
{"id":21461,"date":"2012-05-26T18:20:11","date_gmt":"2012-05-26T17:20:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21461"},"modified":"2012-05-27T22:46:02","modified_gmt":"2012-05-27T21:46:02","slug":"le-relazioni-introduttive-sul-ddl-fornero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21461","title":{"rendered":"LE RELAZIONI INTRODUTTIVE SUL DDL FORNERO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">DUE VALUTAZIONI POSITIVE, MA DA DUE PUNTI DI VISTA DIVERSI, DALL&#8217;INTERNO DELLO SCHIERAMENTO DI MAGGIORANZA, E UNA NETTAMENTE NEGATIVA DALL&#8217;OPPOSIZIONE<\/span><\/p>\n<p><em>Relazioni introduttive svolte in Senato da\u00a0<strong>Maurizio Castro<\/strong> e\u00a0<strong>Tiziano Treu<\/strong>, relatori di maggioranza,\u00a0e <strong>Giuliana Carlino<\/strong>, di minoranza,\u00a0\u00a0nella seduta pomeridiana \u00a0del 23 maggio 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><a title=\"Scheda Senato\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00025215.htm\" target=\"_blank\">CASTRO<\/a> (PdL). Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>CASTRO (PdL). Signor Presidente, signor Ministro, signor Sottosegretario, onorevoli colleghi, giunge in Aula, dopo un lavoro intenso e approfondito in Commissione, la riforma del mercato del lavoro, la cui genesi non pu\u00f2 non essere ritrovata nella <a title=\"Lettera Trichet-Draghi al Governo Italiano, 5.8.11\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=17107\" target=\"_blank\">lettera scritta il 5 agosto dell&#8217;anno scorso<\/a> dal Governatore uscente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, insieme al Governatore entrante, Mario Draghi.<br \/>\nIn quella lettera, con grande nitidezza veniva chiesto al nostro Paese il ridisegno dei sistemi regolatori per sostenere la competitivit\u00e0 delle imprese e l&#8217;efficienza del mercato del lavoro, con una interessante endiadi concettuale, nel momento in cui il mercato del lavoro non viene considerato come un limite esterno alla competitivit\u00e0 delle imprese, ma come un vettore interno alla medesima. In particolare, veniva chiesto da un lato, oltre naturalmente ad una severa riforma delle pensioni e ad un severo contenimento delle spese generate dalla pubblica amministrazione, un <em>focus <\/em>sulla produttivit\u00e0 e sul livello aziendale nella riforma del sistema della contrattazione aziendale stessa e, testualmente, \u00abuna accurata revisione delle norme che regolano l&#8217;assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori pi\u00f9 competitivi\u00bb.<br \/>\nUna prima risposta fu data dal Governo allora in carica con il decreto-legge n. 138 del 2011, nel quale a queste sollecitazioni si cercava di rispondere con una facoltizzazione straordinaria delle parti sociali, in presenza di determinate condizioni organizzative e competitive, derogando a talune norme dello Statuto dei lavoratori, compreso l&#8217;articolo 18. Una strada senza dubbio interessante, ma che di fatto fu resa inagibile dalla dichiarazione con la quale le parti sociali, sottoscrivendo definitivamente l&#8217;accordo interconfederale del 28 giugno di quello stesso anno il 21 settembre, in concreto, forse incautamente, dichiararono di non intendere proseguire su quella strada. A questo punto, il nostro Paese si trovava in una condizione di potenziale inadempienza rispetto alle sollecitazioni della BCE.<br \/>\nIl Governo di allora assunse, con la lettera del 26 ottobre, un impegno molto scandito, sempre per corrispondere alle sollecitazioni internazionali, che avevano trovato materiamento nella lettera della BCE, ma che coralmente provenivano da tutti i pi\u00f9 autorevoli organismi internazionali: dal Fondo monetario internazionale, dall&#8217;OCSE, dal Consiglio europeo, dalla Commissione europea. Ricordo come, con quella lettera del 26 ottobre, il Governo&#8230; (<em>Brus\u00eco<\/em>). \u00c8 veramente difficile andare avanti, Presidente; le chiedo sommessamente soccorso.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Colleghi, si sta svolgendo la relazione su un importantissimo disegno di legge, su una riforma organica del mondo del lavoro. Inviterei tutti ad un maggior contegno e ad una maggiore attenzione, segnalando che chi non \u00e8 interessato ha sempre la possibilit\u00e0 di lasciare l&#8217;Aula. Ci terrei che sin dall&#8217;inizio &#8211; e mi scuso nuovamente con il relatore &#8211; questo disegno di legge venga seguito dall&#8217;Aula con la doverosa, massima attenzione.<br \/>\nHo garantito a tutti i Gruppi di opposizione disponibilit\u00e0 sui tempi della discussione generale, ho auspicato anche che l&#8217;Aula abbia la possibilit\u00e0 di discutere e di votare. Se questo mio auspicio non si accompagna ad un comportamento conseguente dei senatori credo che vada disperso, e questo mi dispiacerebbe molto.<br \/>\nPrego, continui pure, senatore Castro.<\/p>\n<p>CASTRO, <em>relatore<\/em>. Con quella lettera del 26 ottobre &#8211; dicevo &#8211; il Governo si impegna a riformare, entro otto mesi, il mercato del lavoro per superarne il dualismo, da un lato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani e, dall&#8217;altro, adottando nuove regole di licenziamento per motivi economici. Ancora un&#8217;endiadi suggestiva dal punto di vista intellettuale: la connessione tra legalit\u00e0 e flessibilit\u00e0. La legalit\u00e0 \u00e8 il presupposto della flessibilit\u00e0, \u00e8 la condizione che rende agibile la flessibilit\u00e0 e insieme, flessibilit\u00e0 e legalit\u00e0, sono vettore competitivo del nostro sistema produttivo. Mi preme ricordarlo in un momento nel quale talora il dibattito \u00e8 sdrucciolato nel ritenere la sregolazione un elemento portante in un momento di crisi come questo.<br \/>\nSappiamo tutti quel che accadde dopo: la lettera di Olli Rehn del 4 novembre, le 39 incalzanti domande; il 4 novembre \u00e8 molto vicino all&#8217;8 novembre: il quadro politico cambia, si insedia il Governo dei tecnici, il quale, dopo aver adottato lestamente una riforma delle pensioni particolarmente incisiva, affronta il territorio della riforma del mercato del lavoro. Lo fa con una significativa consultazione delle parti sociali, dove il valore del termine \u00absignificativa\u00bb \u00e8 dato non solo dalla sua intensit\u00e0, ma anche dal fatto che viene quasi programmaticamente affermato che tale consultazione \u00e8, giustappunto, una consultazione i cui esiti non sono vincolanti per le decisioni che poi il Governo adotter\u00e0, secondo uno schema europeo che, per certi versi, si discosta da alcune consolidate tradizioni storiche italiane in cui l&#8217;inclinazione verso la concertazione era stata prevalente.<br \/>\nRicordo a me stesso come quel 23 marzo, a conclusione dell&#8217;<em>iter<\/em> di consultazione, tutte le parti sociali (salvo una) dichiarano il loro consenso, la loro adesione al documento che conclude la fase della consultazione. Inizia poi la vera e propria fase parlamentare, la quale ci vede oggi giungere al dibattito in Aula.<br \/>\nConsentitemi di individuare insieme con voi quali siano le sfide alle quali siamo oggi da questo provvedimento chiamati a rispondere.<br \/>\nLa prima &#8211; perdonatemi &#8211; \u00e8 una sfida istituzionale. Nel momento nel quale questa riforma \u00e8 seguita con straordinaria intensit\u00e0 &#8211; un&#8217;intensit\u00e0 accompagnata persino da qualche sospetto nei confronti della nostra capacit\u00e0, della capacit\u00e0 del nostro Paese di positivamente corrispondervi, da parte di tutti gli organismi internazionali &#8211; il Parlamento \u00e8 chiamato a dare una risposta istituzionale approvando il provvedimento contenente l&#8217;impegno assunto dall&#8217;allora Governo Berlusconi di otto mesi, che scadranno alla fine del mese di giugno. Siamo chiamati a tenere fede a questo impegno con una capacit\u00e0 di risposta che dimostra come un Parlamento tradizionale dell&#8217;Occidente sia capace di dare risposte normative con la stessa prontezza, agilit\u00e0, flessibilit\u00e0 &#8211; se mi consentite una citazione vagamente ironica &#8211; dei mercati finanziari. Dobbiamo cio\u00e8 essere in grado di dimostrare che questo organismo istituzionale non teme le sfide della contemporaneit\u00e0 pi\u00f9 esasperata. Ebbene, questo provvedimento, un provvedimento di 72 articoli, singolarmente e straordinariamente complesso, incardinato in Commissione soltanto 42 giorni fa, oggi giunge in Aula.