
{"id":24050,"date":"2012-11-16T09:44:49","date_gmt":"2012-11-16T08:44:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24050"},"modified":"2012-11-20T13:46:17","modified_gmt":"2012-11-20T12:46:17","slug":"il-bilancio-in-rosso-della-vecchia-sinistra-e-il-progetto-della-nuova","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24050","title":{"rendered":"IL BILANCIO IN ROSSO DELLA VECCHIA SINISTRA E IL PROGETTO DELLA NUOVA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">CHI RAPPRESENTA DA ANNI LA SINISTRA ITALIANA, PRIMA DI DARE LEZIONI AL MONDO INTERO SU CHI E COME \u00c8 DAVVERO &#8220;DI SINISTRA&#8221;, DOVREBBE RENDERE CONTO DEI RISULTATI CONSEGUITI FIN QUI: PI\u00d9 INCONCLUDENTE DELLA NOSTRA NON CONOSCO ALCUNA ALTRA SINISTRA AL MONDO<\/span><\/p>\n<p><em>Video e testo dell&#8217;intervento svolto alla <\/em>convention<em> per Matteo Renzi, alla Leopolda di Firenze, il 15 novembre 2012 &#8211; In argomento v. anche <a title=\"Intervento - Milano, 14.10.12\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=23501\" target=\"_blank\">il mio intervento all&#8217;inaugurazione della campagna elettorale per le primarie<\/a> del Comitato milanese per Matteo Renzi, 14 ottobre 2012<\/em><\/p>\n<p><!--more--><a title=\"Intervento alla Leopolda\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=d-cOGX-CRNg\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" title=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" alt=\"\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> <a title=\"Intervento alla Leopolda\" href=\"http:\/\/www.youtube.com\/watch?v=d-cOGX-CRNg\" target=\"_blank\">Scarica il video dell&#8217;intervento pubblicato su <em>youtube<\/em><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">g<\/span><br \/>\nA me sembra che chi rappresenta da anni \u2013 se non da decenni \u2013 la sinistra italiana, prima di dare lezioni al mondo intero su come si \u00e8 davvero \u201cdi sinistra\u201d, dovrebbe rendere conto dei risultati conseguiti fin qui.<\/p>\n<p>Se sinistra in politica significa essenzialmente costruire un sistema capace di grarantire pari dotazioni di partenza e pari opportunit\u00e0 per tutti, chi ha guidato la sinistra nell\u2019ultimo mezzo secolo, snobbando le grandi socialdemocrazie del nord-Europa (vi ricordate? \u201cnoi non ci accontentiamo di redistribuire la ricchezza: vogliamo controllare i mezzi e i modi in cui la si produce\u201d) dovrebbe render conto, per esempio, dei risultati conseguiti nel nostro Paese sul piano della riduzione delle disuguaglianze: nel nord-Europa su questo terreno hanno raggiunto risultati enormemente migliori dei nostri e noi abbiamo uno degli indici di disuguaglianza pi\u00f9 alti del continente. Dovrebbe render conto anche di un tasso di occupazione complessivo che \u00e8 tra i pi\u00f9 bassi del mondo: se da noi lavorasse la stessa percentuale di persone in et\u00e0 attiva che lavora in Gran Bretagna, avremmo cinque milioni in pi\u00f9 di italiani nel mercato del lavoro, di cui quattro milioni donne; e se il tasso fosse quello dei Paesi scandinavi, sarebbero sette milioni in pi\u00f9, di cui cinque e mezzo donne. Avremmo il doppio di occupati nella fascia tra i 18 e i 30 anni; e il doppio nella fascia tra i 55 e i 70. Dovrebbe render conto, ancora, di un diritto del lavoro che si applica soltanto a met\u00e0 dei lavoratori dipendenti, escludendo dal proprio campo di applicazione un\u2019intera nuova generazione. E poi perch\u00e9 questi troppo pochi italiani che lavorano devono avere retribuzioni che sono mediamente, a parit\u00e0 di mansioni, la met\u00e0 di quelle degli svizzeri e dei tedeschi, pagando su queste retribuzioni le tasse pi\u00f9 alte d\u2019Europa gi\u00e0 nella fascia dei mille euro al mese?