
{"id":23077,"date":"2012-09-15T22:37:06","date_gmt":"2012-09-15T21:37:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23077"},"modified":"2012-09-15T22:37:27","modified_gmt":"2012-09-15T21:37:27","slug":"il-programma-di-matteo-renzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23077","title":{"rendered":"IL PROGRAMMA DI MATTEO RENZI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN INSIEME DI PROPOSTE COMPLESSIVAMENTE MOLTO COERENTI, IN LINEA CON LA SCOMMESSA EUROPEA DELL\u2019ITALIA AVVIATA DAL GOVERNO MONTI, MA CON MOLTE NOVIT\u00c0 RILEVANTI NEL CAMPO DEL LAVORO, DELLE AMMINISTRAZIONI, DELLA SCUOLA E DELLA RICERCA<\/span><\/p>\n<p><em>Ampia selezione dal documento presentato da Matteo Renzi a Verona il 13 settembre 2012, in occasione dell&#8217;annuncio della sua candidatura alle primarie del Pd<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a title=\"Programma Renzi\" href=\"http:\/\/www.matteorenzi.it\/images\/pdf\/Programma.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> <a title=\"Programma Renzi\" href=\"http:\/\/www.matteorenzi.it\/images\/pdf\/Programma.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il testo integrale del documento dal sito di Matteo Renzi<br \/>\n<\/a><span style=\"color: #ffffff;\">h<\/span><\/p>\n<p>[&#8230;]<br \/>\nNoi non ci rassegniamo a dare per scontato che i figli vivranno peggio dei padri. L\u2019idea che le uniche battaglie da combattere siano scontri di retroguardia \u00e8 assurda. La sfida, per noi, \u00e8 riuscire a coinvolgere le forze pi\u00f9 vitali nella costruzione di un nuovo modello competitivo che abbia lo stesso potenziale di inclusione sociale del precedente.<br \/>\nEcco perch\u00e9 noi non diciamo: Un\u2019altra Italia \u00e8 possibile. Per noi, Un\u2019altra Italia \u00e8 gi\u00e0 qui: basta farla entrare.<\/p>\n<p><strong>1. RITROVARE LA DEMOCRAZIA<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>a. Basta con il bicameralismo dei doppioni inutili. <\/strong><br \/>\n[&#8230;]<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>b. Una legge elettorale per scegliere i parlamentari e il governo. <\/strong><br \/>\nAdottiamo per il livello nazionale un modello istituzionale che consenta ai cittadini di scegliere chi governa, come gi\u00e0 accade nelle nostre citt\u00e0, dove l\u2019elezione diretta dei sindaci ha prodotto ottimi risultati. I deputati devono essere scelti tutti direttamente, nessuno escluso, dai cittadini.<br \/>\nAllo stesso tempo, i cittadini devono poter scegliere un leader messo in condizione di governare per l\u2019intera legislatura e di attuare il programma proposto alle elezioni, come in Gran Bretagna o in Spagna, dove non per caso i governi durano a lungo, i primi ministri entrano in carica abbastanza giovani e dopo al massimo dieci anni passano la mano ed escono di scena.<\/p>\n<p><strong>c. La politica non sia la via breve per avere privilegi.<\/strong><br \/>\nAboliamo tutti i vitalizi. La politica torni a essere assolvimento di un dovere civico e non una forma di assicurazione economica. Le risorse spese per i singoli Parlamentari devono essere portate alla media europea, distinguendo nettamente le indennit\u00e0 dalle risorse messe loro a disposizione per l\u2019esercizio dell\u2019incarico, che devono essere amministrate dagli uffici del Parlamento. I consiglieri regionali, per parte loro, devono avere un compenso e, chiaramente distinto da questo, un budget per le attivit\u00e0 di servizio uguale in tutte le regioni. Deve essere definito il \u201ccosto standard\u201d per il complessivo funzionamento delle assemblee legislative regionali fissandolo ad un valore compreso tra gli 8 e i 10 euro annui per abitante.<\/p>\n<p><strong>d. I partiti organizzino la democrazia, non siano enti pubblici. <\/strong><br \/>\nIl finanziamento pubblico va abolito o drasticamente ridotto, condizionandolo al fatto che i partiti abbiano statuti democratici, riconoscano effettivi diritti di partecipazione ai propri iscritti e selezionino i candidati alle cariche istituzionali pi\u00f9 importanti con le primarie. Occorre favorire il finanziamento privato sia con il 5 per mille, sia attraverso donazioni private effettuate in maniera trasparente, tracciabile e pubblica. Siccome oggi, grazie a <em>internet<\/em>, chiunque pu\u00f2 produrre a costo zero il suo bollettino o il suo <em>house organ<\/em>, i contributi alla stampa di partito vanno aboliti.<\/p>\n<p><strong>e. La sussidiariet\u00e0 e la chiarezza delle responsabilit\u00e0 come principi di base. <\/strong><br \/>\nIl potere e la responsabilit\u00e0 di dare ai cittadini risposte concrete devono essere nitidamente distribuiti tra centro e periferia, superando le confusioni dei ruoli e abbandonando la retorica fumosa sul federalismo. Diamo responsabilit\u00e0 effettive dove servono, a chi le pu\u00f2 esercitare sotto l\u2019impulso e il controllo dei cittadini: al governo centrale, alle regioni e ai sindaci. Eliminiamo le strutture inutili, completando l\u2019opera appena avviata dal Governo Monti di aggregazione degli enti intermedi, drastica riduzione delle province e degli organi periferici dello Stato. Riformiamo da subito il Patto di Stabilit\u00e0, in coerenza con il sistema dei conti europeo, premiando i Comuni virtuosi che hanno i conti a posto e vogliono investire sul loro futuro.<\/p>\n<p><strong>2. L\u2019EUROPA DAL BASSO<br \/>\n<\/strong><br \/>\nL&#8217;azione del governo in carica ha coinciso con un netto recupero della credibilit\u00e0 internazionale del nostro Paese. In particolare, a livello europeo, l&#8217;autorevolezza di Mario Monti ha facilitato l&#8217;assunzione di decisioni importanti, che vanno nella giusta direzione.<br \/>\nIn una fase nella quale \u00e8 necessario assumere decisioni di portata storica sul futuro dell&#8217;Europa, per\u00f2, \u00e8 necessario che queste godano della piena legittimazione democratica che solo un governo politico, scelto dai cittadini, pu\u00f2 garantire.<br \/>\nLa crisi dell\u2019euro ha mostrato che la costruzione europea \u00e8 ancora imperfetta e deve essere completata, sulla linea di quello che avevano immaginato i padri fondatori. Per superare la crisi ci vuole pi\u00f9 Europa, non meno Europa. Il problema \u00e8 che la crisi ha fatto risorgere i nazionalismi, nelle opinioni pubbliche, nei media, nelle classi politiche. L&#8217;idea di poter costruire l&#8217;Europa dall&#8217;alto, attraverso meccanismi di natura puramente tecnocratica si \u00e8 rivelata un&#8217;illusione. Oggi l&#8217;emergenza richiede di attivare gli strumenti per far fronte alla crisi finanziaria, ma sul medio periodo \u00e8 l&#8217;intero processo di costruzione europea che dev&#8217;essere ripensato.<br \/>\nProponiamo pertanto due linee strategiche: la prima legata all&#8217;emergenza finanziaria; la seconda alla ripresa del processo d&#8217;integrazione su basi pi\u00f9 solide.<\/p>\n<p><strong>a. Istituzioni europee al servizio della stabilit\u00e0 e della crescita.<\/strong><br \/>\nLe decisioni della BCE hanno ridotto il rischio sistemico, per quei paesi che sono disposti a prendere le misure di risanamento finanziario e strutturali necessarie per far parte dell\u2019Unione monetaria. Questo per\u00f2 non basta. L\u2019euro ha mostrato altri elementi di fragilit\u00e0. Il primo \u00e8 la mancanza di un sistema finanziario e bancario integrato. A farne le spese sono stati i contribuenti, che hanno dovuto sostenere sistemi nazionali inefficienti e mal vigilati.<br \/>\nPer far fronte a questo problema la Commissione europea ha proposto l\u2019integrazione della vigilanza europea presso la BCE. E\u2019 un passo importante, che va sostenuto. Ma anche questo non basta. Ci vuole anche un sistema integrato di risoluzione delle crisi bancarie, a livello di unione monetaria,che riduca i costi per i contribuenti derivanti dalle crisi bancarie e favorisca soluzioni pi\u00f9 efficienti e di mercato. Altrimenti saranno sempre i pi\u00f9 deboli a pagare. Bisogna anche rafforzare il processo di integrazione dei bilanci pubblici. Il <em>fiscal compact <\/em>va bene, perch\u00e9 pone vincoli alla tentazione di aumentare il debito, ma non affronta il problema di come far fronte a <em>shock <\/em>sistemici come quello che stiamo attraversando, che si ripercuotono sulle finanze pubbliche dei paesi membri dell\u2019Unione. Il fondo salva-stati (EFSF\/ESM) non ha una dimensione sufficiente. Bisogna dunque lavorare su un sistema di assicurazione reciproca, che in ultima istanza pu\u00f2 sfociare su titoli di debito comuni (Eurobond), la cui emissione sia soggetta a vincoli comunitari e venga svolta da un\u2019agenzia del debito europea.