
{"id":23168,"date":"2012-09-20T15:55:19","date_gmt":"2012-09-20T14:55:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23168"},"modified":"2012-09-25T21:16:31","modified_gmt":"2012-09-25T20:16:31","slug":"la-laicita-come-dovere-del-cristiano-e-come-metodo-di-cooperazione-tra-le-persone-di-buona-volonta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23168","title":{"rendered":"LA LAICIT\u00c0 COME DOVERE DEL CRISTIANO E COME METODO DI COOPERAZIONE TRA LE PERSONE DI BUONA VOLONT\u00c0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA LAICIT\u00c0 DELLA POLITICA, DELLA SCIENZA, DELLA CULTURA, COSTITUISCE IL METODO DELLA COOPERAZIONE TRA CREDENTI E NON CREDENTI, BASATO SULLA PREMESSA CONDIVISA CHE IN QUESTI CAMPI NESSUNO POSSIEDE VERIT\u00c0 RIVELATE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista curata dalla redazione della rivista <\/em>Iustitia<em>, organo trimestrale dell\u2019Unione dei Giuristi Cattolici Italiani e in corso di pubblicazione sul n. 4\/2012 dello\u00a0stesso trimestrale &#8211;\u00a0settembre 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong><\/strong><\/p>\n<p>RELIGIONE E POLITICA<br \/>\n<strong>&#8220;Il mondo della ragione e il mondo della fede \u2013 il mondo della secolarit\u00e0 razionale e il mondo del credo religioso \u2013 hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civilt\u00e0&#8221; (Benedetto XVI, discorso del 17 settembre 2010 a Westminster Hall). Quali sono le condizioni per realizzare il dialogo? In quali sedi?<\/strong><\/p>\n<p>Quello che chiamiamo \u201cil mondo della fede\u201d \u00e8 il mondo di tutti coloro che sono sensibili al monito dell\u2019Ecclesiaste (\u201ctutto \u00e8 fumo, fumo nel vento\u201d, secondo la versione ceronettiana), si interrogano sul senso profondo della vita umana, non si rassegnano all\u2019idea che il tempo, alla lunga, possa inghiottire l\u2019infinita ricchezza delle nostre vite, riducendola a nulla. Questo interrogativo \u00e8 quanto di pi\u00f9 razionale e ragionevole si possa immaginare; ma a questo interrogativo la scienza non \u00e8 in grado di dare alcuna risposta. La grande eredit\u00e0 biblica (che non si esaurisce nelle Scritture, ma si incarna in millenni di esperienza) una risposta invece la d\u00e0. La d\u00e0 attraverso un insieme di segni che non corrisponde al linguaggio proprio delle scienze umane. Per esempio, quel \u201cfuoco interiore\u201d che sentono i discepoli sulla via di Emmaus (Mt., XXII, 21), indicibile con le parole umane, ma chiarissimo per loro nel suo significato: in quel momento essi colgono appieno il senso ultimo della loro vita. Segni che non richiedono la conoscenza di alcun linguaggio umano particolare, il possesso di alcun codice di comunicazione scientifica, per essere percepiti; segni suscettibili, dunque, di essere percepiti da qualsiasi persona, quale che ne sia la cultura, l\u2019orientamento politico, la stessa religione. Coltivare l\u2019eredit\u00e0 biblica \u00e8, essenzialmente, coltivare il patrimonio di esperienza plurimillenaria di apertura a quei segni; ma quei segni \u2013 come la luce del sole \u2013 sono diretti a tutti, anche a chi non li cerca, a chi non crede che esistano.<br \/>\nPer altro verso, da questa eredit\u00e0 biblica non possiamo trarre alcuna indicazione specifica per la risposta corretta ai problemi quotidiani della nostra vita, siano essi problemi di conoscenza del mondo che ci circonda, di sfruttamento delle sue risorse, o di organizzazione politica. Il \u201cDate a Cesare quel che \u00e8 di Cesare\u201d non costituisce il precetto fondante della sola autonomia della sfera politica (nel senso dell\u2019impossibilit\u00e0 di trarre dall\u2019eredit\u00e0 biblica indicazioni sulla soluzione dei problemi dell\u2019organizzazione della citt\u00e0 terrena), ma anche dell\u2019autonomia della scienza, della tecnica, e di ogni altro campo del lavoro