
{"id":21923,"date":"2012-06-20T19:37:32","date_gmt":"2012-06-20T18:37:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21923"},"modified":"2012-06-24T23:49:55","modified_gmt":"2012-06-24T22:49:55","slug":"lintervento-in-aula-del-ministro-fornero-sulla-questione-degli-esodati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21923","title":{"rendered":"L&#8217;INTERVENTO IN AULA DEL MINISTRO FORNERO SULLA QUESTIONE DEGLI &#8220;ESODATI&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE RAGIONI E L&#8217;URGENZA DELLA RIFORMA DI DICEMBRE, LE QUESTIONI TRANSITORIE AFFRONTATE SUBITO, QUELLE CHE RESTANO DA AFFRONTARE<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\">L&#8217;informativa resa al Senato dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali sulla questione &#8220;esodati&#8221; nella seduta pomeridiana del\u00a019 giugno 2012 &#8211; In proposito v. anche <a title=\"lettera sul lavoro 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">la mia <\/a><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><a title=\"lettera sul lavoro 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">Lettera sul lavoro<\/a><\/span><em><span style=\"color: #000000;\"><a title=\"lettera sul lavoro 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\"> pubblicata dal <\/a><\/span><\/em><span style=\"color: #000000;\"><a title=\"lettera sul lavoro 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">Corriere della Sera<\/a> <\/span><em><span style=\"color: #000000;\">il 18 giugno 2012, <a title=\"Nota tecnica 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">la mia\u00a0nota tecnica sullo stesso argomento<\/a> e la <a title=\"Selezione di messaggi sulla questione &quot;esodati&quot;, 18-24.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21980\" target=\"_blank\">mia introduzione e risposta collettiva ai messaggi pervenutimi<\/a> a seguito di quelle prese di posizione<\/span><\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ha facolt\u00e0 di parlare il ministro del lavoro e delle politiche sociali, professoressa Fornero.<\/p>\n<p><a title=\"Scheda tecnica Fornero\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/leg\/16\/BGT\/Schede\/Attsen\/00028557.htm\" target=\"_blank\">FORNERO<\/a>, <em>ministro del lavoro e delle politiche sociali<\/em>. Signora Presidente, onorevoli senatrici e senatori, desidero anzitutto esprimere un sincero ringraziamento per l&#8217;occasione che mi \u00e8 offerta di fornire chiarimenti a quest&#8217;Aula e, attraverso essa, al Paese su un tema che ha suscitato e suscita forte interesse e grande apprensione tra i lavoratori e le loro famiglie. Spero di riuscire finalmente a chiarire una situazione oggettivamente complessa, con elementi di incertezza gi\u00e0 a partire dall&#8217;individuazione dei soggetti interessati, anzitutto in termini concettuali e conseguentemente in termini numerici.<br \/>\nIl linguaggio giornalistico ha usato indifferentemente i termini salvaguardati, esodati ed esodandi, collocati e collocandi in mobilit\u00e0, e cos\u00ec via. Sono sempre stata dell&#8217;avviso che la definizione corretta debba essere quella di lavoratori che meritano, pur con costi per la collettivit\u00e0, di essere salvaguardati dagli effetti del recente inasprimento dei requisiti per il pensionamento. E lo meritano in quanto, rimasti privi di lavoro, avrebbero avuto, in un arco temporale ridotto, accesso alla pensione secondo le regole previgenti. Chiunque pu\u00f2 vedere in questa definizione una commistione di elementi economici, giuridici, sociali ed anche etici che riduce la misurabilit\u00e0 oggettiva dell&#8217;aggregato.