
{"id":22,"date":"2008-03-11T11:00:49","date_gmt":"2008-03-11T10:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22"},"modified":"2008-10-30T21:37:19","modified_gmt":"2008-10-30T20:37:19","slug":"exit-e-voice-per-rompere-il-circolo-vizioso-dellirresponsabilita-nelle-amministrazioni-pubbliche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22","title":{"rendered":"EXIT E VOICE PER ROMPERE IL CIRCOLO VIZIOSO DELL&#8217;IRRESPONSABILITA&#8217; NELLE AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE"},"content":{"rendered":"<p><em>Pubblicato su Iustitia, marzo 2007<\/em><\/p>\n<p><strong>Sommario<\/strong><br \/>\n1. Che cosa non ha funzionato nelle riforme degli anni \u201990?<br \/>\n2. L\u2019opzione exit: introdurre nel rapporto fra utenti e amministrazioni pubbliche meccanismi di mercato, dove questi possono funzionare.<br \/>\n3. L\u2019opzione voice e il \u201ctesoro nascosto\u201d del civic auditing.<br \/>\n4. Perch\u00e9 (e come) una authority per la garanzia della trasparenza e della valutabilit\u00e0 delle amministrazioni pubbliche.<br \/>\n5. Perch\u00e9 il sindacato confederale non pu\u00f2 defilarsi.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/04_iustitiaiii07.doc\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/03\/icona-dwl.png\" alt=\"icona-dwl.png\" \/><\/a> <font color=\"#800000\">scarica documento<\/font><br \/>\n1. \u2013 Che cosa non ha funzionato nelle riforme degli anni \u201990 della nostra amministrazione pubblica, promosse dai ministri dell\u2019epoca Sabino Cassese e Franco Bassanini?<br \/>\nQuando, nel 1993, si \u00e8 esteso quasi interamente il diritto del lavoro privato al rapporto di impiego pubblico, l\u2019idea da cui muoveva il legislatore era che il netto divario di efficienza tra i due settori fosse dovuto, per un verso, a un difetto di distinzione e separazione tra responsabilit\u00e0 di indirizzo politico e responsabilit\u00e0 di gestione, per altro verso a una disciplina che configurava il rapporto di impiego come rapporto autoritativo, di natura pubblicistica, sottoposto a controlli ex ante di legittimit\u00e0 formale degli atti, i quali prevalevano nettamente sui controlli di produttivit\u00e0 ex post. Si \u00e8 dunque definita meglio la distinzione tra indirizzo politico e responsabilit\u00e0 di gestione e si \u00e8 sancita la natura contrattuale del rapporto, attivando l\u2019autonomia negoziale delle parti sul piano collettivo come su quello individuale, cos\u00ec dando maggiori poteri e discrezionalit\u00e0 alla dirigenza pubblica e alla coalizione sindacale. Si \u00e8 sancita esplicitamente la responsabilit\u00e0 dei dirigenti per il raggiungimento degli obbiettivi fissati dal potere politico, e si \u00e8 affidato a quest\u2019ultimo il compito di controllare che tali obbiettivi venissero effettivamente conseguiti.<br \/>\nLa disciplina del rapporto di lavoro pubblico \u00e8 stata cos\u00ec parificata quasi del tutto rispetto a quella vigente nelle aziende private. Non si \u00e8, per\u00f2, tenuto adeguatamente conto del fatto che nel settore pubblico manca per lo pi\u00f9 la \u201cmolla\u201d potentissima che muove il dirigente privato, la concorrenza tra operatori diversi, che consente la dura sanzione del mercato contro l\u2019inefficienza: una \u201cmolla\u201d che il potere politico, per sua natura, non \u00e8 capace di sostituire con l\u2019esercizio di un controllo rigoroso e imparziale.