
{"id":21987,"date":"2012-06-23T21:59:56","date_gmt":"2012-06-23T20:59:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21987"},"modified":"2012-06-23T22:04:06","modified_gmt":"2012-06-23T21:04:06","slug":"la-questione-dellequilibrio-attuariale-dellinps","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21987","title":{"rendered":"LA QUESTIONE DELL&#8217;EQUILIBRIO ATTUARIALE DELL&#8217;INPS"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">DUE\u00a0INTERESSANTI SCAMBI DI IDEE CON ALCUNI LETTORI SUL PROBLEMA DEL FINANZIAMENTO DEL SISTEMA PENSIONISTICO<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\">Messaggi pervenuti a seguito della <\/span><a title=\"L'infedele\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21939\" target=\"_blank\">mia parecipazione alla trasmissione <\/a><\/em><a title=\"L'infedele\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21939\" target=\"_blank\">l&#8217;Infedele<\/a><em><a title=\"L'infedele\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21939\" target=\"_blank\">, condotta di Gad Lerner<\/a>, del 20 giugno 2012, e del mio <a title=\"Lettera sul lavoro - Corriere della Sera, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">intervento sul <\/a><\/em><a title=\"Lettera sul lavoro - Corriere della Sera, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">Corriere della Sera <\/a><em><a title=\"Lettera sul lavoro - Corriere della Sera, 18.6.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\">del 18 giugno 2012<\/a><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><span style=\"color: #993300;\"><strong> <\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong><strong>37 ANNI DI CONTRIBUZIONE BASTANO PER\u00a0 FINANZIARE 23 ANNI DI PENSIONE? &#8211; 1<\/strong><\/strong><\/span><\/p>\n<p>Gentile Professore,\u00a0 ho letto il suo articolo sul\u00a0Corriere\u00a0 della Sera in cui\u00a0 afferma l&#8217;insostenibilit\u00e0 di pensioni pari ai 3\/4\u00a0 del salario medio <em>[dell&#8217;ultimo periodo di lavoro &#8211; n.d.r.]<\/em>, dopo 38 anni di lavoro, con una contribuzione al 33% e una vita media residua di ogni pensionato <em>[di 60 anni &#8211; n.d.r.]<\/em> di 23 anni. Questione di matematica, lei\u00a0 dice.<br \/>\nQuesta la mia matematica; felicissimo se sapr\u00e0 contraddirla:\u00a0 38 anni di lavoro\/23 anni di pensione = 1,65 dunque una contribuzione del 33% vale 33 x 1,65 = 54,4% del salario\u00a0 medio come pensione.\u00a0 Tuttavia quel 33% \u00e8 versato in anticipo e come tutti i versamenti deve\u00a0 dare un interesse reale che supponiamo del 2% ogni anno. Se il versamento dei\u00a0 contributi fose fatto a una societ\u00e0 finanziaria sarebbe obblig o trovare un<br \/>\nrendimento di questa natura (oggi il rendimento medio dei titoli di stato \u00e8 del\u00a0 4% e l&#8217;nflazione del 2%), poich\u00e9 il versamento \u00e8 fatto a una cassa pensioni a\u00a0 ripartizione come l&#8217;INPS la rivalutazione deriva dall&#8217;aumento del PIL\u00a0 nazionale.\u00a0 Allora prendendo un tasso mediano di rivalutazione calcolato su 19 anni al 2%, un capitale iniziale Ci d\u00e0 un capitale finale Cf come segue,\u00a0considerando un tasso di rivalutazione semplice e non composto e dunque favorevole per un conteggio che dia luogo a un reale rendimento.<br \/>\nCf= Ci x (1 x0,02 x 19)= Ci x 1,38<br \/>\nQuindi quella pensione al 54,4 % del salario medio deve essere\u00a0 rivalutata moltiplicando per 1,38.<br \/>\nPensione in base al capitale versato con un tasso di rivalutazione\u00a0 medio reale del 2% = 54,4 x 1,38 = 74,5\u00a0, cio\u00e8 appena mezzo punto sotto a quei 3\/4 di pensione che lei considerava<br \/>\nassolutamente ingiustificato.