<br \/>\nDivider\u00f2 il mio intervento in tre parti, seguite da alcune riflessioni conclusive: una prima parte dedicata alla ricostruzione dei fatti; una seconda alla ricognizione dei numeri; una terza alle proposte di soluzione. Spero che l&#8217;esposizione, che a tratti potr\u00e0 apparire quasi &#8220;noiosa elencazione&#8221;, sia atta a fornire adeguati elementi di conoscenza e di giudizio.<br \/>\nLa ricostruzione. La riforma previdenziale del dicembre 2011 \u00e8 stata approvata sotto l&#8217;incombere di una crisi finanziaria che ha indotto il Governo non soltanto a proporre misure severe, ma anche a farlo in tempi molto rapidi. Questa riforma aveva dichiaratamente un duplice scopo: non soltanto introdurre ineludibili misure di stabilizzazione finanziaria, ma anche dare il via a una grande operazione di ribilanciamento dei rapporti tra le generazioni, per troppo tempo squilibrati a sfavore dei giovani.<br \/>\nPer mitigare gli effetti della riforma ci si \u00e8 proposti, fin dall&#8217;inizio, di salvaguardare i precedenti requisiti pensionistici nei confronti di chi avesse conseguito i requisiti entro il 31 dicembre 2011, e di chi, prossimo al pensionamento, avesse perso o lasciato il suo lavoro proprio per accedervi in un arco temporale ragionevole. In questo secondo caso, proprio perch\u00e9 il diritto alla pensione non era ancora maturato, non si tratta per\u00f2 di garantire diritti acquisiti: si tratta, piuttosto, di tener conto delle comprensibili aspettative dei lavoratori verso un prossimo pensionamento, operandone un contemperamento con le contrapposte esigenze di stabilizzazione finanziaria.<br \/>\nLa finalit\u00e0 primaria della norma di salvaguardia \u00e8 pertanto quella di evitare che lavoratori ormai privi di lavoro perch\u00e9 prossimi al pensionamento si trovino senza alcuna copertura reddituale. Di qui la misura prevista dal decreto salva Italia e il conseguente accantonamento di risorse per consentire il pensionamento secondo le norme previgenti a un contingente stimato in 65.000 unit\u00e0.<br \/>\nLasciatemi percorrere brevemente la genesi del problema numerico. In sede di definizione della riforma, i lavoratori da salvaguardare rispetto ai nuovi, pi\u00f9 stringenti requisiti furono stimati da INPS e Ragioneria generale in circa 50.000. Tale numero fu quindi aumentato a 65.000 per garantire un margine di flessibilit\u00e0, e si stanziarono le relative risorse. Poich\u00e9 il decreto disponeva che i pensionamenti del 2012 avvenissero comunque sulla base delle vecchie regole, la legge stabil\u00ec nel 31 marzo il termine per la presentazione del relativo decreto interministeriale, cos\u00ec da consentire al Governo di approntare un provvedimento ragionato.<br \/>\nSuccessivamente, con l&#8217;approvazione del decreto milleproroghe, il Parlamento ha aumentato il numero dei lavoratori da salvaguardare inserendo, pur con restrizioni, &#8220;accordi individuali&#8221; e &#8220;genitori di figli disabili&#8221; e stabilendo una clausola di salvaguardia, questa volta finanziaria, implicante l&#8217;aumento dell&#8217;aliquota contributiva nel caso di costo eccedente le risorse gi\u00e0 accantonate. Nello stesso tempo il termine per l&#8217;emanazione del decreto interministeriale fu spostato al 30 giugno 2012.<br \/>\nPer definire il decreto ho costituito un gruppo di lavoro con dirigenti del Ministero, dell&#8217;INPS e della Ragioneria generale. In tale sede sono emersi con chiarezza alcuni problemi. In particolare, \u00e8 apparso molto rilevante il numero dei lavoratori ancora in attivit\u00e0 o in cassa integrazione interessati da accordi collettivi stipulati a livello governativo, ma ancor pi\u00f9 a livello territoriale, per la gestione di crisi aziendali attraverso la fruizione di ammortizzatori sociali. Una platea, peraltro, ben difficile da quantificare in mancanza di un registro unico degli accordi sul territorio nazionale, e dei necessari dati relativi ai requisiti anagrafici e contributivi dei lavoratori.