
{"id":21812,"date":"2012-06-16T18:21:56","date_gmt":"2012-06-16T17:21:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21812"},"modified":"2012-06-17T22:09:45","modified_gmt":"2012-06-17T21:09:45","slug":"la-questione-degli-esodati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21812","title":{"rendered":"VERO E FALSO SULLA QUESTIONE DEGLI &#8220;ESODATI&#8221; (E COME RISOLVERLA)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\"> LA RIFORMA DELLE PENSIONI DEL DICEMBRE 2011, ATTO DI EQUIT\u00c0 FRA VECCHIA E NUOVA GENERAZIONE, HA FATTO IN DUE SETTIMANE QUEL CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE FATTO GRADUALMENTE IN DUE DECENNI &#8211; I <\/span><span style=\"color: #993300;\">PROBLEMI TRANSITORI VANNO RISOLTI; MA GUARDANDO AVANTI E NON TORNANDO INDIETRO<\/span><\/p>\n<p><em>Nota di approfondimento,<\/em><em> 18 giugno 2012, in vista della discussione della questione all&#8217;ordine del giorno del Senato per il 19 giugno e della Camera per il 20 giugno &#8211; In argomento v. anche l&#8217;<a title=\"Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 205, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21857\" target=\"_blank\">editoriale telegrafico per la <\/a><\/em><a title=\"Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 205, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21857\" target=\"_blank\">Nwsl<\/a><em><em><a title=\"Editoriale telegrafico per la Nwsl n. 205, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21857\" target=\"_blank\"> n. 205<\/a>, dello stesso giorno<\/em><!--more--><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ffffff;\">.SS<\/span><br \/>\n<\/em> <strong>Sommario<\/strong><br \/>\n1. Perch\u00e9 la riforma Fornero delle Pensioni era indispensabile e urgente<br \/>\n2. I problemi transitori originati dalla riforma<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> A. I lavoratori ultrasessantenni in attivit\u00e0\u00a0\u00a0 <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> B. I lavoratori privi di lavoro e vicini alla pensione a fine 2011<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. .<\/span> b.1. I &#8220;salvaguardati&#8221;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. .<\/span> b.2.\u00a0I &#8220;non salvaguardati&#8221;<br \/>\n3. Come affrontare e risolvere i problemi transitori originati dalla riforma<\/p>\n<p><strong>1.\u00a0Perch\u00e9\u00a0la riforma Fornero delle Pensioni\u00a0era indispensabile\u00a0e urgente<\/strong><br \/>\nSul capitolo pensioni il Governo Monti, appena nato,\u00a0con\u00a0le finanze statali a gravissimo rischio di collasso,\u00a0ha dovuto fare in due settimane quello che i Governi precedenti avrebbero dovuto fare fin dal 1995, anno della riforma Dini. Quella riforma di diciassette anni fa realizzava un assetto pensionistico sostenibile, ma <em>aveva il difetto di applicarlo per\u00f2 soltanto a chi avesse incominciato a lavorare dopo il\u00a01978<\/em>; lasciava invece\u00a0che le generazioni precedenti continuassero a beneficiare del vecchio assetto, che comportava \u00e8 ha comportato fin qui ingenti esborsi da parte dello Stato per tenere in piedi il bilancio pensionistico dell&#8217;Inps. Da allora furono in molti ad avvertire che la grande iniquit\u00e0 di quella differenza di trattamento fra vecchi e giovani andava superata, ma non se ne \u00e8 fatto mai nulla. Col risultato che quella\u00a0parificazione &#8211; atto di elementare equit\u00e0 tra padri e figli &#8211; ha dovuto essere compiuta in modo brusco,\u00a0qualcuno ha detto &#8220;brutale&#8221;,\u00a0in una situazione di gravit\u00e0 estrema nella quale\u00a0la drasticit\u00e0 del voltar pagina\u00a0era indispensabile per dare agli osservatori stranieri la percezione immediata e inequivoca della svolta che il Governo italiano stava imprimendo all&#8217;andamento del bilancio statale e in particolare a quello della spesa pensionistica.