umano. Su questi terreni il credente non dispone di alcuna verit\u00e0 rivelata che gli conferisca un vantaggio rispetto al non credente. La laicit\u00e0 della politica, della scienza, della cultura, costituisce dunque il metodo della cooperazione tra credenti e non credenti, basato sulla premessa condivisa che in questi campi nessuno possiede verit\u00e0 rivelate; il metodo che consente a tutte le persone di buona volont\u00e0 di trovare un terreno comune dove mettere in comunicazione le loro coscienze ispirate a fedi e filosofie anche molto diverse, per cooperare nella ricerca delle soluzioni tecniche, politiche, legislative migliori per il bene comune. Il terreno comune viene meno se c\u2019\u00e8 qualcuno che, in quella sede (quella che va \u201cresa a Cesare\u201d), si presenta con la verit\u00e0 in tasca, gi\u00e0 bell\u2019e confezionata e certificata con il sigillo della conformit\u00e0 alla volont\u00e0 di Dio: suscettibile, proprio perch\u00e9 rivelata, di essere imposta a tutti senza tema di errore. Questa violazione del metodo della laicit\u00e0 \u00e8 anche, a ben vedere, un atto di prepotenza, frutto di un difetto di carit\u00e0, verso gli interlocutori che non la pensano allo stesso modo.<\/p>\n<p>IL RUOLO DEI CATTOLICI IN POLITICA<br \/>\n<strong>Troppo spesso si identifica la Chiesa con la sola gerarchia. I laici cattolici, con la coscienza formata anche dalla Dottrina sociale della Chiesa, dovrebbero saper intervenire a titolo proprio e con la propria responsabilit\u00e0 nel dibattito sociale e politico. Purtroppo ci\u00f2 non si verifica adeguatamente e persiste una certa riluttanza dei laici cattolici ad assumere posizioni ben definite nella societ\u00e0 e nelle istituzioni. Come superare l\u2019impasse? Movimenti e associazioni cattoliche possono avere un ruolo attivo? Quale partecipazione dei cattolici alla vita politica?<\/strong><\/p>\n<p>La definizione \u2013 cui ho accennato nella risposta alla domanda precedente \u2013 della laicit\u00e0 come metodo fondamentale della cooperazione tra credenti e non credenti sul terreno della politica mi porta a considerare negativamente la pretesa di qualsiasi partito politico di chiamarsi \u201ccristiano\u201d o \u201ccattolico\u201d (questo secondo aggettivo, che significa \u201cuniversale\u201d, \u00e8 anche semanticamente incompatibile con il sostantivo \u201cpartito\u201d). Quella denominazione avrebbe la pretesa di indicare un fondamento biblico delle scelte politiche proprie di una parte dei cittadini, con ci\u00f2 contraddicendo non soltanto il precetto del \u201cDate a Cesare\u201d, ma anche i numerosi passaggi della <em>Gaudium et Spes <\/em>nei quali viene riconosciuta l\u2019autonomia legittima delle realt\u00e0 terrene (\u00a7\u00a7 36, 41, 56, 76): tutte le cose di questo mondo hanno \u201cla loro propria consistenza, verit\u00e0, bont\u00e0, <em>le loro leggi proprie e il loro ordine<\/em>\u201d \u2026 \u201cche l\u2019uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare\u201d. \u201cLeggi proprie che l\u2019uomo gradatamente deve scoprire\u201d significa proprio questo: che il cristiano non deve pretendere di essere in una posizione di vantaggio nei confronti del non credente nella ricerca della soluzione migliore dei problemi della citt\u00e0 terrena.<br \/>\nQuesto non significa che la scelta evangelica non influisca sulle scelte politiche del cristiano, o di chi aspira a essere tale. Se per caso Cesare \u00e8 cristiano, questo influir\u00e0, certo, sulle sue scelte di governo, ma solo attraverso la mediazione della sua coscienza e nei modi diversi che si renderanno opportuni, a seconda del contesto politico e civile in cui egli opera. \u00c8 ancora la<em> Gaudium et Spes <\/em>(\u00a7 16) a dirci che \u201cL\u2019uomo ha in realt\u00e0 una legge scritta da Dio dentro al suo cuore: <em>obbedire ad essa \u00e8 la dignit\u00e0 stessa dell\u2019uomo e secondo questa egli sar\u00e0 giudicato<\/em>. La coscienza \u00e8 il nucleo pi\u00f9 segreto e il sacrario dell\u2019uomo, dove egli si trova solo con Dio\u201d. Pietro Scoppola amava citare, a questo proposito, un\u2019affermazione del Concilio Lateranense IV del 1215: \u201cQuidquid fit contra conscientiam aedificat ad Gehennam\u201d. Nelle materie che vanno \u201crese a Cesare\u201d le scelte operative devono dunque esprimere i valori in cui crediamo attraverso la mediazione della coscienza di ciascuno di noi.