<br \/>\nValerio Caciagli<\/p>\n<p><em>Nel calcolo proposto in questo messaggio mancano due considerazioni essenziali:<br \/>\n<\/em><em>&#8211;<\/em> <em> stiamo parlando di un sistema previdenziale \u2013 quello in vigore per noi<\/em><br \/>\n<em>sessantenni, ben diverso per questo aspetto rispetto a quello disegnato nel <\/em> <em>1995 per i nostri figli e nipoti &#8211; nel quale l\u2019importo della pensione \u00e8 <\/em> <em>interamente collegato all\u2019entit\u00e0 dell\u2019<strong>ultima <\/strong>retribuzione;<br \/>\n<\/em> <em>&#8211; negli ultimi decenni le retribuzioni dei lavoratori dipendenti <\/em> <em>italiani sono state caratterizzate da una dinamica tale per cui <strong>al termine\u00a0 della vita lavorativa il livello di reddito degli impiegati \u00e8 stato mediamente\u00a0 molto vicino al doppio rispetto al livello iniziale<\/strong>; nel caso degli <strong>operai <\/strong><\/em> <em>questa dinamica \u00e8 stata mediamente pi\u00f9 attenuata, ma il livello medio finale \u00e8 <\/em> <em>stato sempre <strong>intorno al 50% in pi\u00f9 rispetto a quello iniziale<\/strong>. <\/em> <em>Cos\u00ec stando le cose, il <\/em> <em>rendimento dell\u2019accantonamento cui il lettore giustamente fa riferimento non basta in <\/em> <em>alcun modo per compensare l\u2019aumento della retribuzione di riferimento.\u00a0\u00a0(p.i.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><span style=\"color: #000000;\">REPLICA DEL LETTORE E MIA CONTROREPLICA<\/span><br \/>\n<\/span>Caro prof. Ichino, nella sua lettera di risposta \u00e8\u00a0 contenuto un errore grossolano. Non \u00e8 infatti vero che il calcolo della\u00a0 pensione si faccia sull&#8217;ultima retribuzione: dal 1995 (riforma Dini) si fa\u00a0 sulla media degli ultimi dieci anni di retribuzione. Inoltre, una cosa \u00e8\u00a0 parlare di stipendio su cui si fa il calcolo (non \u00e8 un caso che io parlavo di\u00a0 stipendio medio) e una cosa \u00e8, come da Lei fatto sul <em>Corriere della Sera<\/em>,\u00a0 parlare di insostenibilit\u00e0 delle prestazioni per rapporto ai contributi pagati. Io credo che un maggior rigore nel trattare gli argomenti che riguardano la\u00a0 vita dei lavoratori esporrebbe gli innovatori come Lei a minori critiche e permetterebbe un migliore successo politico . Mi permetto di sollevare  quest&#8217;ultimo punto come iscritto alla CGIL ed elettore del PD che tutti i giorni\u00a0 trova difficolt\u00e0 a difendere visioni meno angustamente segnate da un classismo\u00a0 tramontato perch\u00e9 riceve la facile critica di avere militanza politica contigua\u00a0 a persone come Lei che troppo facilmente dimenticano l&#8217;oggettivit\u00e0 delle\u00a0 quoni che riguardano il lavoro dipendente.<br \/>\nValerio Caciagli<\/p>\n<p><em>Quello che il lettore indica come &#8220;errore grossolano&#8221;\u00a0\u00e8 solo una conseguenza dei vincoli di spazio nella comunicazione giornalistica. Ma non si tratta affatto di un &#8220;errore grossolano&#8221; (perch\u00e9 tutta questa aggressivit\u00e0?): il fatto che, per la determinazione della pensione per la generazione dei sessantenni e cinquantenni di oggi, si faccia riferimento alla media degli ultimi anni di lavoro &#8211; gli ultimi cinque fino a poco tempo fa, ora gli ultimi dieci &#8211;\u00a0non toglie che questo sistema di calcolo esclude dal computo i primi due terzi o tre quarti della vita lavorativa, nei quali normalmente il lavoratore guadagna nettamente di meno che nella fase finale.\u00a0\u00a0 (p.i.)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>37 ANNI DI CONTRIBUZIONE BASTANO PER\u00a0 FINANZIARE 23 ANNI DI PENSIONE? &#8211;\u00a02<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Caro prof. Ichino, seguo volentieri i suoi interventi sui giornali e in televisione, e molto spesso apprezzo le sue posizioni &#8220;fuori dal coro&#8221; e il suo spirito liberale, poco diffuso a destra e a sinistra. Mi capita anche spesso di discutere con mio marito, che, al contrario di me, che ho una formazione umanistica, affronta le questioni anche dal punto di vista &#8220;scientifico&#8221;.  Cos\u00ec oggi, per confutare il suo articolo sul <em>Corriere della Sera<\/em> di luned\u00ec scorso <a title=\"Lettera sul lavoro\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=21882\" target=\"_blank\"><em>Vero e falso sulla questione degli esodati (e come risolverla)<\/em><\/a>, mio marito mi ha mandato un conteggio &#8211; vedi file che alllego <em>[che qui non si pu\u00f2 riportare, anche per difficolt\u00e0 di editing &#8211; n.d.r.] <\/em>-, dal quale si evincerebbe che se l&#8217;INPS agisse come un fondo investimento assicurativo (rendono fra il 3 e 4%\/anno), i contributi dopo 35 anni di lavoro sarebbero sufficienti per 19 anni all&#8217;80% dell&#8217;ultimo stipendio.