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span>Fece parte di quella manovra, oltre che l&#8217;estensione alla\u00a0vecchia generazione del sistema &#8220;contributivo&#8221; di calcolo della pensione per la parte destinata a maturare dal 1\u00b0 gennaio 2012 (cosa importantissima, che per\u00f2 nessun Governo precedente aveva saputo fare),\u00a0anche l&#8217;abolizione della possibilit\u00e0 del &#8220;pensionamento di anzianit\u00e0&#8221;, cio\u00e8 del pensionamento basato sul solo requisito contributivo, che prescindeva dal requisito di et\u00e0 anagrafica.\u00a0Per avere un&#8217;idea dell&#8217;importanza di questa misura, si consideri che ancora nel corso del 2011 gli italiani che avevano fruito del pensionamento di anzionit\u00e0 (circa due terzi del totale dei pensionati fino a quell&#8217;anno) avevano fatto registrare\u00a0un&#8217;et\u00e0 media di ritiro dal lavoro di 58 anni e tre mesi! Fece parte di quella manovra,\u00a0inoltre, un brusco aumento dell&#8217;et\u00e0 ordinaria del pensionamento di vecchiaia, portata a 67 anni.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> Queste misure in materia di pensione di anzianit\u00e0 e di vecchiaia,\u00a0che hanno applicato le regole gi\u00e0 decise nel 1995 per le nuove generazioni anche a quelle dei cinquantenni e sessantenni, ha infranto una convinzione diffusa tra gli appartenenti a queste ultime: quella secondo la quale con\u00a060 anni di et\u00e0 e 37 o 38 anni di contribuzione un lavoratore si fosse &#8220;guadagnato il diritto&#8221; alla pensione. Se si considera che a 60 anni gli italiani hanno una attesa media di vita di 23 anni se uomini, 24 se donne, \u00e8 facile convincersi dell&#8217;insostenibilit\u00e0 della vecchia regola: poich\u00e9 l&#8217;aritmetica non \u00e8 un&#8217;opinione, come \u00e8 possibile che 38 anni di contribuzione nella misura del 33% della retribuzione costituiscano un finanziamento sufficiente per una pensione\u00a0pari a tre quarti o quattro quinti della retribuzione stessa, destinata a durare per 23 o 24 anni? \u00c8 evidente che questo\u00a0trattamento pensionistico pu\u00f2 stare in piedi soltanto con un cospicuo contributo dello Stato: ed \u00e8 infatti ci\u00f2 che \u00e8 accaduto\u00a0per tutto il mezzo secolo passato, nel quale lo Stato\u00a0ha contribuito ogni anno con l&#8217;equivalente di molte centinaia\u00a0di miliardi di euro al pareggio di bilancio dell&#8217;Inps. Ma \u00e8 altrettanto evidente l&#8217;iniquit\u00e0 di una spesa sociale dello Stato quasi interamente destinata a consentire il pensionamento a cinquantenni e sessantenni, come se queste fossero le situazioni di maggiore disagio sociale,\u00a0mentre\u00a0vengono trascurate quasi del tutto le vere situazioni di bisogno, quali quelle delle famiglie con persone disabili, o con anziani\u00a0non autosufficienti,\u00a0oppure\u00a0quelle della maternit\u00e0 e dell&#8217;infanzia\u00a0prive dell&#8217;assistenza essenziale.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span>La riforma varata dal Governo Monti il 4 dicembre scorso ha inteso voltar pagina rispetto a quella enorme e insensata distorsione della spesa pubblica a favore dei soli nati negli anni &#8217;40 e &#8217;50, profondamente iniqua nei confronti delle nuove generazioni e delle vere situazioni di bisogno, oltre che vistosamente incompatibile con la credibilit\u00e0 del progetto di risanamento del nostro bilancio pubblico. E &#8211; per i motivi di cui ho detto sopra &#8211; questo ha dovuto essere fatto in modo repentino: per\u00a0riacquisire un ruolo da protagonista al tavolo europeo il Governo ha dovuto\u00a0compiere da un giorno all&#8217;altro quel mutamento di assetto del nostro sistema previdenziale anche per la parte applicabile alle vecchie generazioni, che colpevolmente i Governi e le maggioranze precedenti non avevano compiuto nell&#8217;arco dei quindici anni precedenti.