
{"id":23501,"date":"2012-10-13T18:38:34","date_gmt":"2012-10-13T17:38:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23501"},"modified":"2012-10-18T11:06:53","modified_gmt":"2012-10-18T10:06:53","slug":"matteo-renzi-e-la-sinistra-che-ha-sbagliato-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23501","title":{"rendered":"RENZI E LA SINISTRA CHE HA SBAGLIATO TUTTO (in materia di lavoro e non solo)"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL GRANDE CONSENSO\u00a0RACCOLTO DAL SINDACO DI FIRENZE NON \u00c8 N\u00c9 UNA BOLLA MEDIATICA, N\u00c9 ESPRESSIONE DI UN ELETTORATO DI\u00a0DESTRA IN CERCA DI UN LEADER LIBERISTA: \u00c8 INVECE PER\u00a0LO PIU&#8217;\u00a0IL CONSENSO DI QUELLA PARTE DELL&#8217;ELETTORATO A CUI SI RIVOLGEVA IL PD ORIGINARIO E A CUI NEGLI ULTIMI TRE ANNI IL PD\u00a0SI \u00c8 CHIUSO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento alla manifestazione inaugurale del Comitato milanese per Matteo <\/em><em>Renzi, <\/em><em>svoltasi allo Spazio Energolab di via Plinio stipato di giovani e giovanissimi, <\/em><em>a Milano l&#8217;11 ottobre 2012 &#8211; Il testo integrale di questo intervento \u00e8 stato pubblicato sul quotidiano <\/em>Il Foglio<em> del 16 ottobre 2012<!--more--><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p>Quando cinque anni fa abbiamo fondato il Partito democratico, lo abbiamo fatto anche per dotare il nostro centrosinistra di un partito capace di liberarsi dalle contraddizioni e dai ritardi della sinistra italiana del secolo passato.<\/p>\n<p><strong>LA VOCAZIONE MINORITARIA E GLI ALTRI ERRORI DELLA SINISTRA<\/strong><br \/>\nA quella vecchia sinistra imputavamo, innanzitutto, la vocazione minoritaria, che si concretava in una sorta di disprezzo nei confronti degli elettori refrattari a capire e condividere le sue ragioni. Un disprezzo che la induceva a esimersi dal mettere in discussione se stessa e le proprie strategie incapaci di convincere la maggioranza degli italiani. E la induceva anche a isolare come corpi estranei, circondandoli di veri e propri cordoni sanitari, accusandoli di \u201cintelligenza col nemico\u201d, tutti coloro che si azzardassero a mettere in discussione il verbo dominante, o \u2013 Dio non voglia \u2013 si spingessero addirittura a contendere la leadership ai vecchi vertici della sinistra stessa.<\/p>\n<p>A quella sinistra imputavamo, pi\u00f9 specificamente, di non avere saputo liberarsi di vecchi schemi di lettura dei meccanismi della societ\u00e0 civile e del tessuto produttivo; col risultato \u00a0che nelle grandi scelte in materia di lavoro, negli ultimi quarant\u2019anni, essa aveva sbagliato tutto. Era, quella, la sinistra che in Parlamento nel 1970 si era astenuta sullo Statuto dei Lavoratori considerandolo come una trappola per ingabbiare il movimento operaio; la sinistra che per tutti gli anni \u201970 e fino alla met\u00e0 degli anni \u201980 aveva fatto muro contro il riconoscimento del <em>part-time<\/em> nel nostro ordinamento, votando contro la legge che lo introduceva nell\u2019 \u201884; la sinistra che aveva difeso fino all\u2019ultimo sangue il monopolio statale dei servizi collocamento e di fornitura di lavoro temporaneo, fino a quando, nel 1997, siamo stati obbligati ad abolirlo da una sentenza della Corte di Giustizia;\u00a0 la sinistra che aveva fatto dell\u2019articolo 18 dello Statuto &#8211; s\u00ec: proprio di quello stesso Statuto che nel 1970 aveva disprezzato, come una trappola per il movimento operaio &#8211;\u00a0un tab\u00f9 intangibile (scommettiamo che\u00a0tra cinque anni anche a sinistra non ci sar\u00e0 pi\u00f9 nessuno che proporr\u00e0\u00a0di ripristinare il vecchio articolo 18, come oggi non c&#8217;\u00e8 nessuno che proponga di revocare il riconoscimento del <em>part-time<\/em> o la liberalizzazione dei servizi nel mercato del lavoro?); la sinistra, infine,\u00a0che dagli anni cinquanta e ancora fino all\u2019anno scorso ha difeso come fondamentale e irrinunciabile il principio della rigida e assoluta inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale, contro la tendenza al decentramento della contrattazione. \u00c8, del resto, la stessa sinistra che fino alla fine degli anni &#8217;70 \u00e8 stata contraria al processo di integrazione europea e alla TV a colori. E non provo alcun compiacimento nell&#8217;osservare tutto questo, perch\u00e9 lungo tutta la mia vita adulta ho scelto questa stessa sinistra come mia casa, anche se abitandovi sempre in una posizione un po&#8217; eccentrica.