<\/p>\n<p><strong>b. Un nuovo modello di integrazione: fare gli europei. <\/strong><br \/>\nBisogna riportare una vocazione europea nella cooperazione politica tra i paesi membri, ponendo obiettivi di unificazione politici di lungo periodo e individuando un percorso istituzionale che conduca:<br \/>\n1. all&#8217;elezione diretta da parte dei cittadini europei di una figura che sommi le cariche di Presidente della Commissione e di Presidente del Consiglio europeo;<br \/>\n2. alla piena iniziativa di legge per i componenti del Parlamento europeo e alla sua sua riforma in senso bicamerale;<br \/>\n3. ad una vera politica estera e di difesa comune. L&#8217;ingegneria istituzionale, per\u00f2, non basta. I cittadini europei stanno vivendo una fase di grande diffidenza nei confronti delle istituzioni europee della quale bisogna tener conto.<br \/>\nFatta l&#8217;Europa, bisogna fare gli europei. Il progetto che ha dato i migliori risultati, contribuendo un vero spirito europeo negli oltre tre milioni di studenti che ne hanno beneficiato in un quarto di secolo \u00e8 il programma Erasmus. E&#8217; su quella falsariga che bisogna proseguire, se vogliamo davvero arrivare a una vera integrazione dei popoli. Non nel corso di una legislatura, certo, ma di una generazione.<br \/>\n4. Investire sul capitale umano: un quarto degli studenti all\u2019universit\u00e0 siano di altri paesi europei. Proponiamo che l\u2019Unione Europea finanzi un nuovo programma di mobilit\u00e0 internazionale, molto pi\u00f9 ambizioso di quelli attualmente in essere, con borse di studio e prestiti sull\u2019onore, che consenta al 25% degli studenti di ciascun paese di studiare in un\u2019universit\u00e0 di un altro paese UE.<br \/>\n5. Un servizio civile europeo. 6 mesi, su base volontaria, per aiutare a costruire la nuova societ\u00e0 europea sul modello della proposta avanzata da Daniel Cohn- Bendit e da Ulrich Beck.<br \/>\n6. L&#8217;Europa del lavoro e dei diritti. L\u2019Europa deve porsi la questione di come venire incontro ai problemi di milioni di disoccupati, soprattutto giovanili. Ci\u00f2 non significa che tutti i problemi possano essere affrontati a quel livello, ma che \u00e8 giunto il momento di dar vita a un progetto comune, in grado di integrare le politiche del lavoro talvolta inadeguate e inefficienti che vengono messe in atto in alcuni paesi. E&#8217; necessario rifinanziare e ridefinire in modo pi\u00f9 incisivo gli interventi del Fondo Sociale Europeo.<\/p>\n<p><strong>3. LE PREMESSE DEL RILANCIO<\/strong><\/p>\n<p>Avere una visione per l&#8217;Europa non dev&#8217;essere un pretesto per non parlare dell&#8217;Italia. La crisi italiana trova solo in parte le sue origini nella congiuntura internazionale. Il nostro vero problema ha carattere strutturale e deriva dal progressivo calo del potenziale di crescita italiano registrato negli ultimi 15 anni, connesso alla difficolt\u00e0 di adeguare la struttura produttiva italiana ai cambiamenti avvenuti su scala globale. L\u2019economia italiana \u00e8 tra i paesi con il potenziale di crescita meno sfruttati d\u2019Europa e sta soffrendo pi\u00f9 di altri per il generale rallentamento ciclico.<br \/>\nIl debito pubblico italiano ha raggiunto circa il 124% del Prodotto Interno Lordo. I mercati sanno peraltro che il livello effettivo \u00e8 pi\u00f9 alto \u2013 di circa 3-4 punti \u2013 a seguito dei debiti della Pubblica Amministrazione nei confronti dei fornitori, i cui pagamenti vengono ritardati.<br \/>\nLa credibilit\u00e0 del risanamento finanziario \u00e8 la premessa di ogni ragionamento sul rilancio dell&#8217;economia. Tale credibilit\u00e0 richiede un impegno continuo per la riduzione del debito pubblico, che \u00e8 il peso maggiore che le nuove generazioni devono sopportare, pagando un caro prezzo per gli errori del passato. Chi vuole governare deve prendersi un impegno chiaro di non scaricare sulla prossima generazione il peso dell\u2019aggiustamento, come ha fatto chi ha governato in passato.<\/p>\n<p><strong>a. Ridurre il debito attraverso un serio programma di dismissioni del patrimonio pubblico. <\/strong><br \/>\nDevono essere messe in atto tutte le misure necessarie affinch\u00e9 il debito pubblico cali in modo significativo, anno dopo anno, anche negli anni in cui la congiuntura \u00e8 sfavorevole, in particolare i prossimi due. Per mantenere tale impegno \u00e8 necessario mettere in atto un&#8217;efficace politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Stime credibili (Astrid) ritengono possibile una riduzione del debito al 107% del Pil entro il 2017 e un&#8217;ulteriore calo negli anni successivi attraverso un mix di interventi.<br \/>\nIn particolare, sul versante degli<em> asset <\/em>del patrimonio \u00e8 possibile ipotizzare:<br \/>\n1. la cessione di immobili pubblici per circa 72 miliardi di euro (alla quale deve accompagnarsi una indispensabile revisione delle procedure burocratiche e urbanistiche in assenza della quale ogni valorizzazione di questo patrimonio \u00e8 impossibile);<br \/>\n2. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro;<br \/>\n3. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi.<\/p>\n<p><strong>b. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale e un&#8217;unica Agenzia per combattere l&#8217;evasione. <\/strong><br \/>\nL\u2019onere del risanamento deve ricadere soprattutto su chi ha finora evaso i propri doveri di cittadino. La lotta all\u2019evasione deve essere rafforzata e i benefici di tale lotta devono essere distribuiti soprattutto a chi ha finora sempre pagato, in particolare le classi meno abbienti. Per questo proponiamo la costituzione di un Fondo per la riduzione della pressione fiscale (v.<em> infra <\/em>7.c.): i cittadini devono vedere in concreto che se tutti pagano le tasse, ciascuno ne paga di meno, ed essere cos\u00ec coinvolti nella lotta all&#8217;evasione.<br \/>\nPer rafforzare la lotta all&#8217;evasione proponiamo di integrare strettamente l&#8217;investigazione e l&#8217;esazione, oggi frazionate tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza da una parte e giustizia tributaria e giustizia ordinaria dall&#8217;altra. E&#8217; necessario andare verso un&#8217;unica agenzia che abbia anche poteri di coordinamento della Guardia di Finanza. Il personale mobilitato nella lotta all&#8217;evasione dovr\u00e0 essere di assoluta eccellenza, adeguatamente incentivato sul recupero dell\u2019evasione e organizzato sia su base territoriale che per settori merceologici. Le strutture saranno fornite di dotazioni tecnologiche di avanguardia che consentano di incrociare le dichiarazioni dei redditi con i dati rilevanti del contribuente (consumi di energia, transazioni bancarie, beni posseduti, collaboratori domestici, ecc.) per identificare i sospetti evasori su cui la Guardia di Finanza potr\u00e0 effettuare controlli mirati.<\/p>\n<p><strong>c. Dalla <em>spending review <\/em>alla <em>spending view<\/em>. <\/strong><br \/>\nLa <em>spending review <\/em>varata dal Governo in carica ottimizza la spesa esistente, ma non entra nel merito della sua utilit\u00e0: \u00e8 un provvedimento tecnico e non politico. In particolare non mette in questione la strategia e l\u2019entit\u00e0 degli investimenti pubblici -50\/60 miliardi all\u2019anno di spesa &#8211; n\u00e9 considera l\u2019efficacia dei contributi europei &#8211; 15-20 miliardi di fondi all\u2019anno &#8211; frammentati in centinaia di migliaia di trasferimenti di piccola entit\u00e0 e di dubbia utilit\u00e0.<br \/>\nLa nostra proposta ha invece l\u2019obiettivo di ripensare sostanzialmente il modello di sviluppo fin qui seguito, riallocando risorse verso i ceti produttivi, riducendo in modo sostanziale l\u2019area dell\u2019intermediazione politica delle risorse dello Stato. Pi\u00f9 mercato e pi\u00f9 solidariet\u00e0, riducendo la spesa intermediata. Riteniamo realistici i seguenti obiettivi:<br \/>\n1. Una riduzione del 10% dei consumi intermedi (cio\u00e8 acquisti di beni e servizi) per la spesa corrente. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12 miliardi all\u2019anno<br \/>\n2. Una riduzione del 20-25% degli investimenti e dei trasferimenti alle imprese. Base aggredibile: 60-70 miliardi. Obiettivo di risparmio: 12-16 miliardi<br \/>\n3. Una riallocazione produttiva di 50% dei fondi europei. Base aggredibile: 15-20 miliardi. Obiettivo risparmio: 7-10 miliardi<br \/>\n4. Una riduzione dell\u2019area del pubblico impiego, senza licenziamenti e senza esuberi, ma con estensione del part time, riduzione del numero dei dirigenti e limitazione del<em> turn over<\/em>, con esclusione della scuola, e migliore mobilit\u00e0 territoriale del dipendente pubblico. Obiettivo di risparmio 4 miliardi<br \/>\n5. Un recupero dell\u2019evasione fiscale del 25-30 per cento. Base aggredibile: 120 miliardi. Obiettivo di risorse recuperate 30-36 miliardi.<\/p>\n<p><strong>4. INVESTIRE SUGLI ITALIANI<\/strong><\/p>\n<p>Oggi tutti invocano la crescita, ma invocare la crescita \u00e8 come invocare la pace nel mondo: d\u00e0 soddisfazione ma non vuol dire nulla. Il punto \u00e8 capire come. Storicamente l&#8217;Italia \u00e8 cresciuta grazie a un&#8217;unica cosa: il talento e le capacit\u00e0 degli italiani. Il vero problema del nostro Paese, oggi, non \u00e8 la crisi dei mercati. E lo spreco pi\u00f9 grave non \u00e8 di natura economica. Il vero problema \u00e8 che non stiamo valorizzando il potenziale degli italiani.<br \/>\nUna parte troppo ampia delle capacit\u00e0 degli italiani \u00e8 mortificata da un sistema ingiusto e ottuso che, a tutti i livelli, schiaccia anzich\u00e9 favorire l&#8217;impegno e le aspirazioni di ciascuno di noi. Proviamo ad immaginare un ciclo vitale nel quale, ad ogni stadio, anzich\u00e9 distruggerlo, il sistema pubblico incoraggi la formazione di capitale umano, ampli lo spettro delle scelte a disposizione delle persone, liberi il loro potenziale. A cosa assomiglierebbe?<\/p>\n<p><strong>a. Partire col piede giusto: dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in un asilo pubblico entro il 2018. <\/strong><br \/>\nL&#8217;Italia combina attualmente due primati negativi: una bassissimo tasso di natalit\u00e0 e, al tempo stesso, un bassissimo tasso di occupazione femminile. In pi\u00f9, i test internazionali ci dicono che, da noi, lo sviluppo cognitivo dei bambini \u00e8 pi\u00f9 condizionato che altrove dalle origini familiari. In Italia, solo il 12 per cento dei bambini sotto i tre anni ha accesso a un nido pubblico, in un&#8217;et\u00e0 che tutti gli studi confermano essere la pi\u00f9 importante di tutte per l&#8217;investimento in capitale umano. Ecco perch\u00e9 proponiamo di passare dal 12 al 40% di copertura creando 450.000 nuovi posti. Il costo stimato sarebbe di 3 miliardi l&#8217;anno di spese correnti. Elevato ma sostenibile in una manovra complessiva da 75-90 miliardi come quella che proponiamo. Il costo di investimenti (spesa in conto capitale) di 13 miliardi \u00e8 anch&#8217;esso sostenibile se ripartito su 5 anni.<\/p>\n<p><strong>b. Una scuola dove si impara davvero.<\/strong><br \/>\nLa scuola \u00e8 il terreno sul quale si gioca il futuro del nostro Paese.<br \/>\nBisogna tornare ad investire, ma farlo con modalit\u00e0 nuove, che mettano al centro la qualit\u00e0 dell&#8217;educazione che diamo ai nostri figli. E&#8217; davvero un paradosso, quello di una scuola nella quale si danno voti a tutti, ma non alla qualit\u00e0 dell&#8217;insegnamento e delle strutture scolastiche. Gli istituti scolastici devono godere di un&#8217;ampia autonomia, anche riguardo alla selezione del personale didattico e amministrativo, con una piena responsabilizzazione dei rispettivi vertici e il corrispondente pieno recupero da parte loro delle prerogative programmatorie e dirigenziali necessarie. Questo obiettivo va preparato attraverso una fase transitoria nella quale si incominci a responsabilizzare gli istituti scolastici mediante una valutazione della <em>performance<\/em> gestita da una struttura indipendente centralizzata. Perci\u00f2 proponiamo:<br \/>\n1. un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l&#8217;incentivazione degli insegnanti, sull&#8217;edilizia scolastica (v.<em> infra <\/em>5. c.) e sull&#8217;upgrade tecnologico della didattica;<br \/>\n2. la valutazione degli istituti scolastici attraverso il completamento e il rafforzamento del nuovo Sistema di Valutazione centrato sull\u2019azione di Invalsi e Indire, con la prospettiva di avvicinare gradualmente il nostro modello a quello britannico centrato sull\u2019azione della Ofsted;<br \/>\n3. incentivi ai dirigenti scolastici basati sulla valutazione della <em>performance<\/em> delle strutture loro affidate;<br \/>\n4. una revisione complessiva delle procedure di selezione e assunzione dei docenti, basata sulle competenze specifiche e sull&#8217;effettiva capacit\u00e0 di insegnare;<br \/>\n5. una formazione in servizio per gli insegnanti obbligatoria e certificata, i cui esiti devono contribuire alla valutazione dei docenti e alle progressioni di carriera, basata su un mix di: aggiornamento disciplinare, progettazione di percorsi con altri colleghi, aggiornamento sull\u2019uso delle nuove tecnologie per la didattica, incontri con psicologi dell\u2019et\u00e0 evolutiva o con medici per capire come affrontare handicap o disturbi di apprendimento sui quali la scienza ha fatto progressi.<br \/>\n6. la valutazione e incentivazione degli insegnanti, attivando in ciascun istituto scolastico un meccanismo finalizzato all\u2019attribuzione di un premio economico annuale agli insegnanti migliori, scelti da un comitato composto dal preside, da due insegnanti eletti dagli altri (cui andr\u00e0 il 50% del premio e che non potranno ovviamente essere selezionati per il premio intero) e da un rappresentante delle famiglie eletto dalle stesse, sulla scorta del progetto pilota &#8220;Valorizza&#8221;, gi\u00e0 sperimentato in quattro province nel corso del 2010-2011.<\/p>\n<p><strong>c. Eliminare la formazione che serve solo ai formatori<\/strong>.<br \/>\nEsiste un\u2019offerta molto ampia di corsi di formazione professionale che vivono solo per mantenere in vita le organizzazioni che organizzano i corsi senza nessun beneficio pubblico. Bisogna spostare le risorse da questo ambito in altri dove possono produrre benefici reali, in particolare sulle competenze tecniche e artigianali che rappresentano la vera forza del modello produttivo italiano. Rilevazione sistematica del tasso di coerenza tra la formazione impartita e sbocchi occupazionali effettivi, a sei mesi e tre anni dalla fine del corso, e pubblicazione online di questi dati in modo che tutti possano conoscere i risultati del passato recente prima di scegliere un corso.<\/p>\n<p><strong>d. Rilanciare l&#8217;universit\u00e0 e la ricerca. <\/strong><br \/>\nL\u2019Italia, che in molti settori dell\u2019industria e del commercio \u00e8 ai vertici mondiali, non \u00e8 ugualmente rappresentata ai vertici delle classifiche delle istituzioni universitarie e di ricerca. Nelle istituzioni estere che si trovano ai vertici di tali classifiche, invece, lavorano molti ricercatori italiani, incapaci di trovare una posizione adeguata in Italia, mentre \u2013 salvo rarissime eccezioni \u2013 non si trovano ricercatori stranieri nelle istituzioni italiane.<br \/>\n1. Mettere a punto un sistema di valutazione delle universit\u00e0 e sostenere quelle che producono le ricerche migliori. L\u2019Italia spende per l\u2019universit\u00e0 e la ricerca meno dei grandi paesi con cui dobbiamo confrontarci, ma questo non \u00e8 il solo problema. Il reclutamento dei ricercatori \u00e8 spesso viziato da logiche familistiche e clientelari. Le risorse vengono disperse tra centri di eccellenza e strutture improduttive. Anche in questo campo si devono introdurre meccanismi competitivi. I dipartimenti universitari che reclutano male devo sapere che riceveranno sempre meno soldi pubblici. Deve essere chiaro che chi recluta ricercatori capaci di farsi apprezzare in campo internazionale ne ricever\u00e0 di pi\u00f9. \u00c8 un risultato che si pu\u00f2 ottenere usando indicatori quantitativi sulla qualit\u00e0 della ricerca prodotta sul modello dell&#8217;Anvur e il parere di esperti internazionali autorevoli e fuori dai giochi. L\u2019obiettivo \u00e8 avere una comunit\u00e0 scientifica meno provinciale, che esporta idee e attrae talenti.