
{"id":238,"date":"2008-06-02T22:37:05","date_gmt":"2008-06-02T21:37:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=238"},"modified":"2008-10-20T22:20:04","modified_gmt":"2008-10-20T21:20:04","slug":"alleconomia-italiana-serve-di-piu-un-fisco-orientato-a-incentivare-il-lavoro-delle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=238","title":{"rendered":"ALL&#8217;ECONOMIA ITALIANA SERVE DI PIU&#8217; UN FISCO ORIENTATO A INCENTIVARE IL LAVORO DELLE DONNE"},"content":{"rendered":"<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><em>Articolo di Alberto Alesina e Andrea Ichino pubblicato su <\/em>il Sole 24 Ore<em> &#8211; 3 giugno 2008<\/em><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">\u00a0<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Una serie di proposte in discussione e di iniziative fiscali del nuovo governo potrebbe avere conseguenze notevoli dirette ed indirette sull\u2019occupazione femminile. Come sappiamo la bassa partecipazione al lavoro delle donne \u00e8 una caratteristica dell\u2019economia italiana che molti considerano un handicap grave per il nostro Paese. Il complesso di questo pacchetto di riforme potrebbe allontanare ancora di pi\u00f9 le donne dal mercato del lavoro.<br \/>\n<!--more--><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">La prima riforma \u00e8 quella, gi\u00e0 approvata, della de-tassazione degli straordinari. Di per s\u00e9,\u00a0 \u00e8 un\u2019idea che ha il merito di creare incentivi a lavorare di pi\u00f9 in un Paese in cui le ore lavorate per persona sono in media inferiori rispetto all\u2019estero. Se per\u00f2 pensiamo a due coniugi che oltre a lavorare debbano anche occuparsi di figli e famiglia e quindi non possano entrambi approfittare dell\u2019incentivo fiscale a fare straordinari, sar\u00e0 per loro conveniente che uno solo di essi lavori oltre l\u2019orario normale. E data l\u2019attuale divisione dei compiti all\u2019interno delle famiglie, sar\u00e0 l\u2019uomo ad aumentare l\u2019offerta di lavoro, mentre la donna star\u00e0 di pi\u00f9 a casa. Questo accadr\u00e0 a maggior ragione nelle famiglie monoreddito in cui solo l\u2019uomo lavora.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Il provvedimento quindi rafforza la tradizionale divisione dei compiti all\u2019interno della famiglia. Inoltre non tiene conto del fatto che il vero problema in Italia, non sono tanto le poche ore lavorate da chi gi\u00e0 lavora, ma soprattutto la non partecipazione al lavoro di troppe categorie: giovani, anziani e soprattutto donne.\u00a0 Riguardo a questo problema il provvedimento \u00e8 del tutto inefficace, mentre facilmente avrebbe potuto essere disegnato per incentivare le donne ad entrare nel mercato del lavoro e a lavorare di pi\u00f9: bastava concentrare sulle sole lavoratrici la detassazione degli straordinari o (meglio ancora) di tutte le ore lavorate soprattutto per le donne che entrano per la prima volta nel mercato del lavoro.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">L\u2019offerta di lavoro femminile \u00e8 molto pi\u00f9 sensibile di quella maschile alla detassazione.\u00a0 Sgravando la retribuzione delle sole donne si sarebbe creato un incentivo a far lavorare di pi\u00f9 proprio quella parte della forza lavoro che ha la partecipazione piu bassa. Per una data perdita di gettito fiscale, l\u2019offerta di lavoro complessiva sarebbe aumentata maggiormente con ovvi benefici in termini di prodotto interno lordo.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">La seconda proposta in discussione \u00e8 quella del quoziente familiare ovvero il sistema per cui i redditi da lavoro dei coniugi vengono considerati congiuntamente e sulla loro media attribuita a ciascun coniuge si applicano le aliquote progressive per determinare la tassa dovuta dalla famiglia nel suo complesso. Nel regime attualmente in vigore, invece, i redditi della moglie e del marito sono tassati separatamente. Quale dei due sistemi sia preferibile dipende da quanto preferiamo l\u2019equit\u00e0 fiscale tra i coniugi piuttosto che l\u2019equit\u00e0 fiscale tra famiglie che guadagnino lo stesso reddito complessivo,\u00a0 ma con una diversa composizione tra moglie e marito. E la preferenza tra questi due obiettivi ha implicazioni per la partecipazione al lavoro femminile.