<\/p>\n<p><strong>UN PAESE IN CUI SI VA AVANTI SOLO PER ANZIANIT\u00c0<\/strong><br \/>\nDei propri vecchi miti collettivisti quella sinistra aveva abbandonato l\u2019idea di realizzarli, ma non si era liberata delle tossine che ne erano rimaste nella sua cultura, le quali avevano continuato a ritardarne, come sabbia nell\u2019ingranaggio, la reattivit\u00e0 di fronte ai mutamenti del mondo reale. Le avevano impedito di rendersi conto che i vecchi strumenti di protezione del lavoro si erano trasformati in fattori di esclusione di una massa crescente di lavoratori, soprattutto giovani, dall\u2019area di applicazione delle protezioni. La difesa sistematica e incondizionata dei lavoratori stabili regolari contro ogni possibile stress da esame aveva generato il principio per cui si va avanti sempre soltanto per anzianit\u00e0; ma un\u00a0Paese in cui si va avanti soltanto per anzianit\u00e0 \u00e8 un Paese condannato a star fermo e comunque a perdere i suoi giovani migliori.<\/p>\n<p>A quella sinistra imputavamo, ancora, di non riuscire a rapportarsi alla societ\u00e0 civile se non per il tramite degli apparati di rappresentanza delle varie categorie, e in primo luogo dei sindacati; col risultato di perdere i contatti con una massa crescente di lavoratori esclusi dalle tutele. \u00a0E di ridursi a una difesa sistematica di servizi pubblici organizzati in funzione dell\u2019interesse prioritario, quando non esclusivo, di chi vi \u00e8 addetto. A quella sinistra imputavamo dunque di comportarsi troppo spesso come organizzazione di protezione degli insiders contro gli outsiders, degli addetti ai servizi contro gli utenti dei servizi. Le imputavamo, infine, di comportarsi troppo spesso come organizzazione della protezione degli interessi costituiti della mia generazione, quella dei nati tra gli anni \u201940 e gli anni \u201950, contro gli interessi delle nuove generazioni.<\/p>\n<p><strong>QUEGLI ERRORI DELLA VECCHIA SINISTRA SONO DIVENTATI ERRORI DELL\u2019INTERO PAESE<\/strong><br \/>\nIn questi cinque anni trascorsi dalla fondazione del Pd, le stesse critiche che noi allora muovevamo alla vecchia sinistra sono diventate altrettante critiche che l\u2019Unione Europea muove all\u2019intera organizzazione della societ\u00e0 italiana attuale; e altrettante richieste di riforma alle quali i nostri partner europei condizionano la loro disponibilit\u00e0 a farsi carico della garanzia del nostro enorme debito pubblico. Questo \u00e8 il motivo per cui possiamo ben dire che quel nuovo partito democratico, che nel 2007 ci proponevamo di costituire, oggi costituisce elemento di importanza decisiva nella risposta del nostro Paese alle critiche e alle richieste dei nostri partner europei. Un elemento di importanza decisiva, dunque, nella strategia europea che, con il Governo Monti, ci siamo dati per uscire dalla crisi terribile che ci attanaglia; e cogliere nel contempo la straordinaria occasione che ci si offre per allineare il nostro Paese rispetto ai migliori standard dei Paesi del centro- e nord-Europa in materia di servizi,<br \/>\namministrazione e finanza pubblica.