<br \/>\n2. Consentire la scommessa degli atenei e degli studenti sulla qualit\u00e0 della formazione. Agli atenei che vi sono interessati deve essere consentito di aumentare le tasse universitarie in funzione di progetti di eccellenza didattica, trovando al tempo stesso compensazioni per le famiglie con redditi medi o bassi. Agli studenti devono essere offerti prestiti per coprire integralmente i costi, prevedendo che la restituzione rateizzata &#8211; parziale o integrale &#8211; inizi solo quando essi avranno raggiunto un determinato livello di reddito.<br \/>\n3. Consentire a tutti gli studenti universitari di finanziarsi gli studi e le tasse. Obbligo per le Universit\u00e0 di stabilire accordi con almeno tre banche (di cui almeno una locale e almeno una nazionale) per i finanziamenti agli studi universitari, garantiti da un fondo pubblico di garanzia.<br \/>\n4. Incentivi fiscali per contributi alla ricerca universitaria. Detrazione dalla base imponibile di quanto donato alle universit\u00e0 e tassazione agevolata per chi investe negli spin-off universitari.<br \/>\n5. Un fondo nazionale per la ricerca gestito con criteri da <em>venture capital<\/em>. Istituire un fondo nazionale per la ricerca che operi con le modalit\u00e0 del venture capital e sia in condizione di finanziare i progetti meritevoli al di fuori delle contingenze politiche.<\/p>\n<p><strong>e. Promuovere l&#8217;accesso al lavoro di giovani, donne e over 55.<\/strong><br \/>\nDa noi lavora solo il 57% delle persone tra 15 e 64 anni, contro il 70% della Germania o del Regno Unito &#8211; questo significa che ci sono da noi 5 milioni di lavoratori in meno. \u00c8 un dato ancor pi\u00f9 allarmante di quello del tasso di disoccupazione. Vuol dire che in Italia molti hanno rinunciato: i ne-ne (n\u00e9 studenti, n\u00e9 lavoratori) giovani, le donne con o senza figli, i cinquantenni e sessantenni precocemente espulsi dal mondo del lavoro.<br \/>\n1. <strong>Per le donne<\/strong>, la maternit\u00e0 costituisce una delle principali cause dell\u2019abbandono del mercato del lavoro. Il nostro piano asili nido (v.<em> supra <\/em>4.a.) ha l\u2019obiettivo non solo di migliorare lo sviluppo cognitivo dei bambini ma anche di ridurre fortemente il tasso di abbandono del lavoro delle mamme. Inoltre, in funzione delle risorse disponibili, valuteremo la detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile secondo il modello proposto nel <a title=\"D.d.l. 28.4.10 n. 2102\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=8046\" target=\"_blank\">d.d.l. n. 2102 presentato al Senato<\/a> che prevede un&#8217;azione positiva fino al raggiungimento del tasso di occupazione femminile del 60% (oggi \u00e8 al 45%).<br \/>\n2. <strong>Per i giovani. <\/strong>Al fine di combattere la precariet\u00e0 e ridurre il cuneo fiscale, tutti i nuovi contratti a tempo indeterminato avranno un bonus contributivo di 1000 euro l&#8217;anno, cio\u00e8 cento euro al mese, per tre anni, con una riduzione del costo contributivo di circa il 20 per cento per gli operai e del 15 per cento per gli impiegati secondo i dati della CGIA di Mestre. Il finanziamento di questo intervento pari a 1,5 miliardi avverr\u00e0 tagliando la spesa pubblica. Tale bonus sar\u00e0 aumentato di ulteriori 200 euro per le aziende che tramutino in contratti a tempo indeterminato una quota superiore al 40 per cento dei contratti a tempo determinato in essere alla fine dell&#8217;anno 2012. Sono inoltre necessari un forte impulso ai servizi di orientamento scolastico e professionale e la drastica riduzione dei costi di transazione relativi ai rapporti di apprendistato; il lancio di un programma di formazione mirata agli<em> skill shortages<\/em>, finanziato progressivamente secondo la straordinaria esperienza olandese dell\u2019ultimo ventennio.<br \/>\n3. <strong>Per gli <em>over<\/em>-55, <\/strong>occorre consentire l&#8217;intreccio tra lavoro parziale e pensionamento parziale, flessibilizzazione dell\u2019et\u00e0 pensionabile secondo il modello svedese, forte incentivazione economica dell\u2019assunzione dei sessantenni, promozione della domanda di servizi che valorizzino l&#8217;esperienza degli<em> over <\/em>55.<\/p>\n<p><strong>5. UN NUOVO PARADIGMA PER LA CRESCITA: PARTIRE DAL BASSO, SMANTELLANDO LE RENDITE<\/strong><\/p>\n<p><strong>a. Sostenere il potere d&#8217;acquisto degli italiani<\/strong><br \/>\nNegli ultimi anni le famiglie italiane hanno visto il loro potere d\u2019acquisto letteralmente crollare, tornando nel primo trimestre del 2012 al livello del 2000. Questo impoverimento ha portato a una riduzione del tasso di risparmio, mai cos\u00ec basso, e dei consumi. E\u2019 purtroppo certo che ci aspetta, almeno per il prossimo futuro, un ulteriore peggioramento.<br \/>\nIn una situazione come questa \u00e8 assolutamente prioritario intervenire per sostenere il reddito disponibile delle famiglie, soprattutto dei lavoratori dipendenti con reddito medio e basso.<br \/>\n1) 100 euro al mese in pi\u00f9 per chi ne guadagna meno di duemila. La nostra proposta \u00e8 di ridurre l\u2019imposizione tributaria sui lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 2000 euro netti al mese per un ammontare di 100 euro al mese. La forma tecnica della riduzione sar\u00e0 una detrazione ulteriore, e non un cambio di aliquote per poterla riservare solo ai lavoratori di queste fasce di reddito. Stimiamo la platea interessata tra 15 e 16 milioni di lavoratori. Il costo della detrazione sarebbe quindi attorno a 20 miliardi di euro all\u2019anno che proponiamo di finanziare attraverso il taglio della spesa pubblica \u201cintermediata\u201d (v. <em>supra<\/em> 3. c.).<br \/>\n2) Liberalizzare davvero per far scendere le tariffe. Nel corso degli ultimi anni, le tariffe delle attivit\u00e0 regolate e dei mercati non pienamente concorrenziali sono cresciute a dismisura. Alcuni esempi: assicurazioni crescita prezzi del 48 per cento, banche 40 per cento, ferrovie 47 per cento, raccolta delle acque 67 per cento, rifiuti 57 per cento. E\u2019 chiaro che una crescita delle tariffe sempre superiore alla crescita degli stipendi non \u00e8 n\u00e9 equa, n\u00e9 sostenibile. Chiederemo quindi che le Authority di settore, cooperando con l&#8217;Antitrust, indaghino sull&#8217;evoluzione delle tariffe negli ultimi dieci anni e propongano azioni regolatori per allinearla all&#8217;andamento dell&#8217;inflazione programmata.<br \/>\nE&#8217; necessario inoltre proseguire ed intensificare la politica di apertura dei mercati dei beni e dei servizi, ivi compresi quelli resi da lavoratori autonomi e liberi professionisti.<\/p>\n<p><strong>b. 250 miliardi di credito garantito per le aziende.<\/strong><br \/>\nOggi molte imprese, anche sane, soffrono, ed in alcuni casi chiudono, perch\u00e9 il credito non \u00e8 disponibile e, quando disponibile, \u00e8 erogato a condizioni molto onerose. Tante aziende sono inoltre messe in difficolt\u00e0 dai crediti verso la Pubblica Amministrazione. In queste condizioni, competere con i tedeschi e gli olandesi \u00e8 quasi impossibile.<br \/>\nRiteniamo che l\u2019accesso al credito nel 2012 e 2013, sar\u00e0 una delle leve principali per consentire alle piccole imprese di sopravvivere e per avviare un nuovo ciclo di crescita. Per questo motivo prevediamo di riallocare su fondi di garanzia del credito almeno 20 miliardi dei fondi europei, in modo da garantire almeno 250 miliardi di crediti a piccole e medie aziende, dando all\u2019imprenditoria sana, in particolare nel Sud, l&#8217;ossigeno per ripartire, a tassi competitivi con le imprese tedesche e francesi. Il progetto \u00e8 composto di due pilastri:<br \/>\n1. Costituire dei Fondi di garanzia del Credito in ciascuna Regione \u2013 capitalizzati con 20 Miliardi di Euro complessivi, sulla base del programma europeo <em>Jeremie<\/em> (<em>Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises<\/em>). Verranno cos\u00ec garantiti al 50 o al 75% crediti fino a 5 milioni, lasciando una quota di rischio sulla banca d&#8217;origine che sar\u00e0 quindi incentivata a selezionare imprese sane.<br \/>\n2. Chiedere alle banche partecipanti di applicare alla propria clientela prezzi \u201ccalmierati\u201d che riflettano i vantaggi del programma (liberazione di capitale, riduzione del rischio creditizio in bilancio e accesso al finanziamento BCE).<br \/>\nc. Smentire Longanesi: dalle grandi opere ai grandi risultati.