<br \/>\nNe consegue che il ruolo della Chiesa deve collocarsi su di un piano diverso: quello della coltivazione dell\u2019eredit\u00e0 biblica, dell\u2019educazione delle persone ad aprirsi ai segni della salvezza, cio\u00e8 del senso ultimo della nostra vita. Ed \u00e8 opportuno che questa azione si concreti anche in un confronto fra credenti su temi e problemi specifici propri della politica; ma il confronto tra di essi non potr\u00e0 mai condurre all\u2019individuazione della soluzione di un problema suscettibile di essere qualificata come \u201ccristiana\u201d: questo equivarrebbe a istituire nesso biunivoco tra verit\u00e0 rivelata e opzione politica, che in realt\u00e0 non c\u2019\u00e8. Sarebbe, in definitiva, una violazione del secondo comandamento: \u201cNon nominare il nome di Dio invano\u201d.<br \/>\nUn esempio: la prostituzione. La coscienza del cristiano in quanto tale non pu\u00f2 non essere scossa da questa forma di mortificazione della dignit\u00e0 della persona, di mutilazione della sua sessualit\u00e0. Ma la scelta della legislazione pi\u00f9 opportuna in questa materia non si pu\u00f2 dedurre direttamente dalla Bibbia; essa si colloca su di un piano diverso. Ci potr\u00e0 dunque essere il cristiano che in coscienza ritiene pi\u00f9 opportuno punire i clienti delle prostitute con sanzioni penali come si \u00e8 fatto in Svezia, oppure con sanzioni soltanto amministrative; o quello che ritiene pi\u00f9 opportuno non ricorrere a divieti ma limitarsi a regolamentare l\u2019esercizio della prostituzione per limitarne il pi\u00f9 possibile gli effetti dannosi; oppure ancora quello che ritiene preferibile l\u2019astensione da qualsiasi intervento normativo e l\u2019adozione di altre forme di intervento operativo per garantire assistenza, informazione e protezione alle persone pi\u00f9 deboli coinvolte. Un altro esempio: Ges\u00f9 non \u00e8 venuto a dirci quale sia la legislazione giusta (\u201cvoluta da Dio\u201d) in materia di adulterio; ci ha solo insegnato come guardare con amore, da cristiani, alla persona adultera, lasciando alla nostra coscienza, nelle diverse situazioni storiche e politiche, nei diversi contesti culturali, la scelta della norma o del comportamento pratico da adottare. In questa scelta ciascuno di questi cristiani pu\u00f2 trovarsi in piena sintonia con altri cittadini; cos\u00ec come pu\u00f2 accadere che i cristiani stessi su questo terreno politico-pratico si dividano tra loro, compiano scelte diverse.<br \/>\n<em>Mutatis mutandis<\/em>, i termini della questione sono gli stessi per tutte le materie, anche per quelle eticamente pi\u00f9 sensibili: come non \u00e8 possibile trarre direttamente dal Vangelo la legislazione ideale sulla prostituzione o sull\u2019adulterio, allo stesso modo non \u00e8 possibile trarla neppure in materia di suicidio, di aborto, di diritto familiare, di limiti alla ricerca biologica, o di confine tra cura dovuta del malato terminale e accanimento terapeutico. Su tutte queste materie la Chiesa deve vegliare perch\u00e9 ciascuno educhi e tenga ben sveglia la propria coscienza. Ma, come suo membro, le chiedo di non avere la pretesa di sostituirsi alla mia coscienza nelle scelte politiche, legislative, professionali, di fronte alla quali la vita pu\u00f2 pormi in questi campi. Se si spinge su questo terreno, la Chiesa finisce col proporsi come un partito politico, o come una scuola accademica. Dal punto di vista dell\u2019ordinamento statuale, ha il diritto di farlo, come qualsiasi altra libera associazione; ma sul piano evangelico mi sembra che essa rischi di peccare contro il primo comandamento l\u00e0 dove pretende di divinizzare \u2013 assolutizzandola\u00a0\u00a0 una determinata soluzione politica, legislativa o tecnica; e contro il secondo comandamento dove per compiere questa operazione pone il sigillo del nome di Dio su di una scelta umana.