
{"id":21882,"date":"2012-06-17T21:57:25","date_gmt":"2012-06-17T20:57:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882"},"modified":"2012-06-17T22:06:53","modified_gmt":"2012-06-17T21:06:53","slug":"vero-e-falso-sulla-questione-degli-esodati-e-come-risolverla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882","title":{"rendered":"VERO E FALSO SULLA QUESTIONE DEGLI ESODATI (E COME RISOLVERLA)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA RIFORMA DELLE PENSIONI DEL DICEMBRE SCORSO HA FATTO IN DUE SETTIMANE QUELLO CHE AVREMMO DOVUTO FARE GRADUALEMENTE NEI DUE DECENNI PASSATI &#8211; I PROBLEMI TRANSITORI CHE NE SONO NATI VANNO RISOLTI GUARDANDO AVANTI E NON TORNANDO INDIETRO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento pubblicato nella rubrica del <\/em>Corriere della Sera <em>&#8220;Lettera sul lavoro&#8221;, 18 giugno 2012 &#8211; Per un&#8217;esposizione pi\u00f9 ampia e con maggiori dati sulla stessa materia, v. la <a title=\"Nota tecnica, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21812\" target=\"_blank\">nota tecnica pubblicata su questo sito lo stesso giorno<\/a><!--more--><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<br \/>\n<\/span><\/em>Caro Direttore, per decenni ci siamo consentiti di andare in pensione a cinquant&#8217;anni accumulando debito pubblico, poi debito per ripagare<br \/>\nil debito e gli interessi sul debito, finch\u00e9 i creditori hanno incominciato a dubitare della nostra capacit\u00e0 di restituire il tutto. Cos\u00ec, di colpo, come per effetto dello scoppio di una \u201cbolla\u201d, la drammatica crisi del debito pubblico nel dicembre scorso ci ha costretti a rimettere i piedi per terra.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> Fino ad allora avevamo fatto finta che con 60 anni di et\u00e0 e 37 o 38 anni di contribuzione un lavoratore si fosse &#8220;guadagnato il diritto&#8221; alla pensione. Se si considera che a 60 anni gli italiani hanno una attesa media di vita di 23 anni se uomini, 24 se donne, \u00e8 evidente l&#8217;insostenibilit\u00e0 di quell\u2019idea: non \u00e8 possibile che 38 anni di contribuzione nella misura del 33 per cento costituiscano un finanziamento<br \/>\nsufficiente per una pensione pari a tre quarti o quattro quinti dell\u2019ultima retribuzione, destinata a durare per 23 o 24 anni. Il sistema poteva stare in piedi soltanto con un cospicuo contributo dello Stato: ed \u00e8 infatti ci\u00f2 che \u00e8 accaduto per tutto il mezzo secolo passato, nel quale lo Stato ha contribuito ogni anno con l&#8217;equivalente di molte centinaia di miliardi di euro al pareggio di bilancio dell&#8217;Inps.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> In realt\u00e0 lo sapevamo benissimo: tanto che nel 1995 abbiamo fatto la riforma delle pensioni necessaria. Ma l&#8217;abbiamo applicata solo ai ventenni e trentenni, cio\u00e8 ai nostri figli e non a noi stessi. Il Governo Monti, appena costituito, ha dovuto fare in due settimane quello che avrebbero dovuto fare i Governi precedenti nell&#8217;arco di due decenni, estendendo la riforma del 1995 a tutti. Naturale che in questo<br \/>\nmodo molti di noi cinquantenni e sessantenni siano rimasti scottati; ma la colpa non \u00e8 del Governo che ha gestito lo scoppio della bolla: \u00e8 di chi per tanto tempo ha lasciato che si gonfiasse.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> Ora, certo, occorre curare le scottature prodotte da quello scoppio. Ma non possiamo farlo tornando indietro rispetto alla riforma. Gi\u00e0 con il decreto \u201cSalva-Italia\u201d del dicembre scorso sono stati \u201csalvaguardati\u201d, cio\u00e8 esentati dall\u2019applicazione delle nuove regole, circa 65.ooo sessantenni senza lavoro e molto prossimi al pensionamento secondo le regole vecchie. Oggi a chiedere di essere \u201csalvaguardati\u201d sono moltissimi altri, un po\u2019 meno vicini al traguardo. Se si esaminano le categorie interessate, ci si rende subito conto che \u2013 oltre a circa 24.500 lavoratori per i quali un accordo stipulato prima della fine del 2011 ha previsto