<br \/>\nVi \u00e8 poi una sfida competitiva, come prima rammentavo, che si richiama ancora una volta al tema di quella che poc&#8217;anzi ho definito l&#8217;endiadi legalit\u00e0-flessibilit\u00e0. In realt\u00e0, dobbiamo decidere quale modello competitivo vogliamo complessivamente assumere per la rinascenza economica del nostro Paese. Infatti, dobbiamo fare quella che in gergo si chiama una scelta di <em>high-road strategy<\/em>, di via alta, al riposizionamento competitivo del nostro Paese nel suo sistema economico, accettando che la centralit\u00e0 di quella sfida sia data dal permanere il nostro Paese ed il suo sistema economico-produttivo nei settori tradizionali, ma giustappunto riposizionandoli a presidio dei segmenti pi\u00f9 pregiati dei mercati internazionali, e dunque con la centralit\u00e0 sul prodotto. Il prodotto \u00e8 l&#8217;espressione naturale, libera, autentica e compiuta dei sistemi integrati di esperienza, intelligenza e competenza che sono le risorse umane.<br \/>\nSe questo percorso riesce, allora, \u00e8 evidente che il sistema non pu\u00f2 pi\u00f9 consentire scorciatoie concettuali ed operazionali tipo quelle che vedono talune imprese sopravvivere sul mercato solo incorporando nella propria struttura dei costi quote di legalit\u00e0. Non funziona cos\u00ec!<br \/>\nVi \u00e8 un&#8217;implicita, ma non per questo meno scandita funzione sanamente pedagogica &#8211; lasciatemelo dire &#8211; in tale provvedimento. Questo disegno di legge deve assumere che se vogliamo il riposizionamento nei segmenti alti e pregiati dei mercati internazionali, certe scorciatoie non solo non sono efficaci, ma anzi sono contaminanti e paralizzanti; non sono soltanto una zavorra per il sistema produttivo sano, quello che esprime le eccellenze vincenti, ma sono addirittura una polluzione rispetto ad esso.<br \/>\nVi \u00e8 anche un&#8217;altra sfida: quella della complessit\u00e0. Qui vi erano state tentazioni diverse. Un&#8217;eccessiva enfasi attribuita al contratto unico lasciava, ad esempio, immaginare che l&#8217;idea della risposta competitiva accennata fosse di tipo semplificatorio, come se in qualche modo si volesse sfuggire alla sfida e alla drammatica complessit\u00e0 non solo del contesto competitivo internazionale, ma anche del concreto atteggiarsi delle nostre strutture produttive, le quali hanno nell&#8217;Occidente industriale una loro invincibile specialit\u00e0: la dominanza delle piccole imprese \u00e8 soprattutto italiana; la presenza di una pubblica amministrazione tanto arretrata \u00e8 tipicamente italiana; un cos\u00ec elevato tasso manifatturiero \u00e8 tipicamente italiano; un cos\u00ec alto tasso di vocazione all&#8217;<em>export<\/em> \u00e8 tipicamente italiano.<br \/>\nBisogna rispondere alla complessit\u00e0 con la pluralit\u00e0, con una strumentazione particolarmente articolata ed organizzata. Credo che il provvedimento in esame, nella sua pluralit\u00e0, risponda alla complessit\u00e0 di quel mercato del lavoro che deve andare virtuosamente a regolare facendone un <em>booster<\/em> possibile di competitivit\u00e0, agganciando la ripresa e facendo s\u00ec che dalla ripresa sia generata occupazione buona, di qualit\u00e0, regolare e in ogni caso occupazione, e in qualche modo consentendo di trasformare significativamente sviluppo ed occupazione.<br \/>\nNon ci pu\u00f2 sfuggire che vi \u00e8 anche una sfida politica. Pensate, illustri colleghi, che in una situazione analoga, nel 1992, cio\u00e8 in un quadro di straordinaria turbolenza finanziaria e di clamorosa delegittimazione della politica, la risposta che fu data fu esattamente il contrario di quella che oggi stiamo sperimentando. All&#8217;epoca vi fu un&#8217;esplicita supplenza delle parti sociali rispetto ai partiti: con il cosiddetto protocollo Amato del 31 luglio 1992 e con il successivo protocollo Ciampi del 20 luglio del 1993 le parti sociali esercitarono la supplenza rispetto ai partiti. Questa volta le parti sociali sono in qualche modo uscite dalla partita il 23 marzo scorso. Da allora la partita \u00e8 condotta direttamente, con grande responsabilit\u00e0 e generando frutti maturi, dai partiti. Dai partiti! In Commissione sono stati approvati emendamenti negoziati dai partiti della maggioranza e dai partiti della maggioranza, attraverso i loro relatori, con il Governo. \u00c8 una novit\u00e0 che anche dal punto di vista politico non giudicherei cos\u00ec secondaria.<br \/>\nInfine, signor Presidente, onorevoli colleghi, \u00e8 anche una sfida civile nel momento in cui risorge il terrorismo a dieci anni dal martirio di Marco Biagi. Nel momento in cui esiste una situazione di evidente lacerazione di valori di riferimento della nostra Nazione; nel momento in cui comportamenti feroci, sciagurati, dissennati tornano ad occupare bruscamente e brutalmente le cronache, la nostra capacit\u00e0 di dare una risposta eticamente compatta, tutti insieme, credo diventi cruciale. E quanto poco questo sia banale e quanto questo influenzi anche il concreto articolarsi dei contenuti del provvedimento \u00e8 dato da una riflessione: in Italia non si sono mai avute riforme <em>bipartisan<\/em> in un ambito come quello del lavoro, che invece si connota per la sua tradizionale, spesso cupa e spesso fosca, divisivit\u00e0.<br \/>\nSaremo chiamati tra poco ad approvare la prima riforma organica del mercato del lavoro adottata con un tasso cos\u00ec alto di consenso parlamentare che attraversa forze politiche che su questo tema fino a ieri, spesso anche aspramente, si dividevano. E lo sforzo che abbiamo dovuto fare tutti insieme \u00e8 stato quello di evitare che le diverse prospettazioni di interesse generassero uno stallo, un blocco: riuscire ad essere, nel contemperamento delle diverse prospettive, propulsivi. Io credo che ci siamo in larga misura riusciti.<br \/>\nVelocemente, per non rubare tempo al mio amico senatore Treu, dir\u00f2 dove rivendichiamo la qualit\u00e0 del provvedimento e anche qui dir\u00f2 cose forse un po&#8217; controcorrente.<br \/>\nRitengo che la riforma dell&#8217;articolo 18 sia una riforma seria che oggi consente di allineare la regolazione lavoristica del nostro Paese alle regolazioni dei migliori competitori dell&#8217;OCSE con i quali quotidianamente ci misuriamo sui mercati. Ci\u00f2 avr\u00e0 due singolari benefici: il primo \u00e8 quello di evitare una stortura del sistema competitivo italiano per la quale le imprese erano incentivate a investire sul loro nanismo. Infatti, essendo troppo evidente il vantaggio competitivo di restare abbarbicati alla microdimensione del \u00absotto 15 dipendenti\u00bb, vi era un incentivo a non crescere, ma oggi nell&#8217;arena competitiva integrata, internazionalizzata e globalizzata il nanismo \u00e8 un <em>deficit<\/em> competitivo. Ancor peggio, \u00e8 un effetto distorsivo perch\u00e9 in qualche modo l&#8217;imprenditore veniva incentivato ad investire precipuamente sul processo, sull&#8217;impianto e sulla tecnologia <em>labour killing <\/em>anzich\u00e9 sul prodotto. Ma se \u00e8 vero quel modello competitivo che abbiamo test\u00e9 illustrato, quello cio\u00e8 che vede vincente il sistema Italia quando concentra la sua azione sul prodotto, incentivare l&#8217;investimento sul processo &#8211; al di l\u00e0 delle sue esigenze di qualificazione tecnologica, ma solo in prospettiva <em>labour killing <\/em>&#8211; \u00e8 un altro errore che ha gravemente compresso le capacit\u00e0 di sviluppo della qualit\u00e0 competitiva del nostro Paese.