<\/p>\n<p>Se chiedete conto di questi risultati a uno qualsiasi dei dirigenti della nostra sinistra, potete stare sicuri che vi risponder\u00e0: \u201cma noi non ne siamo responsabili, perch\u00e9 siamo stati al governo complessivamente per poco tempo e solo per periodi brevissimi\u201d. Non si rendono conto che anche questo dato concorre al bilancio fallimentare della stessa sinistra: perch\u00e9 tanta difficolt\u00e0 a raccogliere il consenso della gente? Non sar\u00e0, per caso, che proprio la parte pi\u00f9 povera del Paese a 60 anni dalla Liberazione non si \u00e8 ancora convinta della nostra capacit\u00e0 di fare davvero i suoi interessi?<\/p>\n<p>Se chi ha guidato la sinistra italiana per questi 60 anni, dal Pci al Pds ai Ds, fino al Pd di oggi, si ponesse questa domanda con un minimo di umilt\u00e0 \u2013 che in politica si chiama capacit\u00e0 di autocritica \u2013 e quindi cercasse davvero risposte vere e credibili, forse si accorgerebbe che i pi\u00f9 deboli e i pi\u00f9 poveri non votano pi\u00f9 a sinistra da molto tempo, che sei operai italiani su dieci che votano scelgono partiti di destra o di centro, che le roccheforti elettorali della sinistra non sono tra i precari, ma nell\u2019impiego pubblico e tra i pensionati; non tra i pi\u00f9 giovani, ma tra i pi\u00f9 vecchi; non tra chi rischia di pi\u00f9, ma tra chi rischia di meno.<\/p>\n<p>Non potrebbe essere diversamente; perch\u00e9 da anni ormai questa sinistra, a ben vedere, al di l\u00e0 delle grandi enunciazioni astratte pratica soprattutto una parola d\u2019ordine: \u201cdifendere\u201d, e se si va a vedere da vicino si constata che \u00e8 sempre un difendere l\u2019esistente. Difendere prioritariamente i diritti esistenti \u2013 anche se sono piccole rendite \u2013 senza chiedersi mai se questo render\u00e0 pi\u00f9 facile o pi\u00f9 difficile l\u2019accesso a quegli stessi diritti da parte di chi ne \u00e8 escluso. Ma difendere anche vecchie norme, vecchie strutture amministrative, vecchie strutture produttive, vecchi posti di lavoro regolari; mai una volta che, in concreto, venga messa al primo posto per davvero la costruzione delle pari opportunit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019interesse di chi da quei diritti, da quel tessuto produttivo \u00e8 permanentemente escluso.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la sinistra che negli anni \u201970 difendeva a spada tratta il modello esclusivo del lavoro a tempo pieno opponendosi al riconoscimento del <em>part-time<\/em>; che negli anni \u201980 e \u201990 difendeva come un baluardo fondamentale di civilt\u00e0 il monopolio statale dei servizi di collocamento (come se in questo campo il discrimine tra buono e cattivo fosse quello che passa tra pubblico e privato, e non quello che passa tra servizio efficiente fornito alla luce del sole e servizio inefficiente o fornito clandestinamente); la sinistra che fino al giugno 2011 ha difeso come chiave di volta irrinunciabile per la protezione dei diritti fondamentali dei lavoratori la regola della rigida inderogabilit\u00e0 del contratto collettivo nazionale da parte del contratto aziendale (salvo cambiare idea nel giugno dell\u2019anno scorso, dieci anni dopo rispetto alla sinistra tedesca e a quella svedese, senza chiedere scusa per il ritardo); la sinistra che fino al luglio scorso ha difeso fino alla morte il vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come garanzia irrinunciabile della dignit\u00e0 e libert\u00e0 dei lavoratori. Ma non abbastanza irrinunciabile perch\u00e9 quella stessa sinistra si preoccupasse di una met\u00e0 abbondante dei lavoratori dipendenti italiani che ne era permanentemente esclusa; e negli ultimi tre decenni la quota di lavoratori protetti sul totale era andata costantemente riducendosi.