
{"id":23823,"date":"2012-11-03T11:06:23","date_gmt":"2012-11-03T10:06:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23823"},"modified":"2020-02-01T22:36:16","modified_gmt":"2020-02-01T21:36:16","slug":"il-foglio-marchionne-e-libero-di-importare-in-italia-il-modello-di-relazioni-industriali-americano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23823","title":{"rendered":"IL FOGLIO: MARCHIONNE \u00c8 LIBERO DI IMPORTARE IN ITALIA IL MODELLO DI RELAZIONI INDUSTRIALI AMERICANO?"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL PRINCIPIO DEL PLURALISMO SINDACALE VALE ANCHE SUL VERSANTE IMPRENDITORIALE &#8211; E IL PLURALISMO SERVE PERCH\u00c9 MODELLI DIVERSI DI RELAZIONI INDUSTRIALI POSSANO CONFRONTARSI E COMPETERE TRA LORO (MA QUESTO IN ITALIA \u00c8 COMUNEMENTE RIFIUTATO DALLA CULTURA DOMINANTE)<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Valerio Lo Prete, pubblicata sul <\/em>Foglio<em> il 2 novembre 2012 &#8211; In argomento v. anche le interviste pubblicate nello stesso giorno sul <\/em><a title=\"Intervista Secolo XIX\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23825\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Secolo XIX<\/a><em> e su <\/em><a title=\"Intervista a Europa\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23821\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Europa<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><br \/>\nRoma. Il provvedimento che obbliga Fiat a riassumere 19 operai della Fiom-Cgil, e in prospettiva altri 145 con la stessa tessera sindacale, \u00e8 \u201cinappropriato\u201d.\u00a0Il diritto italiano consente questo provvedimento, ma in qualsiasi altro paese occidentale non sarebbe andata cos\u00ec. A spiegarlo al <em>Foglio<\/em> \u00e8 Pietro Ichino, senatore del Partito democratico e uno dei pi\u00f9 noti giuslavoristi italiani. Il professore per\u00f2, prima di addentrarsi in una spiegazione ponderata del suo punto di vista, commenta la reazione che giornali e opinionisti italiani hanno riservato ieri all\u2019ultima puntata della saga-Marchionne. In pochi si sono scostati dalla narrativa della \u201crappresaglia\u201d del padrone contro gli operai. I pi\u00f9 coraggiosi, come l&#8217;economista Carlo Dell\u2019Aringa sul <em>Sole 24 Ore<\/em>, hanno criticato le prove di forza sia di Fiat sia di Fiom, e hanno definito l\u2019ennesimo intervento giudiziario come un rimedio che non rientra pi\u00f9 nel \u201cfisiologico utilizzo delle relazioni industriali\u201d. \u201cSul piano giuridico non la si pu\u00f2 considerare una rappresaglia &#8211; dice Ichino -. La Fiat qui non fa che porre in evidenza una conseguenza negativa dell&#8217;intervento protettivo adottato a favore di una parte dei lavoratori, che solitamente resta in ombra: cio\u00e8 il costo che ne consegue per altri lavoratori. Questa sentenza \u00e8 solo l&#8217;ultimo episodio di un conflitto lungo due anni. Marchionne sta cercando di praticare un modello all\u2019americana di relazioni industriali, che non \u00e8 in contrasto con il nostro ordinamento. Illegittima, questo s\u00ec,\u00a0\u00e8 la discriminazione nei confronti dei singoli lavoratori iscritti alla Fiom \u2013 aggiunge Ichino \u2013 ma la lettera dell\u2019articolo 19 dello Statuto dei lavoratori ammette che in fabbrica siano riconosciuti soltanto i sindacati firmatari del contratto collettivo applicato in azienda, quando quest\u2019ultimo \u00e8 accettato dalla maggioranza dei lavoratori. Marchionne vuole far rispettare quest\u2019idea, la cultura italiana lo respinge\u201d.<br \/>\nMarchionne &#8220;non viola la legge quando cerca di praticare il modello di relazioni industriali &#8216;all&#8217;americana&#8217; che l&#8217;articolo 19 dello Statuto dei lavoratori consente. \u00c8 la cultura dominante che tende a espellerlo come un corpo estraneo.