<br \/>\nQuanto alla flessibilit\u00e0 in entrata, l&#8217;equilibrio \u00e8 stato raggiunto dopo un lavoro molto intenso e profondo. Oggi possiamo dire di aver salvaguardato la tradizione italiana che, nata con il pacchetto Biagi del 1997 e condensata con la riforma Biagi del 2003, consente oggi la disponibilit\u00e0 di strumenti particolarmente ricchi, ben modulati e ben modellati per fare buona e sana flessibilit\u00e0 in entrata. Oggi, ad esempio, ci siamo concentrati; oggi \u00e8 disponibile una prova lunga di 12 mesi a causale. Oggi c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 per le imprese impegnate in condizioni organizzative complesse &#8211; lo <em>start up<\/em>, il salto tecnologico, la nuova commessa &#8211; di avere una regolazione del contratto a termine meno rattrappente. Oggi abbiamo fatto in modo che le piccole imprese sotto i 10 dipendenti possano avere libero accesso all&#8217;artigianato senza essere vincolate all&#8217;imponibile di manodopera. Oggi abbiamo ricostituito l&#8217;agibilit\u00e0 del <em>job on call<\/em>, del lavoro a chiamata, cos\u00ec importante per alcuni settori come il turismo, per i ragazzi sotto i 25 anni e per i collaboratori pi\u00f9 maturi sopra i 55. Abbiamo ripristinato il <em>voucher<\/em> nel settore del commercio, ancora una volta pensando alle esigenze indispensabilmente proattive su questo versante e in questa direzione del turismo. Abbiamo migliorato il trattamento contributivo del lavoro stagionale e abbiamo fornito una soluzione chiara sulle partite IVA.<br \/>\nGi\u00e0 oggi, laddove si ritenga sussistente dietro lo schermo opaco della partita IVA un rapporto di lavoro subordinato, la sanzione \u00e8 la conversione forzosa del rapporto falsamente professionale in rapporto di lavoro subordinato, con decorrenza <em>ex tunc<\/em>. Abbiamo stabilito dei criteri, uno dei quali \u00e8 chiarissimo: in tutte le ipotesi di percorso professionalmente adeguato, di percorso formativamente adeguato e di redditualit\u00e0 disponibile adeguata, abbiamo scudato le partite IVA, introducendo dunque un elemento di chiarezza.<br \/>\nL&#8217;ultima battuta, su cui mi permetto di concludere, attiene al fatto che, per la prima volta, abbiamo dato organicamente applicazione ed attuazione all&#8217;articolo 46 della Costituzione con un provvedimento che introduce forme di incentivo per la partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese. Colleghi, questa \u00e8 una battaglia che mette insieme tutte le diverse culture del Novecento: nella partecipazione c&#8217;\u00e8 la cultura del personalismo cattolico e sembra quasi non accidentale la beatificazione, il 29 aprile, di un maestro del pensiero economico cattolico come Toniolo. Qui ci sono il liberalismo ben temperato, la destra sociale nazionale, il riformismo patriottico, la sinistra morandiana dei consigli di gestione. Il tema della partecipazione rappresenta una sorta di pacificazione delle culture del Novecento e la loro capacit\u00e0 di ritrovarsi, unite e concordi, in una cultura che trasforma l&#8217;antagonismo in agonismo e che fa dell&#8217;impresa la traiettoria comunitaria che guida lo sviluppo complessivo del Paese e le persone che lo abitano, con le loro storie, verit\u00e0, tradizioni ed autenticit\u00e0. Questa straordinaria capacit\u00e0 di costruire una concordia non zuccherosa, ma ruvida e consapevole credo sia importante.<br \/>\nAnche il generale Ezio, quando fu chiamato a fermare gli Unni, non fu chiamato dai suoi amici. Aveva fatto la guerra civile con gli altri generali di Galla Placidia, ma non ebbe esitazioni: scelse la strada della sua identit\u00e0 e nei Campi Catalaunici, nel 451, salv\u00f2 l&#8217;Occidente. Credo che, insieme, possiamo salvare la nostra Nazione. (<em>Applausi dai Gruppi PdL, PD, UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI, CN:GS-SI-PID-IB-FI e Per il Terzo Polo:ApI-FLI. Congratulazioni<\/em>).<\/p>\n<p><a title=\"Scheda Senato\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00002420.htm\" target=\"_blank\">TREU<\/a> (<em>PD<\/em>). Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>TREU (<em>PD<\/em>). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, anche io, come il collega Castro, con cui ho condiviso questi lunghi giorni, collaborando strettamente, comincio il mio intervento sottolineando come siamo arrivati qui: un lungo e difficile lavoro di preparazione e di elaborazione da parte del Governo con le parti sociali (faticoso, ma utile), a cui si \u00e8 poi aggiunta una mediazione dei vertici dei partiti combinazione alquanto originale, ma utile nella nostra esperienza. Inoltre (questo ci riguarda pi\u00f9 da vicino), c&#8217;\u00e8 stato un lavoro intenso del Parlamento sul prodotto che ci \u00e8 pervenuto, senza stravolgerlo, ma arricchendolo e migliorandolo.<br \/>\nSottolineo questo perch\u00e9 il risultato \u00e8 positivo ed \u00e8 stato raggiunto con un metodo: dopo l&#8217;incontro e il confronto esterno c&#8217;\u00e8 stato anche un lavoro comune del Parlamento, che ha dimostrato cos\u00ec di essere utile, anzi utilissimo, contrariamente a quanto si dice. Per tutti e due questi aspetti, la politica &#8211; in questo caso penso si possa dire la politica fattiva &#8211; ha dimostrato di essere presente, e questo non \u00e8 uno dei minori meriti del nostro lavoro.<br \/>\nE vengo alla seconda sottolineatura. Anche qui abbiamo dovuto tenere insieme in questi giorni, ma anche prima, come sempre avviene in una materia come quella del lavoro, posizioni e sensibilit\u00e0 diverse su una tematica che \u00e8 altamente delicata perch\u00e9 coinvolge centinaia di migliaia di persone e perch\u00e9 in Italia \u00e8 sempre stata caricata di grandi tensioni, vere, radicate, ma talora anche con <em>overdose<\/em> di ideologio. Mi pare, invece, che il lavoro che abbiamo fatto \u00e8 stato di vera analisi, di compromesso positivo e, direi, di riformismo. Il giudizio complessivo \u00e8 positivo anche per questo metodo e deve essere un giudizio complessivo, perch\u00e9 la riforma \u00e8 molto ampia e va valutata nella sua ampiezza, non concentrandosi, come purtroppo \u00e8 accaduto spesso non solo sulla stampa, ma anche nelle nostre polemiche, su singoli punti, compreso l&#8217;articolo 18, che \u00e8 stato assolutamente troppo enfatizzato sia da una parte che dall&#8217;altra. Mi sembra che questo lavoro, che abbiamo terminato per questa tappa, sia in grado di dare elementi &#8211; e lo discuteremo anche insieme &#8211; per questo giudizio positivo.<br \/>\nIl messaggio forte di questa riforma \u00e8 una razionalizzazione delle regole del mercato del lavoro, non del mercato del lavoro. Questo, infatti, ha bisogno di fatti e di politiche per essere migliorato. Abbiamo lavorato, quindi, sulle regole nell&#8217;ottica europea della flessicurezza o <em>flexicurity<\/em>. Lo abbiamo fatto perch\u00e9 siamo in Europa e non perch\u00e9 ce lo impone l&#8217;Europa e anche perch\u00e9 crediamo che questo tipo di equilibrio tra flessibilit\u00e0 e sicurezza sia quello che serve nel mercato del lavoro, in un&#8217;economia turbolenta molto difficile che mette in crisi le sicurezze vecchie, ma che ha bisogno di sicurezze nuove e che richiede flessibilit\u00e0 inevitabilmente, ma anche regole per la stessa flessibilit\u00e0.<br \/>\nNoi siamo convinti che questa sigla \u00e8 una scommessa &#8211; non basta fare una legge buona, come reputiamo quella che stiamo facendo &#8211; che indica una strada o, come l&#8217;ha definita il collega, l&#8217;<em>highway<\/em>, la via alta verso la produttivit\u00e0 e l&#8217;efficienza che si basa su un mercato del lavoro meglio regolato, pi\u00f9 sicuro e, aggiungo, partecipativo. Non a caso abbiamo voluto mettere in testa al provvedimento, nell&#8217;articolo 1, e poi riprenderla nel prosieguo l&#8217;idea che la partecipazione dei lavoratori nell&#8217;impresa e la democrazia economica, che \u00e8 un concetto pi\u00f9 ampio, c&#8217;entrano con il mercato del lavoro. Questo non riguarda solo come ci si entra e come se ne esce (spesso siamo polarizzati tra questi due estremi): \u00e8 come ci si sta dentro, come si gestisce la mobilit\u00e0, come si fanno i rapporti tra le parti individuali e collettive. Per questo abbiamo messo il punto centrale della partecipazione in testa e all&#8217;interno del provvedimento.