<br \/>\nLeo Longanesi diceva che l&#8217;Italia \u00e8 un Paese di inaugurazioni, non di manutenzioni. Noi proponiamo di smentirlo puntando sulle innumerevoli piccole e medie opere delle quali il Paese ha davvero bisogno. Non \u00e8 detto che lo sviluppo dipenda solo da grandi opere per le quali non esistono, nella maggior parte dei casi, neppure le pi\u00f9 elementari valutazioni d&#8217;impatto economico. L&#8217;Italia spende una cifra spropositata in trasporti e infrastrutture: quasi il 3% del Pil in confronto all&#8217;1,86% della Germania e all&#8217;1,70% della Francia. E&#8217; una spesa non sempre necessaria e altamente inefficiente, se si pensa che il costo al chilometro delle autostrade \u00e8 il doppio di quello spagnolo, mentre quello della TAV \u00e8 stato stimato 3 o 4 volte quello francese e spagnolo. Negli ultimi vent&#8217;anni abbiamo speso l&#8217;equivalente di 800 miliardi di euro in infrastrutture, con risultati tutt&#8217;altro che soddisfacenti.<br \/>\nNoi proponiamo di invertire la rotta con tre mosse:<br \/>\n1. Dare la priorit\u00e0 alle manutenzioni e alle piccole e medie opere, come, a titolo di esempio: la costruzione di asili nido (v. <em>supra<\/em>, 4.a.), interventi per decongestionare il traffico e per il trasporto pubblico locale, per il recupero ambientale, la messa in sicurezza di edifici in aree critiche o l&#8217;efficienza energetica.<br \/>\n2. Scegliere le grandi opere che servono davvero. Rivedere il piano delle infrastrutture chiedendo che una commissione internazionale di esperti fornisca un parere indipendente su costi, rischi vantaggi e benefici di proposte alternative. Mettere a punto un modello di copartecipazione al finanziamento delle amministrazioni locali che beneficiano degli investimenti per evitare il fenomeno \u201ctanto paga Roma\u201d.<br \/>\n3. Puntare sulle infrastrutture del futuro. &#8211; Banda larga. Realizzazione di un <em>Next Generation Network <\/em>(NGN) messo a disposizione di tutti gli operatori di telecomunicazioni a parit\u00e0 di condizioni tecniche ed economiche e di propriet\u00e0 di un soggetto esclusivamente pubblico senza fine di lucro e non scalabile promosso da Cassa Depositi e Prestiti,. Impiego di un mix di tecnologie per coprire il digital divide effettivo. &#8211; <em>Smart mobility<\/em>. Sul modello delle esperienze sviluppate in diverse citt\u00e0 europee. &#8211; Energia. Ammodernamento della rete elettrica e del mercato per ridurre il costo della bolletta, spingendo sullo sviluppo della generazione distribuita ad alta efficienza (cos\u00ec da minimizzare i costi di produzione), individuando un nuovo paradigma di sistema elettrico che superi il modello di produzione accentrata ed i conseguenti costi in infrastrutture, consentendo progressivamente di ridurre i costi di trasporto, dispacciamento e bilanciamento. L&#8217;obiettivo \u00e8 di costruire una politica energetica che superi il livello nazionale, per integrare i sistemi energetici continentali e per realizzare l\u2019interconnessione dell\u2019intero spazio mediterraneo.<\/p>\n<p><strong>d. Riaprire l\u2019Italia agli investimenti stranieri.<\/strong><br \/>\nSe l\u2019Italia riuscisse ad allinearsi a un Paese europeo in posizione mediana nella graduatoria per capacit\u00e0 di attirare gli investimenti stranieri come l\u2019Olanda, questo significherebbe avere ogni anno un flusso aggiuntivo di investimenti in entrata di quasi 60 miliardi di euro, con la conseguente apertura di centinaia di migliaia di posti di lavoro e l\u2019avvio di molti piani industriali fortemente innovativi. Per raggiungere questo risultato occorre, prima di ogni altra cosa, migliorare l\u2019efficienza delle amministrazioni pubbliche, semplificare la legislazione fiscale e quella del lavoro, armonizzandole agli standard europei e rendendole leggibili in inglese; occorrono inoltre precise politiche pubbliche di attrazione degli investimenti, secondo le linee indicate dal Comitato Investitori Esteri.<\/p>\n<p><strong>6. IL WELFARE COME INVESTIMENTO SULLE PERSONE<br \/>\n<\/strong><br \/>\nUn welfare orientato all\u2019obiettivo di consolidare la coesione sociale e contrastare ogni fattore di discriminazione non si limita a fornire ai cittadini in condizioni dirischio assistenza e sussidi economici secondo una logica risarcitoria, ma guarda in maniera dinamica e attiva alla valorizzazione di ogni persona come risorsa per s\u00e9 e per la comunit\u00e0, qualsiasi sia la sua condizione: anagrafica, economica, formativa, di salute.<br \/>\nCos\u00ec inteso, il welfare non si traduce in forme di sostegno episodiche, ma in un percorso di inclusione in un progetto di sviluppo e di \u201coccupabilit\u00e0\u201d permanente (<em>employability<\/em>), recuperando risorse sociali apparentemente compromesse, creando opportunit\u00e0 di formazione e crescita continua, concretizzando l\u2019aspirazione di tutti alla piena realizzazione della propria esistenza.<br \/>\nL\u2019Italia non deve essere il paese del privilegio e delle rendite di posizione. I cittadini, e soprattutto i bambini, devono avere le stesse opportunit\u00e0 in modo da poter sviluppare il loro potenziale e le loro inclinazioni e in modo da trovarsi tutti nelle condizioni di perseguire i propri ideali, i propri obiettivi e le proprie aspirazioni. Senza lasciare indietro nessuno e senza che la vita di nessuno dipenda dalla condizione professionale e dalle disponibilit\u00e0 economiche delle generazioni precedenti.<br \/>\nUn sistema di welfare cos\u00ec inteso pu\u00f2 rivelarsi un formidabile fattore di sviluppo sociale ed economico, un vero e proprio &#8220;Investimento Sociale&#8221;, come previsto dalla Strategia Europa 2020.<\/p>\n<p><strong>a. Locale: la vera dimensione del welfare.<\/strong><br \/>\nQuanto pi\u00f9 la \u201clettura\u201d dei bisogni avviene in prossimit\u00e0 dei contesti e delle situazioni in cui questi si manifestano, tanto pi\u00f9 \u00e8 corretta, tempestiva nell\u2019individuare i cambiamenti, utile a organizzare risposte concrete.<br \/>\nE\u2019 per questo che quella locale \u00e8 la dimensione propria del welfare, dove il valore delle relazioni, dell\u2019attitudine a collaborare e a condividere competenze e risorse costituisce un patrimonio riconosciuto, che consente di costruire sistemi efficienti.<br \/>\nLe numerose e positive esperienze maturate in molte delle nostre comunit\u00e0 nell\u2019organizzazione e nella gestione di questi sistemi di welfare locale devono quindi orientare l\u2019elaborazione di un nuovo modello di welfare nazionale, che diffonda le migliori pratiche e favorisca la sintesi dei tanti, spesso troppi livelli, che attualmente si sovrappongono nell\u2019attribuzione delle competenze in questo cruciale settore.<br \/>\nLe forme di welfare pubblico dovranno essere integrate dalle esperienze pi\u00f9 virtuose provenienti dal mondo del welfare privato (senza che quest\u2019ultimo vada a sostituire il welfare pubblico). Sono ormai estremamente diffuse soprattutto nelle regioni del Nord forme di complementarit\u00e0 al welfare pubblico sviluppate, da parte delle imprese, delle cooperative, delle associazioni del non-profit (cd. \u201cwelfare aziendale, sindacale, cooperativo\u201d).<br \/>\nSu questo versante, occorre:<br \/>\n1. semplificare la legislazione sul Terzo Settore a partire da una vera attuazione della legge sulla Impresa Sociale bloccata da anni da veti ideologici, ma in grado di contribuire alla creazione di nuova e soprattutto \u201cbuona\u201d occupazione;<br \/>\n2. riformare organicamente la disciplina delle associazioni, delle fondazioni e delle altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro riconosciute come persone giuridiche, delle associazioni non riconosciute come persone giuridiche (libro I Titolo II del codice Civile);<br \/>\n3. favorire nuove formule per le \u201cclausole sociali\u201d negli appalti pubblici per garantire sempre pi\u00f9 opportunit\u00e0 lavorative per le fasce deboli del mercato del lavoro;<br \/>\n4. creare patti territoriali nel sociale che superino gli attuali piani di zona e che abbiamo la capacit\u00e0 di coinvolgere tutti i soggetti pubblici,privati e del privato sociale (Terzo Settore e Non profit) per la costruzione di un Welfare plurale ed attivo.<\/p>\n<p><strong>b. Partire col piede giusto: dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in asilo pubblico entro il 2018.<\/strong> (v. <em>supra<\/em>, 4. a.).<\/p>\n<p><strong>c. I nuovi servizi alla persona.