
{"id":22098,"date":"2012-06-29T18:44:11","date_gmt":"2012-06-29T17:44:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22098"},"modified":"2012-06-29T18:44:11","modified_gmt":"2012-06-29T17:44:11","slug":"charta-minuta-la-riforma-del-lavoro-e-appena-incominciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22098","title":{"rendered":"CHARTA MINUTA: LA RIFORMA DEL LAVORO \u00c8 APPENA INCOMINCIATA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL DISEGNO DI LEGGE FORNERO COSTITUISCE SOLTANTO IL PRIMO PASSO DI UNA MODERNIZZAZIONE PROFONDA DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO, SIA SUL VERSANTE DELLA DISCIPLINA DEI RAPPORTI, SIA SU QUELLO DEI SERVIZI E DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Pietro Urso, in corso di pubblicazione sul mensile\u00a0della Fondazione FareFuturo, <\/em>Charta Minuta<em>, giugno 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong>Senatore Ichino, in questo periodo stiamo vivendo un vero e proprio <em>black out <\/em>del lavoro. Secondo lei come possiamo uscire da questo stallo?<\/strong><br \/>\nAbbiamo due leve possibili, a meno di non pensare a un ritorno all&#8217;isolamento, all&#8217;uscita dell&#8217;Italia dall&#8217;Europa &#8211; che sarebbe per\u00f2 catastrofica per molti altri aspetti. Se vogliamo andare avanti, anzitutto non abbiamo altra scelta che quella di aprire, spalancare il nostro paese agli investimenti stranieri: una leva che noi oggi utilizziamo pochissimo, siamo ermeticamente, drammaticamente chiusi agli investimenti stranieri. Per questo occorrono, certo, riforme che rendano pi\u00f9 efficiente l\u2019Amministrazione pubblica e le infrastrutture di comunicazione e di trasporto, ma anche che rendano pi\u00f9 semplice e pi\u00f9 leggibile la nostra legislazione, in particolare la legislazione del lavoro; misure che allentino la morsa della burocrazia. Si tratta di riforme che non costano molto, anzi, sono a costo zero e potrebbero essere fatte in tempi brevissimi. <a title=\"ddl 1873\/2009\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">Il codice del lavoro semplificato<\/a>, traducibile in inglese, \u00e8 gi\u00e0 tecnicamente pronto ed anche politicamente maturo: ci sono state manifestazioni di interesse e disponibilit\u00e0 da parte di tutte le forze politiche, quindi si potrebbe fare in tre mesi e lancerebbe un importante messaggio a operatori stranieri che vedono l\u2019Italia, oggi, come un paese bizantino, incomprensibile, in cui la legge dice una cosa, ma per sopravvivere economicamente bisogna farne altre che loro non sanno o non conoscono, rispetto alle quali non hanno il <em>know how <\/em>che possiedono soltanto gli imprenditori indigeni. Tutto ci\u00f2 si potrebbe fare subito e avrebbe sicuramente un impatto positivo. L\u2019altra leva deve essere quella di una politica economica espansiva a livello europeo. I singoli Stati, oggi, non possono battere moneta, non possono indebitarsi pi\u00f9 di quanto gi\u00e0 non siano indebitati. In Italia non si possono mettere nuove tasse perch\u00e9 siamo gi\u00e0 largamente oltre il limite della tassabilit\u00e0 dei redditi. Si pu\u00f2 pensare a imposte sui patrimoni, ma l\u2019Imu \u00e8 gi\u00e0 un\u2019imposta patrimoniale ed \u00e8 vissuta male per il carico che si aggiunge agli altri carichi fiscali.<\/p>\n<p><strong>Quali misure dovrebbe prendere il governo per rilanciare l&#8217;occupazione?<\/strong><br \/>\nNon abbiamo margini per aumentare l\u2019investimento a spese dello Stato e dobbiamo puntare con tutte le nostre forze sulla realizzazione di un governo europeo dell\u2019economia, che faccia quella politica espansiva che i singoli Stati non possono fare. Ma per questo dobbiamo avere le carte in regola. Dobbiamo essere affidabili come <em>partners <\/em>per gli altri Stati, come soprattutto la Germania, che devono potersi fidare di noi. Per questo mi sembra giusto l\u2019impegno posto da Monti per sottolineare l\u2019affidabilit\u00e0 del nostro paese. Poi, certo, questo implica anche che il rigore sia sostenibile e bisogna fare attente verifiche in proposito, ma non abbiamo altre strade da battere. Nel mercato del lavoro, inoltre, si pu\u00f2 fare molto anche a legislazione invariata.