<\/p>\n<p><strong>2. I problemi transitori originati dalla riforma<\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span>Il risultato di questa operazione, per il modo in cui ha dovuto essere compiuta,\u00a0\u00e8 stato che si \u00e8 bruscamente allontanato il momento del possibile pensionamento per i molti lavoratori di et\u00e0 vicina ai 60 anni che, secondo la vecchia disciplina, erano ormai prossimi a conseguirlo. Va subito detto che per tutti i lavoratori sessantenni che preferiscono continuare a lavorare e a guadagnare il proprio stipendio pieno &#8211; e sono molti &#8211; la riforma ha determinato un vantaggio, tanto rilevante per il benessere loro e delle loro famiglie quanto poco considerato nel dibattito in corso su questi temi.\u00a0\u00a0Ne sono per\u00f2 anche derivati due ordini di problemi transitori: <strong>A)<\/strong> uno riguarda le imprese che avevano fatto conto di poter prossimamente licenziare per limiti di et\u00e0 uno o pi\u00f9 dipendenti sessantenni o vicini a questa et\u00e0, addetti a mansioni pesanti, e non possono pi\u00f9 farlo nei tempi previsti;\u00a0<strong>B)<\/strong> un altro ordine di problemi &#8211; quello politicamente pi\u00f9 caldo &#8211; riguarda le persone che erano prossime alla pensione e prive di lavoro: soprattutto quelle che lo avevano perso o lasciato da poco tempo proprio perch\u00e9\u00a0prossime alla pensione\u00a0e che hanno visto spostarsi in avanti di qualche anno la possibilit\u00e0 di fruirne.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.\u00a0\u00a0\u00a0 <span style=\"color: #000000;\"><strong>A)<\/strong> Il\u00a0problema dei <strong>lavoratori ultrasessantenni in attivit\u00e0<\/strong>, addetti a mansioni fisicamente pesanti, oppure comunque poco utili alle imprese da cui dipendono\u00a0nelle mansioni\u00a0fin qui svolte,\u00a0pu\u00f2 e deve essere affrontato con varie misure, tra le quali:<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong> &#8211;<\/strong> l&#8217;utilizzazione di questi\u00a0lavoratori in nuove mansioni utili per l&#8217;azienda e non pesanti: per esempio\u00a0in funzione di addestramento e assistenza per i <em>new entrants<\/em>; nel Centro e Nord-Europa il ridisegno delle mansioni per i lavoratori sessantenni costituisce oggetto di servizi specializzati in seno alle imprese maggiori, o di servizi offerti da agenzie specializzate;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><strong> &#8211;<\/strong> la coniugazione di un rapporto di lavoro a tempo parziale con un pensionamento parziale, secondo quanto delineato nel <a title=\"D.d.l. 29.2.12 n. 3181\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=19768\" target=\"_blank\">disegno di legge Treu, Ghedini, Ichino e altri, 29 febbraio 2012 n. 3181<\/a>;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.\u00a0 <span style=\"color: #000000;\"><strong>&#8211;<\/strong> la trasformazione dei rapporti di lavoro con i sessantenni a tempo parziale, con contribuzione figurativa per la parte corrispondente alla riduzione retributiva e con impegno dell&#8217;impresa per l&#8217;assunzione di altrettanti giovani apprendisti (secondo un progetto elaborato da Assolombarda, attualmente allo studio del ministero del Lavoro);<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><strong>&#8211;<\/strong> l&#8217;attivazione di servizi alle famiglie e alle comunit\u00e0 locali, svolti per mezzo di contratti di collaborazione continuativa, finanziati in parte mediante con il contributo\u00a0dei soggetti stessi beneficiari dei servizi, in parte da Regioni\u00a0o Comuni interessati, in parte dalle imprese i cui dipendenti sessantenni potrebbero essere in questo modo reimpiegati nei loro ultimi anni di lavoro\u00a0(progetto sul quale un gruppo di lavoro da me coordinato sta preparando un progetto operativo e un disegno di legge).