<\/strong><br \/>\nIn Italia vi \u00e8 una grandissima richiesta di servizi alla persona e alla collettivit\u00e0, che resta per\u00f2 inespressa, nel mercato del lavoro regolare ordinario: assistenza continuativa per non-autosufficienti, assistenza diurna per figli di madri-lavoratrici, insegnamento informatico per anziani e disabili, protezione notturna contro il vandalismo, manutenzione del verde urbano.<br \/>\nA fronte di una domanda per questo tipo di mansioni esiste un\u2019ampia offerta di lavoro a basso costo. L\u2019incontro di questa domanda e di questa offerta pu\u00f2 essere notevolmente migliorato mediante due tipi di iniziative: &#8211; secondo il modello dei <em>voucher<\/em> dell\u2019Agence des Services \u00e0 la Personne francese, attivando strumenti efficienti di mediazione al livello regionale, provinciale e comunale; &#8211; secondo il modello scandinavo, attivando servizi di fornitura di prestazioni personali di servizio in forma di collaborazione autonoma continuativa, gestiti da Comuni e Province, e attivando al contempo una forma efficace di monitoraggio cogestito con il sindacato, idonea a escludere che possa derivarne nel mercato un effetto di sostituzione di domanda di lavoro professionale con lavoro dequalificato e sottopagato.<\/p>\n<p><strong>d. Sperimentare sul serio la <em>flexsecurity<\/em>.<\/strong><br \/>\nProponiamo la sperimentazione, in tutte le imprese disponibili, per i nuovi insediamenti e\/o le nuove assunzioni, di un regime ispirato al modello scandinavo: tutti assunti a tempo indeterminato (tranne i casi classici di contratto a termine), a tutti una protezione forte dei diritti fondamentali e in particolare contro le discriminazioni, nessuno inamovibile; a chi perde il posto per motivi economici od organizzativi un robusto sostegno del reddito e servizi di outplacement per la ricollocazione.<\/p>\n<p><strong>e. Sanit\u00e0.<\/strong><br \/>\nLa qualit\u00e0 e disponibilit\u00e0 di servizi sanitari \u00e8 sicuramente uno dei maggiori punti di tensione per gli italiani. Un problema centrale \u00e8 la disomogeneit\u00e0 dei servizi sanitari nel Paese ed il sistema di ripartizione delle risorse in base alla sola spesa storica per abitante, anzich\u00e9 in base al livello e alla qualit\u00e0 dei servizi. Dobbiamo abbandonare il criterio dei tagli lineari a favore di una definizione di standard su costi\/efficacia. Giova ricordare che a fianco della spesa per il Sistema Sanitario Nazionale, esiste una spesa sanitaria pagata privatamente dai cittadini (<em>tickets<\/em>, diagnosi e cure non coperte dal SSN, farmaci non rimborsati, spese odontoiatriche, etc.) che viene stimata per il 2012 in circa 45-50 M.di \u20ac.<br \/>\nProponiamo un quadro di interventi strutturali coordinati come segue:<br \/>\n1. Finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale basato su costi di spesa standard resi coerenti con le indicazioni nazionali attraverso i LEA.<br \/>\n2. Finanziamento dei vari Sistemi Sanitari Regionali derivante da fiscalit\u00e0 locale, cui aggiungere un Fondo di Perequazione nazionale (dalla fiscalit\u00e0 generale) per i costi Ministeriali e per perequare fra i vari SSR, le differenze dovute alle diverse capacit\u00e0 di tassazione regionale, gestendo questa perequazione come chiave di controllo dei vari SSR.<br \/>\n3. Fare dell\u2019appropriatezza delle prestazioni sanitarie un cardine per il controllo del Fondo di perequazione.<br \/>\n4. Punire forti perdite sino al default dei vari SSR, con il commissariamento delle Regioni, definendo un Albo nazionale dei Direttori Generale ed Amministrativi e dei Direttori Sanitari cui dover attingere per le nomine, da parte delle Regioni.<br \/>\n5. Riduzione in modo non lineare e non discriminante per le Regioni pi\u00f9 virtuose dei posti letto con un target complessivo nazionale 10% pari a circa 20.000 posti letto, da trasformare in parte in posti di ricovero a bassa intensit\u00e0 assistenziale.<br \/>\n6. Valorizzazione del lavoro di filtro medico-diagnostico svolto dai medici di famiglia sul territorio.<br \/>\n7. Utilizzo delle leva delle Spese sanitarie del SSN e dei vari SSR per incentivare lo sviluppo di una industria tecnologica italiana delle <em>Life Sciences<\/em>. La spesa per la Sanit\u00e0 non solo come costo ma anche come strumento di sviluppo.<\/p>\n<p><strong>f. Pensioni.<\/strong><br \/>\nLa riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero non verr\u00e0 messa in discussione. Era necessario ripristinare la sostenibilit\u00e0 finanziaria (soprattutto per le nuove generazioni) del sistema pensionistico, a fronte dell\u2019aumento consistente dell\u2019et\u00e0 anagrafica del nostro paese. Il problema dei cd. \u201cesodati\u201d dovr\u00e0 tuttavia trovare una immediata soluzione.<\/p>\n<p><strong>7. UN FISCO DALLA PARTE DI CHI LAVORA E INTRAPRENDE<\/strong><\/p>\n<p>La pressione fiscale ha raggiunto un livello insostenibile: uccide le imprese oneste e deprime i redditi dei lavoratori; soffoca l\u2019economia e riduce la crescita. Al tempo stesso abbiamo un fisco che \u201cfa la faccia feroce\u201d con gli onesti e con coloro che commettono uno sbaglio, sommerge gli italiani di norme complicate, ma ancoratroppo spesso lascia i furbi indisturbati. Da sempre la questione dell\u2019evasione fiscale \u00e8 tra le priorit\u00e0 dei programmi di Governo, ma ancora oggi spesso gli evasori continuano ad evadere. Noi non crediamo ci siano delle \u201ctare genetiche\u201d che fanno degli italiani un popolo di disonesti, crediamo si possa e si debba rifondare il rapporto tra gli italiani ed il fisco creando una grande alleanza tra Stato e ceti produttivi per avere: un fisco pi\u00f9 facile e pi\u00f9 umano, una maggiore fedelt\u00e0 fiscale in cambio di aliquote pi\u00f9 basse e, per chi non paga le tasse, la certezza di essere trovato. Vediamo come.<br \/>\nOggi un cittadino o un&#8217;impresa che debbano compilare una dichiarazione dei redditi si trova di fronte a un vero rompicapo, spesso \u00e8 obbligato a rivolgersi ad un\u2019assistenza professionale, di un CAF o di un commercialista. Se un\u2019azienda deve interagire con Agenzia delle Entrate, INPS, INAIl, Camere di Commercio ecc, ogni volta deve compilare dei moduli e rimandare gli stessi dati, spesso con formati diversi. Se il cittadino o l\u2019impresa si trova poi a dover far fronte ad una richiesta di pagamento di Equitalia si trova ad interagire con una struttura burocratica, fredda, con pochissima disponibilit\u00e0 a trovare soluzioni che vengano incontro al cittadino. Non in tutti i paesi \u00e8 cos\u00ec. Noi vogliamo semplificare l&#8217;Italia e per questo proponiamo di creare una<em> Task Force <\/em>del Ministero Economia che, collaborando con l\u2019Agenzia dell\u2019Entrate, le forze produttive e sociali, gli ordini professionali, introduca anche da noi le migliori tecniche sperimentate in vari paesi per facilitare la vita del contribuente. In particolare prevediamo di introdurre due innovazioni.<\/p>\n<p><strong>a. Ciascun cittadino ha diritto a ricevere una dichiarazione dei redditi pre-compilata dall\u2019Agenzia delle Entrate.<\/strong><br \/>\nIn Cile, in Brasile, in Olanda e in molti altri paesi l\u2019agenzia delle entrate manda ogni anno a ciascun contribuente un modulo precompilato con i redditi del contribuente, le deduzioni, come ad esempio gli interessi sui mutui, e le imposte da pagare. Il contribuente ricevuto il modulo pu\u00f2 andare sul sito dell\u2019agenzia, telefonare al call center o scrivere per modificare informazioni errate o integrare informazioni mancanti. Semplice, facile, umano. Come fanno gli altri paesi? Semplice usano l\u2019informatica.<\/p>\n<p><strong>b. Un fisco semplice per le imprese. <\/strong><br \/>\n1. Introdurre lo <em>Standard Business Reporting<\/em>. L\u2019azienda alla fine dell\u2019anno si collega telematicamente con il Fisco e scarica i dati. Il fisco calcola le imposte da pagare ed invia una proposta di tassazione che il contribuente pu\u00f2 accettare o modificare, discutendo i cambiamenti. Quale il vantaggio? Per l\u2019azienda il fisco diventa facile. L\u2019azienda manda i propri dati in automatico, attraverso il proprio software di contabilit\u00e0, senza bisogno di lavoro e di fatica. Gli stessi dati che vengono inviati all\u2019INPS, all\u2019INAIL, alle Camere di Commercio, evitando duplicazioni. Per il Fisco si risparmia tempo e denaro che si pu\u00f2 dedicare a cercare gli evasori.