
{"id":25590,"date":"2013-02-17T12:28:34","date_gmt":"2013-02-17T11:28:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=25590"},"modified":"2013-02-18T09:20:14","modified_gmt":"2013-02-18T08:20:14","slug":"le-ragioni-economiche-della-detassazione-selettiva-dei-redditi-di-lavoro-femminili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=25590","title":{"rendered":"LE RAGIONI ECONOMICHE DELLA DETASSAZIONE SELETTIVA DEI REDDITI DI LAVORO FEMMINILI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PERCH\u00c9 RIDURRE LE IMPOSTE SULLE RETRIBUZIONI DELLE DONNE COSTITUISCE LA MISURA PI\u00d9 EFFICACE PER RIMETTERE IN MOTO L\u2019ECONOMIA DEL PAESE<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista\u00a0<strong>ad Andrea Ichino <\/strong>pubblicata sul sito <\/em><a title=\"Quotidiano on line, 12-2-2013\" href=\"http:\/\/www.ilsussidiario.net\/News\/\" target=\"_blank\">ilSussidiario.net<\/a>, <em>a cura di Giuseppe Sabella, 18 febbraio 2013<\/em><\/p>\n<p><em><!--more--><\/em><\/p>\n<p><strong>Su quali presupposti poggia la proposta di tassazione differenziata per genere?<br \/>\n<\/strong>Nel sua versione generale, la proposta si giustifica in virt\u00f9 del principio secondo cui \u00e8 possibile diminuire la pressione fiscale media, a parit\u00e0 di gettito, tassando di pi\u00f9 i beni la cui offerta \u00e8 rigida rispetto a quelli la cui offerta \u00e8 flessibile. Innumerevoli studi economici mostrano che l\u2019offerta di lavoro femminile, soprattutto nelle fasce economicamente deboli, reagisce in modo diverso da quella maschile rispetto a variazioni del salario.\u00a0In particolare, gli uomini non riducono la loro offerta di lavoro quando la retribuzione diminuisce, mentre le donne iniziano a lavorare pi\u00f9 volentieri o lavorano significativamente di pi\u00f9, se gi\u00e0 occupate, quando la loro retribuzione aumenta. \u00c8 quindi possibile tassare\u00a0poco di pi\u00f9\u00a0gli uomini, senza ridurre la loro base imponibile e aumentando il gettito da loro prodotto, per poter tassare\u00a0molto meno\u00a0le donne che in questo modo lavorerebbero di pi\u00f9. La minore aliquota sui loro redditi si applicherebbe a una base imponibile maggiore e quindi il gettito fiscale delle donne diminuirebbe poco. In altre parole, un governo che, come Mario Monti ha detto, volesse realizzare una riduzione della pressione fiscale per stimolare la crescita economica, otterrebbe risultati maggiori concentrando la riduzione sulle sole donne.<\/p>\n<p><strong>Ma il problema dell\u2019occupazione femminile non \u00e8 soprattutto un problema di scarsa domanda?<br \/>\n<\/strong>Il meccanismo della traslazione dell\u2019imposta fa s\u00ec che una riduzione del prelievo fiscale sull\u2019offerta si traduca almeno in parte in una riduzione del costo del lavoro, che quindi stimola la domanda. Il caso pi\u00f9 evidente \u00e8 quello dell\u2019imprenditoria: se il lavoro delle donne fosse tassato meno sarebbe pi\u00f9 facile per loro far nascere imprese. Ma non \u00e8 certo l\u2019unico esempio. Molti ritengono che tra i vincoli che impediscono la crescita della domanda di lavoro nel nostro paese ci sia proprio l\u2019eccessiva tassazione del lavoro. Ai tempi del governo Prodi si parlava di riduzione del \u201ccuneo fiscale\u201d per rilanciare l\u2019occupazione. Gli effetti benefici della riduzione si ottengono pi\u00f9 facilmente agendo sulla forza lavoro femminile. Quindi tanto vale concentrarla l\u00ec.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;aliquota dei redditi maschili rimarrebbe invariata o aumenterebbe? Perch\u00e9?<br \/>\n<\/strong>Non \u00e8 necessario aumentare l\u2019aliquota del prelievo sui redditi maschili. Questa \u00e8 l\u2019ipotesi che con Alberto Alesina abbiamo fatto per un contesto in cui sia essenziale tenere invariato il gettito fiscale complessivo. Si noti che anche in questo caso, di pari gettito, la pressione fiscale diminuirebbe perch\u00e9 la diminuzione dell\u2019aliquota femminile sarebbe maggiore in valore assoluto dell\u2019aumento di quella maschile. Ma nella proposta di Scelta Civica, c\u2019\u00e8 un impegno a ridurre non solo la pressione fiscale ma anche il gettito a fronte di una corrispondente riduzione della spesa pubblica. In questo caso, \u00e8 perfettamente ragionevole ridurre l\u2019aliquota femminile senza toccare quella maschile, in modo da ottenere effetti espansivi maggiori.<\/p>\n<p><strong>In questa prospettiva il &#8220;soggetto fiscale&#8221; \u00e8 la donna o la famiglia?<br \/>\n<\/strong>I soggetti fiscali sono gli individui, donne e uomini. Ma l\u2019obiettivo \u201cculturale\u201d di lungo periodo della proposta \u00e8 di influire su come i carichi di lavoro domestico sono divisi all\u2019interno delle famiglie. Le donne lavorano in casa il doppio degli uomini. Da una ricerca che ho realizzato recentemente, finanziata da Valore D, \u00e8 emerso che sommando il lavoro in casa e fuori, le donne faticano dai 30 ai 40 minuti in pi\u00f9 al giorno rispetto agli uomini. La peculiarit\u00e0 di questa ricerca \u00e8 di aver posto le stesse domande a entrambi i membri di un campione rappresentativo di coppie. Ciascun partner\u00a0 ha dovuto rispondere per s\u00e9 e per l\u2019altro. Anche gli uomini hanno riconosciuto senza ambiguit\u00e0 il maggior lavoro delle loro compagne. Data questa situazione, come possono le donne esprimere nel mercato del lavoro la stessa energia degli uomini? I comitati per le pari opportunit\u00e0 dovremmo farli in casa, non nelle aziende o negli uffici pubblici. La tassazione differenziata pu\u00f2 aiutare anche a modificare questo condizionamento culturale.