
{"id":22740,"date":"2012-08-23T11:18:43","date_gmt":"2012-08-23T10:18:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22740"},"modified":"2012-09-02T22:48:00","modified_gmt":"2012-09-02T21:48:00","slug":"tinagli-decrescita-unillusione-romantica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22740","title":{"rendered":"TINAGLI: DECRESCITA, UN&#8217;ILLUSIONE ROMANTICA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">CHI, COME L&#8217;ECONOMISTA SERGE LATOUCHE, PREDICA LA RIDUZIONE DELLA CAPACIT\u00c0 PRODUTTIVA DI UNA NAZIONE NON CONSIDERA I COSTI SOCIALI ALTISSIMI DI QUESTA OPZIONE: A PAGARLI SAREBBE LA PARTE PIU DEBOLE DELLA SOCIETA&#8217; CIVILE<\/span><\/p>\n<p><em>Fondo <\/em><strong><em>di Irene Tinagli<\/em><\/strong><em>su <\/em>la Stampa <em>del 22 agosto 2012 &#8211; Sull&#8217;utopia regressiva propugnata dallo studioso francese v. anche <a title=\"Editoriale telegrafico per la Nwsl 212 - 6.7.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=22659\" target=\"_blank\">il mio editoriale telegrafico per la <em>Nwsl<\/em> n. 212<\/a><!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">&#8230;<br \/>\n<\/span><\/em><\/p>\n<p>Molti governi europei oggi cercano ricette per stimolare la crescita: ma \u00e8 davvero necessario tornare a crescere? Secondo alcuni no. Le teorie anti-crescita, che affondano le loro radici nei movimenti anti-industriali dell\u2019Ottocento e che sono state riportate in auge dall\u2019economista francese Serge Latouche, stanno ispirando molte persone<br \/>\nad invocare una sana decrescita. I sostenitori di queste tesi affermano che ripensando il nostro sistema dei consumi sia possibile vivere felici senza che aumenti il Pil.<br \/>\nQuello che dovremmo fare, come ci ricorda anche Guido Ceronetti nel suo articolo su <em>La Stampa<\/em> di domenica scorsa, \u00e8 separare i bisogni essenziali da quelli che non lo sono e i beni prodotti per soddisfare bisogni reali da quelli fatti solo per generare profitto, ovvero i \u00abcommerci\u00bb. Se le persone, per esempio, anzich\u00e9 produrre beni inutili volti al<br \/>\ncommercio e al profitto fine a se stesso, producessero semplicemente quello che serve loro per sostentarsi, sarebbero meno dipendenti dai cicli economici, dai debiti e dall\u2019ansia di accumulare ricchezza. E i Paesi starebbero in piedi senza bisogno di far crescere il Pil a tutti i costi.<br \/>\nQuesta prospettiva \u00e8 molto affascinante e per certi versi romantica, se non fosse che la distinzione tra beni volti alla soddisfazione di bisogni cosiddetti essenziali e beni commerciali non \u00e8 cos\u00ec netta come si possa pensare (senza contare l\u2019inquietante scenario in cui qualcuno decide cosa \u00e8 essenziale per la gente e cosa non lo \u00e8). A meno di ridurre i beni essenziali al mero consumo alimentare, molti bisogni fondamentali non si soddisfano solo con l\u2019autosussistenza. Se per beni essenziali si considerano infatti anche l\u2019istruzione, le scuole e la sanit\u00e0 pubblica, i vaccini e le medicine, i trasporti e cos\u00ec via, allora tutto cambia.<br \/>\nPerch\u00e9 tutti questi beni e servizi non si mantengono con l\u2019economia di sussistenza, soprattutto in Paesi, come l\u2019Italia, che non hanno materie prime da esportare. Si costruiscono invece con i proventi delle attivit\u00e0 commerciali e industriali e le relative entrate fiscali; risorse che consentono, appunto, di finanziare servizi pubblici e di supportare ricerca scientifica, innovazione e progresso. Deve essere chiaro,\u00a0quindi, che decrescere non significa solo diminuire le ricchezze individuali e fare a meno di qualche accessorio come il cellulare o l\u2019iPad, ma significa allo stesso tempo diminuire le risorse che lo Stato ha a disposizione per tutte le azioni di redistribuzione, assistenza e investimento per il futuro.