<\/p>\n<p><strong>LA SCOMMESSA EUROPEA DELL\u2019ITALIA, SPARTIACQUE POLITICO FONDAMENTALE<\/strong><br \/>\nOggi quella scommessa comune che abbiamo stipulato con i nostri partner europei e la strategia necessaria per vincerla costituiscono \u2013 e continueranno presumibilmente a costituire ancora per diversi anni \u2013 uno spartiacque fondamentale per la politica italiana. \u00c8 su quella strategia, oggi pi\u00f9 importante che mai per le sorti del Paese, che il Pd decide se rimanere fedele o no alla propria missione originaria. Fin dal luglio scorso un gruppo sempre pi\u00f9 folto di parlamentari democratici si \u00e8 proposto di richiamare con forza il Pd alla necessit\u00e0 di porre al centro del proprio programma per la prossima legislatura la scommessa europea dell\u2019Italia e la strategia necessaria per vincerla: le abbiamo chiamate sinteticamente \u201cl\u2019Agenda Monti\u201d. Lo stesso tema sta diventando cruciale in questa campagna elettorale per le primarie.<\/p>\n<p>Scegliendo il leader del centrosinistra non possiamo non scegliere anche la via migliore per far uscire l\u2019Italia dalla crisi. \u00a0E so di essere con una larghissima maggioranza<br \/>\ndell\u2019elettorato democratico quando dico che la strategia pi\u00f9 seria e realistica \u00e8 costituita proprio dalla la scommessa europea che Mario Monti ha incominciato a delineare con Mario Draghi, Angela Merkel e Fran\u00e7ois Hollande. Non mi sembra azzardato prevedere che vincer\u00e0 queste primarie il candidato che sapr\u00e0 fare propria nel modo pi\u00f9 coerente e convincente questa strategia.<\/p>\n<p><strong>LA CONTRADDIZIONE IRRISOLTA DI BERSANI<\/strong><br \/>\nQuesto \u00e8 il motivo per cui vedo una contraddizione insanabile nella posizione assunta dal nostro Segretario generale, Pierluigi Bersani, che per un verso dice di voler fare propria la strategia europea delineata da Mario Monti, ma nel contempo indica come \u201calleato prioritario\u201d per la prossima legislatura il partito guidato da Nichi Vendola, che qualifica apertamente quella stessa strategia come \u201cla rovina dell\u2019Italia\u201d. Vedo una contraddizione insanabile nel dire che facciamo integralmente nostri gli impegni assunti dall\u2019Italia in funzione della propria scommessa europea, e nel contempo affermare \u2013 come ha fatto sul <em>Foglio<\/em> di marted\u00ec scorso il Responsabile nazionale dell\u2019Economia del Pd Stefano Fassina \u2013 che occorre \u201crottamare l\u2019Agenda Monti\u201d, in quanto ispirata a idee sbagliate e perniciose. Vedo anche un incredibile errore politico nell&#8217;asserragliarci nelle ridotte della vecchia sinistra proprio nel momento in cui il disfacimento del PdL ci aprirebbe &#8211; come osserva giustamente Giorgio Tonini &#8211; praterie sconfinate verso il centro dello schieramento.<\/p>\n<p>Questo, viceversa, \u00e8 il motivo per cui credo che dobbiamo appoggiare la candidatura alle primarie di Matteo Renzi: perch\u00e9 la linea che Renzi propone per il Pd e per la coalizione di centrosinistra \u00e8 oggi la pi\u00f9 coerente con la ragion d\u2019essere originaria dello stesso Pd, la pi\u00f9 coerente con la strategia europea dell\u2019Italia delineata da Mario Monti e al tempo stesso la pi\u00f9 coerente con l&#8217;obiettivo di conquistare al centrosinistra gli elettori delusi dal centrodestra.<\/p>\n<p><strong>GLI ERRORI DI VALUTAZIONE DI ROSY BINDI E DI MASSIMO D\u2019ALEMA<\/strong><br \/>\nLo pensa anche quella met\u00e0 degli elettori potenziali del Pd che, come voi qui questa sera, in queste ultime settimane manifestano nei sondaggi il proprio sostegno al sindaco di Firenze. Sbaglia clamorosamente Rosy Bindi quando li (vi) qualifica sprezzantemente come espressione \u201cdella maggioranza silenziosa\u201d, pretendendo con questo di sancire la loro (la vostra!) estraneit\u00e0 rispetto al novero degli interlocutori che al centrosinistra interessano: ritroviamo qui un po\u2019 di quel \u201cdisprezzo antropologico\u201d verso l\u2019altro da s\u00e9 che ha caratterizzato la vecchia sinistra a vocazione minoritaria di cui parlavamo all\u2019inizio. Compie lo stesso clamoroso errore di valutazione politica Massimo D\u2019Alema quando liquida questo fenomeno come una \u201cbolla mediatica\u201d destinata a scoppiare tra breve. \u00c8 vero proprio il contrario: il sostegno a Matteo Renzi viene per gran parte da quell\u2019elettorato democratico che non si sente rappresentato dal Pd quale esso \u00e8 diventato da alcuni anni, e che dunque si \u00e8 sentito privato di rappresentanza politica. Il consenso che \u00e8 esploso intorno a Matteo Renzi \u2013 di cui anche voi siete espressione qui questa sera \u2013 \u00e8 per la maggior parte espressione dell\u2019elettorato cui guardava il Pd quando \u00e8 nato, ma che il Pd di Bersani dal 2009 ha preferito ignorare e se possibile abbandonare. C\u2019\u00e8 dentro un po\u2019 di \u201cdestra non berlusconiana\u201d, come i dirigenti attuali del Pd cercano disperatamente di convincersi che ci sia? Pu\u00f2 darsi, e non vedrei alcun motivo di dolermene; ma non \u00e8 certo questa l\u2019essenza del fenomeno. Questa sera, per esempio, di quella destra in questa sala non vedo traccia. Il fatto \u00e8 che quei dirigenti tutto quello che non capiscono lo qualificano come \u201cdestra\u201d,<br \/>\nper esimersi dal farci i conti. Ogni giorno che passa essi spalancano gli occhi, increduli, di fronte al fatto che questa che loro credono una \u201cbolla mediatica\u201d continua a crescere e non scoppia; le tossine lasciate in circolo dai vecchi errori impediscono loro di cogliere il segno dei tempi.<\/p>\n<p><strong>L\u2019INVITO DI FRANCO MARINI: \u201cATTENDI IL TUO TURNO!\u201d<\/strong><br \/>\nGli errori della vecchia sinistra, diventati ormai parte integrante della cultura di un intero Paese, vengono fuori anche nei discorsi di dirigenti di vertice del Pd che non appartengono storicamente alla vecchia sinistra, ma in questa vicenda ne hanno assunto il modo di pensare e di agire. Parlo per esempio di Franco Marini, che luned\u00ec scorso, in una intervista di fuoco contro Matteo Renzi sul <em>Corriere della Sera<\/em>, si \u00e8 lasciato scappare (cito a memoria): \u201cIo gli avevo detto di aspettare il suo turno; non mi ha ascoltato\u201d. Aspettare il proprio turno: in questa frase torna fuori la vecchia sinistra delle graduatorie per anzianit\u00e0, per cui di fatto al vertice possono stare soltanto i sessantenni e i settantenni. Non ci<br \/>\ncapacitiamo del fatto che un trentasettenne possa aver l\u2019ardire di contendere la leadership a un sessantenne. Ed Miliband ne aveva trentanove quando si candid\u00f2 a guidare il <em>Labour Party<\/em>? Ti rispondono: \u201cma qui siamo in Italia\u201d. Appunto. Vorremmo che anche nel nostro Paese si incominciasse a riconoscere che i trent\u2019anni sono l\u2019et\u00e0 della vita<br \/>\nnella quale, salvo eccezioni, siamo pi\u00f9 intelligenti e pi\u00f9 produttivi.<\/p>\n<p><strong>UN&#8217;ALTRA SCIOCCHEZZA DELLA VECCHIA SINISTRA: L&#8217;ACCUSA DI &#8220;LIBERISMO&#8221;<\/strong><br \/>\nQuando non \u00e8 quella di &#8220;intelligenza col nemico&#8221;, l&#8217;accusa che gli alti dirigenti del Pd muovono a Matteo Renzi, per esimersi dal confrontarsi pragmaticamente con le sue idee e le sue proposte,\u00a0 \u00e8 quella di liberismo (vedi per esempio, proprio oggi\u00a0Cesare Damiano in una accorata intervista al <em>Mattino<\/em> di Napoli). Quello che gli si rimprovera, in sostanza, \u00e8\u00a0la proposta di usare largamente il mercato concorrenziale, dove\u00a0\u00e8 possibile attivarlo,\u00a0come strumento per combattere le posizioni di rendita e realizzare le pari opportunit\u00e0. Il che, tra l&#8217;altro,\u00a0significa anche saper individuare i casi in cui il mercato concorrenziale non funziona, per attivare l\u00ec i correttivi necessari. La nostra vecchia sinistra identifica ancora l&#8217;idea del mercato concorrenziale con il <em>laissez faire<\/em> ottocentesco, con l&#8217;assenza di ogni regola, con il ritorno alla legge della jungla. Ma le cose stanno proprio al contrario. Un mercato veramente concorrenziale \u201callo stato di natura\u201d non esiste e non \u00e8 mai esistito: ci si arriva,\u00a0con difficolta.