
{"id":25587,"date":"2013-02-17T14:51:04","date_gmt":"2013-02-17T13:51:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=25587"},"modified":"2013-02-17T23:52:27","modified_gmt":"2013-02-17T22:52:27","slug":"perche-le-elite-italiane-temono-la-%e2%80%9cmeritocrazia-elettiva%e2%80%9d-di-monti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=25587","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 LE \u00c9LITES ITALIANE TEMONO LA \u201cMERITOCRAZIA ELETTIVA\u201d DI MONTI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">QUELLO SCONTRO TRA \u201cCOMPETENZA\u201d E \u201cVOLONT\u00c0 POPOLARE\u201d, VISTO DA UN FONDATORE DEL PD: MICHELE SALVATI<\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\">Articolo<\/span> <strong>di Marco Valerio Lo Prete<\/strong> su <\/em>Il Foglio<em> del 13 febraio 2013<\/em><!--more--><\/p>\n<p>\u201cLa democrazia \u00e8 un metodo di selezione delle \u00e9lite\u201d. Se non si accetta questo assunto, storicamente e scientificamente fondato, non si capisce fino in fondo la rivoluzione del sistema politico di cui Mario Monti \u00e8 portatore. Non solo: senza riconoscere che quello \u00e8 l\u2019assunto di partenza, non si spiega la vistosa ritrosia di ampi spezzoni della classe dirigente italiana all\u2019idea di sostenere l\u2019ex presidente della Bocconi che ha fatto arretrare il paese dall\u2019orlo del precipizio finanziario. E\u2019 quanto sostiene Michele Salvati, docente di Economia politica all\u2019Universit\u00e0 di Milano, direttore della storica rivista <em>il Mulino <\/em>ed editorialista del <em>Corriere della Sera<\/em>.<br \/>\nSalvati \u00e8 uno che non ha esitato a schierarsi, seppure attraverso i toni pacati e i ragionamenti distesi che si addicono a un editoriale del Mulino (come quello scritto nell\u2019ottobre 2012 e poi chiosato sul primo numero della rivista del 2013). \u201cAl di l\u00e0 di molte affermazioni analiticamente sostenibili contenute in questo articolo \u2013 scriveva allora Salvati, che oggi al <em>Foglio <\/em>dice di pensarla ancora allo stesso modo \u2013 concludo con una tesi politica di cui sono convinto, ma sulla quale c\u2019\u00e8 disaccordo nel comitato direttivo di questa rivista: che la prosecuzione dopo le elezioni di un governo Monti potrebbe ancora fare bene al nostro paese\u201d. Montiano atipico, Salvati, lo \u00e8 anche per il fatto di essere uno dei \u201cpadri fondatori\u201d del Pd, con il suo \u201cAppello per il Partito democratico. I riformisti con i riformisti\u201d che questo giornale pubblic\u00f2 nell\u2019aprile 2003, quattro anni prima dell\u2019effettiva fondazione del nuovo partito: \u201cNon ce l\u2019ho con Pier Luigi Bersani \u2013 dice \u2013 al massimo con chi nei 15 anni prima di lui non ha raccolto certe sfide e non ha educato il proprio elettorato a raccoglierle. Cos\u00ec ci troviamo davanti al solito destino che caratterizz\u00f2 gi\u00e0 il Pci, quello del ritardo rispetto alla propria fase storica: erano comunisti quando la sinistra europea era socialdemocratica, sono in larga parte socialdemocratici oggi quando altrove le grandi conquiste della socialdemocrazia sono state raggiunte e il problema \u00e8 piuttosto quello di difenderne in modo innovativo lo spirito e la sostanza in una fase storica molto pi\u00f9 sfavorevole. Oggi il Pd sarebbe dovuto essere pienamente liberal-democratico e \u2018rawlsiano\u2019 come base culturale\u201d. Escludendo una destra troppo pendente verso il \u201cpopulismo\u201d, ecco perch\u00e9 Monti appare il pi\u00f9 adatto ad affrontare quelle sfide che Salvati ritiene dirimenti: rendere \u201cpi\u00f9 efficiente e meno oneroso\u201d il sistema che fornisce servizi pubblici, stimolare \u201cuna maggiore produttivit\u00e0 nel settore privato\u201d, riformare il welfare nel senso dell\u2019equit\u00e0, rivedere \u201cprocedure, regole e rapporti di lavoro da cui \u00e8 disciplinata l\u2019intera Pubblica amministrazione, sia quella centrale sia quella periferica\u201d. \u201cSoprattutto, Monti \u00e8 il miglior negoziatore che abbiamo da mandare in Europa\u201d.