<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"color: #ffffff;\"><span style=\"color: #000000;\"><strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> B)<\/strong> La questione dei <strong>lavoratori privi di lavoro e vicini alla pensione alla fine del 2011<\/strong>, per i quali il pensionamento si \u00e8 allontanato di qualche anno, si articola in problemi specifici tra loro diversi, a seconda delle diverse possibili situazioni. Possiamo distinguere queste situazioni in due grandi gruppi, a seconda che i lavoratori interessati siano, oppure no, &#8220;salvaguardati&#8221;, cio\u00e8 possano ottenere il pensionamento secondo le vecchie regole (a norma dell&#8217;articolo 24, comma 14,\u00a0del decreto-legge c.d. &#8220;Salva-Italia&#8221;, 6 dicembre 2011 n. 201, convertito nella legge 22 dicembre 2001 n. 214, o dell&#8217;articolo 6, comma 2-<em>ter<\/em>, del decreto legge 29 dicembre 2011 n. 216, convertito nella legge 24 febbraio 2012 n. 14).<\/span><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span> <strong>b1 &#8211;\u00a0<em>I\u00a0circa 65.000 &#8220;salvaguardati&#8221;, ai quali continuano ad applicarsi le vecchie regole<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/strong>Sono:<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.\u00a0 <span style=\"color: #000000;\">&#8211; <strong>29.050<\/strong> lavoratori licenziati che alla data del 4 dicembre 2011 godevano del trattamento di <strong>mobilit\u00e0<\/strong> (ordinaria o &#8220;lunga&#8221;) in virt\u00f9 di accordi sindacali sottoscritti in data precedente, con prospettiva di cessazione del trattamento\u00a0in\u00a0corrispondenza con l&#8217;attivazione della pensione;<strong><br \/>\n<\/strong><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> &#8211; <strong>17.710<\/strong> lavoratori licenziati che alla data del 4 dicembre 2011 godevano, in virt\u00f9 di accordi sindacali precedenti,\u00a0di un trattamento di sostanziale <strong>prepensionamento erogato da fondi di solidariet\u00e0<\/strong> (quale per esempio quello operante nel settore bancario);<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> &#8211; <strong>10.250<\/strong> lavoratori <strong>autorizzati alla prosecuzione volontaria della contribuzione<\/strong> per il raggiungimento del diritto alla pensione con provvedimento Inps precedente al 4 dicembre 2011;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> &#8211; <strong>6.890<\/strong> lavoratori che hanno <strong>risolto il rapporto di lavoro entro il 31 dicembre 2012 con incentivazione all&#8217;esodo<\/strong> sulla base di accordi individuali o collettivi stipulati prima del 4 dicembre 2011;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> &#8211; <strong>1.100<\/strong> ex-dipendenti pubblici con 35 anni di anzianit\u00e0 ed <strong>esonero quinquennale<\/strong> dal servizio, o in <strong>congedo biennale<\/strong> straordinario;<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <strong>b2 &#8211; <em>I &#8220;non salvaguardati&#8221;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/em><\/strong><span style=\"color: #ffffff;\"><span style=\"color: #000000;\">A\u00a0differenza dei &#8220;salvaguardati&#8221;, che sono individuati\u00a0con precisione dalle norme sopra\u00a0richiamate, quello dei &#8220;non salvaguardati&#8221; costituisce un insieme aperto, che potrebbe anche ricomprendere tutti coloro che hanno incominciato a lavorare prima del 1978, si trovano attualmente senza lavoro e si sono visti ritardare la data del pensionamento per effetto della riforma del dicembre 2011. Qualsiasi delimitazione di questa categoria \u00e8 arbitraria, non essendovi alcuna norma a cui si possa fare riferimento per determinarne i confini: questo \u00e8 il motivo per cui negli ultimi mesi sono circolate in proposito le stime pi\u00f9 disparate<\/span><\/span>.\u00a0Si \u00e8\u00a0parlato in proposito di oltre 300.000 persone.