<\/p>\n<p>COSTITUZIONE E POLITICA<br \/>\n<strong>Nell\u2019attuale globalizzazione degli strumenti giuridici (a presidio e a tutela dei diritti dell\u2019uomo ma altres\u00ec degli interessi di gruppi nei confronti della generalit\u00e0) e nella pluralit\u00e0 degli ordinamenti (nazionale, territoriale, soprannazionale, sottonazionale, universale), quale ruolo riveste una Costituzione nazionale? Quali riforme richiederebbe la Costituzione italiana per adeguarsi al contesto internazionale, salvaguardando i contrappesi fra i poteri dello Stato, attualmente sbilanciati?<\/strong><\/p>\n<p>La Costituzione esprime lo spirito di una nazione, il patto che unisce la stragrande maggioranza delle persone che la compongono nella fedelt\u00e0 ad alcuni valori fondamentali che tutti condividono e che devono essere perseguiti da qualsiasi governo, sia pure nei modi e con gli strumenti che di volta in volta saranno scelti dalla maggioranza che lo sostiene. Per questo aspetto essenziale la Costituzione Italiana conserva intatto il suo valore. Credo che essa dovrebbe essere aggiornata nella parte relativa alla forma di governo. E su questo terreno il modello che pi\u00f9 mi sembra adatto alle caratteristiche del nostro Paese \u00e8 il modello francese (semipresidenzialismo, sistema elettorale fondato sul collegio uninominale maggioritario a doppio turno).<\/p>\n<p>POLITICA ED ECONOMIA<br \/>\n<strong>\u00c8 inevitabile che l\u2019economia determini i contenuti e anche le forme del diritto, oppure la Costituzione, nel profilare i fattori della socialit\u00e0 e della socializzazione dei beni e delle attivit\u00e0 economiche, ha ancora sufficiente forza per garantire l\u2019incontro e la continuit\u00e0 fra la libert\u00e0 e la solidariet\u00e0? In altri termini, fino a che punto il gioco e la potenza della libert\u00e0 economica sono bilanciabili dai valori dell\u2019uguaglianza e della giustizia distributiva?<\/strong><\/p>\n<p>Sono convinto che in tutti i campi dell\u2019economia attuale il mercato perfettamente concorrenziale costituisca l\u2019infrastruttura ideale a cui occorre tendere, per costruire su di essa una societ\u00e0 capace di \u201cgiustizia\u201d nel senso rawlsiano del termine. Cio\u00e8 per costruire davvero una situazione di pari opportunit\u00e0 per tutti. Ma il mercato perfettamente concorrenziale non si trova quasi mai allo stato di natura. Anzi, esso \u00e8 quanto di pi\u00f9 lontano dal modo in cui un mercato lasciato a se stesso tende a strutturarsi: allo stato di natura dominano i monopoli, gli oligopoli, i monopsoni, le convenzioni <em>ad excludendum<\/em>, le asimmetrie informative, le disparit\u00e0 tra dotazioni di partenza delle persone. Costruire un\u2019economia ispirata al modello del mercato perfettamente concorrenziale in funzione delle pari opportunit\u00e0 richiede misure molto sofisticate volte a prevenire e dissolvere i monopoli, combattere le asimmetrie informative, garantire equit\u00e0 nelle dotazioni individuali di partenza, soprattutto sul terreno dell\u2019istruzione e formazione professionale. Oggi \u00e8 questa, a mio avviso, l\u2019idea-forza pi\u00f9 rivoluzionaria e pi\u00f9 \u201cdi sinistra\u201d, se per \u201csinistra\u201d intendiamo l\u2019opzione in favore della costruzione della parit\u00e0 di opportunit\u00e0 per tutti e l\u2019attenzione alla condizione degli ultimi.