<br \/>\nNel mercato l\u2019utente\/cliente\/consumatore sanziona l\u2019inefficienza rivolgendosi altrove: egli esercita cos\u00ec quella che Albert O. Hirschman chiama l\u2019opzione exit. Alternativa a questa \u00e8 la possibilit\u00e0 di farsi sentire, denunciare le inefficienze, interloquire nelle scelte: l\u2019opzione voice (che nel paradigma hirschmaniano pu\u00f2 essere favorita dall\u2019attaccamento all\u2019istituzione\/organizzazione \u2011 loyalty \u2011 e pu\u00f2 consentire a quest\u2019ultima di individuare pi\u00f9 rapidamente ed efficacemente i difetti di funzionamento). Il problema fondamentale della nostra amministrazione pubblica sta nel fatto che in essa al cittadino non si d\u00e0 n\u00e9 l\u2019una opzione n\u00e9 l\u2019altra: n\u00e9 exit, n\u00e9 voice. La voice contro l\u2019inefficienza dovrebbe essere esercitata dalla cittadinanza attraverso i propri rappresentanti politici; ma questi tendono a interferire con l\u2019amministrazione per fini del tutto diversi da quelli del miglioramento della sua efficienza.<br \/>\nNon ci si pu\u00f2 stupire, dunque, che ne risulti un gravissimo difetto di stimoli al miglioramento dell\u2019efficienza dell\u2019amministrazione stessa. Si sono dati al management pubblico gli stessi poteri, la stessa discrezionalit\u00e0, di cui dispone il management delle imprese private, ma in un contesto in cui \u2013 nella maggior parte dei casi \u2011 il cattivo o mancato esercizio degli stessi non \u00e8 sanzionato n\u00e9 dal mercato, n\u00e9 dal controllo del cittadino-utente, strutturalmente mal rappresentato in questa funzione dal potere politico.<\/p>\n<p>2. \u2011 Quando la libert\u00e0 di scelta dell\u2019utente sia effettiva, cio\u00e8 siano garantite concorrenza aperta tra operatori e simmetria di informazione, l\u2019opzione exit costituisce una grande garanzia di equit\u00e0 e di benessere per l\u2019utente medesimo. Dovunque sia possibile offrire al cittadino questa opzione, in un settore dei servizi pubblici, e collegare ad essa il flusso delle risorse, questo consente di attivare uno stimolo assai efficace nei confronti della dirigenza di quel settore (anche se \u2013 avverte ancora Hirschman \u2013 questo sistema pu\u00f2 presentare il difetto di privare il management della denuncia tempestiva del difetto di funzionamento da parte dell\u2019utente, per il quale l\u2019opzione exit pu\u00f2 essere sovente pi\u00f9 comoda e vantaggiosa rispetto all\u2019opzione voice; questo pu\u00f2 portare al collasso e alla sostituzione della struttura inefficiente, invece che al suo risanamento; torneremo sul punto fra breve).<br \/>\nUna libert\u00e0 di scelta effettiva oggi \u00e8 offerta all\u2019utente, in qualche misura, nel settore dell\u2019istruzione e in quello della sanit\u00e0; ma potrebbe essere offerta anche altrove, e anche in modo assai pi\u00f9 esteso e incisivo. Se, per esempio, il finanziamento pubblico delle scuole e delle universit\u00e0 avvenisse interamente attraverso il sistema dei vouchers (previa abolizione del valore legale dei titoli di studio), gli istituti e gli atenei dove si scelgono male i professori, o comunque dove si insegna poco e male, sarebbero costretti a chiudere; e se, nell\u2019istituire quel sistema, si attribuisse ai rettori e ai presidi una piena discrezionalit\u00e0 nella selezione e nella gestione delle risorse, allora li vedremmo assai pi\u00f9 e meglio mobilitati di quanto non siano oggi per scegliere i professori migliori, per stanare quelli inerti dalle loro nicchie; li vedremmo attivarsi dove possibile per sanzionare gli assenteisti e allontanare gli incompetenti, per spostare le persone di cui dispongono dove esse sono pi\u00f9 utili e non dove fa pi\u00f9 comodo alle persone stesse.<br \/>\nNel rapporto tra amministrazione pubblica e cittadini si possono introdurre anche altri meccanismi di mercato che diano agli utenti, almeno in parte, un\u2019opzione exit: per esempio, si pu\u00f2 mettere gli sportelli di uno stesso servizio (anagrafe comunale, rinnovo della patente di guida, rinnovo del passaporto, ecc.) in concorrenza tra loro, attribuendo un premio agli addetti allo sportello che riesce ad attirare pi\u00f9 utenti o a dimostrarsi comunque pi\u00f9 efficiente: qualche cosa di questo genere \u00e8 previsto nella recentissima legge regionale lombarda sui servizi al mercato del lavoro (n. 22\/2006, particolarmente articoli 16-17), emanata con un voto sostanzialmente bi-partisan nel settembre scorso.