<\/p>\n<p><strong>A che cosa pensa?<\/strong><br \/>\nPenso, per esempio, agli <em>skill shortages<\/em>, cio\u00e8 a tutti i posti di lavoro che restano permanentemente scoperti per mancanza di personale qualificato che possa ricoprirli. E\u2019 un giacimento occupazionale che va utilizzato fino in fondo e che, invece, noi oggi sprechiamo. Sono decine di migliaia di posti di lavoro permanentemente scoperti in ogni Regione. E se le Regioni danno pessima prova sul terreno dei servizi del mercato del lavoro, deve valere il principio di sussidiariet\u00e0: intervenga lo Stato a sostituire i servizi regionali nelle Regioni che non fanno quel che devono. Poi, pi\u00f9 in generale, penso che occorra una flessibilit\u00e0 degli standard, che consenta di aumentare i tassi di occupazione dove la situazione non consente di reggere gli standard attuali, come nel Mezzogiorno. Non si tratta di reintrodurre gabbie salariali, ma semmai di \u201csgabbiare\u201d la contrattazione collettiva aziendale, consentirle di fissare standard che tengano conto del contesto locale, per abbattere il muro che separa domanda e offerta di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Lo scorso 31 maggio il Senato ha approvato il testo della riforma del lavoro. Qual \u00e8 il suo giudizio complessivo?<\/strong><br \/>\n\u00c8 un discorso che andrebbe articolato, perch\u00e9 per un verso ha dei meriti notevoli, come l\u2019aver rotto il tab\u00f9 dell\u2019articolo 18, riscrivendo una norma che costituisce un&#8217;anomalia italiana nel contesto europeo. Ci si \u00e8spostati, sul piano dei principi, da una concezione di <em>property rule <\/em>a una di<em> liability rule<\/em>, da un regime di propriet\u00e0 del posto di lavoro a un regime di responsabilizzazione dell\u2019impresa per la stabilit\u00e0 e la continuit\u00e0 del lavoro e del reddito dei dipendenti entro limiti ragionevoli secondo gli standard centro-nordeuropei. Bisogna riconoscere, che su questo punto, c\u2019\u00e8 stata una svolta, direi, epocale. Pur se io avrei preferito una riforma ancora pi\u00f9 netta e incisiva, e anche formulata in modo pi\u00f9 semplice.<\/p>\n<p><strong>Che giudizio d\u00e0 della riforma degli ammortizzatori sociali?<\/strong><br \/>\nSe ne parlava da 18 anni senza che mai, n\u00e9 da destra n\u00e9 da sinistra, si sia cavato un ragno dal buco. Ora la legge introduce, per la disoccupazione, un\u2019assicurazione di carattere universale estesa a tutto il lavoro subordinato e riconduce la Cassa integrazione guadagni alla sua funzione originaria, quella di tenere legato il lavoratore all\u2019impresa nelle situazioni in cui questa ha la prospettiva di riprendere l\u2019attivit\u00e0. Bisognava impedire che continuasse l\u2019uso della Cassa integrazione al posto dei trattamenti di disoccupazione.<\/p>\n<p><strong>Quali altre novit\u00e0 introduce la riforma Fornero?<\/strong><br \/>\n&#8230;Per\u00a0 la prima volta, in 50 anni, una legge dello Stato affronta il problema del dualismo tra protetti e non protetti, flessibilizzando da un lato &#8211; in modo notevole, anche se con qualche compromesso &#8211; il rapporto di lavoro a tempo indeterminato, e d\u2019altro lato disponendo un riassorbimento di collaborazioni autonome che nascondono la realt\u00e0 di un lavoro dipendente. Anche qui i compromessi hanno ridotto non poco l\u2019incisivit\u00e0 della riforma, ma pure per questo aspetto un cambiamento c\u2019\u00e8 e mi sembra positivo.<\/p>\n<p><strong>Quali sono, invece, a suo parere, i difetti pi\u00f9 gravi della nuova legge?<\/strong><br \/>\nIl testo legislativo resta vecchio nel linguaggio e nelle tecniche normative, poco comprensibile e leggibile da parte dei milioni di persone a cui \u00e8 destinato. Questo \u00e8 un difetto grave. Per certi aspetti, poi, riemerge una vecchia cultura giuslavoristica che tende a iper-regolare i rapporti e a complicare le cose in novantanove casi per prevenire l\u2019abuso nel centesimo, dimenticando che in questo modo si fa un danno anche al centesimo lavoratore a cui l\u2019abuso si riferisce: l\u2019aumento di complessit\u00e0 genera un costo che ha un effetto depressivo sulla domanda di lavoro; mentre per i lavoratori non c\u2019\u00e8 tutela migliore che poter scegliere. L\u2019abbondanza di offerte di lavoro conta pi\u00f9 di qualsiasi protezione legale, di qualsiasi avvocato, ispettore, giudice. Ecco, per questi aspetti la legge soffre ancora di una scrittura e di una tecnica vecchie.