<br \/>\nIo sottolineo tre punti che sono la conseguenza di questa impostazione. Il primo riguarda il motivo per il quale abbiamo riconfermato la soluzione raggiunta al vertice sull&#8217;articolo 18. Avremmo potuto lavorarci sopra, ma non abbiamo ritenuto di farlo, non solo perch\u00e9 \u00e8 stata una mediazione alta, ma perch\u00e9 questo \u00e8 un compromesso europeo per eccellenza. Ho studiato parecchio la flessibilit\u00e0 in entrata e in uscita, e l&#8217;Italia, anche secondo l&#8217;indicazione dell&#8217;OCSE, ha una buona flessibilit\u00e0 come regole. Adesso noi l&#8217;abbiamo migliorata per quanto riguarda le pratiche, perch\u00e9 abbiamo una regolazione spesso trasgredita nei fatti. L&#8217;aver fatto &#8211; e confermato -questa mediazione sulle regole dell&#8217;uscita sta proprio in questo. Non \u00e8 stato smantellato il senso dell&#8217;articolo 18, che \u00e8 quello di essere una deterrenza contro gli abusi (questo c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 purtroppo gli abusi ci sono), ma abbiamo offerto una soluzione sui rimedi che \u00e8 pi\u00f9 articolata, come in tutti i Paesi e non solo in Germania. A seconda della diversit\u00e0 delle situazioni, il giudice ha a disposizione pi\u00f9 rimedi, e non l&#8217;alternativa secca tra reintegro o niente. Ora c&#8217;\u00e8 il reintegro, un possibile indennizzo o, se non ci sono motivi, la conferma del licenziamento. Guardate, si discute molto dei giudici e di come gestiranno la situazione: ebbene, questo \u00e8 certamente un aspetto molto importante, ma la loro responsabilit\u00e0 deve anche essere aiutata.<br \/>\nCredo che questa soluzione realistica e modulata faciliter\u00e0 anche le valutazioni dei giudici che, invece di trovarsi davanti all&#8217;alternativa secca o tutto o niente, avranno a disposizione strumenti analoghi a quelli dei loro colleghi di altri Paesi, aiutati anche in questo &#8211; e lo sottolineo perch\u00e9 non si discute spesso di tali temi importanti &#8211; dalla velocizzazione del processo del lavoro e dalla previa procedura di conciliazione, istituto civilissimo che pu\u00f2 sfoltire moltissimo l&#8217;overdose di litigiosit\u00e0.<br \/>\nQuesta \u00e8 una parte importante che non va messa in contrapposizione con la parte relativa alla flessibilit\u00e0 in entrata, in base alla deformazione diffusa per cui dare pi\u00f9 flessibilit\u00e0 in uscita significa darne un po&#8217; meno in entrata. Questo \u00e8 un modo di concepire il mercato del lavoro assolutamente strumentale o rozzo. In realt\u00e0, la flessibilit\u00e0 deve essere ben regolata in entrata ed in uscita: questo \u00e8 l&#8217;equilibrio.<br \/>\nInsisto: siamo convinti che la flessibilit\u00e0 regolata bene, senza abusi, come abbiamo cercato di prevenire con alcuni paletti, \u00e8 un valore, cos\u00ec come \u00e8 un valore la stabilit\u00e0 se non diventa stupidit\u00e0.<br \/>\nMi fa piacere che l&#8217;abbia detto anche il Ministro, concludendo i lavori in Commissione: la stabilit\u00e0 \u00e8 un valore perch\u00e9 serve all&#8217;affidamento fra le parti, ad investire nelle persone, alla formazione. Naturalmente non si tratta del posto fisso, evocato come un fantasma.<br \/>\nAbbiamo giustamente equilibrato le due parti. E sottolineo un aspetto mai evidenziato, concernente i molti meccanismi introdotti da questa riforma: le regole che prevengono gli abusi e i costi differenziati per i lavori brevi rispetto ai lavori lunghi. Questi due o tre strumenti sono sufficienti, o comunque stimolano le imprese che vogliono essere virtuose (purtroppo non lo sono tutte) quelle che vogliono operare sul mercato in modo trasparente, ad adottare strumenti opportuni, anche forme diverse da quelle del lavoro a tempo indeterminato, quindi anche con un buon uso del lavoro autonomo e semiautonomo.<br \/>\nQuesto \u00e8 il senso complessivo che abbiamo voluto dare. In pi\u00f9, abbiamo aggiunto che la flessibilit\u00e0 va valutata e va anche retribuita. Di qui il senso che abbiamo voluto dare al compenso di base per i collaboratori a progetto, che rappresenta l&#8217;inizio di un percorso che come Partito democratico (ma mi auguro sia condiviso da tutti) vorremmo proseguire verso una forma di salario di base per chi lavora, come in tutti i Paesi (senza arrivare al salario di cittadinanza), degno, come recita l&#8217;articolo 36 della Costituzione.<br \/>\nVi \u00e8 un altro punto che viene poco sottolineato: quando si dice che l&#8217;apprendistato in questo provvedimento \u00e8 molto valorizzato, che deve essere un modo per entrare nel mercato del lavoro per i giovani, non si dice una cosa astratta. \u00c8 lo strumento che tutta Europa, nelle parti migliori, ha usato perch\u00e9 i giovani vengano guidati da quella fase della vita che \u00e8 la loro formazione verso il difficile mercato del lavoro. Guardate che questo \u00e8 l&#8217;investimento maggiore che abbiamo fatto in tutto il disegno di legge, anche dal punto di vista dei soldi, che sono pochi. E infatti ne sono rimasti pochi per gli ammortizzatori sociali. La maggior parte delle risorse \u00e8 stata destinata a tale scopo per significare che l&#8217;apprendistato deve diventare veramente la forma principale di aiuto per i giovani, e quindi deve assorbire anche le forme anomale esistenti.<br \/>\nIl conto \u00e8 presto fatto: adesso gli apprendisti sono tra 450.000 e 500.000. Se si fanno funzionare gli incentivi, con il rapporto tre a due introdotto (che ci auguriamo sia usato bene), potremo arrivare a 700.000-800.000: il che significa assorbire larga parte delle forze giovanili che ci auguriamo usciranno formate bene.<br \/>\nUn terzo punto dell&#8217;equilibrio della legge riguarda gli ammortizzatori sociali. Questo era il punto di maggiore distanza tra le regole e le pratiche italiane rispetto al modello europeo. Credo che lo sappiamo, sono anni che ne parliamo. Si \u00e8 fatto un passo avanti verso il modello europeo, verso una universalizzazione degli ammortizzatori, un piccolo passo, ed \u00e8 l&#8217;aspetto che personalmente ritengo pi\u00f9 debole di tutto il complesso. Naturalmente il limite \u00e8 stato di natura finanziaria, lo sappiamo tutti. Per\u00f2 ci tengo a dire che, anche per la parte pi\u00f9 debole, che \u00e8 quella delle tutele degli ammortizzatori per i lavoratori precari, anche in quel caso, pur essendo limitata la prestazione che viene data a chi perde il lavoro, c&#8217;\u00e8 un&#8217;indicazione che spero quanto prima venga raccolta. Si dice: verifichiamo come va in un periodo sperimentale questa forma debole &#8211; ripeto &#8211; in vista di valutare, alla fine del periodo sperimentale, che non \u00e8 fra cinquant&#8217;anni ma fra un paio d&#8217;anni, se si pu\u00f2 &#8211; noi riteniamo che si debba &#8211; andare verso una forma effettivamente di ammortizzatori universali.<br \/>\nQuesto non solo \u00e8 un punto fondamentale per l&#8217;inclusione, perch\u00e9 un precario che viene lasciato \u00aba piedi\u00bb e senza niente \u00e8 difficile che si includa, ma \u00e8 anche un punto essenziale per la mobilit\u00e0 guidata in un momento di transizione, di crisi ricorrente. Gli ammortizzatori fatti bene, attivi, aiutati da formazione e da servizi sono uno strumento essenziale per una buona mobilit\u00e0, di cui l&#8217;Italia ha grande bisogno.<br \/>\nFaccio due brevi accenni a punti pi\u00f9 specifici che si sono persi di solito nel dibattito esterno, ma non da noi, che li abbiamo seguiti molto: come dicevo in precedenza, la partecipazione e la democrazia economica, ma anche la bilateralit\u00e0. La valorizzazione della bilateralit\u00e0 a fini di strumento di tutela \u00e8 un punto essenziale in chiave sussidiaria di un modello sociale partecipativo che ci pu\u00f2 aiutare soprattutto in questo momento; direi che \u00e8 proprio un pegno, insieme, di civilt\u00e0 e di produttivit\u00e0.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 un migliore disegno normativo sulle politiche dei servizi dell&#8217;impiego, ma ho visto susseguirsi almeno sette-otto disegni normativi dei servizi all&#8217;impiego, e sempre con fatica, perch\u00e9 il vero problema non \u00e8 disegnarli bene (e qui ci abbiamo provato), ma \u00e8 farli funzionare, il che dipende essenzialmente dalle autonomie territoriali &#8211; le Regioni, le Province o chi per esse &#8211; e le parti sociali: quindi, \u00e8 una scommessa.<br \/>\nL&#8217;ultimo punto richiama invece un impegno ancora da costruire. Abbiamo dei piccoli punti sul lavoro femminile, in realt\u00e0 un impegno del Ministro di affrontare in modo organico questo che \u00e8 un aspetto decisivo per le politiche del lavoro (non solo per le donne, ma per le politiche del lavoro del Paese): questo \u00e8 l&#8217;impegno forse pi\u00f9 immediato. Quanto ai giovani, quello che abbiamo fatto sulla precariet\u00e0, quel poco sugli ammortizzatori, \u00e8 fatto in larga misura per le donne e i giovani (perch\u00e9 le donne giovani sono quelle pi\u00f9 esposte).