<\/p>\n<p>3 \u2013 In molti settori dell\u2019amministrazione pubblica, per\u00f2, i meccanismi lato sensu \u201cdi mercato\u201d del tipo di quelli menzionati nel paragrafo precedente non si possono introdurre. Per esempio, se un corpo municipale di vigili urbani funziona male, non si pu\u00f2 consentire ai cittadini di avvalersi di un altro corpo di vigilanza concorrente, o premiare con un maggiore flusso di risorse un servizio alternativo. Si \u00e8 anche visto, d\u2019altra parte, come possa persino sostenersi, almeno in certi casi, la preferibilit\u00e0 dei meccanismi di voice rispetto ai meccanismi di exit, per la pi\u00f9 rapida individuazione dei difetti di funzionamento di un\u2019amministrazione e la prevenzione del suo deterioramento e del suo collasso.<br \/>\nDare voce al cittadino-utente presuppone, innanzitutto, che egli sia compiutamente informato; questo richiede che le amministrazioni stesse siano dotate di organi deputati a raccogliere ed elaborare tutti i dati rilevanti, a valutarli, a farlo in piena indipendenza dal management che deve esserne valutato; e a farlo in modo trasparente, consentendo la piena accessibilit\u00e0 dei dati per chiunque vi sia interessato. Il panorama internazionale ci offre su questo terreno molte esperienze di grande interesse: ad esempio nel settore scolastico, in quello della formazione professionale, in quello dei servizi nel mercato del lavoro, dove da decenni ormai vengono sperimentati e affinati metodi e tecniche di rilevazione degli indici di efficienza ed efficacia dei servizi, ovviamente diversi da settore a settore.<br \/>\nUn\u2019esperienza di grande interesse, in questo campo, \u00e8 costituita dall\u2019Internet-based Reputation System: un sistema di rilevazione ed elaborazione in tempo reale delle valutazioni degli utenti sulla qualit\u00e0 del servizio ricevuto, con immediata pubblicazione in rete delle valutazioni stesse, che diventano in questo modo una preziosa fonte di informazione per i nuovi utenti (e orientamento nella scelta, quando questa \u00e8 loro consentita), ma anche per i dirigenti del comparto.<br \/>\nUn altro aspetto molto interessante di queste esperienze \u00e8 la combinazione tra autovalutazione dell\u2019amministrazione, che si esprime solitamente nella pubblicazione di un annual report, e confronto con la valutazione dall\u2019esterno, espressa spontaneamente dalla cittadinanza attraverso i propri osservatori qualificati, secondo il metodo della public review.<br \/>\nDove le associazioni degli utenti, i giornalisti specializzati, i centri di ricerca, dispongono dei dati necessari, essi sono capaci di controllare l\u2019efficienza e produttivit\u00e0 delle strutture pubbliche talora persino meglio di quanto ne siano capaci le strutture stesse. Questa capacit\u00e0 costituisce una risorsa preziosa, un grande \u201ctesoro nascosto\u201d che pu\u00f2 essere attivato e utilizzato dalle amministrazioni pubbliche a costo zero: basta imporre il principio della totale accessibilit\u00e0 dei dati. L\u2019introduzione di questo principio pu\u00f2 avere un impatto positivo persino superiore rispetto all\u2019istituzione degli organi interni di valutazione, che pure sono indispensabili.<br \/>\nDi questa pratica del civil auditing non abbiamo soltanto alcuni esempi importanti nei Paesi del Nord-Europa, ma anche qualche primo esempio in casa nostra: si pensi, in particolare, all\u2019esperienza che stanno svolgendo associazioni come Cittadinanzattiva e alcune altre nel settore sanitario. Proprio alla valorizzazione di questo \u201ctesoro nascosto\u201d mira la legge emanata recentemente negli U.S.A., il Federal Funding Accountability and Transparency Act 2006, che obbliga chiunque operi con finanziamenti federali a porre in rete, a piena e immediata disposizione del pubblico, tutti i dati relativi alla propria attivit\u00e0.