
{"id":21918,"date":"2012-06-22T10:11:47","date_gmt":"2012-06-22T09:11:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21918"},"modified":"2012-06-22T10:11:47","modified_gmt":"2012-06-22T09:11:47","slug":"il-mattino-se-ne-possono-tutelare-ancora-24-500-per-gli-altri-incentivi-allassunzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21918","title":{"rendered":"IL MATTINO: SE NE POSSONO TUTELARE ANCORA 24.500, PER GLI ALTRI INCENTIVI ALL&#8217;ASSUNZIONE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IMPOSSIBILE STRAVOLGERE LA RIFORMA FORNERO, LA DEROGA CI PENALIZZEREBBE CON L&#8217;EUROPA<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Nando Santonastaso pubblicata su <\/em>Il Mattino<em>, 19 giugno 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong>Professor Ichino, le posizioni espresse sul suo sito e nell\u2019<a title=\"Corriere della Sera 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">articolo sul <em>Corriere della Sera <\/em>di ieri<\/a> sulla questione scottante degli \u201cesodati\u201d sembrano aver scatenato contro di lei da parte degli interessanti reazioni ancora pi\u00f9 dure di quelle suscitate dalle sue prese di posizione sull\u2019articolo 18. Che cosa sta accadendo?<\/strong><br \/>\n\u00c8 molto radicata, e non soltanto da noi, l\u2019idea che l\u2019et\u00e0 e le condizioni di pensionamento che ci sono state prospettate nei decenni passati costituiscano un \u201cdiritto\u201d, qualche cosa che ci siamo guadagnato e non ci pu\u00f2 essere tolto.<\/p>\n<p><strong>E non \u00e8 cos\u00ec?<\/strong><br \/>\nPotrebbe essere cos\u00ec se i conti tornassero. Ma era evidente da tempo che i conti non potevano tornare.<\/p>\n<p><strong>Spieghi meglio.<\/strong><br \/>\nEravamo abituati all\u2019idea che con 60 anni di et\u00e0 e 37 o 38 anni di contribuzione si potesse avere una pensione pari a tre quarti o quattro quinti della nostra ultima retribuzione. Ora, un italiano di 60 anni oggi ha una aspettativa di vita media di altri 23 anni. Se \u00e8 un\u2019italiana, sono 24. \u00c8 evidente che 38 anni di contribuzione al 33 per cento non possono finanziare 23 anni di pensione. Infatti, quel sistema \u00e8 rimasto in piedi per decenni solo perch\u00e9 lo Stato ha contribuito al bilancio dell\u2019Inps con l\u2019equivalente di centinaia di miliardi di euro ogni anno.<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 si diceva che la riforma Dini del 1995 avesse rimesso in sesto il nostro sistema pensionistico, eliminando questa anomalia.<\/strong><br \/>\nS\u00ec, il sistema introdotto dalla riforma Dini \u00e8 perfetto. Peccato che abbiamo deciso di applicarlo soltanto ai ventenni e ai trentenni, continuando ad applicare alle generazioni precedenti il vecchio sistema, quello che sta in piedi solo se paga Pantalone. Questa \u00e8 stata una delle manifestazioni peggiori dell\u2019egoismo della mia generazione nei confronti di quelle dei nostri figli e nipoti. Cos\u00ec abbiamo continuato a drenare denaro pubblico per far uscire i cinquantenni e i sessantenni dal tessuto produttivo, aumentando il debito che lasciamo da pagare alle generazioni future.<\/p>\n<p><strong>Qualcuno osserva che la spesa sociale italiana non \u00e8 pi\u00f9 alta di quella dei maggiori Paesi europei, anzi \u00e8 nettamente inferiore rispetto a quella dei Paese scandinavi.<\/strong><br \/>\nIl fatto \u00e8 che noi abbiamo utilizzato quasi tutta la nostra spesa sociale per mandare in pensione i nostri cinquantenni, come se le situazioni di bisogno fossero davvero quelle. Nei Paesi scandinavi si va in pensione dopo i 65 anni, ma si assistono in maniera perfetta le famiglie in cui nasce un bambino e quelle in cui c\u2019\u00e8 una persona disabile o un anziano non autosufficiente; si concentrano tutte le risorse sull\u2019obiettivo di azzerare le situazioni di povert\u00e0 e di carenza di assistenza ed educazione nell\u2019infanzia e nella giovinezza. Quella s\u00ec che \u00e8 spesa sociale.<\/p>\n<p><strong>Resta il fatto che in Italia ritrovare lavoro per un cinquantenne che lo ha perso \u00e8 molto pi\u00f9 difficile che in quei Paesi, e per un sessantenne \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile.<\/strong><br \/>\nIn parte questa difficolt\u00e0 \u00e8 dovuta al meccanismo degli scatti di anzianit\u00e0, che sgancia le retribuzioni dalla produttivit\u00e0, tenendola troppo bassa nella fase iniziale del rapporto e facendola crescere troppo nella fase finale. Col risultato che il cinquantenne che perde il vecchio stipendio non trova pi\u00f9 nessuno disposto ad assumerlo allo stesso livello retributivo. Poi, da noi si \u00e8 radicata questa idea sbagliatissima per cui intorno ai 60 anni abbiamo una sorta di diritto alla pensione, anche se non abbiamo accantonato abbastanza.<\/p>\n<p><strong>Il problema degli anziani rimasi senza lavoro e senza pensione, comunque, esiste.<\/strong><br \/>\nLa questione nata dalla riforma del dicembre scorso riguarda situazioni molto diverse tra loro, che vanno affrontate in modi diversi. Un primo problema \u00e8 quello dei lavoratori per i quali \u00e8 stato stipulato prima della riforma un accordo collettivo che prevedeva lo scioglimento del rapporto e l\u2019attivazione del trattamento di disoccupazione combinato con il pensionamento secondo le vecchie norme.<\/p>\n<p><strong>Questi sono gi\u00e0 \u201csalvaguardati\u201d dallo stesso decreto \u201cSalva Italia\u201d.<\/strong><br \/>\nIl decreto del dicembre scorso salvaguarda soltanto quelli il cui rapporto si sia concluso entro il 2011. Ne restano fuori ancora circa 24.500, per i quali era prevista una data di cessazione posteriore. Ora occorre provvedere per quelli per i quali l\u2019accordo prevede la cessazione entro il 2012 e 2013. Ma ce ne sono anche alcuni di cui si prevede la cessazione nel 2014 e nel 2015.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Inps, per\u00f2, parla di altri 300.000 casi.<\/strong><br \/>\nDi quei 300.000 met\u00e0 sono lavoratori che hanno perso il lavoro, o vi hanno rinunciato, nelle forme e per i motivi pi\u00f9 svariati, tra il 2009 e il 2011. Un\u2019altra met\u00e0 sono lavoratori che sono stati autorizzati dallo stesso Inps negli anni passati al versamento di contributi volontari, per raggiungere il requisito minimo per il pensionamento.<\/p>\n<p><strong>E per questi secondo lei che cosa si dovrebbe fare?<\/strong><br \/>\nEstendere a tutti questi la deroga alle nuove regole equivarrebbe a svuotare la riforma, tornare indietro rispetto alla scelta obbligata compiuta nel dicembre scorso. Non ce lo possiamo permettere sul piano finanziario, perch\u00e9 i soldi non ci sono; ma non possiamo permettercelo neppure sul piano politico, perch\u00e9 questo ci farebbe perdere tutto il credito che abbiamo acquistato in Europa in questi mesi.<\/p>\n<p><strong>Ora, per\u00f2, se Monti e Fornero vogliono avere la riforma del mercato del lavoro approvata entro il 28 giugno occorre che concedano qualcosa su questo terreno.<\/strong><br \/>\nQualcosa concederanno, e la riforma del mercato del lavoro passer\u00e0 entro quel termine. Ma la deroga alle nuove norme potr\u00e0 riguardare soltanto i veri \u201cesodati\u201d, non tutti gli altri.<\/p>\n<p><strong>E per gli altri?<\/strong><br \/>\nIl problema va risolto guardando avanti, non indietro. Si pu\u00f2 pensare a un trattamento di disoccupazione, non a un prepensionamento. Occorre istituire tutti i possibili incentivi per un rientro di queste persone nel tessuto produttivo, non per farli uscire definitivamente. Siamo arrivati troppo tardi a questo passaggio; ma \u00e8 un passaggio obbligato.<\/p>\n<p><strong>Che cosa pensa dell&#8217;uscita di Polillo: &#8220;Lavorare 7 giorni di meno garantirebbe un punto di Pil\u201d<\/strong><br \/>\nNon l\u2019ho proprio capita.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">hh<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IMPOSSIBILE STRAVOLGERE LA RIFORMA FORNERO, LA DEROGA CI PENALIZZEREBBE CON L&#8217;EUROPA Intervista a cura di Nando Santonastaso pubblicata su Il Mattino, 19 giugno 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-21918","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21918","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21918"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21918\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21918"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21918"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21918"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}