<br \/>\nCome Ministro del lavoro, e di concerto con il Ministro dell&#8217;economia, ho pertanto ritenuto prioritario dare risposta ai lavoratori in pi\u00f9 immediata situazione di necessit\u00e0 e quindi preparare il decreto per la salvaguardia del contingente gi\u00e0 uscito dal lavoro, secondo un naturale criterio di equit\u00e0 tendente a dare precedenza ai soggetti con maggiore rischio di trovarsi senza reddito e senza pensione.<br \/>\nCi\u00f2 non significa, tuttavia, avere trascurato il problema, peraltro meno urgente, dei lavoratori non inseriti nella salvaguardia del comma 14, come risulta sia da mie dichiarazioni in Commissione lavoro alla Camera e al Senato, sia dalla lettera che ho inviato alle organizzazioni sindacali il 20 aprile scorso.<br \/>\nLa non imminenza del problema (che riguarda pensionamenti a partire dal 2014) e l&#8217;assenza di risorse finanziarie immediatamente reperibili in un bilancio pubblico gi\u00e0 messo a dura prova da vincoli interni e internazionali hanno indotto a ritenere che lo si sarebbe potuto affrontare nei mesi successivi. Peraltro non gi\u00e0 con decreto interministeriale, bens\u00ec con uno specifico intervento normativo inteso ad estendere la salvaguardia anche a tali lavoratori. Ho anche sempre ritenuto che la soluzione dovesse ispirarsi a criteri di equit\u00e0, oltre che di sostenibilit\u00e0 finanziaria, non considerando che, nella diversit\u00e0 delle situazioni personali e di categoria, tutti siano meritevoli del medesimo livello di salvaguardia.<br \/>\nTermino questa parte con alcune considerazioni sulla questione dei circa 400.000 soggetti, risultanti da una tabella elaborata dall&#8217;INPS (tabella 1 allegata agli atti) e che ha impropriamente alimentato la polemica dei giorni scorsi, il dato essendo stato interpretato come il numero di lavoratori da salvaguardare, ci\u00f2 che non \u00e8.<br \/>\nAnzitutto, respingo, con forza, ogni insinuazione che io abbia fornito informazioni non vere relativamente al numero di lavoratori interessati (questa non \u00e8 mai stata mia abitudine e non voglio certo infrangere la regola in questa mia breve parentesi da Ministro tecnico) o che io abbia inteso sottrarre dati alla pubblica conoscenza e discussione. Rivendico anzi di avere assunto, coerentemente con la oggettiva complessit\u00e0 e con la scansione temporale del problema, un atteggiamento di chiarezza e trasparenza, volto a risolvere subito i problemi pi\u00f9 prossimi e a cercare soluzioni eque per quelli pi\u00f9 lontani, nel rispetto di stringenti vincoli finanziari.<br \/>\nRibadisco altres\u00ec quanto gi\u00e0 affermato: la tabella \u00e8 parziale e, ove non corredata da adeguate spiegazioni, fuorviante, cos\u00ec da prestarsi a facili strumentalizzazioni. Parziale perch\u00e9 essa non contiene tutti gli accordi di mobilit\u00e0, i cui effetti si perfezioneranno nei prossimi anni (e sui quali il Governo sta per l&#8217;appunto facendo la ricognizione, come dir\u00f2 dopo); ma anche fuorviante perch\u00e9 essa individua un insieme eterogeneo d\u00ec soggetti costituenti la base dati entro la quale \u00e8 stato individuato il contingente effettivo dei 65.000 lavoratori salvaguardati con il decreto.