<br \/>\nIntrodurre questo principio anche nel nostro sistema potrebbe avere un effetto tonificante straordinario. Immaginiamo, per esempio, che in una grande citt\u00e0 \u2011 come Milano o Napoli \u2013 venga garantita la totale disponibilit\u00e0, per chiunque vi sia interessato, dei dati analitici sul funzionamento del servizio di vigilanza urbana: le retribuzioni degli agenti, gli orari di lavoro, le mansioni effettive, le assenze e i motivi che le giustificano, quanti si occupano del commercio, quanti del traffico, quante contravvenzioni ciascuno di questi ultimi ha verbalizzato, quante e quali sanzioni disciplinari sono state irrogate, per quali mancanze, e cos\u00ec via. Immaginiamo poi che, applicandosi il metodo della public review, una volta all\u2019anno l\u2019organo di controllo comunale sia tenuto a confrontare in un dibattito pubblico le proprie valutazioni con quelle espresse dalla societ\u00e0 civile, attraverso gli osservatori qualificati di cui si \u00e8 detto sopra. Solo allora si incomincerebbe a scoprire e a misurare con precisione, per esempio, di quanto l\u2019impegno di alcuni vigili sia maggiore dell\u2019impegno di altri, di quanto il tasso di assenteismo e quello dei vigili imboscati negli uffici sia superiore a quelli che si registrano nelle altre citt\u00e0 europee, se e quanto le promozioni siano in rapporto con il merito effettivo, quanto pi\u00f9 raro sia vedere un vigile in un quartiere periferico della citt\u00e0 rispetto al centro, quanto sia difficile ottenere l\u2019intervento di un vigile in piena notte, quanto e quando sia esercitato effettivamente il potere disciplinare, quale sia il tasso di soddisfazione della cittadinanza per il servizio e tanti altri dati importanti ancora. E a quel punto anche gli obbiettivi di miglioramento del servizio, invece che essere negoziati tra potere politico e management nel chiuso di un ufficio, potrebbero essere discussi pubblicamente e decisi dall\u2019autorit\u00e0 politica sotto il controllo effettivo della cittadinanza.<br \/>\nOggi i nostri ricercatori possono accedere a tutti i dati relativi alle amministrazioni della California o della Svezia, ma non a quelli relativi alle amministrazioni italiane, che si tratti della vigilanza urbana o della giustizia, di personale sanitario o di professori. Da noi vige di fatto il principio esattamente contrario a quello della trasparenza; la prassi (giuridicamente infondata) \u00e8 quella del segreto. Questo viene sovente giustificato con la protezione della privacy degli addetti al servizio; ma il principio della privacy \u2011 cio\u00e8 della protezione della vita privata delle persone \u2011 qui non c\u2019entra per nulla: il riserbo con cui si occultano i dati analitici sul funzionamento delle nostre amministrazioni risponde semmai all\u2019antico principio di inaccessibilit\u00e0 degli arcana imperii, che da sempre protegge i poteri autoritari, i sovrani assoluti. Oggi da noi esso protegge le posizioni di rendita diffusamente annidate nelle pieghe del pubblico impiego, a cominciare da quelle dei dirigenti negligenti o inetti. In un regime veramente democratico, invece, dell\u2019attivit\u00e0 del civil servant, soprattutto dove non operino meccanismi di mercato, deve potersi conoscere tutto.