<br \/>\nNaturalmente, tanto per non lasciare senza da fare il Ministro, stanno arrivando i problemi delle politiche attive per le persone cosiddette anziane, perch\u00e9 l&#8217;et\u00e0 si allunga e avremo un problema non di come espellere dal mercato del lavoro i cinquantenni, ma di come fare in modo &#8211; come si sta facendo anche in altri Paesi &#8211; di mostrare che sono ancora attivi, che possono essere utili, che le imprese possono adeguarsi per farli lavorare. \u00c8 un problemino non da poco, anche perch\u00e9 abbiamo il problema di sistemare un po&#8217; di esodati, che \u00e8 un altro dei punti dolenti.<br \/>\nConcludo dicendo, come ha sottolineato il collega Castro, che l&#8217;auspicio di una rapida approvazione di questo provvedimento non \u00e8 un modo di dire ma \u00e8 l&#8217;espressione di un&#8217;urgenza &#8211; sottolineo un&#8217;urgenza &#8211; del Paese, e del Paese nel contesto europeo. In un momento come questo, di grande difficolt\u00e0, di tensione sociale, un segno come questo \u00e8 importante, e tutti noi siamo chiamati a darlo.<br \/>\nPer ora abbiamo fatto un bel passo avanti; altri ne dobbiamo fare. Sono sempre stato abituato a lavorare in <em>team<\/em> o, se preferite, in un contesto di collaborazione, e devo dire che di questi passi (debbo ringraziare in modo specifico tutti i colleghi della Commissione, e anche l&#8217;opposizione, che ha lavorato con grande spirito costruttivo) non ne ho visti molti in questo Parlamento; ne ho visto uno in questo momento, e vi ringrazio. (<em>Applausi dai Gruppi PD, PdL e dei senatori Astore e Sbarbati<\/em>).<\/p>\n<p><a title=\"Scheda Senato\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00025202.htm\" target=\"_blank\">CARLINO<\/a> (<em>IdV<\/em>). Domando di parlare.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>CARLINO (<em>IdV<\/em>). Signor Presidente, signora Ministro, colleghi, il provvedimento che oggi presentiamo all&#8217;esame dell&#8217;Aula continua ad essere caratterizzato da troppe ombre, poich\u00e9 rimane sostanzialmente identico al testo originario presentato all&#8217;esame della Commissione lavoro.<br \/>\nMolti punti controversi, pi\u00f9 volte e da pi\u00f9 parti segnalati, che avrebbero potuto e dovuto essere modificati non sono stati toccati, purtroppo; altri che, al contrario, costituivano un seppur timido passo avanti sono stati sacrificati alla logica dello scambio politico tra le forze che sostengono il Governo. Uno scambio politico che peraltro sembra essersi risolto in un vittoria per una sola delle parti.<br \/>\nNel complesso, tutta la riforma realizza un arretramento delle tutele, e non solo con riguardo all&#8217;articolo 18 del cosiddetto Statuto dei lavoratori, ma anche con riferimento ai contratti precari (quella che in modo eufemistico viene chiamata la flessibilit\u00e0 in entrata), i licenziamenti collettivi e gli ammortizzatori sociali.<br \/>\nSe, come credo sia certo, il provvedimento verr\u00e0 approvato con l&#8217;ennesima fiducia, quindi cos\u00ec com&#8217;\u00e8, nel migliore dei casi risulter\u00e0 inutile, in particolare, per la lotta al precariato, mentre rischia seriamente di essere devastante per quanto riguarda i diritti dei lavoratori.<br \/>\nDalla mediazione tra il Governo e i partiti della maggioranza \u00e8 uscita una riforma del lavoro pasticciata, con nessuna tutela in pi\u00f9 in uscita e un&#8217;ulteriore diminuzione delle restrizioni all&#8217;abuso di contratti temporanei rispetto alla proposta iniziale. Ci sarebbe voluto molto pi\u00f9 coraggio nella limitazione delle forme di lavoro parasubordinato e nel percorso verso la stabilit\u00e0 di chi cerca lavoro.<br \/>\nQuanto \u00e8 stato approvato guarda ancora meno dalla parte dei giovani rispetto al progetto iniziale e questo proprio mentre i dati sui redditi e la ricchezza delle famiglie confermano l&#8217;acuto stato di disagio sociale dei giovani e il crescente ruolo di ammortizzatore sociale esercitato dalle famiglie.<br \/>\nIl compromesso che si \u00e8 concretizzato ci consegna un mercato del lavoro che non risolve il suo dualismo tra le forme di contratto che garantiscono stabilit\u00e0 e quelle che creano precariet\u00e0, e che aumenta sia il cuneo fiscale che la complessit\u00e0 della procedura di licenziamento.<br \/>\nSe veramente questa riforma fosse stata \u00abin una prospettiva di crescita\u00bb (come recita pomposamente il titolo), piuttosto che andare a ledere i diritti acquisiti dei lavoratori con una incomprensibile riforma del cosiddetto Statuto dei lavoratori, avrebbe dovuto ridurre i costi del lavoro, per i quali deteniamo in Europa un triste primato, come certificato pochi giorni fa dai dati Eurostat.<br \/>\nPer ridurre davvero il dualismo contrattuale ci sarebbe voluta una netta limitazione delle forme di lavoro parasubordinato e l&#8217;introduzione di un percorso verso la stabilit\u00e0.<br \/>\nLa priorit\u00e0 assoluta rimane, per il nostro Paese, quella di prosciugare il parasubordinato offrendo un sentiero verso la stabilit\u00e0 a chi cerca lavoro, a qualsiasi et\u00e0. Questo obiettivo \u00e8 stato, tuttavia, sacrificato a una confusa riforma dell&#8217;articolo 18 per tutti i lavoratori, che ha finito per trasmettere ulteriore ansia ad un Paese gi\u00e0 in forte recessione.<br \/>\nPer quel che riguarda i contratti, continua, innanzitutto, a non esserci un reale canale di ingresso nel mondo del lavoro con un percorso verso la stabilit\u00e0.<br \/>\nIn base alla normativa proposta, non pu\u00f2 esserlo l&#8217;apprendistato. Al termine del periodo formativo si pu\u00f2 essere infatti licenziati senza alcun compenso. La pur positiva norma che vieta ai datori di lavoro di assumere ulteriori apprendisti se non se ne stabilizza almeno il 50 per cento di quelli gi\u00e0 assunti \u00e8 stata annacquata con le modifiche apportate in Commissione ed \u00e8 ora, di fatto, facilmente aggirabile.<br \/>\nDiscutibile poi il mantenimento a 15 anni dell&#8217;et\u00e0 minima per diventare apprendisti: una norma che di fatto diventa un aggiramento dell&#8217;obbligo scolastico fino ai 16 anni.<br \/>\nSicuramente peggiorativa sul piano concreto, e molto pericolosa su quello dei principi, \u00e8 la soppressione dell&#8217;obbligo di indicare la causale nel primo contratto a tempo determinato di cui all&#8217;articolo 3.<br \/>\nLa disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato, di cui al decreto legislativo n. 368 del 2001, venne introdotta nel nostro ordinamento per consentire il recepimento della direttiva europea 1999\/70\/CE del 28 giugno 1999, relativa all&#8217;accordo quadro sul lavoro a tempo determinato.<br \/>\nLa disposizione dell&#8217;articolo 1 del suddetto decreto, secondo cui \u00ab\u00e8 consentita l&#8217;apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo\u00bb nasceva proprio dall&#8217;esigenza (espressamente indicata nella direttiva europea), di evitare che, attraverso il ricorso ad una successione reiterata di contratti di lavoro a tempo determinato, fosse possibile aggirare, fraudolentemente, la regola generale secondo cui, per far fronte ad esigenze permanenti, il datore di lavoro deve sempre ricorrere al contratto di lavoro a tempo indeterminato, mentre il contratto a tempo determinato rappresenta un&#8217;eccezione cui ricorrere soltanto a fronte di esigenze temporanee ed eccezionali.<br \/>\nAl contrario, l&#8217;articolo 3 introduce una pericolosissima norma che, se approvata, consentir\u00e0 alle imprese di aggirare agevolmente tale principio comunitario, consentendo loro di ricorrere al contratto a tempo determinato non in ipotesi eccezionali o temporanee, legate ad esigenze oggettive e riscontrabili, bens\u00ec in qualsiasi occasione, anche legata ad esigenze permanenti, come ad esempio la carenza strutturale di organico, in totale contraddizione con quanto espressamente perseguito dalla direttiva comunitaria. Questo perch\u00e9 la previsione di cui all&#8217;articolo 3, lettera b), che consente di non indicare la causale significa inequivocabilmente che il datore di lavoro, in futuro, potr\u00e0 liberamente stipulare contratti di lavoro a tempo determinato per qualsiasi esigenza, anche per far fronte al normale fabbisogno ordinario di personale, purch\u00e9 ci\u00f2 avvenga sempre con un diverso lavoratore. E infatti, non a caso, la norma si preoccupa di estendere tale previsione anche alla somministrazione di lavoro a tempo determinato, in modo che il datore di lavoro in cerca del successivo lavoratore precario con cui stipulare il nuovo primo contratto possa liberamente attingere dalla vastissima platea di precari che offrono le agenzie interinali presenti sul nostro territorio.