<br \/>\nNell&#8217;articolo lei invece afferma: fino ad allora avevamo fatto finta che con 60 anni di et\u00e0 e 37 o 38 anni di contribuzione un lavoratore si fosse \u201cguadagnato il diritto\u201d alla pensione. Se si considera che a 60 anni gli italiani hanno una attesa media di vita di 23 anni se uomini, 24 se donne, \u00e8 evidente l\u2019insostenibilit\u00e0 di quell\u2019idea: non \u00e8 possibile che 38 anni di contribuzione nella misura del 33 per cento costituiscano un finanziamento sufficiente per una pensione pari a tre quarti o quattro quinti dell\u2019ultima retribuzione, destinata a durare per 23 o 24 anni.<br \/>\nMi farebbe piacere a questo punto avere un suo riscontro. Che rispondo a mio marito? (Il tutto, le assicuro, non \u00e8 un artificio retorico, ma reale dialettica familiare, siamo fatti cos\u00ec&#8230;)<br \/>\nAmelia Sbandati<\/p>\n<p><em>La dinamica media delle retribuzioni in Italia, nell&#8217;arco della vita lavorativa, negli ultimi quattro decenni, \u00e8 stata molto pi\u00f9 marcata: basti considerare che in genere i contratti collettivi riconoscevano agli impiegati 12 scatti biennali pari al 5%; l&#8217;agganciamento della retribuzione alla media degli ultimi cinque (poi dieci) anni ha dunque comportato uno sbilancio assai rilevante, facendo s\u00ec che non venga computata una porzione iniziale della vita lavorativa che va dai tre quarti ai sette ottavi della carriera lavorativa, e che solitamente \u00e8 quella in cui il lavoratore guadagna di meno.<\/em><br \/>\n<em>Per un discorso pi\u00f9 completo (che nell&#8217;articolo sul <\/em>Corriere <em>non potevo svolgere per ragioni di spazio), poi, in questo calcolo non \u00e8 computato il rischio invalidit\u00e0, che pure \u00e8 coperto dall&#8217;assicurazione generale obbligatoria. In ogni caso, lo sbilancio dell&#8217;Inps in questi decenni \u00e8 stato causato anche dal fatto che esso ha funzionato con il sistema &#8220;a ripartizione&#8221;, e non &#8220;a capitalizzazione&#8221;: in altre parole, le nuove generazioni pagavano le pensioni per le precedenti. Col risultato che ogni contrazione della forza-lavoro fa saltare l&#8217;equilibrio previdenziale.<\/em> <em>(p.i.)<\/em><\/p>\n<p>LA REPLICA DEL MARITO DELLA LETTRICE E UN ULTIMO SCAMBIO DI MESSAGGI<br \/>\nSono il marito dell&#8217;autrice del messaggio precedente. Il senso del mio semplice calcolo in parte coincide con una cosa che anche lei in fondo dice: la Legge Dini con un po&#8217; pi\u00f9 di coraggio (con il contributivo per tutti fin dal 1995) avrebbe messo le cose in ordine.  Questo passo si poteva (e si pu\u00f2) fare anche oggi, in quanto mi sembra di aver dimostrato che 35 anni di contributi (non 37 o 38 di ipotetici 60-enni che avrebbero iniziato a lavorare a 23 anni!) assicurano una lunga pensione con l&#8217;80% dell&#8217;ultima retribuzione (non sono per il retributivo <em>old style<\/em>; il mio \u00e8 solo un esempio per dire che sarebbe sostenibile socialmente, e anche per la societ\u00e0 dei consumi in cui viviamo, avere dei pensionati con l&#8217;80% dell&#8217;ultima retribuzione; persone capaci di spendere non solo per sopravvivere).<br \/>\nFornero poteva quindi scegliere la strada del contributivo per tutti subito e anche retroattivo (senza le distinzioni di Dini) e avrebbe evitato:<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span> <em>a)<\/em> a padri e nonni di essere temibili concorrenti sul mercato del lavoro di figli e nipoti, e\u00a0viceversa;<br \/>\n<em><span style=\"color: #ffffff;\">&#8211;<\/span> b)<\/em> a lei di fare salti mortali per giustificare la parte pensionistica della sedicente Legge Salva-Italia, con argomenti buoni certamente per il passato, che era infatti retributivo e assistenziale, quando invece dobbiamo guardare al futuro.