<\/p>\n<p><strong>Il ministro Fornero ha parlato della necessit\u00e0 di equiparare le regole dei licenziamenti tra settore pubblico e privato e subito si \u00e8 sollevata la polemica contro i \u201clicenziamenti facili\u201d nella Pubblica Amministrazione. Che cosa ne pensa?<\/strong><br \/>\nLa norma che disciplina il licenziamento, in particolare l&#8217;art 18, disciplina contestualmente la materia nel settore pubblico. Perci\u00f2 la variazione dell&#8217;art 18 vale anche per il settore pubblico. Il problema \u00e8 che nel settore pubblico manca una dirigenza responsabilizzata riguardo agli obiettivi da garantire e capace di esercitare le prerogative manageriali. Quindi, il problema nel settore pubblico \u00e8 di responsabilizzare i dirigenti creando gli incentivi giusti perch\u00e9 esercitino correttamente le proprie funzioni. Per questo, occorre collegare l&#8217;attribuzione degli incarichi dirigenziali a obiettivi precisi, misurabili e specifici, cosa che oggi in Italia non avviene quasi mai; poi sarebbe necessario licenziare il dirigente che non raggiunge gli obiettivi. Su questo i politici che stanno al vertice delle Amministrazioni dovrebbero essere controllati dall&#8217;elettorato. Invece gli elettori votano perlopi\u00f9 in base a opzioni ideologiche, anche di carattere molto astratto. Questi sono i punti essenziali, e per questo io non sono d&#8217;accordo con l&#8217;idea del ministro per la Funzione Pubblica di dettare una disciplina speciale per il settore pubblico.<\/p>\n<p><strong>Pi\u00f9 precisamente, che cosa propone per il settore pubblico?<\/strong><br \/>\nSarei d&#8217;accordo con una norma che esentasse i dirigenti pubblici dalla responsabilit\u00e0 erariale per l&#8217;indennizzo al lavoratore, nel caso in cui il giudice disponga l&#8217;indennizzo ritenendo il licenziamento non sufficientemente motivato. Questa responsabilit\u00e0 erariale del dirigente pubblico oggi costituisce un forte disincentivo all&#8217;esercizio della funzione disciplinare e ostacola l&#8217;esercizio di questa prerogativa, che \u00e8 propria di qualsiasi dirigente &#8211; la possibilit\u00e0 di licenziare il lavoratore quando occorre sopprimere un posto di lavoro, o quando il lavoratore non \u00e8 pi\u00f9 utile nella funzione specifica. Questa \u00e8 l&#8217;unica modifica legislativa che mi parrebbe opportuna. Per il resto sono d&#8217;accordo con il ministro del Lavoro quando dice che bisogna tendere ad avere un pubblico impiego che funziona, nella misura del possibile, come nelle aziende private.<\/p>\n<p><strong>Tornando al testo della riforma del lavoro da lei promossa, come commenta le parole della leader della Cgil, Susanna Camusso, che ha parlato di una riforma che \u201cnon serve al lavoro\u201d?<\/strong><br \/>\nDissento da questo giudizio per tutti i motivi che ho detto prima. L\u2019Italia ha bisogno di allinearsi al resto d\u2019Europa e ai migliori standard dei paesi occidentali sul terreno della disciplina del lavoro: la nuova legge va in modo inequivocabile in questa direzione, anche se avrei auspicato che fosse ancora pi\u00f9 chiara e incisiva. Bisogna evitare di restare in mezzo al guado e compiere questo passaggio rapidamente. Ora occorre applicare la nuova legge, che gi\u00e0 contiene novit\u00e0 importanti. Nei prossimi mesi e anni occorrer\u00e0 anche proseguire l\u2019itinerario di riforma del nostro sistema, verso quella semplificazione e leggibilit\u00e0 che ci chiede l\u2019Unione Europea con il <em>Decalogue for Smart Regulation<\/em>, che qui \u00e8 stato ignorato e che invece dovrebbe essere la nostra bussola.<\/p>\n<p><strong>Parlando del rischio di rimanere nel guado, possiamo dire che oggi ci sono rimasti gli esodati. Come \u00e8 stato possibile un errore del genere?