\u00a0\u00a0\ufffd<br \/>\nSalvati tuttavia riconosce che in molti diffidano, pi\u00f9 che delle specifiche proposte riformatrici contenute nell\u2019Agenda Monti, dell\u2019idea stessa di democrazia che l\u2019ex commissario Ue incarna e che Monti ha illustrato pure nella veste di \u201csaggista\u201d in un libro scritto assieme all\u2019europarlamentare francese Sylvie Goulard, \u201cLa democrazia in Europa\u201d, edito da Rizzoli. \u201cDemocrazia a trazione elitaria\u201d, l\u2019abbiamo definita sul Foglio sulla base di quanto scritto da Monti durante la sua permanenza a Palazzo Chigi, e dopo aver scavato tra i riferimenti intellettuali di queste riflessioni, spaziando dall\u2019elitismo dei federalisti americani al sincretismo del giornalista e politologo americano Nathan Gardels (teorico della necessaria \u201cdepoliticizzazione\u201d delle democrazie occidentali). L\u2019economista chiarisce subito d\u2019essere d\u2019accordo con quanto sostenuto da Monti e Goulard: \u201cLa democrazia \u00e8 un modo elettorale di scegliere le \u00e9lite. Il risultato \u00e8 un\u2019oligarchia selezionata prevalentemente con il metodo elettorale\u201d. E se rispetto all\u2019Europa Monti \u00e8 il \u201ccandidato meno peggiore\u201d proprio per la sua indiscussa capacit\u00e0 negoziale dimostrata a Bruxelles, \u201crispetto al fronte interno il suo atout \u00e8 sicuramente il\u00a0 discorso portato avanti sulla necessaria competenze delle \u00e9lite\u201d. Il problema \u00e8 \u201cantichissimo\u201d, soprattutto se lo chiedi a uno studioso come Salvati che sul tema si cimenta da anni. \u201cL\u2019ambizione di identificare senza possibili obiezioni, in via generale e in ogni circostanza, una \u2018valentior et sanior pars\u2019, una \u00e9lite politica adeguata \u2013 diceva nel 2009 in un suo intervento all\u2019Universit\u00e0 di Trento \u2013\u00a0\u00e8 una ambizione che non \u00e8 possibile soddisfare. Si tratta per\u00f2 di una ambizione inevitabile e legittima: la maggioranza non \u00e8 di per s\u00e9 un criterio normativamente difendibile. Anche se la decisione a maggioranza sembra discendere per conseguenza dal principio democratico di eguaglianza dei diritti politici (una testa, un voto), resta tutto da dimostrare che la \u2018maior pars\u2019 sia in grado di scegliere le persone pi\u00f9 adatte al governo o identificare le leggi migliori o le decisioni pi\u00f9 opportune\u201d.<br \/>\nAnche Salvati, per\u00f2, riconosce che la nuova enfasi sulla necessaria riforma dei nostri sistemi politici, in senso elitario e meritocratico, non \u00e8 casuale: \u201cOccorre tenere conto che le nostre democrazie nazionali decidono sempre pi\u00f9 su una piccola parte di quanto avviene nel loro territorio. Gli effetti del buon governo dipendono anche dalle circostanze internazionali. Perci\u00f2 il mito rousseauviano della \u2018volont\u00e0 generale\u2019 offre una base strutturale di legittimit\u00e0 ai nostri sistemi politici, ma non basta. Le \u00e9lite sono necessarie e devono essere quanto pi\u00f9 competenti possibile, dunque, per offrire visioni di lungo periodo e sottrarre alla partigianeria certi temi\u201d. L\u2019economista cita, sottoscrivendola, un\u2019analisi classica come quella di Giovanni Sartori: \u201cSe la democrazia \u00e8, descrittivamente, una poliarchia elettiva, come dovrebbe essere prescrittivamente? Rispondo: dovrebbe essere una poliarchia selettiva, intendendo che la \u2018buona\u2019 democrazia dovrebbe essere una meritocrazia elettiva\u201d.<br \/>\nSalvati risponde anche ai dubbi di quanti imputano al presidente del Consiglio uscente la volont\u00e0 di pensionare la distinzione tra \u201cdestra\u201d e \u201csinistra\u201d, come fa per esempio Franco Debenedetti nel suo libro \u201cIl peccato del professor Monti\u201d (Marsilio). Che le due categorie vadano superate, effettivamente, Monti lo va ripetendo pubblicamente da tempo: per lui la divisione dev\u2019essere piuttosto tra riformatori e conservatori, o tra europeisti e nazionalisti, o tra evasori e non evasori. Non \u00e8 un caso \u2013 aggiungerebbe Gardels \u2013 che Monti anche plasticamente in questo momento chieda consensi su un\u2019agenda e non su un\u2019appartenenza ideologica. Il ragionamento di Salvati parte ancora una volta dalla centralit\u00e0 delle \u00e9lite: \u201cLa lotta politica finalizzata a scegliere la classe dirigente \u00e8 molto pi\u00f9 utile della lotta politica il cui obiettivo \u00e8 far vincere o far perdere una parte\u201d. Poi, pur riconoscendo che la distinzione destra\/sinistra rimarr\u00e0 a lungo l\u2019asse principale del conflitto democratico, spiega che \u201crelativizzare\u201d