<\/p>\n<p>\u00c8 la stessa sinistra che di fronte a qualsiasi crisi aziendale si schiera sempre, a priori, inflessibilmente, non in difesa della sicurezza economica e professionale dei lavoratori, ma in difesa della conservazione delle strutture esistenti, incurante del fatto che conservare sistematicamente strutture obsolete e rapporti di lavoro ormai poco o per nulla produttivi ha necessariamente un effetto depressivo sulle retribuzioni. \u00c8 la sinistra che ha difeso fino allo stremo il diritto della mia generazione di andare in pensione a cinquant\u2019anni o anche prima, pur essendo perfettamente consapevole della insostenibilit\u00e0 di quel regime, che infatti \u00e8 stato debitamente riformato gi\u00e0 nel 1995, ma solo per le nuove generazioni. E che, pi\u00f9 in generale ha considerato perfettamente \u201cdi sinistra\u201d (pardon: keynesiano), per finanziare le pensioni della mia generazione, prendere a prestito per un quarto di secolo l\u2019equivalente di 30 miliardi l\u2019anno, lasciando il debito da ripagare a figli e nipoti.<\/p>\n<p>Nei seminari internazionali ciascuno degli studiosi che incontro pu\u00f2 presentare, magari per criticare, qualche cosa che la sinistra del suo Paese ha sperimentato nell&#8217;ultimo mezzo secolo: che porti il marchio Mitterrand, Zapatero, Blair, Schroeder,\u00a0\u00a0Clinton od Obama; che porti un segno pi\u00f9 <em>liberal<\/em> o pi\u00f9 socialdemocratico, o persin0 vetero-socialista, ma pur sempre qualche cosa che ha connotato il governo di quel Paese per almeno una stagione. La nostra vecchia sinistra \u00e8 bravissima nel pontificare e nel criticare le altre, ma quanto a\u00a0 fatti di governo del Paese ha un <em>palmar\u00e8s<\/em> desolatamente vuoto. Non pu\u00f2 vantare neppure la nazionalizzazione dell&#8217;energia elettrica degli anni &#8217;60 o lo Statuto dei Lavoratori del 1970, perch\u00e9 non li ha votati: era all&#8217;opposizione. L&#8217;<em>achievement<\/em> pi\u00f9 rilevante che pu\u00f2 vantare \u00e8 l\u2019aver smontato lo \u201cscalone Maroni\u201d nel 2007, ponendo le premesse per rendere pi\u00f9 traumatica la riforma delle pensioni che il Governo Monti ha dovuto fare a rotta di collo quattro anni dopo per rimettere il Paese in linea di galleggiamento.<\/p>\n<p>\u00c8 la sinistra che \u2013 come ha osservato Abravanel \u2013 ha tacitamente accettato di dividersi i compiti con la destra lasciando a questa la difesa delle grandi rendite e riservando a se stessa la difesa di quelle piccole. Non c\u2019\u00e8 proprio da stupirsi che questa sinistra abbia perso da tempo sia il sostegno degli esclusi, dei pi\u00f9 poveri, sia quello dei pi\u00f9 produttivi.<\/p>\n<p>Se \u00e8 cos\u00ec, per favore, che i rappresentanti di <em>questa<\/em> sinistra abbiano almeno il buon gusto di non impancarsi ad arbitri su chi e che cosa sia \u201cdi sinistra\u201d e chi e che cosa \u201cdi destra\u201d: hanno mostrato di avere le idee confusissime in proposito. E, soprattutto, non si mettano di traverso se una nuova generazione si propone di costruire una sinistra diversa: meno verbosa e retorica, pi\u00f9 pragmatica e attenta ai dati di fatto, pi\u00f9 capace di confrontarsi con le migliori esperienze straniere (dalle quali abbiamo moltissimo da imparare, invece di giudicarle, come usiamo fare, dall\u2019alto in basso), pi\u00f9 esigente riguardo ai risultati.