<\/strong><br \/>\nAbbiamo dovuto fare in poche settimane il cammino che avremmo dovuto fare nei quindici anni precedenti. Questa \u00e8 una gravissima colpa della mia generazione nei confronti della generazione dei nostri figli e nipoti: abbiamo fatto la riforma delle pensioni nel \u201895, applicando tutti i nuovi criteri soltanto alle nuove generazioni ed esentandone la vecchia, la nostra. Cosa vistosamente iniqua, oltre che insostenibile per le casse dello Stato. Trovandoci poi sull\u2019orlo del baratro, siamo stati costretti a fare rapidamente e in modo brutale quello che avremmo dovuto fare prima. Detto questo, resta il fatto che l\u2019aritmetica non \u00e8 un\u2019opinione. Quello che noi abbiamo considerato fino a ieri un diritto intangibile, cio\u00e8 il diritto di andare in pensione con il 70-80 per cento dell\u2019ultima retribuzione a 60 anni con 37 anni di contribuzione, non pu\u00f2 stare in piedi: con un contributo previdenziale del 33 per cento in 37 anni non si possono pagare i 23-24 anni di vita media attesa di chi ha compiuto 60 anni. Questo \u201ddiritto\u201d alla pensione era pagato dallo Stato, che copriva il deficit pensionistico: ma alla lunga questo non \u00e8 pi\u00f9 stato possibile.<\/p>\n<p><strong>Come pensa che si potrebbe risolvere questo problema?<\/strong><br \/>\nQuesto repentino cambiamento ha scompaginato i piani di vita delle \u201cclassi\u201d di lavoratori prossime alla pensione, che hanno visto improvvisamente allungarsi di tre o quattro anni la vita lavorativa. La soluzione, per\u00f2, tranne alcune decine di migliaia di casi particolari \u2013 gli \u201cesodati\u201d intesi in senso stretto \u2013 non pu\u00f2 consistere nell\u2019anticipare la pensione, tornando al prepensionamento, ma in un\u2019incentivazione del rientro nel tessuto produttivo e, dove questo non risulti possibile, in un trattamento di disoccupazione. Ma con le condizioni proprie di un trattamento di disoccupazione, per cui il sostegno del reddito sar\u00e0 erogato se non sar\u00e0 possibile trovare un lavoro; dove invece il lavoro ci sar\u00e0, occorrer\u00e0 accettarlo, pena la perdita dell\u2019indennizzo.\u00a0<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">g<\/span><br \/>\n<strong>Sintesi<\/strong><br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Ichino spiega tre possibili azioni per contrastare il <em>blackout<\/em> del lavoro: spalancare le porte agli investimenti stranieri, sfruttare gli <em>skill shortages<\/em> e attivare una politica economica espansiva sul piano europeo. Sulla riforma del lavoro parla di una svolta reale, anche se non sufficiente. Spiega l&#8217;importanza di essere passati, come principio generale, da una <em>property rule <\/em>a una <em>liability rule<\/em>. Sul problema esodati commenta \u201c\u00e8 stato un gravissimo errore della mia generazione nei confronti di quella dei nostri figli, in occasione della riforma delle pensioni del \u201995, applicare i nuovi criteri alle sole nuove generazioni escludendo le vecchie, non soltanto creando un\u2019ingiustizia, ma anche mantenendo in vita una situazione insostenibile per l\u2019equilibrio del bilancio statale. Ora abbiamo dovuto riparare a quell\u2019errore, facendo in due settimane quello che avremmo dovuto fare gradualmente in due decenni\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">g<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL DISEGNO DI LEGGE FORNERO COSTITUISCE SOLTANTO IL PRIMO PASSO DI UNA MODERNIZZAZIONE PROFONDA DEL NOSTRO MERCATO DEL LAVORO, SIA SUL VERSANTE DELLA DISCIPLINA DEI RAPPORTI, SIA SU QUELLO DEI SERVIZI E DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI Intervista a cura di Pietro Urso, in corso di pubblicazione sul mensile\u00a0della Fondazione FareFuturo, Charta Minuta, giugno 2012<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26],"tags":[],"class_list":["post-22098","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22098","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22098"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22098\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22098"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22098"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22098"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}