la cessazione del lavoro dal 2012 in poi, con o senza l\u2019assistenza di un fondo di solidariet\u00e0 (categoria alla quale pare davvero logico estendere la \u201csalvaguardia\u201d gi\u00e0 disposta per casi analoghi con cessazione del lavoro entro il 2011) \u2013 tra gli altri aspiranti potrebbero annoverarsi tutti i cinquantenni e sessantenni attualmente disoccupati: l&#8217;Inps, in particolare, segnala 173.100 lavoratori con pi\u00f9 di 53 anni, che per i motivi pi\u00f9 svariati hanno cessato di lavorare tra il 2009 e il 2011; e 122.750 nati dopo il 1946 e senza lavoro da anni, autorizzati dallo stesso istituto ai versamenti contributivi volontari (per ulteriori dati rinvio al mio sito). Esentare dall\u2019applicazione delle nuove norme tutti questi casi equivarrebbe evidentemente a svuotare la riforma del dicembre scorso,<br \/>\nripristinando la situazione finanziariamente insostenibile precedente e l\u2019ingiustizia tra generazioni, con un incremento di decine di miliardi del debito di 2000 miliardi che gi\u00e0 lasciamo da pagare ai nostri figli e nipoti.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> I cinquantenni e sessantenni senza lavoro non devono essere incoraggiati a uscire definitivamente dal tessuto produttivo, ma aiutati a rientrarvi, con tutti gli incentivi e le agevolazioni possibili per favorire il loro ritorno a un&#8217;occupazione retribuita adatta a loro, ancora per qualche anno. La soluzione deve consistere in una norma speciale che estenda, nella misura delle disponibilit\u00e0 finanziarie, il trattamento di disoccupazione, e al tempo stesso istituisca alcuni forti incentivi all&#8217;ingaggio di queste persone: per esempio con esenzioni contributive, sgravi fiscali, una disciplina speciale che consenta un periodo di prova fino a un anno nel rapporto di lavoro dipendente, e che agevoli la<br \/>\ncostituzione di rapporti genuini di collaborazione autonoma continuativa con le amministrazioni locali, dove ne ricorrano gli elementi essenziali. In altre parole, occorre mantenere fermo il principio per cui a 50 e a 60 anni si pu\u00f2 ancora lavorare, e si deve essere disponibili a farlo se si vuole beneficiare di un sostegno del reddito; ma anche fare tutto il possibile per abbattere il diaframma che impedisce a questa offerta di lavoro maturo di incontrarsi con la domanda potenziale, soprattutto nel settore dei servizi alle famiglie e alle comunit\u00e0.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> La nuova cultura del lavoro di cui il Paese ha urgente bisogno deve liberarsi dall&#8217;idea che per un sessantenne trovare un lavoro, anche magari a <em>part-time<\/em>, sia impossibile. Per liberarsi di quell&#8217;idea non basta, certo, un tratto di penna sulla <em>Gazzetta Ufficiale<\/em>: occorre anche far funzionare meglio il nostro mercato del lavoro, abbattendo il diaframma che impedisce l\u2019incontro fra una grande domanda di servizi alle famiglie e alle comunit\u00e0 locali e questa grande offerta potenziale di manodopera, che pu\u00f2 essere facilmente posta in grado di svolgerli.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA RIFORMA DELLE PENSIONI DEL DICEMBRE SCORSO HA FATTO IN DUE SETTIMANE QUELLO CHE AVREMMO DOVUTO FARE GRADUALEMENTE NEI DUE DECENNI PASSATI &#8211; I PROBLEMI TRANSITORI CHE NE SONO NATI VANNO RISOLTI GUARDANDO AVANTI E NON TORNANDO INDIETRO Intervento pubblicato nella rubrica del Corriere della Sera &#8220;Lettera sul lavoro&#8221;, 18 giugno 2012 &#8211; Per un&#8217;esposizione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,9,31],"tags":[],"class_list":["post-21882","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-editoriale","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21882","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21882"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21882\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21882"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21882"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21882"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}