\u00a0Per altro verso, \u00e8 evidente che &#8220;salvaguardare&#8221; tutti coloro che potrebbero essere ricompresi in questa categoria equivarrebbe a svuotare la riforma.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"> .<\/span> Per impostare un ragionamento tecnico-politico serio al riguardo, si possono individuare alcune categorie di persone i cui programmi legati a una prospettiva di pensionamento a breve termine sono stati maggiormente pregiudicati dalla riforma del dicembre 2011:<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <strong>b2.1. &#8211;<\/strong> lavoratori nati nel 1952 o\u00a0negli anni immediatamente successivi\u00a0e attualmente <strong>non al lavoro da un tempo rilevante<\/strong>, che per\u00f2 alla fine del 2011 avevano raggiunto il requisito minimo di 20 anni di contribuzione per la pensione di vecchiaia, ma non ancora l&#8217;et\u00e0 minima o l&#8217;ammontare minimo di contribuzione per la pensione di vecchiaia, i quali pertanto con le vecchie regole avrebbero potuto aspirare al pensionamento entro il 2014 o il 2015; tra questi, secondo l&#8217;Inps ci sarebbero<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> b2.1.1. &#8211; <strong>173.100 lavoratori con pi\u00f9 di 53 anni<\/strong>, il cui rapporto di lavoro \u00e8 cessato tra il 2009 e il 2011 per cause diverse: licenziamento, dimissioni spontanee o\u00a0risoluzione consensuale incentivata (si stima che alla fine del 2011 pi\u00f9 di due terzi di questi fossero disoccupati gi\u00e0 da oltre un anno);<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <strong>b2.2. &#8211; 24.500 lavoratori <\/strong>per i quali un accordo individuale o collettivo stipulato prima del 4 dicembre 2011, con o senza\u00a0il sostegno di un fondo di solidariet\u00e0 categoriale,\u00a0avrebbe previsto la <strong>cessazione del rapporto di lavoro in data successiva al 31 dicembre 2011<\/strong> (in corrispondenza con il previsto pensionamento secondo le vecchie regole); alcuni di questi hanno cessato di lavorare nei primi mesi del 2012 e maturano i requisiti per la pensione secondo le vecchie regole nel 2013, altri invece sono ancora al lavoro, essendo prevista la cessazione del rapporto in un futuro prossimo, ma in alcuni casi anche fra due o persino tre anni;<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <strong>b2.3. &#8211; 122.750 lavoratori autorizzati ai versamenti volontari<\/strong> per raggiungere il requisito minimo per la pensione di vecchiaia, non rientranti nel requisito posto dall&#8217;art. 24, comma 14 del d.-l. n. 201\/2011 &#8211; perch\u00e9 raggiungeranno la contribuzione e\/o et\u00e0 minima necessarie dopo la fine del 2013 -, i quali secondo le vecchie regole avrebbero potuto aspirare a ottenere la pensione di vecchiaia prima dei 67 anni (qui il termine &#8220;esodati&#8221; appare particolarmente inappropriato);<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <strong>b2.3. &#8211; 3.180 dipendenti pubblici beneficiari del congedo straordinario per l&#8217;assistenza a figli disabili<\/strong>, che con le vecchie norme avrebbero potuto aspirare al pensionamento nei prossimi anni, mentre con le nuove dovranno attenderlo pi\u00f9 a lungo (anche questi non sono evidentemente classificabili come &#8220;esodati&#8221;, se a questa parola non vogliamo attribuire un significato del tutto indefinito).<\/p>\n<p><strong>3. Come affrontare e risolvere i problemi transitori originati dalla riforma<\/strong><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> Va subito osservato come la maggior parte dei casi di &#8220;non salvaguardati&#8221; riguardi lavoratori che, secondo le vecchie regole, non avrebbero comunque ottenuto la pensione prima del 2014 o del 2015; rientrano invece tra i &#8220;salvaguardati&#8221; quasi tutti coloro che la avrebbero invece ottenuta nel 2012 o 2013. Per questi casi, dunque,\u00a0pu\u00f2 essere sensato rinviare la questione al prossimo anno, per affrontarla quando si conosceranno meglio i dati rilevanti per la soluzione, concernenti le condizioni della finanza pubblica e quelle del mercato del lavoro.