idea di una terza forza centrista ago della bilancia, mostra ormai la corda.<br \/>\nCos\u00ec come si pu\u00f2 comprendere che il Pdl abbia una resistenza istintiva verso un meccanismo che al secondo turno provoca inesorabilmente un calo di partecipazione (\u00abla desertificazione della politica \u00bb, la definisce il terzopolista Pisicchio) tale da avvantaggiare, almeno in teoria, i partiti pi\u00f9 strutturati e \u201cmilitanti\u201d. Anche se \u00e8 pi\u00f9 verosimile \u2013 e semplice \u2013 ritenere che un Pdl orfano della straripante presenza di Berlusconi e tuttora privo di radici di massa preferisca \u201cnascondersi\u201d nella selva proporzionalistica.<br \/>\nIl problema \u00e8 che, stando cos\u00ec le cose, il Pd non ha neppure posto la questione sul tavolo. Tanto non era d\u2019accordo nessuno. Cos\u00ec che il doppio turno di collegio, che \u00e8 pur sempre la proposta approvata dall\u2019assemblea nazionale del Pd, \u00e8 rimasto nel libro delle buone intenzioni: e si \u00e8 passati ad altro.<br \/>\nArturo Parisi, che \u00e8 rimasto fedele a quella posizione, ieri non ha perso l\u2019occasione per tornare a sparare contro quel Violantum che sta prendendo corpo: \u00abImmaginino gli italiani cosa succederebbe con il sistema che ABC ci stanno preparando. Astensionismo, frammentazione e radicalizzazione, e alla fine ingovernabilit\u00e0\u00bb; al contrario del modello di Parigi dove \u00abil panorama frammentato al primo turno \u00e8 chiamato a ricomporsi al secondo turno intorno a posizioni centrali, tra di loro distinte ma certamente distanti\u00bb.<br \/>\nDice per\u00f2 Gianclaudio Bressa, uno degli sherpa del Pd al tavolo: \u00abAnche secondo me il doppio turno di collegio \u00e8 il sistema migliore: ma non lo vuole nessuno. \u00c8 inutile far poesia. Peraltro il sistema a cui stiamo lavorando \u00e8 un proporzionale con forti correttivi maggioritari in grado di garantire la governabilit\u00e0 \u00bb, capace di evitare \u00able maggioranze forzose\u00bb: quella Unione-style, mega-cartelli elettorali fatti per vincere ma inabili a governare. Il modello francese elimina questo problema alla radice: Hollande dovr\u00e0 tenere conto dei consensi di M\u00e9lenchon ma senza che quest\u2019ultimo possa ricattarlo, o fai cos\u00ec o cadi. In Francia non ci sar\u00e0 nessun Turigliatto a ricattare Hollande, o per meglio dire il suo primo ministro, quello che uscir\u00e0 dalle legislative di giugno (che molto probabilmente avranno lo stesso segno del 6 maggio: svolgere presidenziali e legislative a poche settimane di distanza annulla il rischio della cohabitation).<br \/>\nDetto tutto questo, \u00e8 improbabile che il modello francese varchi le Alpi. Ma che almeno sia chiaro perch\u00e9, e per colpa di chi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">jj<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE ELEZIONI PRESIDENZIALI FRANCESI CONFERMANO I PREGI DEL SISTEMA ELETTORALE C.D. 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