<br \/>\n2. Ridurre le sanzioni per lo \u201cslittamento di competenza\u201d che oggi rappresentano una quota significativa del contenzioso tributario ed assorbono risorse che sarebbero meglio impegnate nel contrasto alla vera evasione.<br \/>\n3. Semplificare concretamente gli adempimenti tributari relativi al reddito di impresa, agli obblighi IVA, ai versamenti, compensazioni, riscossioni, procedure, contenzioso. Le proposte del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli esperti contabili sono una buona base di partenza.<br \/>\n4. Concordare preventivamente il reddito di impresa. Come in Svizzera potremmo prevedere che le piccole imprese possano concordare un reddito di impresa con l\u2019Agenzia delle Entrate, in aumento rispetto al periodo precedente, ed evitare incertezze e costi amministrativi.<br \/>\n5. Creare una \u201cwhite list\u201d delle imprese trasparenti. Si potrebbe prevedere una sorta di bonus fiscale per quelle imprese che rispettano dei parametri di trasparenza e di aderenza alle migliori pratiche contabili e che possano quindi rientrare in una lista delle \u201caziende fiscalmente eccellenti\u201d tenuta dall\u2019Agenzia delle Entrate.<\/p>\n<p><strong>c. Un Fondo per la riduzione della pressione fiscale. <\/strong><br \/>\nIn Italia l\u2019evasione fiscale \u00e8 di 120 miliardi secondo le stime di Istat e Banca d\u2019Italia. Quello che non si dice \u00e8 quanto dovrebbero essere le tasse pagate se non ci fosse evasione. In altri paesi, come ad esempio negli Stati Uniti, si calcola il <em>Tax Gap<\/em>, cio\u00e8 quali sarebbero state le entrate in un certo anno se tutti pagassero e quanto manca all\u2019appello. Il calcolo \u00e8 fatto con metodi statistici. Noi proponiamo di definire un obiettivo a 5 anni di riduzione dell\u2019evasione fiscale di un terzo. Cio\u00e8 di arrivare a recuperare 40 miliardi l\u2019anno di maggiori imposte e di utilizzare una quota significativa di queste risorse per ridurre le aliquote IRPEF.<\/p>\n<p><strong>d. Un&#8217;unica agenzia fiscale per il contrasto dell&#8217;evasione<\/strong> (v. <em>supra<\/em>, 3.b.)<\/p>\n<p><strong>8. UNO STATO SEMPLICE DALLA PARTE DEI CITTADINI<br \/>\n<\/strong><br \/>\nInvestire sugli italiani, aiutare ogni singolo cittadino a realizzare il suo potenziale implica una rivoluzione copernicana dello stato, con al centro la semplicit\u00e0 e la qualit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>a. Trasparenza totale secondo il modello del <em>Freedom of Information Act<\/em>. <\/strong><br \/>\nQualsiasi documento, anche non ufficiale, e qualsiasi informazione inerente a qualsiasi amministrazione pubblica (con la sola eccezione dei documenti secretati con apposito provvedimento motivato) deve essere accessibile a chiunque, senza necessit\u00e0 di una richiesta motivata; nessun mandato di pagamento pu\u00f2 essere efficace se non sar\u00e0 disponibile on line, corredato da tutta la relativa documentazione.<\/p>\n<p><strong>b. Dal timbro al <em>clic<\/em>.<\/strong><br \/>\nLa Pubblica Amministrazione italiana \u00e8 al 25esimo posto (su 34 paesi OCSE) nell&#8217;e-government. Oggi nell\u2019informatica della pubblica amministrazione si spendono oltre 5 miliardi di euro l\u2019anno. Soldi spesi male perch\u00e9 ciascun ente, ministero, comune, provincia, fa tutto da solo. E\u2019 tutto frammentato. Si pensi che nella sola amministrazione centrale vi sono oltre 10.000 centri elaborazione dati. Le grandi aziende hanno un solo sistema informatico per decine di paesi. In Italia quasi ogni ASL ha un sistema informatico diverso.<br \/>\nProponiamo:<br \/>\n1. Un <em>Chief Information Officer <\/em>(CIO) per la pubblica amministrazione. In Francia \u00e8 stato creato un dipartimento presso l&#8217;ufficio del Primo Ministro, il DISIC, con l\u2019incarico di gestire e razionalizzare l\u2019informatica dei Ministeri. Anche in Italia dobbiamo fare lo stesso. Pensiamo che sia giunto il momento di introdurre anchein Italia il ruolo di CIO \u2013 <em>Chief Information Officer <\/em>\u2013 della PA, con il compito di coordinare l\u2019informatica pubblica per digitalizzare i servizi e gestire meglio il welfare, l\u2019educazione, la giustizia, la sanit\u00e0, i trasporti, la sicurezza.<br \/>\nL\u2019Italia deve replicare le migliori esperienze europee nei progetti di<em> eGovernment<\/em>, per ridurre burocrazia e costi, mettendo i cittadini al centro del servizio. Per le imprese, i servizi digitali aiuteranno a ridurre le incombenze burocratiche.<br \/>\n2. Inversione dell\u2019onere della prova. Per ogni provvedimento, il default \u00e8 il digitale. Per fare una cosa non in digitale, nella relazione economica di accompagnamento, bisogna dimostrare che costa meno non farla <em>online<\/em>.<br \/>\n3. Il <em>digital lifestyle <\/em>in televisione. Inserire nel contratto di servizio della RAI precisi obblighi di divulgazione del stile di vita digitale che non avvenga solo attraverso contenitori specifici, ma con un vero e proprio &#8220;product placement&#8221; a 360 gradi (TG, programmi d&#8217;intrattenimento, ecc.) in modo da familiarizzare anche le fasce di pubblico meno esposte all&#8217;uso quotidiano delle nuove tecnologie.<\/p>\n<p><strong>c. La qualit\u00e0 attraverso la valutazione e il merito.<\/strong><br \/>\nIl grande vantaggio di essere un Paese arretrato, nel campo dell&#8217;amministrazione pubblica, sta nella possibilit\u00e0 di sfruttare l&#8217;esperienza dei Paesi pi\u00f9 avanzati con tecniche di benchmarking, compiendo in poco tempo il percorso che gli altri hanno compiuto in decenni di sperimentazione e affinamento delle pratiche migliori.<br \/>\nDue esempi:<br \/>\n1. Dirigenti <em>SMART<\/em>. Nessun incarico dirigenziale potr\u00e0 essere conferito se non in funzione del raggiungimento di obiettivi specifici e misurabili (<em>SMART: Specific, Measurable, Achievable, Repeatable, Timely<\/em>); l\u2019attuazione progressiva del programma sar\u00e0 resa visibile on line con tutti i relativi dati, in modo da poter essere oggetto anche di valutazione da parte di ricercatori, osservatori, associazioni di utenti, privati cittadini \u2013 il mancato raggiungimento degli obiettivi costituir\u00e0 motivo di licenziamento del dirigente, come gi\u00e0 prevede l\u2019art. 21 del Testo unico del 2001, e motivo di non rinnovabilit\u00e0 dell\u2019incarico nel caso di contratto a termine \u2013 corrispondentemente il management pubblico dovr\u00e0 essere stimolato a riappropriarsi delle prerogative dirigenziali che gli sono proprie e a esercitarle incisivamente.<br \/>\n2. Una <em>Task Force <\/em>dei Risultati (<em>Delivery Unit<\/em>) presso la Presidenza del Consiglio.<br \/>\nValutare non basta. Bisogna istituire una \u201cunit\u00e0 di risultato\u201d presso la Presidenza del Consiglio, che sia responsabile del raggiungimento degli obiettivi strategici in materia di istruzione, sanit\u00e0, trasporti e lotta alla criminalit\u00e0 sul modello della <em>Delivery Unit <\/em>britannica.<\/p>\n<p><strong>c. Semplificare a 360 gradi.<\/strong><br \/>\nLe leggi statali in Italia sono oltre 21mila. \u00c8 un numero troppo elevato, doppio o triplo rispetto a quello di altri paesi: in Francia sono meno di 10mila, quelle federali in Germania meno di 5mila. Alle leggi statali vanno aggiunte le circa 25mila leggi regionali, oltre agli atti normativi di livello inferiore. Le leggi e i regolamenti sono troppi, prodotti di continuo e modificati troppo frequentemente, poco coordinati tra loro, mal scritti, interpretati in modo incerto. Si pensa che i problemi si risolvano attraverso la modifica delle norme, piuttosto che la loro applicazione puntuale.<br \/>\nIl disegno di legge <a title=\"D.d.l. 11.9.11 n. 1873\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=4896\" target=\"_blank\">S-1873 del 2009<\/a> dimostra che il contenuto essenziale del diritto del lavoro pu\u00f2 essere concentrato in poche decine di articoli, scritti per essere distribuiti in milioni di copie a tutti i lavoratori, imprenditori e consulenti e immediatamente comprensibili. Lo stesso si pu\u00f2 fare in tutti gli altri campi, dal fisco (v. <em>supra<\/em>, 7) al diritto civile.