<\/p>\n<p>Questa nuova sinistra si porr\u00e0 per primo il problema di riunificare il mercato del lavoro, smettendo di difendere con le unghie e coi denti le 2000 pagine della nostra legislazione attuale, ipertrofica, caotica, letteralmente illeggibile per coloro che devono applicarla quotidianamente, e varando un nuovo statuto della materia &#8211; il <a title=\"Codice del Lavoro semplificato - novembre 2012\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24064\" target=\"_blank\">Codice del Lavoro semplificato<\/a> &#8211; che, come lo Statuto dei Lavoratori del 1970 sia conciso, semplice, immediatamente leggibile e comprensibile da tutti. Quando fu varato &#8211; lo ricordo bene perch\u00e9 erano i primi anni della mia vita adulta &#8211;\u00a0 riproducemmo lo Statuto dei Lavoratori in milioni di copie, lo distribuimmo in ogni angolo d&#8217;Italia, e dopo tre mesi lo avevano letto e capito benissimo tutti; e cambi\u00f2 la cultura del lavoro nel nostro Paese. Ecco, con questo nuovo Codice del Lavoro di 59 soli articoli vogliamo compiere la stessa operazione. E a chi ci accusa di aver messo insieme un programma raccogliticcio, solo in vista di queste primarie, rispondo che Matteo fu tra i primi, nel 2010, a organizzare a Firenze un seminario su questo disegno di legge, che avevo presentato da poco in Senato, con altri 54 senatori del Pd; ed esso \u00e8 stato poi affinato attraverso centinaia di incontri con i sindacati, con gli imprenditori, nelle universit\u00e0 di tutta Italia. Un nuovo statuto capace di applicarsi a tutti, e non soltanto a met\u00e0 dei lavoratori dipendenti italiani: tutti a tempo indeterminato, a tutti le protezioni fondamentali, di cui oggi un&#8217;intera nuova generazione \u00e8 privata, ma nessuno inamovibile; la sicurezza economica e professionale non si pu\u00f2 fondare sull&#8217;ingessatura del posto di lavoro, ma sulla garanzia di continuit\u00e0 del reddito e professionale, in caso di perdita del posto. Un nuovo statuto allineato ai migliori standard internazionali e suscettibile di essere agevolmente tradotto in inglese: un biglietto da visita formidabile per dare agli investitori stranieri il segno di un cambiamento profondo del nostro Paese, della nostra volont\u00e0 di aprirlo ai migliori piani industriali.<\/p>\n<p>Questo dell&#8217;apertura del Paese agli investimenti stranieri \u00e8 un punto fondamentale della nostra strategia per la crescita, che la vecchia sinistra non ha mai capito. Se soltanto fossimo capaci di allinearci per questo aspetto alla media europea, questo significherebbe un maggior flusso di investimenti in entrata nel nostro Paese pari a 50-60 miliardi ogni anno: centinaia e centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro, con piani industriali capaci di valorizzarlo, il nostro lavoro, mediamente molto meglio di quanto avviene comunemente nelle nostre aziende. Certo, ci sono anche i settori in cui abbiamo noi gli imprenditori eccellenti; e l\u00ec non abbiamo alcun bisogno di proteggerli. Ma nella maggior parte dei casi l&#8217;eccellenza imprenditoriale dobbiamo imparare a importarla; dobbiamo imparare a ingaggiare il meglio dell&#8217;imprenditoria mondiale per portarla in casa nostra. Nella cultura della nostra vecchia sinistra, invece, le multinazionali sono ancora il braccio operativo dell&#8217;imperialismo, sono soggetti pericolosi, da cui tenersi alla larga. Certo, ci sono anche tra gli stranieri dei pessimi imprenditori dai quali tenerci alla larga; ma se per paura di questi ci chiudiamo ermeticamente, finiamo col subire tutto il peggio (per noi) della globalizzazione, in particolare la concorrenza della manodopera dei Paesi emergenti, privandoci dei suoi aspetti per noi potenzialmente pi\u00f9 positivi. Guardiamo come \u00e8 andata con l&#8217;ultimo grande investimento di una multinazionale in Italia: quello deciso da Ciampi e Prodi nel 1993, con la vendita del Nuovo Pignone alla General Electric: in quindici anni il fatturato dell&#8217;azienda \u00e8 quadruplicato e i suoi dipendenti hanno retribuzioni che sono del 50 per cento superiori a quelle degli altri metalmeccanici italiani, a parit\u00e0 di mansioni.