<br \/>\nIl numero comprende, infatti, oltre 60.000 lavoratori che gi\u00e0 hanno maturato i requisiti al 31 dicembre 2011, e quindi gi\u00e0 fatti esplicitamente salvi dall&#8217;applicazione dei nuovi requisiti dalle disposizioni della riforma. A questi si aggiungono oltre 16.000 soggetti per i quali nulla cambia con la riforma, data la stessa decorrenza tra il nuovo e il vecchio regime. Ci sono poi soggetti che maturano i requisiti previgenti al di fuori del periodo di mobilit\u00e0 e la cui inclusione nella platea dei salvaguardati comporta non solo una modifica della legislazione, ma anche una modifica dell&#8217;impostazione assunta negli schemi di deroghe degli ultimi 15 anni. Ci sono inoltre lavoratori collocati in mobilit\u00e0 dopo la data del 4 dicembre 2011, mentre la disposizione di legge si riferisce a questa data. Ancora, vi sono tutti i soggetti licenziati entro il 31 dicembre 2011, in seguito ad accordi individuali o collettivi, a prescindere dalla data di maturazione del diritto alla decorrenza, mentre il decreto proroga termini prevede espressamente che la deroga operi per chi matura la decorrenza del trattamento entro 24 mesi dalla data di entrata in vigore della nuova normativa. Infine, vi sono tutti i soggetti beneficiari della prosecuzione volontaria, senza alcun criterio selettivo di prossimit\u00e0 al pensionamento: per questi soggetti il decreto ha in effetti adottato, in coerenza con la soluzione proposta dal legislatore per i licenziamenti individuali, lo stesso criterio di prossimit\u00e0 di 24 mesi dal pensionamento.<br \/>\nPasso ora a considerare la ricognizione sui nuovi lavoratori da salvaguardare. Stabilire con precisione quanti siano i lavoratori interessati da accordi di mobilit\u00e0, ma che ancora non hanno risolto il contratto di lavoro, non \u00e8 semplice, come, purtroppo inascoltata, ho cercato pi\u00f9 volte di dire. Alle difficolt\u00e0 della stima numerica si aggiunge necessariamente la ricerca di criteri equi e sostenibili, come la vicinanza alla pensione e l&#8217;et\u00e0 anagrafica contributiva dei lavoratore. Nel novero di questi lavoratori vanno inclusi i &#8220;collocandi in mobilit\u00e0&#8221;, ai sensi di accordi collettivi stipulati entro il 4 dicembre (o entro il 31 dicembre, secondo un ordine del giorno approvato dal Parlamento), che avrebbero conseguito il trattamento pensionistico secondo le vecchie regole al termine del periodo di mobilit\u00e0. Questi lavoratori possono essere attualmente in cassa integrazione, in preavviso, in sospensione, o regolarmente al lavoro e matureranno i requisiti per la pensione fino al 2019.<br \/>\nCon riguardo a questa platea, va da subito precisato che non \u00e8 possibile, attraverso i dati a disposizione del Ministero del lavoro e dell&#8217;INPS, pervenire ad un&#8217;esatta quantificazione, n\u00e9 soprattutto alla scansione temporale delle uscite. Gli accordi, infatti, sono noti per i contingenti aggregati, ma non indicano le anagrafiche sottostanti e non distinguono tra i soggetti che raggiungeranno i requisiti al termine della mobilit\u00e0 e gli altri. Inoltre, per molti di essi la mobilit\u00e0 \u00e8 volontaria: pertanto, la fruizione potrebbe essere influenzata dal perimetro della nuova eventuale salvaguardia.<br \/>\nCon riferimento ai lavoratori individuali, si potrebbe ampliare la platea inserendo in modo esplicito anche coloro che hanno ripreso a lavorare in modo saltuario e che maturano la decorrenza entro il 2014. Lo stesso ampliamento potrebbe riguardare i lavoratori cessati individualmente.<br \/>\nQuesta nuova platea di lavoratori da salvaguardare \u00e8 quantificabile, con il margine di errore che le stime necessariamente comportano, in circa 55.000 soggetti, come specificato di seguito (si veda la tabella 2 allegata agli atti). Vi sono 40.000 lavoratori in mobilit\u00e0 ordinaria, a seguito di accordi sindacali stipulati entro il 31 dicembre 2011 e con data di licenziamento successiva al 4 dicembre 2011. Di questi, potrebbero rientrare nello status di salvaguardato coloro che maturano i requisiti per la pensione entro la fine del periodo di mobilit\u00e0, in coerenza con il precedente decreto. Una verifica dei requisiti contributivi anagrafici individua: 4.700 lavoratori gi\u00e0 in mobilit\u00e0 ordinaria; 15.300 lavoratori in cassa integrazione guadagni straordinaria fino a marzo 