<br \/>\nIn Commissione tuttavia la norma non solo non \u00e8 stata corretta, ma \u00e8 stata, secondo noi, ulteriormente aggravata con la previsione di ulteriori eccezioni nei casi in cui l&#8217;assunzione a tempo determinato avvenga \u00abnell&#8217;ambito di un processo organizzativo determinato: dall&#8217;avvio di una nuova attivit\u00e0; dal lancio di un prodotto o di un servizio innovativo; dall&#8217;implementazione di un rilevante cambiamento tecnologico; dalla fase supplementare di un significativo progetto di ricerca e sviluppo\u00bb. Cio\u00e8, di fatto, un numero indefinito di casi.<br \/>\nPer quanto concerne l&#8217;associazione in partecipazione (altra fonte di numerose situazioni di abuso), anzich\u00e9 limitarne l&#8217;utilizzazione alle associazione tra familiari entro il primo grado o tra coniugi, come annunciava il documento dello scorso 23 marzo, la norma \u00e8 stata a dir poco ammorbidita: varr\u00e0 solo oltre il terzo grado di parentela e tre associati.<br \/>\nMa la disposizione che forse pi\u00f9 di altre dimostra quanto questa riforma sia stata svuotata di quel poco di positivo che portava \u00e8 l&#8217;articolo 9, letteralmente stravolto e svuotato dagli emendamenti dei relatori.<br \/>\nLa versione originale dell&#8217;articolo 9 prevedeva infatti che le prestazioni lavorative rese da persona titolare di partita IVA si presumono false quando ricorrono almeno due delle seguenti tre condizioni: cio\u00e8 quando la collaborazione con lo stesso committente (o pi\u00f9 soggetti se riconducibili alla medesima attivit\u00e0 imprenditoriale) duri pi\u00f9 di sei mesi nell&#8217;arco di un anno; quando i ricavi del collaboratore con il medesimo committente ammontino a pi\u00f9 del 75 per cento del proprio fatturato; quando il collaboratore utilizzi una postazione di lavoro presso il committente.<br \/>\nCon l&#8217;emendamento dei relatori la durata della collaborazione con lo stesso committente viene elevata a otto mesi nell&#8217;arco di un anno; l&#8217;ammontare dei ricavi del collaboratore con il medesimo committente \u00e8 elevato a pi\u00f9 dell&#8217;80 per cento del proprio fatturato; viene poi specificato che la postazione che il collaboratore utilizza presso il committente deve essere fissa. E come se non bastasse, la presunzione di abuso non sussiste (cio\u00e8 tocca al lavoratore dimostrarne l&#8217;esistenza) quando la prestazione \u00absia connotata da competenze teoriche di grado elevato acquisite attraverso significativi percorsi formativi, ovvero da capacit\u00e0 tecnico-pratiche acquisite attraverso rilevanti esperienze maturate nell&#8217;esercizio concreto di attivit\u00e0\u00bb. Ma, sinceramente, qualcuno sa spiegarci cosa significhino frasi come questa?<br \/>\nNon \u00e8 stata invece rivista quella che era fin dal principio la rigidit\u00e0 principale della norma: l&#8217;articolo 9 infatti prevede che una volta avvenuta la verifica in sede giudiziale della ricorrenza delle condizioni che fanno scattare la presunzione di abuso, il giudice debba obbligatoriamente qualificare il rapporto di lavoro sempre come collaborazione a progetto. Ci\u00f2 naturalmente non \u00e8 corretto, signor Presidente, in quanto si pone inevitabilmente in contrasto con principi consolidati all&#8217;interno dei nostro ordinamento giuridico. L&#8217;articolo 9, inoltre, attribuisce al datore di lavoro la possibilit\u00e0 di fornire prova della genuinit\u00e0 del rapporto di lavoro autonomo, ma non prevede, invece, alcuna possibilit\u00e0 per il lavoratore di provare che in realt\u00e0 il rapporto di lavoro sia riconducibile al lavoro subordinato, n\u00e9 che il giudice possa d&#8217;ufficio qualificarlo come tale. Ci\u00f2, in palese violazione di quanto affermato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 121 del 1993, e cio\u00e8 che spetta al giudice qualificare il rapporto di lavoro ed il legislatore, anche volendo, non potrebbe negare la qualifica di rapporto di lavoro subordinato ad un rapporto di lavoro che ne presenti le caratteristiche oggettive.<br \/>\nIn generale, per quanto riguarda la prima parte del disegno di legge in esame, si pu\u00f2 dire che se gi\u00e0 il testo originario conteneva differenze (seppur relativamente marginali) rispetto al documento presentato dal Governo il 23 marzo (che era poi il risultato del tavolo della concertazione con le parti sociali del Paese), le modifiche in Commissione hanno indicato la chiara volont\u00e0 di allentare ulteriormente i vincoli nell&#8217;abuso di contratti temporanei. E dato che i controlli in questo campo &#8211; come sappiamo bene &#8211; sono a dir poco lacunosi, ben altro avrebbe dovuto essere il messaggio.<br \/>\nSe l&#8217;intenzione originaria era quella di porre un freno al vergognoso fenomeno delle cosiddette finte partite IVA e in generale alla diffusione del precariato, possiamo dire tranquillamente che questo obiettivo si \u00e8 volontariamente rinunciato.<br \/>\nPassiamo ai licenziamenti, che costituiscono la tematica pi\u00f9 spinosa di questo disegno di legge.<br \/>\nSi \u00e8 parlato a lungo, prima di questo disegno di legge, di \u00abmodello tedesco\u00bb per la disciplina dei licenziamenti. L&#8217;impressione \u00e8 che il ministro Fornero abbia perseguito piuttosto un modello \u00abfai da te\u00bb. Nessuna delle norme proposte su come regolarsi qualora risultino ingiustificati i motivi addotti dal datore di lavoro vengono davvero praticate in Germania. Farebbero anzi sobbalzare dall&#8217;indignazione ogni giudice del lavoro tedesco.<br \/>\nIl richiamo a modelli stranieri serve solo a gettare fumo negli occhi del pubblico, vantando l&#8217;una o l&#8217;altra rispettabile ascendenza. Un gioco fuorviante, se non si precisano le norme a cui ci si riferisce. Se \u00e8 vero che anche il diritto del lavoro tedesco non \u00e8 rimasto immutato nel tempo in Germania almeno non si \u00e8 parlato di \u00abmanutenzione\u00bb quando si smantellavano i diritti.<br \/>\nL&#8217;attuale modello tedesco \u00e8 davvero molto pi\u00f9 vicino a quanto previsto in Italia dal vigente articolo 18 dello statuto dei lavoratori di quanto vogliano far credere il Governo e i partiti che lo sostengono.<br \/>\nVenendo al merito, la materia \u00e8 stata affrontata partendo dal concetto che i licenziamenti (individuali) costituiscano una triade: licenziamento discriminatorio, licenziamento disciplinare e licenziamento per giustificato motivo oggettivo o economico.<br \/>\nRispetto a questa triade, si \u00e8 posto il problema della sanzione unica o alternativa in caso di illegittimit\u00e0.<br \/>\nL&#8217;impostazione governativa era, per cos\u00ec dire, \u00aba scalare\u00bb: reintegra per il licenziamento discriminatorio, alternativa tra reintegra e indennizzo economico a scelta del giudice per il licenziamento disciplinare e solo indennizzo monetario per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo o economico.<br \/>\nEra chiaro che il vecchio sistema asimmetrico tra licenziamento disciplinare ed economico non poteva funzionare, essendo pur sempre il datore di lavoro, nel momento iniziale, a stabilire che il licenziamento sia disciplinare o economico, con l&#8217;ovvia propensione per quello che, in caso di illegittimit\u00e0, non prevede la reintegra.<br \/>\nQuesto argomento ha abbagliato tutti, e il fatto che l&#8217;attuale formulazione costituisca una vittoria dell&#8217;opinione progressista nasconde, in realt\u00e0, una scarsa sostanza.<br \/>\nViceversa sono sfuggiti all&#8217;attenzione due importantissimi argomenti, e cio\u00e8 che l&#8217;articolo 15 tratta anche i licenziamenti collettivi, introducendo un gravissimo peggioramento della disciplina, e che i licenziamenti disciplinari non sono affatto regolati nel senso che l&#8217;alternativa tra reintegra e indennizzo possa essere applicata indifferentemente, perch\u00e9 anzi la reintegra pu\u00f2 essere applicata solo in veramente pochi casi (essenzialmente teorici), mentre nella grande maggioranza delle evenienze il giudice \u00e8 tenuto ad applicare solo l&#8217;indennizzo.