<br \/>\n\u00c8 chiaro: la decrescita non danneggia tutti nello stesso modo e quindi non spaventa tutti nello stesso modo. La scarsa crescita non \u00e8 mai stata un gran danno per l\u2019aristocrazia<br \/>\nterriera o quelle classi che possono contare su rendite fisse e sostituire i servizi pubblici con servizi privati, ma \u00e8 un disastro per gli operai, i commercianti e la classe media, che pi\u00f9 delle altre hanno bisogno di servizi pubblici.<br \/>\nCerto: possiamo dire a tutte queste persone che tornino a coltivare la terra e a badare da soli ai propri figli, insegnandogli a leggere a casa e curando le loro malattie con le erbe del giardino. In fondo era cos\u00ec fino a non molto tempo fa, prima dell\u2019industrializzazione e delle rivoluzioni tecnologiche dell\u2019ultimo secolo e mezzo. Ma erano altri tempi, difficilmente invidiabili: tempi in cui davvero c\u2019era poco altro a cui ambire al di l\u00e0 della sussistenza, in cui il bisogno di crescere, studiare e viaggiare era privilegio di pochi, e in cui i progressi della medicina e della scienza erano scarsi e lenti.<br \/>\nBasta pensare che l\u2019aspettativa di vita \u00e8 rimasta quasi invariata dai tempi dei Romani fino agli inizi del Novecento. E\u2019 stato con l\u2019aumento dei commerci, dei grandi progressi\u00a0conomici, industriali e scientifici dell\u2019ultimo secolo, che si \u00e8 pi\u00f9 che raddoppiata.<br \/>\nAnche la storia recente ci offre numerosi esempi del ruolo della crescita. \u00c8 stato grazie all\u2019apertura e alla crescita economica che la Cina ha potuto, nei soli vent\u2019anni tra il 1981 e il 2001, dimezzare la povert\u00e0 nel Paese. E\u2019 stato con la crescita economica che il Brasile si \u00e8 potuto permettere programmi sociali che hanno strappato all\u2019emarginazione milioni di amiglie. E persino nel\u00a0miracolo cubano degli Anni Sessanta l\u2019alfabetizzazione e le infrastrutture sanitarie furono sostenute da alti tassi di crescita. Una crescita fittizia, pompata dagli aiuti della Russia, e che infatti croll\u00f2 miseramente alla fine degli Anni Ottanta. Tra il 1989 e il 1993 il Pil sub\u00ec una contrazione del 35%. Ma la decrescita non fu affatto felice. La crisi di fame e povert\u00e0 che colp\u00ec la popolazione cubana fu atroce. Solo con l\u2019apertura al turismo, ai capitali esteri e ad alcune forme di commercio e di piccole iniziative imprenditoriali (e con una forte repressione del dissenso che nel frattempo andava aumentando), Cuba \u00e8 riuscita a resistere finch\u00e9 non \u00e8 arrivata la cooperazione con il Venezuela<br \/>\ndi Chavez e poi con la Cina.<br \/>\nPerch\u00e9 pure i Paesi d\u2019ispirazione socialista, forse anche pi\u00f9 degli altri, si sono accorti dell\u2019importanza della crescita economica. Come disse Deng Xiaoping: \u00abLa povert\u00e0 non \u00e8 socialismo\u00bb. Quello su cui molti Paesi dovrebbero riflettere oggi, e la vera sfida che hanno davanti, non \u00e8 tanto come eliminare o ridurre la crescita, ma su quali basi costruirla e con quali criteri utilizzarla e ridistribuirla. Perch\u00e9 non tutte le crescite sono egualmente sostenibili nel tempo, e\u00a0on tutte sono gestite e distribuite nello stesso modo. Questo \u00e8 il vero nodo attorno al quale si gioca il nostro futuro.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CHI, COME L&#8217;ECONOMISTA SERGE LATOUCHE, PREDICA LA RIDUZIONE DELLA CAPACIT\u00c0 PRODUTTIVA DI UNA NAZIONE NON CONSIDERA I COSTI SOCIALI ALTISSIMI DI QUESTA OPZIONE: A PAGARLI SAREBBE LA PARTE PIU DEBOLE DELLA SOCIETA&#8217; CIVILE Fondo di Irene Tinaglisu la Stampa del 22 agosto 2012 &#8211; Sull&#8217;utopia regressiva propugnata dallo studioso francese v. anche il mio editoriale [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[],"class_list":["post-22740","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-25-temi-diversi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22740","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=22740"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/22740\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=22740"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=22740"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=22740"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}