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">\u00bcbr \/&gt; Facciamo un esempio. Supponiamo, per semplicit\u00e0, che le aliquote IRPEF medie siano 5% per un reddito di 50, 10% per un reddito di 75 e 20% per un reddito pari a 100. Se in una famiglia l\u2019uomo guadagna 100 e la moglie 50 e in un\u2019altra guadagnano tutti e due 75, con la tassazione disgiunta la prima famiglia paga pi\u00f9 tasse della seconda: ossia 2.5 + 20 = 22.5 contro 7.5+7.5=15. Ci\u00f2 pu\u00f2 essere visto come un\u2019ingiustizia perch\u00e9 le due famiglie pur avendo lo stesso reddito totale pagano tasse diverse. Il metodo del quoziente familiare si propone di ovviare a questa ingiustizia, ma ne genera un\u2019altra. Nella prima famiglia, con la tassazione disgiunta, se la donna, che guadagna 50, volesse lavorare di pi\u00f9, il suo reddito marginale verrebbe tassato al 5%, mentre con il quoziente quella stessa donna dovrebbe considerare una aliquota marginale del 10%, perch\u00e9 ai fini fiscali \u00e8 come se il suo reddito fosse quello medio familiare, ossia 75 e non 50.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">Quindi con la tassazione disgiunta, ogni euro guadagnato da moglie e marito viene tassato nello stesso modo, ma famiglie con redditi uguali possono essere tassate in modo diverso. Con il metodo del quoziente, le donne sono tassate di fatto pi\u00f9 degli uomini, ma famiglie con redditi complessivi uguali hanno la stessa imposizione. Se riteniamo che la partecipazione al lavoro delle donne sia un obiettivo importante per il nostro paese \u00e8 evidente che il metodo del quoziente familiare ci allontana da questo obiettivo, e la tassazione disgiunta \u00e8 preferibile.\u00a0 Non a caso, nei paesi scandinavi e in UK dove la partecipazione al lavoro femminile e pi\u00f9 alta, la tassazione della coppia \u00e8 disgiunta, mentre \u00e8 congiunta in Germania e Francia dove la partecipazione femminile \u00e8 pi\u00f9 bassa.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">Infine il governo sembra aver abbandonato la proposta del cosiddetto &#8220;bonus beb\u00e8\u201d (ventilata nel programma del PDL) a favore di un massiccio aumento di spesa pubblica per asili nido e servizi all\u2019infanzia. Il bonus beb\u00e8 era una pessima idea.\u00a0 Se doveva essere un incentivo alla fertilit\u00e0 sarebbe servito a ben poco come hanno dimostrato vari studi empirici sugli incentivi a procreare. Gli asili nido sussidiati dallo Stato sono considerati da molti il deus ex machina che dovrebbe risolvere il problema della fertilit\u00e0 e del lavoro femminile. A noi non pare. Meglio sarebbe ridurre le imposte alle donne (e quindi alle loro famiglie) e dare loro un maggiore reddito disponibile da spendere come vogliono, dalla cura dei figli a quella degli anziani (sempre piu spesso un problema maggiore di quello dei figli), all\u2019assunzione di baby sitters e badanti o per asili nidi privati che il mercato da solo genererebbe a fronte della domanda liberata dalla minore tassazione. E aumenterebbe anche l\u2019offerta privata di asili nido a prezzi pi\u00f9 accessibili perch\u00e9 riducendo le tasse alle donne diminuirebbe il costo della forza lavoro femminile che \u00e8 di fatto uno degli input produttivi principali nei servizi per l\u2019infanzia.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">Una cosa \u00e8 certa: il complesso di queste riforme, se congiuntamente adottate, aumenterebbe la pressione fiscale sulle donne inducendole a non lavorare, con effetti ambigui sulla fertilit\u00e0. I nuovi asili nido pubblici rischierebbero di rimanere vuoti.<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">\u00a024 Maggio 2008<\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">Alberto Alesina <a href=\"mailto:aalesina@harvad.edu\">aalesina@harvad.edu<\/a><\/p>\n<p style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; mso-outline-level: 1;\">Andrea Ichino <a href=\"mailto:andrea.ichino@unibo.it\">andrea.ichino@unibo.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Articolo di Alberto Alesina e Andrea Ichino pubblicato su il Sole 24 Ore &#8211; 3 giugno 2008 \u00a0 Una serie di proposte in discussione e di iniziative fiscali del nuovo governo potrebbe avere conseguenze notevoli dirette ed indirette sull\u2019occupazione femminile. 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