&#8221; Ichino, non per caso, non se la prende con questo o quel commentatore, preferisce parlare di una \u201ccultura italiana\u201d che \u00e8 refrattaria all\u2019esperimento di Marchionne: \u201cFiom ha la ragione giuridica dalla sua parte, nel caso specifico, ma \u00e8 chiaro che le polemiche di queste ore non nascono dall\u2019episodio di Pomigliano. A essere attaccato \u00e8 praticamente tutto quello che l\u2019ad di Fiat ha portato nelle relazioni industriali italiane. Inclusa la scelta di non riconoscere i sindacalisti della Fiom che non stanno al piano industriale approvato dalla maggioranza dei lavoratori.<br \/>\nE inclusa la\u00a0 legittima scelta del Lingotto di staccarsi dal sistema confindustriale. Dal dibattito pubblico emerge il chiaro tentativo di delegittimare un modello di relazioni industriali che non faccia pi\u00f9 riferimento ai \u2018monopoli\u2019 della rappresentanza costituiti oggi da Confindustria e da questi sindacati\u201d.<br \/>\nDue giorni fa, per\u00f2, la Casa automobilistica degli Agnelli ha avviato la mobilit\u00e0 per 19 lavoratori cos\u00ec da far posto ad altrettanti lavoratori con in tasca la tessera Fiom che hanno vinto il ricorso per discriminazione. In base alla sentenza, Fabbrica Italia Pomigliano (Fip), cio\u00e8 la <em>newco <\/em>che nel 2010 ha sostituito giuridicamente lo stabilimento Giambattista Vico dopo la firma del contratto aziendale e che ha riassunto poco pi\u00f9 della met\u00e0 dei lavoratori del vecchio stabilimento, dovr\u00e0 assumere entro sei mesi altri 126 lavoratori selezionati tra gli iscritti Fiom, cos\u00ec da rispettare le vecchie proporzioni di appartenenza sindacale. Di chi \u00e8 la colpa in questo caso?<br \/>\nFiat o Fiom?\u00a0 \u201cIl caso della Fiat di Pomigliano potrebbe essere usato come caso di scuola per lo studio delle cause e degli effetti del malfunzionamento di un sistema di relazioni industriali \u2013 dice Ichino \u2013 Come sempre, in questi casi, ciascuna delle parti ha qualche ragione di accusare l\u2019altra di qualche malefatta. Ha ragione la Fiom, secondo quanto accertato dal giudice, quando accusa Marchionne di avere discriminato i suoi iscritti nelle assunzioni. Ma ha ragione anche Marchionne quando accusa la Fiom di aver fatto la guerra fin dall\u2019inizio, cio\u00e8 fin dalla primavera 2010, contro il suo piano industriale, sulla base di un principio che solo un anno dopo, con la firma dell\u2019accordo interconfederale del 28 giugno, la stessa Cgil avrebbe riconosciuto come sbagliato: quello della rigida e assoluta inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale\u201d. Dopo l\u2019accordo interconfederale del 2011, siglato da tutti i sindacati e da Confindustria, \u201clogica e buon senso avrebbero imposto che la Fiom rinunciasse alla sua guerriglia giudiziaria contro il piano industriale\u00a0 Fiat, firmando gli<br \/>\naccordi aziendali e ottenendo cos\u00ec il riconoscimento dei propri rappresentanti negli stabilimenti\u201d.<br \/>\nRisultato: Marchionne non ha il diritto di non volere in fabbrica chi non firma gli accordi aziendali. Le pare normale? \u201cSecondo la legge italiana, in realt\u00e0, l\u2019ad di Fiat ha il diritto di non riconoscere le rappresentanze del sindacato che non ha firmato alcun contratto collettivo applicato in azienda. Ma non ha il diritto \u2013 come potrebbe fare invece in America \u2013 di discriminare i suoi iscritti. Ciononostante, a mio avviso il provvedimento adottato dal giudice in questo caso \u00e8 inappropriato\u201d. Ecco, questo finora non l\u2019ha detto praticamente nessuno, tantomento un giuslavorista e un uomo di