<br \/>\nSono per\u00f2 altrettanto convinto del fatto che la coscienza cristiana di altri pu\u00f2 portarli invece a preferire un modello di organizzazione sociale diverso, ispirato per esempio a modelli di forte interventismo statuale nell\u2019economia (ovviamente diverso e per certi aspetti opposto rispetto a quello tendente a perseguire il modello della concorrenza perfetta), oppure a modelli di ispirazione corporativa, oppure ancora a modelli di ispirazione liberista (che, per il motivo che ho indicato poc\u2019anzi, non coincidono affatto con il modello della concorrenza perfetta e possono tendere a ridurre drasticamente l\u2019intervento pubblico per la garanzia delle pari opportunit\u00e0). Nessuno, per\u00f2, pretenda di porre sulla propria opzione un sigillo di conformit\u00e0 alla verit\u00e0 rivelata.<\/p>\n<p>LA SITUAZIONE DEI PARTITI E LA PARTECIPAZIONE<br \/>\n<strong>\u00c8 possibile che i partiti si riqualifichino divenendo effettivamente rappresentativi degli elettori che li votano? Quali possono essere gli strumenti per far funzionare, all\u2019interno dei partiti, il metodo democratico? In che misura i \u00abvalori non negoziabili\u00bb possono trovare un consenso trasversale nei partiti?<\/strong><\/p>\n<p>Sui primi due punti, la mia opinione \u00e8 che le elezioni primarie possano costituire uno strumento efficacissimo, se utilizzato in modo corretto, per combattere lo strapotere degli apparati di partito e l\u2019autoconservazione dei gruppi dirigenti. Osservo in proposito come proprio in questi giorni (autunno 2012) la pratica delle primarie stia producendo una vera e propria \u2013 a mio avviso molto positiva \u2013 mutazione strutturale nel Partito democratico, accelerando notevolmente il superamento di vecchie incrostazioni culturali delle quali i dirigenti del partito non sarebbero altrimenti riusciti a liberarsi.<br \/>\nNello stesso ordine di idee, un altro strumento fondamentale di rinnovamento della politica \u00e8, a mio modo di vedere, il sistema elettorale fondato sul collegio uninominale maggioritario: questo sistema pone il candidato a contatto diretto con gli elettori, perch\u00e9 nelle nostre elezioni politiche il collegio uninominale pu\u00f2 annoverarne dai cinquantamila ai duecentomila (a seconda del numero dei seggi in palio) e non milioni; inoltre questo sistema aumenta la contendibilit\u00e0 della carica da parte dell\u2019<em>outsider<\/em>: presentare la propria candidatura in un collegio uninominale richiede un numero di presentatori limitato e presenta un costo di campagna elettorale molto contenuto. Per altro verso, nel collegio uninominale conta molto di pi\u00f9 la qualit\u00e0 della persona, rispetto alla sua bandiera ideologica o religiosa: questo favorisce la connotazione in termini di laicit\u00e0 (nel senso di questo termine indicato all\u2019inizio) sia della candidatura, sia della scelta compiuta dagli elettori con il voto. Il doppio turno (oppure il \u201cvoto trasferibile\u201d secondo il modello australiano) consente che al primo turno\u00a0 (o nell\u2019espressione della \u201cprima scelta\u201d, nel sistema australiano) gli elettori possano far valere la loro eventuale scelta di bandiera, salvo poi convergere nel secondo turno (o con la \u201cseconda scelta\u201d se si adotta il sistema del \u201cvoto trasferibile\u201d) sul candidato che ha la possibilit\u00e0 effettiva di conquistare la maggioranza assoluta dei voti. Certo, il sistema elettorale fondato sul collegio uninominale maggioritario pu\u00f2 favorire il localismo; per questo motivo \u00e8 necessario coniugarlo con l\u2019elezione diretta del Presidente della Repubblica, sempre con il sistema del doppio turno o con quello del voto trasferibile: l\u2019esperienza francese mostra come questa abbia un effetto di trascinamento rilevantissimo sul voto per il Parlamento, che segue di poche settimane quella presidenziale.