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span> Occorrer\u00e0, poi, individuare fra i circa 320.000 casi sopra classificati nel\u00a0paragrafo b2 le situazioni particolari di confine per le quali si giustifica una deroga alle nuove norme e quelle che &#8211; pur non rientrando fra le prime &#8211; giustificano comunque un intervento speciale di sostegno del reddito. Per esempio, nella categoria b2.1.1 \u00e8 evidente che &#8211; se non vogliamo rimangiarci la riforma &#8211; la maggior parte dei 173.000 lavoratori che vi appartengono devono essere aiutati non a ritirarsi in pensione, ma a rimanere attivi nel mercato del lavoro. E lo stesso vale almeno per quelli tra i 122.000 autorizzati alla contribuzione volontaria che matureranno il diritto alla pensione fra due o pi\u00f9 anni.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> A me sembra, comunque,\u00a0che nella grande maggioranza dei casi la soluzione non debba consistere in una deroga alla nuova disciplina pensionistica. Essa deve\u00a0semmai consistere in una norma speciale che estenda il trattamento di disoccupazione, nei limiti delle disponibilit\u00e0 finanziarie, e al tempo stesso istituisca alcuni forti incentivi all&#8217;ingaggio di queste persone: per esempio con esenzioni contributive, sgravi fiscali, una disciplina speciale che consenta un periodo di prova fino a un anno nel rapporto di lavoro dipendente, e che agevoli la costituzione di rapporti genuini di collaborazione autonoma continuativa con le amministrazioni locali, dove ne ricorrano gli elementi essenziali. In altre parole, occorre mantenere fermo il principio per cui a 50 e a 60 anni si pu\u00f2 ancora lavorare, e si deve essere disponibili a farlo se si vuole beneficiare di un sostegno del reddito; ma anche fare tutto il possibile per abbattere il diaframma che impedisce a questa offerta di lavoro maturo di incontrarsi con la domanda potenziale, soprattutto nel settore dei servizi alle famiglie e alle comunit\u00e0.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> La nuova cultura del lavoro di cui il Paese ha urgente bisogno deve liberarsi dall&#8217;idea che per un sessantenne trovare un lavoro, anche magari a <em>part-time<\/em>, sia\u00a0impossibile. Ma per liberarsi di quell&#8217;idea\u00a0non basta un tratto di penna sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>: occorre\u00a0anche far funzionare meglio il nostro mercato del lavoro. Non \u00e8 affatto impossibile, se si considera che, nel corso del 2011 (incredibile ma vero) <a title=\"Che cosa ci impedisce di lavorare - Slides, 11.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21749\" target=\"_blank\">i contratti di lavoro denunciati agli uffici del lavoro sono stati oltre 10 milioni, di cui un quinto a tempo indeterminato<\/a>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA RIFORMA DELLE PENSIONI DEL DICEMBRE 2011, ATTO DI EQUIT\u00c0 FRA VECCHIA E NUOVA GENERAZIONE, HA FATTO IN DUE SETTIMANE QUEL CHE AVREBBE DOVUTO ESSERE FATTO GRADUALMENTE IN DUE DECENNI &#8211; I PROBLEMI TRANSITORI VANNO RISOLTI; MA GUARDANDO AVANTI E NON TORNANDO INDIETRO Nota di approfondimento, 18 giugno 2012, in vista della discussione della questione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,31],"tags":[],"class_list":["post-21812","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21812","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21812"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21812\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21812"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21812"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21812"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}