\u00a0solo al culmine di una evoluzione che incomincia con i grandi mercati monopolistici della prima rivoluzione industriale, seguiti dai sistemi keynesiani ad alta partecipazione statale nell\u2019industria e nelle banche. A ben vedere, non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 \u201cartificiale\u201d, cio\u00e8 lontano dallo stato di natura,\u00a0di un mercato perfettamente concorrenziale: per poter esistere e funzionare bene, esso ha bisogno di essere sorretto, oltre che da un alto grado di fiducia reciproca tra gli operatori e i cittadini &#8211; quelle <em>civic attitudes<\/em> che \u00e8 compito della buona politica promuovere -, anche da una\u00a0attrezzatura molto sofisticata:\u00a0una regolazione efficace e\u00a0un\u2019autorit\u00e0 antitrust in grado di sciogliere e prevenire i monopoli, un sistema informativo plurale ed efficiente, e un sistema di istruzione universale moderno, capace di assicurare il pi\u00f9 possibile a tutti la necessaria dotazione\u00a0di partenza del bene che pi\u00f9 conta anche sul piano economico: la cultura. Se a tutto questo aggiungiamo &#8211; come fa Matteo nella sua bozza di programma &#8211; una solida rete di sicurezza e assistenza per garantire che nessuno dei pi\u00f9 sfortunati venga abbandonato a se stesso, abbiamo il quadro di un programma che con il <em>laissez faire<\/em> ottocentesco ha pochissimo a che vedere, e che mira invece a una moderna e molto ambiziosa coniugazione di equit\u00e0, pari opportunit\u00e0 e crescita economica. Un disegno che pu\u00f2 forse essere accusato di eccessiva ambizione, ma non\u00a0certo di ingenuo liberismo.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 che per la vecchia sinistra \u00e8 &#8220;liberismo&#8221; tutto ci\u00f2 che esce dai suoi schemi. Non si spiegherebbe, altrimenti, come essa possa commettere l&#8217;incredibile sciocchezza di tacciare di &#8220;liberismo&#8221; chi,\u00a0come Matteo Renzi, ha fatto propria l&#8217;idea-forza\u00a0della <em>flexsecurity<\/em>: un modello nel quale \u00e8 particolarmente accentuato l&#8217;intervento pubblico, o comunque del sistema delle relazioni industriali, per correggere le disfunzioni tipiche del mercato del lavoro. Accusano Renzi di &#8220;liberismo&#8221;perch\u00e9 esce dai loro schemi: sta con gli outsiders dove loro difendono solo gli interessi degli insiders; con gli utenti dei servizi pubblici, dove loro di fatto proteggono solo gli interessi degli addetti a quei servizi; con le nuove generazioni dove essi di fatto si mobilitano soltanto a sostegno delle vecchie.<\/p>\n<p><strong>NON UN APPOGGIO INCONDIZIONATO<\/strong><br \/>\nIl mio, sia chiaro, non \u00e8 un appoggio incondizionato a Matteo Renzi; e neppure l\u2019atto di adesione a una corrente.\u00a0Al contrario, appogger\u00f2 Matteo soltanto a condizione che lui mantenga &#8211; come finora ha fatto &#8211; il suo impegno a difendere l&#8217;unit\u00e0 del Partito democratico, al di l\u00e0 di ogni polemica interna, per quanto aspra essa possa essere. Per un partito veramente democratico la dialettica interna non pu\u00f2 essere un pericolo: deve esserne invece la linfa vitale. \u00c8 proprio quello che la vecchia sinistra non capisce, quando torna a isolare il dissenziente con la tecnica del cordone sanitario, con la denigrazione personale, e magari anche con le accuse di &#8220;intelligenza col nemico&#8221;. Anche su questo terreno la campagna elettorale di Matteo deve essere per tutto il partito &#8211; pur nella fermezza delle posizioni assunte &#8211; una lezione di democrazia, di mitezza,\u00a0e di non faziosit\u00e0.<\/p>\n<p>Il mio appoggio a Matteo \u00e8 subordinato a un&#8217;altra condizione: che mantenga e rafforzi la coerenza del suo programma con la strategia europea dell\u2019Italia disegnata da Mario Monti. Alla condizione, cio\u00e8,\u00a0che sappia porre &#8211; come finora ha fatto &#8211; la sua straordinaria capacit\u00e0 di comunicazione politica al servizio di quella strategia, senza cedere mai alla tentazione di scambiare anche solo una briciola del rigore programmatico di cui abbiamo bisogno per una briciola di facile popolarit\u00e0: tenere ferma la barra del timone gli render\u00e0, a conti fatti, in termini di consensi duraturi, molto di pi\u00f9 di quel che potr\u00e0 fargli perdere in termini di consenso volatile.