2012 (ultimo dato disponibile), che si ipotizza passeranno al trattamento di mobilit\u00e0 ordinaria della durata di tre-quattro anni; 20.000 lavoratori, che si prevede saranno posti in mobilit\u00e0 senza il passaggio per la cassa integrazione guadagni straordinaria, stimati sulla base delle numerosit\u00e0 indicate nelle liste degli accordi governativi stipulati tra il 2008 e 2011, a disposizione del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. Vi sono poi 1.600 lavoratori del settore finanziario, aventi diritto ad accedere a fondi di solidariet\u00e0; 7.400 prosecutori volontari, (con ultimo versamento contributivo volontario), con pensione avente decorrenza nel 2014, secondo i requisiti della precedente normativa; 6.000 lavoratori cessati entro il 31 dicembre 2011 in ragione di accordi individuali e collettivi, con pensione avente decorrenza sempre nel 2014.<br \/>\nVorrei far notar che, utilizzando come indicatori i dati dell&#8217;anagrafe della cassa integrazione straordinaria e stimando i beneficiari di alcuni accordi di mobilit\u00e0, si intercettano non soltanto gli accordi governativi, ma anche gli eventuali accordi regionali, territoriali o aziendali. Ovviamente, un dato pi\u00f9 preciso riferito a questi ultimi richiederebbe un loro censimento presso le sedi che ne hanno visto la firma.<br \/>\nPassando alle ipotesi di soluzione, credo che queste dovranno tener conto delle diverse platee descritte e delle loro rispettive peculiarit\u00e0, e non necessariamente consistere per tutti in una deroga alla nuova disciplina pensionistica. Occorre anzitutto essere pienamente consapevoli dell&#8217;onere che il ripristino dei vecchi requisiti per l&#8217;accesso alla pensione di questa nuova platea di lavoratori comporta e della corrispondente sottrazione di risorse rispetto ad altri possibili impieghi, magari egualmente meritevoli di attenzione sotto il profilo sociale. Oneri e coperture dovranno perci\u00f2 essere attentamente vagliati. La strada che era stata indicata nel decreto milleproroghe di finanziare l&#8217;intervento soltanto ricorrendo ad un aumento dell&#8217;aliquota contributiva a carico delle imprese, per esempio, determinerebbe un aumento del costo del lavoro, in Italia gi\u00e0 strutturalmente troppo elevato, e quindi si porrebbe in contrasto con l&#8217;obiettivo di aumentare l&#8217;occupazione.<br \/>\nIl Governo si \u00e8 gi\u00e0 ripetutamente espresso manifestando l&#8217;intenzione di salvaguardare innanzitutto i lavoratori interessati da accordi collettivi, in specie sottoscritti con l&#8217;ausilio dello stesso Governo, attraverso il Ministero del lavoro e quello dello sviluppo, dato che l&#8217;approdo alla pensione al termine della mobilit\u00e0 era in questi accordi considerato elemento essenziale per la loro stessa conclusione. Per altre categorie la salvaguardia potrebbe riguardare coloro che maturano il diritto entro il 2014 o che hanno superato una certa soglia di et\u00e0.<br \/>\nPer quanto riguarda i lavoratori meno anziani, il mix delle soluzioni pu\u00f2 muovere dall&#8217;estensione del trattamento di disoccupazione a formule di sostegno dell&#8217;impiego di queste persone: per esempio, con incentivi contributivi e fiscali nella direzione indicata dallo stesso disegno di legge di riforma del mercato del lavoro. Non vanno esclusi la partecipazione su base volontaria a lavori di pubblica utilit\u00e0, che possono essere gestiti dagli enti territoriali, utilizzando loro fondi, n\u00e9, previo accordo con le parti sociali, l&#8217;uso dei fondi interprofessionali.<br \/>\nDa ultimo, sempre nella valutazione del costo collettivo e dell&#8217;impatto sul trattamento previdenziale del singolo lavoratore, si potrebbe considerare di ricorrere ad una norma per estendere il contributivo pieno anche per gli uomini &#8211; gi\u00e0 in vigore per le donne &#8211; come opzione di scelta da demandare a lavoratore e azienda.