<br \/>\nVengo infine alla terza questione posta nella domanda: quella riferita ai \u201cvalori non negoziabili\u201d e al consenso trasversale che su di essi pu\u00f2 determinarsi. La mia risposta su questo punto richiede una premessa, che traggo dall\u2019insegnamento di Luigi Mengoni. I <em>valori<\/em> che connotano la cultura di una nazione si traducono in <em>principi <\/em>giuridici, che nel nostro caso sono in larga parte contenuti nella Costituzione. I principi si distinguono dalle <em>regole <\/em>per questo: che la regola ha un contenuto precettivo pratico preciso e non suscettibile di variazione finch\u00e9 non muta la regola stessa; il principio, invece, indica un valore che deve essere perseguito (la protezione della vita, della dignit\u00e0, della salute, della sicurezza, della riservatezza delle persone, la libert\u00e0 di espressione, di informazione, di movimento, ecc.) ma non indica con precisione <em>come<\/em> lo si debba perseguire: sul <em>come<\/em>, il principio lascia una pi\u00f9 o meno ampia discrezionalit\u00e0 al soggetto che deve applicarlo, sia esso il legislatore ordinario o il giudice. Mentre non \u00e8 concepibile che tra due regole appartenenti a uno stesso ordinamento vi sia contraddizione, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 essere obbligato a tenere nello stesso tempo due comportamenti precisi tra loro contrastanti, \u00e8 invece comune esperienza quella del contrasto tra due principi in sede di applicazione pratica: per esempio, la protezione della riservatezza personale pu\u00f2 entrare in conflitto con la libert\u00e0 di informazione; in questi casi l\u2019applicazione dei due principi tra loro confliggenti richiede un ragionevole contemperamento tra di essi (cosa che non accade mai tra due regole, delle quali o s\u00ec applica una o si applica l\u2019altra). Sul piano giuridico, dunque, l\u2019applicazione dei principi \u00e8 di per s\u00e9 pi\u00f9 elastica dell\u2019applicazione delle regole. Lo stesso vale, a mio avviso per quel che riguarda il discorso morale riguardo al perseguimento dei valori: sovente accade che valori diversi debbano essere contemperati tra loro. E il contemperamento pu\u00f2 sempre avvenire in una gamma di modi diversi pi\u00f9 o meno ampia.<br \/>\nMi scuso per la lunghezza di questa premessa; ma essa \u00e8 indispensabile a sostegno della risposta alla domanda che mi viene posta. Finch\u00e9 la questione dei valori si pone sul piano della morale individuale, ciascuno pu\u00f2 imporre a se stesso un determinato modo piuttosto che un altro di contemperare tra loro valori diversi nelle situazioni in cui essi confliggono tra loro. Due esempi. Se sono cronista in un teatro di guerra, la mia coscienza \u00e8 libera di conciliare tra loro il principio di tutela della (mia) vita e il principio di libert\u00e0 di informazione secondo i miei convincimenti, decidendo se e in quale misura mettere a rischio la mia pelle. Se, in sede di fecondazione artificiale, ho la possibilit\u00e0 di far crescere un embrione non portatore di malattie genetiche e uno che ne sia portatore, la mia coscienza \u00e8 libera di conciliare tra loro il principio di tutela della vita e quello di tutela della salute secondo i miei convincimenti. Ma se la questione dei valori si pone sul piano dell\u2019ordinamento civile di un Paese, o di scelte di governo in determinate situazioni, questo comporta che il legislatore, o il comandante civile o militare, o il giudice, possano trovarsi a dover operare il contemperamento tra due principi confliggenti; e contemperamento significa una gamma di possibili soluzioni, entro un limite di ragionevolezza. Ora, sia l\u2019ordinamento civile, sia le tecniche di fecondazione artificiale, sia il servizio di informazione in un teatro di guerra, appartengono al novero di quelle \u201ccose del mondo\u201d che \u2013 