<\/p>\n<p>Per aprirci agli investimenti stranieri, certo, non basta semplificare il nostro sistema delle relazioni industriali e allinearlo rispetto ai migliori standard europei. Occorre anche migliorare le nostre infrastrutture, tra le quali metterei anche il nostro senso civico diffuso, quella <em>civicness<\/em> della quale noi italiani difettiamo rispetto agli altri popoli del centro e nord-Europa; e migliorare molto le nostre amministrazioni pubbliche, incominciando da quella della giustizia. Anche questo \u00e8 un capitolo del programma di Matteo Renzi che nasce da anni di osservazioni comparatistiche, di studi e di elaborazioni: vogliamo amministrazioni organizzate prioritariamente in funzione degli interessi degli utenti, e non &#8211; come accade oggi &#8211; in funzione degli interessi dei propri addetti. Amministrazioni i cui dirigenti vengano ingaggiati in funzione del raggiungimento di obiettivi precisi, specifici, misurabili, collegati a scadenze temporali ben definite; e vengano immediatamente valutati in relazione al raggiungimento o no di quegli obiettivi, controllabile immediatamente <em>on line<\/em> da tutta la cittadinanza. Amministrazioni sottoposte in modo capillare al controllo immediato della cittadinanza su ciascun loro atto, anche quello di minimo rilievo, mediante l&#8217;applicazione rigorosa del principio della <em>full disclosure<\/em>, della trasparenza totale, cio\u00e8 dell&#8217;accessibilit\u00e0 in rete di ogni atto e ogni documento, anche di uso soltanto interno, di ciascun ufficio. Come da tempo si fa in Svezia, in Gran Bretagna e negli U.S.A. sulla base dei <em>Freedom of Information Acts<\/em>.<\/p>\n<p>Anche su questo terreno si misurer\u00e0 la nuova sinistra che vogliamo costruire: sulla sua capacit\u00e0 di perseguire, attraverso l&#8217;efficienza e la trasparenza delle amministrazioni,\u00a0 l&#8217;interesse dell&#8217;ultimo dei cittadini, del pi\u00f9 debole, pi\u00f9 e prima rispetto all&#8217;interesse, pur legittimo, degli addetti alle amministrazioni stesse. Con la piena consapevolezza che i primi a soffrire dell&#8217;inefficienza di queste sono i pi\u00f9 poveri e i pi\u00f9 deboli.<\/p>\n<p>Queste sono le sfide che ci attendono. Buon lavoro a tutti noi. E buona fortuna, Italia!<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CHI RAPPRESENTA DA ANNI LA SINISTRA ITALIANA, PRIMA DI DARE LEZIONI AL MONDO INTERO SU CHI E COME \u00c8 DAVVERO &#8220;DI SINISTRA&#8221;, DOVREBBE RENDERE CONTO DEI RISULTATI CONSEGUITI FIN QUI: PI\u00d9 INCONCLUDENTE DELLA NOSTRA NON CONOSCO ALCUNA ALTRA SINISTRA AL MONDO Video e testo dell&#8217;intervento svolto alla convention per Matteo Renzi, alla Leopolda di Firenze, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25,12],"tags":[],"class_list":["post-24050","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24050","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=24050"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/24050\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=24050"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=24050"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=24050"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}