quest\u2019asse \u00e8 legittimo e perfino auspicabile. Per tre motivi. Primo, visto che \u201clo spazio di decisione dei capi di governo delle democrazie nazionali \u00e8 sempre pi\u00f9 limitato, di conseguenza le costrizioni internazionali inducono i partiti a orientamenti molto simili al di l\u00e0 dello schieramento ideologico di appartenenza\u201d. La sinistra di Tony Blair che per esempio \u00e8 tornata a vincere nel Regno Unito dopo il predominio conservatore iniziato negli anni 70, ha accettato \u201cla sostanza degli orientamenti liberisti ormai prevalenti a livello internazionale\u201d. Secondo: una certa \u201cvisione pedagogica\u201d rispetto a fattori quasi antropologici \u2013\u00a0come la corruzione e la delinquenza \u2014 che frenano lo sviluppo italiano, dovrebbe accomunare destra e sinistra. \u201cFaccio spesso l\u2019esempio di Singapore che, 40 anni fa, era tra i paesi pi\u00f9 corrotti al mondo e aveva un reddito pro capite di circa 2.000 dollari. Oggi il paese si \u00e8 arricchito e, nelle classifiche di percezione della corruzione, \u00e8 ai livelli dei paesi scandinavi pi\u00f9 virtuosi. Il tutto in un regime autocratico, altro che destra e sinistra\u201d. Per dirla altrimenti: \u201cSono d\u2019accordo con Goulard, qui ci accapigliamo su destra e sinistra \u2013 e a questo proposito mi ha sorpreso la recente esaltazione del \u2018caldo\u2019 delle passioni compiuta dall\u2019amico Debenedetti \u2013\u00a0ma ridurre il debito \u00e8 di destra o di sinistra?\u201d. Terzo e ultimo motivo per depotenziare il conflitto destra\/sinistra: \u201cSpesso \u00e8 difficile valutare le ricette di politica economica per i loro effetti di medio-lungo termine, si pensi alla riforma del mercato del lavoro propugnata da Pietro Ichino, figurarsi disquisire sul loro essere di destra o di sinistra\u201d.<br \/>\nSia inteso: i problemi di distribuzione del reddito o di pari opportunit\u00e0 non scompariranno dall\u2019oggi al domani, destra e sinistra quindi torneranno ancora utili. Ma la schizzinosit\u00e0 delle attuali \u00e9lite italiane di fronte alla proposta politica incarnata da Monti continua a impressionare Salvati. Alcuni, come l\u2019editorialista del <em>Corriere della Sera <\/em>Antonio Polito, dicono che Monti si sarebbe dovuto mettere alla guida di uno schieramento conservatore: \u201cSar\u00e0 vero, ma oggi l\u2019unica scelta possibile era il centro, essendo la destra occupata da Silvio Berlusconi e Roberto Maroni, cio\u00e8 dalla destra populista\u201d. Fatto sta che in molti, di fatto, scaricano un esponente dell\u2019establishment europeo che pure ha dimostrato in poco pi\u00f9 di un anno di approvare riforme decisive come quella delle pensioni e di toccare temi tab\u00f9 come l\u2019articolo 18 dello Statuto dei lavoratori? \u201cTorna ancora una volta a farsi viva la debolezza organica delle \u00e9lite non politiche italiane. Le classi dirigenti intellettuali, economiche, commerciali e industriali sembrano ancora una volta ritirarsi nel loro mestiere. Emerge la loro cronica propensione a stare a vedere chi vince, per poi chiedere concessioni e quattrini\u201d. Ma finch\u00e9 non saremo in grado di \u201cscegliere da noi le \u00e9lite giuste\u201d, ci dovremo accontentare di vincoli e regole \u201ca volte anche stupidi\u201d che vengono imposti dall\u2019esterno, conclude Salvati facendo riferimento al Fiscal compact e alle variegate regole della governance economica dell\u2019Unione europea che condizionano sempre pi\u00f9 la nostra politica fiscale. \u201cFinch\u00e9 questo vincolo esterno terr\u00e0\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>QUELLO SCONTRO TRA \u201cCOMPETENZA\u201d E \u201cVOLONT\u00c0 POPOLARE\u201d, VISTO DA UN FONDATORE DEL PD: MICHELE SALVATI Articolo di Marco Valerio Lo Prete su Il Foglio del 13 febraio 2013<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-25587","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-24-politica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25587","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25587"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25587\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25587"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25587"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25587"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}