secondo la <em>Gaudium et Spes<\/em> citata all\u2019inizio \u2013 hanno \u201cla loro propria consistenza, verit\u00e0, bont\u00e0, <em>le loro leggi proprie e il loro ordine<\/em>\u201d \u2026 \u201cche l\u2019uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare\u201d; dunque individuare la soluzione possibile nella gamma di quelle ragionevoli, sul piano giuridico come su quello amministrativo o quello medico, \u00e8 questione che va affrontata secondo il metodo di laicit\u00e0 di cui abbiamo parlato: senza, cio\u00e8, che alcuno affronti la discussione con la pretesa di avere in tasca una verit\u00e0 rivelata. Nessuna delle soluzioni possibili, entro la gamma di quelle ragionevoli, pu\u00f2 essere presentata come desumibile dalle Scritture, o da altra manifestazione di una \u201cvolont\u00e0 divina\u201d. Valga in proposito l\u2019elogio del compromesso in politica, in realt\u00e0 un\u2019affermazione forte della laicit\u00e0 della politica, che l\u2019allora cardinale Joseph Ratzinger rivolgeva nel 1981 ai politici cattolici del suo Paese: \u201cNon \u00e8 morale il moralismo dell&#8217;avventura, che tende a realizzare da s\u00e9 le cose di Dio. Lo \u00e8 invece la lealt\u00e0 che accetta le misure dell&#8217;uomo e compie, entro queste misure, l&#8217;opera dell&#8217;uomo. Non l&#8217;assenza di compromesso, ma il compromesso stesso \u00e8 la vera morale dell&#8217;attivit\u00e0 politica\u201d; e ancora: \u201cla verit\u00e0 \u00e8 che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell&#8217;umanit\u00e0 dell&#8217;uomo e delle sue possibilit\u00e0\u201d.<br \/>\nIn conclusione, quando \u00e8 in gioco l\u2019applicazione di valori diversi e fra loro pi\u00f9 o meno gravemente confliggenti, in una materia di ordine politico, giuridico, medico, scientifico, educativo, comunque connotata dalla \u201clegittima autonomia\u201d di cui parla la<em> Gaudium et Spes<\/em>, all\u2019interno della gamma di soluzioni ragionevoli possibili la ricerca comune di quella migliore da parte delle persone di buona volont\u00e0 deve avvenire senza che alcuna soluzione possa essere considerata <em>a priori<\/em> superiore alle altre. Entro questo spazio, dunque, parlare di \u201cvalori non negoziabili\u201d allude \u2013 a mio avviso \u2013 a una pretesa confliggente con il secondo comandamento. E al tempo stesso confliggente con il principio di laicit\u00e0 e il valore cristiano della carit\u00e0, che implica anche il mettersi sullo stesso piano, verso il prossimo dissenziente.<br \/>\nSo, con questo, di esprimere un\u2019opinione non condivisa da un orientamento oggi prevalente del Magistero cattolico; ma spero almeno di aver spiegato perch\u00e9 essa mi pare pi\u00f9 conforme all\u2019insegnamento del Concilio Vaticano II.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">l<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA LAICIT\u00c0 DELLA POLITICA, DELLA SCIENZA, DELLA CULTURA, COSTITUISCE IL METODO DELLA COOPERAZIONE TRA CREDENTI E NON CREDENTI, BASATO SULLA PREMESSA CONDIVISA CHE IN QUESTI CAMPI NESSUNO POSSIEDE VERIT\u00c0 RIVELATE Intervista curata dalla redazione della rivista Iustitia, organo trimestrale dell\u2019Unione dei Giuristi Cattolici Italiani e in corso di pubblicazione sul n. 4\/2012 dello\u00a0stesso trimestrale &#8211;\u00a0settembre [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,34],"tags":[],"class_list":["post-23168","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-laicita"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23168","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23168"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23168\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23168"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23168"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23168"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}