<br \/>\nSi tratta di ipotesi di lavoro su cui il Governo vuole confrontarsi con il Parlamento e con le parti sociali. Confermo pertanto l&#8217;esigenza di un confronto serrato con i diversi interlocutori per individuare gli interventi pi\u00f9 appropriati, ma anche per istituire una sede permanente di monitoraggio sui dati quantitativi e sulle situazioni di criticit\u00e0 che possano emergere, cos\u00ec da approntare misure tempestive che prevedano anche interventi di ordine finanziario modulati nel tempo.<br \/>\nVorrei svolgere, in conclusione, alcune considerazioni che vanno oltre la contingenza di cui ci stiamo occupando. La riforma delle pensioni prevede l&#8217;allungamento della vita lavorativa dei cittadini di questo Paese, coerentemente con la dinamica della speranza di vita e del miglioramento del benessere e delle condizioni di vita delle famiglie.<br \/>\nLa nuova cultura del lavoro deve liberarsi dall&#8217;idea che, superati i cinquant&#8217;anni, ci si avvicini verso un declino progressivo delle capacit\u00e0 e dell&#8217;impegno lavorativo, e che pertanto sia impossibile per un sessantenne trovare un lavoro, anche solo <em>part-time<\/em>. A tal fine occorre fare funzionare meglio il nostro mercato del lavoro, e in tal senso la riforma, ora in discussione alla Camera, \u00e8 un tassello fondamentale di questo disegno e della nuova cultura che lo deve accompagnare. Il problema dei lavoratori ultrasessantenni in attivit\u00e0 pu\u00f2 e deve essere affrontato con interventi articolati che accompagnino questo mutamento di cultura, anche a vantaggio delle imprese e della loro competitivit\u00e0.<br \/>\nQueste prospettive erano gi\u00e0 presenti nelle mie considerazioni al varo della riforma pensionistica, dei cui effetti sui rapporti di lavoro e sulla vita lavorativa degli italiani non ero certo ignara. La stessa riforma, infatti, prevede che entro la fine dell&#8217;anno sia istituita una Commissione per valutare forme di gradualit\u00e0 nell&#8217;accesso al pensionamento. A questi strumenti e soluzioni intendo dedicare il massimo impegno nel corso dei prossimi mesi.<br \/>\nNel ringraziarvi per l&#8217;attenzione, lasciatemi da ultimo evidenziare come da alcune parti si vorrebbe che la traduzione di questi principi in cifre, scaglioni e decorrenze su un arco di numerosi anni venisse quasi magicamente fuori entro pochi giorni. Il Governo e io per prima siamo invece molto impegnati a trovare una soluzione e siamo certi che il Parlamento e le parti sociali non faranno mancare il loro convinto e responsabile sostegno. (<em>Applausi dai Gruppi PdL, PD, Per il Terzo Polo:ApI-FLI e UDC-SVP-AUT:UV-MAIE-VN-MRE-PLI-PSI<\/em>).<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">gg<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE RAGIONI E L&#8217;URGENZA DELLA RIFORMA DI DICEMBRE, LE QUESTIONI TRANSITORIE AFFRONTATE SUBITO, QUELLE CHE RESTANO DA AFFRONTARE L&#8217;informativa resa al Senato dal ministro del Lavoro e delle Politiche sociali sulla questione &#8220;esodati&#8221; nella seduta pomeridiana del\u00a019 giugno 2012 &#8211; In proposito v. anche la mia Lettera sul lavoro pubblicata dal Corriere della Sera il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9,31],"tags":[],"class_list":["post-21923","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21923","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21923"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21923\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21923"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21923"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21923"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}