<br \/>\nSi pensi al caso della Giustizia Civile. Com&#8217;\u00e8 noto, siamo 126esimi dopo il Gabon nella classifica per la durata media dei processi. La relazione del Primo Presidente della Corte di Cassazione all\u2019apertura dell\u2019anno giudiziario 2012 contiene fra gli allegati i dati statistici del Ministero della Giustizia che evidenziano che nel 2011 la durata media dei procedimenti definiti con sentenza in Corte di Cassazione \u00e8 stata pari a 36,7 mesi (ossia 1101 giorni supponendo una durata media del mese di 30 giorni), ai quali vanno aggiunti 1032 giorni di durata media del procedimento in Corte di Appello e 470 in Tribunale. Totale, 2603 giorni, pari a 86,7 mesi ossia a 7,1 anni.<br \/>\nSi propone:<br \/>\n1) la tendenziale unificazione dei riti. Ve ne sono attualmente pi\u00f9 di 30, cio\u00e8 30 regole processuali diverse in relazione alla natura, all\u2019oggetto, alla competenza e alla giurisdizione, ecc.. Non si vedono specifiche ragioni di differenziazione del rito per particolare cause. Non occorre specializzare i riti ma i giudici, istituendo sezioni specializzate presso gli organi giudiziari nell\u2019ambito di un procedimento di specializzazione gi\u00e0 da tempo avviato nell\u2019organizzazione giudiziaria e imposto anche dalle risoluzioni consiliari di formazione delle tabelle;<br \/>\n2) la semplificazione della parte motivazionale delle sentenze, seguendo il sistema europeo;<br \/>\n3) l\u2019applicazione del decalogo messo a punto dal Tribunale di Torino, che ha consentito una riduzione del 33% del carico pendente in 5 anni (2001-2006), ed \u00e8 stato premiato dalla Commissione Europea. Esso prevede una serie di norme di comportamento rivolte a giudici e cancellieri, attinenti all\u2019attivit\u00e0 di direzione del processo, alla concentrazione delle attivit\u00e0, alla istruttoria del processo, alla conciliazione della lite ecc&#8230;<\/p>\n<p><strong>9. IL MODELLO ITALIANO: CULTURA, TURISMO, SOSTENIBILIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>a. Cultura<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>b. Turismo. <\/strong><br \/>\n[&#8230;]<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>c. Sostenibilit\u00e0<\/strong><br \/>\n[&#8230;]<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>10. LA GARANZIA DELLA SICUREZZA<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>a. Riduzione del numero delle forze di polizia.<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>b. Coinvolgere i cittadini. <\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>c. Un nuovo modello di ordine pubblico per la societ\u00e0 multiculturale.<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<strong><\/strong><\/p>\n<p><strong>d. Affrontare le nuove forme della criminalita\u2019 organizzata. <\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>e. L\u2019importanza del genere nelle politiche di sicurezza. <\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>f. Giustizia penale nei tempi giusti.<\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>g. Tolleranza zero per la corruzione. <\/strong><\/p>\n<p>[&#8230;]<\/p>\n<p><strong>11. DIRITTI ALL\u2019ALTEZZA DEI TEMPI<\/strong><\/p>\n<p><strong>a. Immigrazione e cittadinanza. <\/strong><br \/>\n1. Chi nasce e cresce in Italia \u00e8 italiano. Come ha affermato Giorgio Napolitano, le seconde generazioni sono parte integrante della nostra societ\u00e0; si tratta di \u00abgiovani che, nati o cresciuti nel nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente &#8220;stranieri&#8221;, nonostante siano, e si sentano, italiani nella loro vita quotidiana\u00bb. Non solo praticano gli stessi sport, tifano per le stesse squadre di calcio, usano lo stesso gergo e indossano indumenti simili ai loro coetanei figli di cittadini italiani. Hanno aspirazioni simili, spesso non hanno conosciuto nessun altra cultura. Chi \u00e8 nato nel nostro Paese da genitori stranieri deve poter diventare cittadino italiano prima di iniziare la scuola dell\u2019obbligo. Chi \u00e8 arrivato in Italia da piccolo e ha frequentato due cicli di istruzione nel nostro Paese deve poter diventare cittadino italiano al compimento della maggiore et\u00e0.<br \/>\n2. Immigrazione intelligente. Si aprano le porte alle competenze delle quali il nostro Paese ha bisogno, da valutare nelle ambasciate e nei consolati italiani nel mondo. 3. Regolare? Permesso veloce. Per permettere a coloro che hanno un lavoro regolare di acquisire un mutuo e di accedere alle altre attivit\u00e0 che ne stabilizzino la residenza nel nostro paese.<\/p>\n<p><strong>b. <em>Civil partnership<\/em>. <\/strong><br \/>\nCreazione di un istituto che riconosca giuridicamente il legame d&#8217;amore ed il progetto di vita delle coppie dello stesso sesso garantendo da questo impegno pubblico diritti e doveri assimilabili a quelli discendenti da matrimonio: di cittadinanza, di assistenza, di successione e di equiparazione a livello fiscale e pensionistico. Una risposta concreta che supera divisioni strumentali e conferisce pari dignit\u00e0 ad ogni tipo di coppia.<\/p>\n<p><strong>c. Convivenze. <\/strong><br \/>\nRegistrazione delle coppie di fatto di qualunque orientamento sessuale al fine di riconoscere diritti, doveri ed interessi di carattere patrimoniale ed amministrativo.<\/p>\n<p><strong>d. Divorzio veloce. <\/strong><br \/>\nUna forte riduzione dei tempi per divorziare quando c\u2019\u00e8 il consenso fra le parti e in assenza di figli.<\/p>\n<p><strong>e. Fecondazione assistita. <\/strong><br \/>\nAdeguamento della legislazione corrente alla giurisprudenza europea ed italiana. Costituzione di una apposita autorit\u00e0 sul modello della <em>Human Fertilisation and Embryology Authority<\/em>.<\/p>\n<p><strong>f. I diritti delle idee. <\/strong><br \/>\nCome spiegare ai nostri figli che se prestano un libro cartaceo compiono un&#8217;azione commendevole, mentre se prestano un <em>ebook<\/em> commettono un reato? Bisogna rivedere il diritto d&#8217;autore, una legge d&#8217;anteguerra, per garantire non solo i diritti delle multinazionali, ma anche quelli degli utenti e del mercato italiano (intermediari ed editori).<\/p>\n<p><strong>12. LA PROPOSTA PI\u00d9 IMPORTANTE<br \/>\n<\/strong><br \/>\nA proposito di diritti delle idee: \u00e8 chiaro che questo \u00e8 solo l\u2019inizio. Viviamo in un\u2019era nella quale perfino il Pentagono affida ai <em>social network <\/em>il compito di riscrivere imanuali di procedura militare. Figuriamoci se, in un contesto del genere, pu\u00f2 avere un senso che una o pi\u00f9 teste pretendano di stilare un programma per il futuro dell&#8217;Italia. Per quante persone in gamba si riescano a mettere intorno a un tavolo, le idee migliori stanno sempre al di fuori. \u00c8 questa la logica della Rete, ed \u00e8 anche la logica alla quale saranno improntate le nostre scelte.<br \/>\nScaturito dai Cento Punti della Stazione Leopolda, dal Big Bang degli amministratori locali, da una miriade di incontri e di scambi di informazioni, questo documento ritorna in rete per un mese per aprirsi ai commenti, alle critiche e, soprattutto, ai suggerimenti di tutti: <em>online <\/em>sul sito <a href=\"http:\/\/www.matteorenzi.it\">www.matteorenzi.it<\/a> e <em>offline<\/em> attraverso i Comitati <em>Adesso! Per Matteo Renzi<\/em>. Solo una vasta condivisione gli dar\u00e0 la possibilit\u00e0 di trasformarsi davvero in realt\u00e0.<br \/>\nIl programma di Matteo Renzi sar\u00e0 presentato alla Stazione Leopolda di Firenze, due settimane prima del voto delle primarie. Ci\u00f2 che importa fin d&#8217;ora \u00e8 che tutti quelli che contribuiranno a questo percorso condividano l\u2019ambizione di non porsi limiti. Come dice il saggio, anche un viaggio di mille chilometri inizia con un singolo passo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">g<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN INSIEME DI PROPOSTE COMPLESSIVAMENTE MOLTO COERENTI, IN LINEA CON LA SCOMMESSA EUROPEA DELL\u2019ITALIA AVVIATA DAL GOVERNO MONTI, MA CON MOLTE NOVIT\u00c0 RILEVANTI NEL CAMPO DEL LAVORO, DELLE AMMINISTRAZIONI, DELLA SCUOLA E DELLA RICERCA Ampia selezione dal documento presentato da Matteo Renzi a Verona il 13 settembre 2012, in occasione dell&#8217;annuncio della sua candidatura alle [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-23077","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23077","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23077"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23077\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23077"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23077"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23077"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}