\u00a0Questo non significa non vedere gli errori e le lacune, che abbondano nell\u2019operato del Governo Monti; ma significa far proprio fino in fondo il disegno di un\u2019Italia capace di riconquistare la fiducia e la stima degli altri grandi Paesi europei, proprio perch\u00e9 capace di mantenere rigorosamente gli impegni presi, e, mantenendoli, di dare il colpo di reni necessario per correggere i propri errori e per conformare la propria amministrazione e le proprie strutture ai migliori modelli che quei Paesi ci offrono. Con la serena coscienza che questo \u00e8 il migliore servizio che possiamo rendere ai nostri figli, agli italiani di domani, dopo decenni di irresponsabilit\u00e0 e iniquit\u00e0 a loro danno.<\/p>\n<p><strong>L\u2019IDEA-FORZA DELLA TRASPARENZA TOTALE<\/strong><br \/>\nA questo proposito vorrei aggiungere soltanto un ultimo punto. La strategia europea delineata da Mario Monti, con i sacrifici e i mutamenti di cultura materiale del Paese che essa comporta, non pu\u00f2 in alcun modo prescindere dalla disponibilit\u00e0 di un ceto politico capace di conquistarsi la fiducia piena dell\u2019opinione pubblica. Questa fiducia \u2013 che oggi si \u00e8 persa \u2013 pu\u00f2 essere riconquistata soltanto attraverso due scelte fondamentali: quella di una sobriet\u00e0 francescana della politica e quella di una trasparenza totale che ne consenta il controllo diretto da parte della cittadinanza. Parlo di quella <em>full disclosure<\/em> che oltre Manica e oltre Atlantico \u00e8 garantita dai <em>Freedom of Information Acts<\/em>, e che da noi \u00e8 stata finora soltanto proclamata, mai veramente praticata. Significa che ogni documento di ciascuna amministrazione pubblica, ma anche di quella interna di ciascun partito, deve essere accessibile a chiunque senza condizioni; e che ogni atto di spesa, ogni mandato di pagamento, ogni contratto \u00e8 efficace soltanto dal momento in cui \u00e8 pubblicato <em>on line<\/em>. \u00c8 una vera e propria nuova cultura amministrativa, a suo modo rivoluzionaria, che Matteo Renzi enuncia nella sua bozza di programma, avendo gi\u00e0 incominciato praticarla nel Comune di cui \u00e8 sindaco e nell\u2019amministrazione stessa della sua campagna elettorale. Se l\u2019opinione pubblica si convincer\u00e0 che sono soltanto promesse elettorali, questo si ritorcer\u00e0 come un boomerang contro di lui. Ma se invece lui\u00a0 sapr\u00e0 convincere l\u2019opinione pubblica di essere capace di costruire davvero questa<br \/>\ncultura in Italia, incarnandola nei suoi stessi atti e nella sua persona, la mia previsione \u00e8 che Renzi conquister\u00e0 a se stesso e al centrosinistra un consenso enormemente pi\u00f9 ampio di quello che del centrosinistra \u00e8 tradizionalmente proprio.<\/p>\n<p>Auguri, Matteo!<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL GRANDE CONSENSO\u00a0RACCOLTO DAL SINDACO DI FIRENZE NON \u00c8 N\u00c9 UNA BOLLA MEDIATICA, N\u00c9 ESPRESSIONE DI UN ELETTORATO DI\u00a0DESTRA IN CERCA DI UN LEADER LIBERISTA: \u00c8 INVECE PER\u00a0LO PIU&#8217;\u00a0IL CONSENSO DI QUELLA PARTE DELL&#8217;ELETTORATO A CUI SI RIVOLGEVA IL PD ORIGINARIO E A CUI NEGLI ULTIMI TRE ANNI IL PD\u00a0SI \u00c8 CHIUSO Intervento alla manifestazione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,12],"tags":[],"class_list":["post-23501","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=23501"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/23501\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=23501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=23501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=23501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}