sinistra: \u201cDi fronte a un caso come questo, in qualsiasi altro paese il giudice avrebbe adottato la sanzione pi\u00f9 appropriata, che \u00e8 quella del risarcimento del danno\u201d, dice Ichino: &#8220;non va dimenticato che qui non si \u00e8 trattato di persone licenziate illegittimamente, che vengono reintegrate nel posto di lavoro, ma di condanna dell&#8217;impresa alla costituzione <em>ex novo<\/em> di 19 rapporti di lavoro&#8221;. Ora, \u201cla costituzione coattiva di un numero elevato di rapporti di lavoro, visto che a questi primi 19 lavoratori potrebbero seguirne nel prossimo futuro altri 126, produce l\u2019effetto di una eccedenza di personale, con la conseguente legittimazione dell\u2019impresa ad aprire una procedura di licenziamento collettivo. D\u2019altra parte, non \u00e8 ragionevole ritenere che un\u2019impresa mantenga in organico 145 persone in eccesso rispetto all\u2019organico di cui ha bisogno, tanto meno in un periodo di crisi\u201d. Insomma l\u2019interventismo giudiziario non aiuta: \u201cQuando un sistema delle relazioni industriali va in tilt \u00e8 rarissimo che un provvedimento giudiziale abbia l\u2019effetto di sbloccarlo. Lo si pu\u00f2 escludere del tutto, poi, quando il provvedimento \u00e8 inappropriato, come questo di cui si discute oggi, che genera delle conseguenze assurde\u201d. Adesso, verosimilmente, ecco cosa accadr\u00e0 secondo Ichino: \u201cNelle cause che nasceranno dal licenziamento collettivo, i giudici non negheranno in linea teorica il diritto dell\u2019impresa di ridurre il personale. Ma \u00e8 prevedibile che troveranno il modo per impedire che il licenziamento collettivo abbia corso. Cos\u00ec, nell\u2019immediato si evita un\u2019ulteriore ingiustizia, ma sulla distanza il risultato \u00e8 quello di indebolire un\u2019intera impresa. E di contribuire a tenere lontani dal nostro paese gli investitori stranieri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una proposta per uscire dall\u2019impasse <\/strong><br \/>\nDa Pierluigi Bersani, segretario del Pd, che parla di \u201clicenziamenti inaccettabili\u201d,\u00a0 all\u2019imprenditore Diego Della Valle che ha chiesto al premier Mario Monti e al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano di \u201cproteggere l\u2019Italia da Marchionne e dagli Agnelli\u201d, una pacificazione non pare a porta di mano. Pietro Ichino fa una proposta per uscire dall\u2019impasse: \u201cSe fossi il ministro del Lavoro, convocherei le parti per un tentativo di voltar pagina rispetto alla situazione assurda che si \u00e8 determinata. E farei tutto il possibile per indurre la Fiom a firmare gli accordi aziendali di<br \/>\nPomigliano, Mirafiori e Grugliasco, cessando le ostilit\u00e0 e ottenendo il riconoscimento dei propri rappresentanti in azienda. E per indurre la Fiat a rinunciare al licenziamento collettivo, risolvendo il problema con un contratto di solidariet\u00e0, in attesa della congiuntura positiva\u201d.\u00a0 Elsa Fornero, nella serata di ieri, ha aperto a questa prospettiva, invitando la Fiat a \u201csoprassedere all&#8217;avvio della procedura di messa in mobilit\u00e0 del personale in attesa della verifica di una possibilit\u00e0 di dialogo che non riguardi solo il fatto specifico\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PRINCIPIO DEL PLURALISMO SINDACALE VALE ANCHE SUL VERSANTE IMPRENDITORIALE &#8211; E IL PLURALISMO SERVE PERCH\u00c9 MODELLI DIVERSI DI RELAZIONI INDUSTRIALI POSSANO CONFRONTARSI E COMPETERE TRA LORO (MA QUESTO IN ITALIA \u00c8 COMUNEMENTE RIFIUTATO DALLA CULTURA DOMINANTE) Intervista a cura di Valerio Lo Prete, pubblicata sul Foglio il 2 novembre 2012 &#8211; In argomento v. 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