<br \/>\nIl contributivo ben applicato ci pu\u00f2 in sintesi ancora salvare. Fornero ci porter\u00e0 a crisi insolubili e a mio avviso non andrebbe appoggiata acriticamente.<br \/>\nPietro Laurenzi<\/p>\n<p><em>La riforma Fornero del dicembre scorso compie proprio la scelta del metodo contributivo di calcolo della pensione anche per cinquantenni e sessantenni, ma soltanto per la parte della pensione destinata a maturare dal 1\u00b0 gennaio 2012 in poi. Io sarei stato favorevolissimo a una applicazione anche retrospettiva di questa nuova regola: non esistono infatti diritti acquisiti in questo campo, finch\u00e9 i requisiti per il pensionamento non sono maturati. Ci\u00f2 avrebbe costituito un atto di giustizia intergenerazionale; e avrebbe fornito un margine utile cui attingere per rendere pi\u00f9 graduale l&#8217;applicazione della nuova disciplina dell&#8217;et\u00e0 pensionabile.\u00a0\u00a0(p.i.) <\/em><\/p>\n<p>Egregio professore,\u00a0 vedo con piacere che \u00e8 bersagliato da argomenti\u00a0 aritmetici simili al mio (e a quello che evidentemente convinse nel 1995\u00a0 Lamberto Dini).\u00a0 Le sue risposte, a me e al Sig. Valerio Caciagli,\u00a0 descrivono le cose come sono state, e di questo le do atto, ma il nostro\u00a0 discorso \u00e8 diverso e sostanzialmente recita: non pensiamo al passato; ma al\u00a0 futuro, e per il futuro 35 anni con il contributivo sarebbero un&#8217;opzione praticabile, e secondo me auspicabile, invece della lotta per il posto di\u00a0 lavoro fra generazioni che Fornero ha instaurato.\u00a0 Io credo che, di fronte all&#8217;evidenza aritmetica, un suo\u00a0 <em>statement<\/em> pubblico del tipo: &#8220;Sono stato frainteso: 35 anni di contributi\u00a0 di per s\u00e8 basterebbero per una pensione accettabile, a patto che&#8230;&#8221;\u00a0 sarebbe intellettualmente (e spero lei non pensi: sovieticamente) opportuno,\u00a0 vista l&#8217;autorevolezza di cui lei gode.<br \/>\nPietro Laurenzi<\/p>\n<p><em>Sono pienamente d&#8217;accordo su questo punto: che l&#8217;applicazione integrale del sistema contributivo per il calcolo della pensione consentirebbe un&#8217;elasticit\u00e0 molto maggiore dell&#8217;et\u00e0 di pensionamento, cio\u00e8 uno spazio molto maggiore di libert\u00e0 di scelta del lavoratore. E &#8211; come scrivo in\u00a0un altro post sull&#8217;argomento,\u00a0\u00e8 questa un&#8217;opzione sulla quale occorre mettersi subito al lavoro.\u00a0Non concordo,\u00a0per\u00f2,\u00a0con l&#8217;idea del conflitto generazionale per la scarsit\u00e0 di occasioni di lavoro, cio\u00e8 con l&#8217;affermazione secondo cui ogni lavoratore anziano che continua a lavorare porterebbe via un posto a un giovane. Quando il lavoro della persona anziana \u00e8 produttivo, il fatto che\u00a0essa continui a svolgerlo porta con s\u00e9 maggiore produzione di ricchezza e minor prelievo di risorse pubbliche: tutto ci\u00f2 favorisce l&#8217;occupazione delle nuove generazioni, come \u00e8 confermato dal fatto che nei\u00a0Paesi dove\u00a0il tasso di occupazione degli anziani \u00e8 pi\u00f9 alto anche il tasso di occupazione dei giovani \u00e8 pi\u00f9 alto.\u00a0\u00a0(p.i.)<\/em><br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\"><em>j<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DUE\u00a0INTERESSANTI SCAMBI DI IDEE CON ALCUNI LETTORI SUL PROBLEMA DEL FINANZIAMENTO DEL SISTEMA PENSIONISTICO Messaggi pervenuti a seguito della mia parecipazione alla trasmissione l&#8217;Infedele, condotta di Gad Lerner, del 20 giugno 2012, e del mio intervento sul Corriere della Sera del 18 giugno 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7,31],"tags":[],"class_list":["post-21987","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-lettere","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21987","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=21987"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/21987\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=21987"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=21987"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=21987"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}