<\/p>\n<p>4. \u2013 Attivare la capacit\u00e0 di autovalutazione da parte delle amministrazioni pubbliche, garantire la trasparenza di tale valutazione e stimolare il pieno coinvolgimento della cittadinanza nel controllo sono i cardini del progetto di legge per l\u2019istituzione di una Autorit\u00e0 indipendente per il pubblico impiego, che \u00e8 stato presentato nel dicembre scorso alla Camera e al Senato da parlamentari di maggioranza e di opposizione (lo si pu\u00f2 leggere nel sito www.lavoce.info).<br \/>\nL\u2019istituenda Autorit\u00e0 indipendente, secondo questo progetto, deve essere molto snella e poco costosa per lo Stato (essendo costituita quasi interamente con risorse provenienti da altri organismi centrali che vengono contestualmente sciolti): i compiti che il progetto si propone di assegnarle non sono, infatti, di valutazione diretta, \u201cdall\u2019alto\u201d o \u201cdall\u2019esterno\u201d, bens\u00ec compiti \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 di secondo grado o di \u201cmeta-valutazione\u201d. In particolare, le si chiede di:<br \/>\n\u2011 sollecitare e controllare la costituzione, in ogni comparto amministativo e in ogni centro di servizi, dei nuclei di valutazione gi\u00e0 previsti dalla \u201clegge Bassanini\u201d n. 286\/1999 (nella maggior parte dei casi a tutt\u2019oggi disapplicata per questo aspetto): questo per stimolare la capacit\u00e0 di auto-valutazione delle amministrazioni e non, di regola, per sovrapporre una valutazione esterna a quella che ciascuna amministrazione \u00e8 in grado di produrre sulla propria performance;<br \/>\n\u2011 garantire l\u2019indipendenza dei nuclei di valutazione dal management che deve esserne controllato (\u00e8 questo un aspetto che nella legge del 1999 \u00e8 stato trascurato);<br \/>\n\u2011 garantire la trasparenza dell\u2019operato dei nuclei di valutazione e l&#8217;accessibilit\u00e0 totale dei dati di cui essi dispongono, anche prima che essi vengano elaborati (garanzia nella quale rientra anche l\u2019arbitrato tra il cittadino che chiede i dati e l&#8217;ufficio che oppone il segreto, o fa difficolt\u00e0, o li d\u00e0 in modo reticente);<br \/>\n\u2011 garantire il confronto pubblico periodico tra valutazione interna e valutazioni esterne, secondo il metodo della public review;<br \/>\n\u2011 diffondere benchmark, tecniche, esperienze straniere e nuove metodologie di valutazione;<br \/>\n\u2011 solo in via sussidiaria ed eccezionale, intervenire con la propria valutazione in sovrapposizione rispetto al nucleo di valutazione interno carente o inefficiente, o a sostegno dello stesso, per rafforzare le misure tese a correggere la disfunzione amministrativa.<br \/>\nUn\u2019Autorit\u00e0 indipendente pu\u00f2 diventare il punto di riferimento per una societ\u00e0 civile cui si chiede di attivarsi nell\u2019opera di valutazione parallela e concorrente con quella di autovalutazione svolta dalle singole amministrazioni. \u201cConcorrenza\u201d assai utile, perch\u00e9 \u00e8 importantissimo che intelligenze, tecniche e ottiche differenti di valutazione si attivino e si confrontino apertamente su questo terreno.<br \/>\nDovunque non sia possibile attivare meccanismi di mercato nell\u2019amministrazione pubblica \u2013 e con essi garantire agli utenti l\u2019opzione exit contro l\u2019amministrazione inefficiente \u2013 \u00e8 essenziale che sia garantita agli utenti stessi, alla cittadinanza, almeno l\u2019opzione voice. E come \u00e8 ragionevolmente necessario che un\u2019Autorit\u00e0 indipendente presieda alla garanzia dell\u2019opzione exit, l\u00e0 dove il mercato pu\u00f2 effettivamente operare, allo stesso modo e altrettanto \u00e8 ragionevolmente necessario che un\u2019Autorit\u00e0 indipendente presieda alla garanzia della trasparenza e dell\u2019opzione voice, dove il mercato non pu\u00f2 operare o si preferisce comunque che esso non operi.