<br \/>\nInsistiamo, e continueremo ad insistere, su questi due aspetti perch\u00e9 rendono questa riforma davvero inaccettabile.<br \/>\nPer quel che riguarda i licenziamenti collettivi, con questa nuova norma la sanzione per le violazioni procedurali sarebbe unicamente quella economica, mentre la sanzione di reintegra sarebbe limitata alla violazione dei soli criteri di scelta dei licenziati.<br \/>\nL&#8217;articolo 15, cio\u00e8, da un lato rende sanabile, con un accordo sindacale eventualmente raggiunto, le irregolarit\u00e0 della comunicazione d&#8217;apertura della procedura e, dall&#8217;altro, sottopone alla sola sanzione di indennizzo economico le irregolarit\u00e0 della comunicazione finale (di cui all&#8217;articolo 4 della legge n. 231 del 1991) che costituisce, per cos\u00ec dire, il rendiconto dell&#8217;utilizzo dei criteri di scelta dei licenziati, ed \u00e8 dunque un documento delicatissimo, sulla cui regolarit\u00e0 si \u00e8 molto spesso giocata la sorte delle procedure di esubero.<br \/>\nChiunque abbia un minimo di esperienza giudiziaria sa che, specialmente negli ultimi anni, la vera difesa contro i licenziamenti collettivi ha riguardato essenzialmente le molte possibili violazioni procedurali; quindi, riformare in tal senso equivale a togliere, nella maggioranza dei casi, la reintegra per i licenziamenti collettivi. Il che &#8211; va aggiunto &#8211; ridimensiona ancora i presunti successi della reintroduzione della reintegra per i licenziamenti economici. Detto in breve con un esempio: il datore di lavoro che fa cinque licenziamenti invece di quattro, ossia un licenziamento collettivo al posto di quattro licenziamenti individuali, si sottrarrebbe al rischio della reintegra, perch\u00e9 rientrerebbe nella pi\u00f9 lassista disciplina dei licenziamenti collettivi.<br \/>\nPer quel che riguarda i licenziamenti disciplinari, il problema \u00e8 che la reintegra \u00e8 prevista nel caso si accerti che il fatto contestato al lavoratore non esista in via assoluta, oppure, se esistente, che per esso la disciplina collettiva preveda espressamente solo una sanzione conservativa (la multa o la sospensione) o, infine, che il lavoratore risulti estraneo al fatto.<br \/>\nMa l&#8217;ipotesi di gran lunga pi\u00f9 frequente, nelle controversie sui licenziamenti disciplinari, \u00e8 quella della mancanza di proporzione tra infrazione e sanzione, e, poich\u00e9 si \u00e9 al di fuori di quei casi, risulta sanzionata solo con l&#8217;indennizzo economico, ferma restando l&#8217;efficacia del licenziamento, che, dunque, sar\u00e0 di gran lunga la soluzione pi\u00f9 frequente della lite.<br \/>\nVoglio dire che nove volte su dieci nei licenziamenti disciplinari si discute di un fatto che astrattamente potrebbe dar luogo al licenziamento, ma che viene parzialmente giustificato da ragioni di contesto, ossia da attenuanti o esimenti (come nel caso del lavoratore che abbia commesso effettivamente un&#8217;insubordinazione, ma solo perch\u00e9 gravemente provocato).<br \/>\nIl caso del lavoratore accusato di un fatto che non ha commesso o addirittura di un fatto inesistente \u00e8 poco pi\u00f9 che un caso di scuola, e l&#8217;ipotesi che il datore di lavoro sia cosi sprovveduto da punire con il licenziamento un&#8217;infrazione che il contratto punisce solo con una sanzione minore, cio\u00e8 la multa o la sospensione, \u00e8 anch&#8217;essa un&#8217;ipotesi d\u00ec scuola.<br \/>\nLa normalit\u00e0 delle controversie in materia disciplinare vede il ripetersi di casi abbastanza comuni, ma sono le circostanze, le premesse, le ragioni quelle che determinano poi in concreto la sussistenza della giusta causa o del giustificato motivo del licenziamento; quindi, la previsione di cui si parla non stabilisce affatto una semplice alternativa tra reintegro ed indennizzo economico, a discrezione del magistrato, perch\u00e9, purtroppo, la situazione \u00e8 ben diversa: il reintegro \u00e8 previsto per casi limite e solo di scuola e l&#8217;indennizzo, invece, per la massima parte delle vere controversie.<br \/>\nIn ogni caso, lasciare al giudice l&#8217;alternativa porterebbe ad una soluzione paternalistica che ridurrebbe ben presto la giustiziabilit\u00e0 dei licenziamenti illegittimi a macchia di leopardo, con tribunali che applicano prevalentemente il reintegro ed altri che invece applicano prevalentemente l&#8217;indennizzo.<br \/>\nPertanto, anche questa disposizione \u00e8 da rivedere totalmente, anche qualora si volesse mantenere la cosiddetta soluzione tedesca dell&#8217;alternativa tra reintegro ed indennizzo economico: diremmo, per ironia, che bisognerebbe ispirarsi alla vera disciplina di diritto tedesco, nella quale l&#8217;alternativa dell&#8217;indennizzo economico viene dopo la dichiarazione di invalidit\u00e0 del licenziamento, su istanza di una delle parti che alleghi comprovate ragioni di incompatibilit\u00e0 nella prosecuzione del rapporto.<br \/>\nSi pu\u00f2, cos\u00ec, giungere al punto che ha polarizzato l&#8217;attenzione del dibattito giuridico-politico, e cio\u00e8 quello dei licenziamenti per giustificato motivo oggettivo.<br \/>\nAnche la Confindustria ha gridato allo scandalo perch\u00e9 e stato reintrodotto come sanzione, anche in questo caso, il reintegro. Ma un osservatore un minimo avvertito del significato giuridico e della formula utilizzata nel testo della riforma lo intuisce subito che si tratta o di una finta, o di un&#8217;incomprensione, per la buona ragione che la sola ipotesi in cui il reintegro verrebbe disposto \u00e8 quella di \u00abmanifesta insussistenza del fatto posto a base del licenziamento per giustificato motivo oggettivo\u00bb.<br \/>\nTutti comprendono, signor Presidente, che si \u00e8 ancora una volta di fronte ad un&#8217;ipotesi di scuola: l&#8217;insussistenza della ragione addotta deve addirittura essere manifesta e quindi non ricavabile da indizi o deduzioni, ma palese: come a dire, ad esempio, che il datore di lavoro abbia portato a ragione del licenziamento la chiusura di un esercizio commerciale che \u00e8 invece tuttora aperto, o un passivo del bilancio che invece indica un attivo e cos\u00ec via. Il che, francamente, non \u00e8 credibile che avvenga. (<em>Applausi di sollecitazione del senatore Coronella<\/em>).<br \/>\nInsomma, se di vittoria si \u00e8 trattato nella reintroduzione del reintegro, si \u00e8 trattato davvero di una vittoria di Pirro.<br \/>\nIn tutti gli altri casi di illegittimit\u00e0 \u00e8 previsto esclusivamente l&#8217;indennizzo economico, nella solita forbice compresa fra 12 e 24 mensilit\u00e0. Ma qui il problema pi\u00f9 importante \u00e8 quello di sapere quali sarebbero questi ulteriori casi e, soprattutto, se essi comprendono le ipotesi di licenziamento cosiddetto speculativo, cio\u00e8 quelle in cui il licenziamento per motivo oggettivo non \u00e8 connesso ad una difficolt\u00e0 aziendale di tipo economico o organizzativo, ma solo alla ricerca di un maggior profitto a scapito del lavoratore, come nel caso tipico [&#8230;]<\/p>\n<p>PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice Carlino.<\/p>\n<p>CARLINO,<em> relatrice di minoranza<\/em>. [&#8230;] di esternalizzazione dei compiti svolti dai lavoratori licenziati con ricorso ad appalti a prezzi minori.Mi conceda altri due minuti, signor Presidente, per passare al tema degli ammortizzatori sociali. Mi faccia finire. Almeno il tempo di lamentarci, visto che non abbiamo molto spazio.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Prego, continui pure.<\/p>\n<p>CARLINO, <em>relatrice di minoranza<\/em>. Vi \u00e8 anche il rischio che le \u00abaltre ipotesi\u00bb di illegittimit\u00e0 in cui, secondo la previsione normativa, vi sarebbe comunque un indennizzo economico si rivelino una sorta di insieme vuoto, anche perch\u00e9 lo stesso articolo 14 richiama il famigerato articolo 30 del cosiddetto collegato lavoro, il quale descrive il giustificato motivo oggettivo con riguardo a un disegno economico, produttivo e organizzativo di qualsiasi tipo, e comunque, in definitiva, sempre legittimo.