<\/p>\n<p>5 \u2013 A questo progetto di riforma qualcuno obietta che nulla sar\u00e0 possibile, per un miglioramento dell\u2019efficienza delle nostre amministrazioni pubbliche, finch\u00e9 i sindacati del settore manterranno una posizione di sostanziale resistenza conservatrice. Ma anche su questo terreno vi \u00e8 qualche motivo per essere ottimisti.<br \/>\nIl memorandum sottoscritto dal Governo con le confederazioni sindacali maggiori il 18 gennaio scorso contiene alcune novit\u00e0 rilevanti, che non vanno sottovalutate: vi compaiono, per la prima volta in un documento di questo genere e livello, parole-chiave come \u201cvalutazione dell\u2019efficienza\u201d, \u201ccontrollo della produttivit\u00e0 individuale\u201d, \u201ctrasparenza\u201d, \u201cpiena accessibilit\u00e0 delle informazioni\u201d per gli osservatori esterni. Certo, una lettura attenta ne rivela alcuni difetti, anche gravi; ma questo non toglie il significato di svolta che, almeno sul piano dei principi, questo accordo assume.<br \/>\nOra tocca al Parlamento dire la sua. Nella parte migliore del memorandum sono enunciati principi identici rispetto al progetto di legge che \u00e8 all\u2019esame delle Camere; la differenza sta nelle gambe che questo progetto di legge intende dare a quei principi per consentire loro di camminare, cio\u00e8 negli strumenti di controllo e valutazione che ci si propone di attivare, in aggiunta (non in contrapposizione) a quelli previsti nel documento sottoscritto da Governo e sindacati. Il datore di lavoro pubblico deve essere libero di dotarsi di questi strumenti. Sarebbe comunque inammissibile che il sindacato pretendesse di impedirglielo, sostenendo che il memorandum esaurisca ogni possibilit\u00e0 di iniziativa ulteriore: questa non \u00e8 una materia sulla quale il potere legislativo possa essere limitato, n\u00e9 tanto meno vincolato, da un accordo sindacale.<br \/>\nIl sindacato, d\u2019altra parte, non pu\u00f2 permettersi l\u2019immobilismo. Nel 1980 un evento che solo due o tre anni prima sarebbe stato considerato impossibile, la marcia dei 40.000 di Torino, segn\u00f2 una svolta drastica rispetto agli eccessi di egualitarismo delle politiche retributive perseguite dai sindacati maggiori nel settore privato, nel corso del decennio precedente. Non \u00e8 dunque impensabile che un\u2019iniziativa politica incisiva, oggi, segni una analoga drastica svolta rispetto all\u2019eccesso evidentissimo di egualitarismo proprio del regime attuale dell\u2019impiego pubblico, che \u00e8 persino pi\u00f9 spinto rispetto a quello che domin\u00f2 nel settore privato negli anni \u201970.<br \/>\nOggi occorre far leva sulla crescente insofferenza, ben percepibile all\u2019interno delle amministrazioni pubbliche, da parte di chi tira la carretta lavorando per due, nei confronti di questa grave doppia ingiustizia: essere pagato (poco) esattamente come chi non lavora affatto e al tempo stesso essere accomunato al nullafacente nel discredito generale che investe l\u2019impiego pubblico. Far leva su questa sacrosanta insofferenza \u00e8 possibile proprio attivando i meccanismi di autovalutazione delle strutture e di civic auditing, di cui si \u00e8 detto sopra.<br \/>\nUn sindacato che ignorasse quel disagio diffuso sarebbe destinato a un declino forse lento, sicuramente accompagnato dal progressivo abbandono dei lavoratori pubblici migliori. Ma il movimento sindacale italiano oggi dispone delle risorse culturali e morali necessarie per evitare questo esito; il sindacato pu\u00f2, anche nel settore pubblico, recuperare la funzione di \u201cintelligenza collettiva\u201d che consente ai lavoratori di valutare la bont\u00e0 di un progetto e investire su di esso il proprio consenso e il proprio lavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblicato su Iustitia, marzo 2007 Sommario 1. Che cosa non ha funzionato nelle riforme degli anni \u201990? 2. 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