<br \/>\nIl disegno di legge crea inoltre un quarto tipo di licenziamento individuale. Infatti, in caso di licenziamento invalido o per difetto di forma, tutto si ridurrebbe al pagamento di un indennizzo dimezzato rispetto a quello normale, salvo che il lavoratore chieda che si accerti il difetto di giustificazione del licenziamento, nel qual caso la controversia torna ad essere una normale controversia di licenziamento: ma su quale motivazione, ci chiediamo, visto che essa era mancata al principio? E chi deve sostenere l&#8217;onere della prova?<br \/>\nAlla fine, sembra che si sia di fronte ad una sorta di incredibile processo al buio, nel senso che, se il datore di lavoro non motiva il licenziamento, il lavoratore ha la scelta tra prendere un piccolo indennizzo o contestare un licenziamento di cui per\u00f2 non \u00e8 stata data ufficiale motivazione.<br \/>\nInsomma, siamo di fronte ad una mostruosit\u00e0 giuridica che va semplicemente respinta in blocco.<br \/>\nPasso agli ammortizzatori sociali. (<em>Commenti<\/em>). So che l&#8217;intervento \u00e8 lungo, ma come ho anticipato tale questione \u00e8 quella pi\u00f9 spinosa.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, permettete alla senatrice Carlino di terminare il suo intervento.<\/p>\n<p>CARLINO, <em>relatrice di minoranza<\/em>. La riforma degli ammortizzatori e l&#8217;introduzione dell&#8217;ASpI cancellano la vecchia mobilit\u00e0, pur non cancellando la cassa integrazione straordinaria e quella in deroga.<br \/>\nSi sostiene che con la riforma degli ammortizzatori sociali aumenter\u00e0 la platea dei beneficiari ma, nonostante gli interventi operati in Commissione, \u00e8 ancora tutt&#8217;altro che chiaro come questo avvenga, e soprattutto con quali risorse.<br \/>\nNonostante le promesse, la cosiddetta mini-ASpI continua ad essere in tutto e per tutto l&#8217;indennit\u00e0 a requisiti ridotti oggi vigente. Era stato annunciato che sarebbe stata estesa a tutti i lavoratori a progetto, ma a questo annuncio non \u00e8 stato poi dato alcun seguito.<br \/>\nSi \u00e8 invece scelto di potenziare l&#8217;indennit\u00e0 <em>una tantum <\/em>per i parasubordinati che restano senza impiego, come previsto dall&#8217;articolo 35. Per i collaboratori a progetto e le finte partite IVA resta infatti in vigore la \u00abmancia\u00bb introdotta dall&#8217;ex ministro Sacconi nel 2008, che attualmente vale mediamente 800 euro all&#8217;anno e che copre 9.500 lavoratori in tutto, a fronte di una platea di 125.000 potenziali beneficiari. L&#8217;articolo 35 disponeva nella sua versione originale la riduzione dell&#8217;importo, anche se con estensione a una platea pi\u00f9 vasta.<br \/>\nOra l&#8217;indennit\u00e0 viene rafforzata e dovrebbe essere portata a 8.000 euro (anche se la cifra non \u00e8 del tutto chiara), ma solo come misura sperimentale per un triennio.<br \/>\nIl punto vero resta, tuttavia, un altro: come avevamo chiesto con interventi emendativi, e ribadiamo con uno specifico ordine del giorno, \u00e8 necessario superare la logica delle indennit\u00e0 <em>una tantum <\/em>continuamente prorogate, ed allargare invece la copertura dell&#8217;ASpI a favore di tutti i precari.<br \/>\nPer quello che riguarda le politiche in favore delle donne, tanto sbandierate dal ministro Fornero, purtroppo si \u00e8 fatto poco. Anzich\u00e9 essere una priorit\u00e0, della riforma le misure a favore delle donne sono state relegate agli articoli 55 e 56. Ci aspettavamo un concreto investimento sull&#8217;apporto che le donne possono dare davvero alla crescita del Paese.<br \/>\nIn Italia il tasso di occupazione femminile raggiunge circa il 43 per cento; al Sud scende al 30 per cento. Siamo lontani dell&#8217;obiettivo del Trattato di Lisbona.<br \/>\nNell&#8217;ottobre 2010, il Parlamento europeo ha approvato una legge per proteggere le donne dal licenziamento a causa della maternit\u00e0 e garantire ai padri almeno due settimane di congedo obbligatorio.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Senatrice Carlino, la prego di concludere il suo intervento.<\/p>\n<p>CARLINO, <em>relatrice di minoranza<\/em>. Sto concludendo, signor Presidente.<br \/>\nIl congedo di paternit\u00e0 \u00e8 presente in quasi tutti gli Stati europei per periodi di diversa durata: le \u00abquote azzurre\u00bb, sia nel congedo obbligatorio che in quello facoltativo, devono essere una misura che possa contribuire a cambiare l&#8217;esperienza dei padri e favorire la condivisione della cura dei figli.<br \/>\nSe il congedo obbligatorio e quello parentale saranno pi\u00f9 condivisi da entrambi i genitori, ci saranno meno perdite di capitale umano e meno ragioni, per le imprese, di discriminare le lavoratrici.<br \/>\nLa riformulazione dell&#8217;articolo 56, che stabilisce che \u00abil padre lavoratore dipendente (&#8230;) ha l&#8217;obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno\u00bb e \u00abpu\u00f2 astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi\u00bb, \u00e8 ben poco.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 da rimpiangere la formulazione originale di questo articolo. Era certamente insufficiente, ma almeno non era, come quella attuale, una presa in giro!<br \/>\nI <em>voucher<\/em> per l&#8217;impiego di <em>baby-sitter <\/em>o per gli altri servizi per l&#8217;infanzia, non possono compensare la diminuzione di offerta di servizi pubblici oggi in atto.<br \/>\nI tagli alle spese per gli asili nido implicheranno una minor occupazione (femminile), sia per gli effetti diretti sia per gli effetti indiretti.<br \/>\nVoglio infine concludere con il tema delle dimissioni in bianco. (<em>Commenti dal Gruppo PdL<\/em>).<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Colleghi, abbiate quantomeno rispetto per la relatrice di minoranza. Ho garantito alle opposizioni la massima disponibilit\u00e0 per il dibattito. \u00c8 una relazione di minoranza e la senatrice Carlino ha diritto di concluderla.<br \/>\nPrego, senatrice.<\/p>\n<p>CARLINO, <em>relatrice di minoranza<\/em>. All&#8217;articolo 55 si affronta il ripristino di una normativa di contrasto a questa odiosa pratica. Ma anche questo intervento, nonostante le varie proposte di modifica che sono pervenute da pi\u00f9 colleghe, risulta ancora assolutamente insufficiente, in quanto non prevede, a differenza della normativa approvata a suo tempo dal Governo Prodi, delle specifiche garanzie sulla possibilit\u00e0 di verificare attraverso precisi requisiti, quali ad esempio la modulistica, la veridicit\u00e0 della dichiarazione di dimissioni.<br \/>\nRicordo che alla Commissione lavoro \u00e8 stato assegnato un nostro disegno di legge, a mia prima firma, che recepisce anche le indicazioni di una petizione popolare: un disegno di legge completo, che disciplina le dimissioni volontarie e la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, che prevede procedure che garantiscano la libert\u00e0 di scelta e la tutela dei diritti di lavoratori e lavoratrici.<br \/>\nSignor Presidente, concludo ribadendo che siamo davanti ad un provvedimento in nessun modo condivisibile. Modificare le regole in modo cos\u00ec iniquo e insufficiente non significa riformare il lavoro, ma perseverare in una logica sbagliata, che porter\u00e0 ad avere solo pi\u00f9 precariet\u00e0 e disoccupazione. (<em>Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Giuliano<\/em>).<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">hh<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DUE VALUTAZIONI POSITIVE, MA DA DUE PUNTI DI VISTA DIVERSI, DALL&#8217;INTERNO DELLO SCHIERAMENTO DI MAGGIORANZA, E UNA NETTAMENTE NEGATIVA DALL&#8217;OPPOSIZIONE Relazioni introduttive svolte in Senato da\u00a0Maurizio Castro e\u00a0Tiziano Treu, relatori di maggioranza,\u00a0e Giuliana Carlino, di minoranza,\u00a0\u00a0nella seduta pomeridiana \u00a0del 23 maggio 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-21461","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21461","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21461"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21461\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21461"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21461"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21461"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}