<\/p>\n<p><strong>Quindi questa proposta, oltre ai benefici fiscali pu\u00f2 anche avere effetti culturali pi\u00f9 profondi?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec: nel lungo periodo il condizionamento culturale soccomber\u00e0 di fronte ai mutati incentivi che indurranno le coppie a scegliere liberamente chi star\u00e0 a casa, in modo equilibrato tra i sessi. Quando l\u2019attitudine culturale sar\u00e0 cambiata le aliquote potranno tornare ad essere uguali per donne e uomini. In realt\u00e0 per ottenere questo risultato non \u00e8 necessario adottare la nostra proposta nella sua forma pi\u00f9 \u201chard\u201d.\u00a0 Esiste ad esempio questa versione \u201csoft\u201d molto meno invasiva e pur sempre rivoluzionaria. Consideriamo una famiglia che debba assistere figli piccoli o genitori anziani. Oggi sar\u00e0 tipicamente la donna (madre, figlia o sorella) a rinunciare in tutto o in parte al lavoro dato che il reddito dell\u2019uomo (padre, figlio o fratello) \u00e8 maggiore. Questa situazione cambierebbe, per\u00f2, se le donne potessero accedere ad una significativa detrazione di imposta presentando una certificazione del fatto che l\u2019uomo ha preso in loro vece il congedo parentale per assistere i familiari. Con questa soluzione (una forma di job sharing intra-familiare), lo \u201cscambio tra i sessi\u201d generato dall\u2019incentivo fiscale avverrebbe interamente all\u2019interno di ciascuna famiglia. Al tempo stesso, comincerebbe a diffondersi l\u2019idea, anche tra le imprese, che i compiti familiari possono essere equamente distribuiti tra donne e uomini.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 detassare il reddito di lavoro femminile risulterebbe pi\u00f9 efficace rispetto alla detrazione fiscale delle imprese?<br \/>\n<\/strong>La ricerca economica ha dimostrato che se si vuole aumentare l\u2019occupazione di una categoria di persone \u00e8 pi\u00f9 efficace, a parit\u00e0 di costo per il bilancio, dare alle persone stesse l\u2019incentivo a trovarsi il lavoro, piuttosto che alle aziende. E questo perch\u00e9 le prime hanno motivi pi\u00f9 forti delle seconde per reagire all\u2019incentivo. \u00c8 singolare che in Italia l\u2019attenzione sia sempre sulla detassazione fiscale delle aziende e mai su quella delle persone. Ed \u00e8 anche singolare che se si propone una detassazione per le donne gli uomini insorgono, mentre una detassazione per le imprese che assumono donne passa senza un battito di ciglia.<\/p>\n<p><strong>La <em>Scelta Civica <\/em>di Mario Monti propone una soluzione simile di detassazione selettiva del reddito femminile per portare il tasso di occupazione delle donne dal 46% al 60%. Sono numeri da campagna elettorale o \u00e8 un risultato davvero alla portata? Se si, in quanto tempo?<br \/>\n<\/strong>Se a <em>Scelta Civica <\/em>verr\u00e0 concesso di governare e in particolare di realizzare la detassazione selettiva del lavoro femminile, dopo una adeguata sperimentazione che consenta di calibrare i parametri della proposta (e solo una sperimentazione pu\u00f2 dirci quali sono i parametri ottimali), credo che l\u2019obiettivo di Lisbona (60% di occupazione femminile) sia tutt\u2019altro che irraggiungibile.\u00a0 Del resto il Paese sta andando gi\u00e0 da solo in quella direzione, almeno per quel che riguarda le nuove generazioni: la detassazione selettiva serve solo ad accelerare il processo.\u00a0 Ma pu\u00f2 fare anche di pi\u00f9, perch\u00e9 pu\u00f2 servire a favorire le carriere delle donne.\u00a0 Il problema dell\u2019occupazione femminile non \u00e8 solo un problema di numero di donne occupate, ma anche di qualit\u00e0 e di carriera. L\u2019incentivo fiscale consentirebbe alle donne di competere ad armi pari con gli uomini nelle promozioni.<\/p>\n<p><strong><em>Repubblica <\/em>rimprovera a Monti, e di conseguenza anche alla sua proposta, di non investire socialmente e di non rispondere al lavoro sommerso, suggerendo non di detassare il lavoro femminile ma di facilitare la detrazione dei costi dei servizi di cura. Lei cosa risponde?<br \/>\n<\/strong>Purtroppo l\u2019agenda Monti propone anche misure relative ai servizi di cura \u201cper le lavoratrici madri\u201d che non condivido. Il problema non \u00e8 di dare alle \u201csole\u201d donne lo strumento per conciliare la famiglia col lavoro, perch\u00e9 questo vuol dire avere dato per scontato che siano le donne a doversi occupare dei problemi della casa. \u00c8 difficile credere che il problema sia davvero la carenza di servizi (pubblici) di cura. In paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna e altri ancora, questi servizi mancano pi\u00f9 che da noi, eppure i tassi di occupazione femminile sono maggiori dei nostri. Lo sono perch\u00e9 i compiti di cura sono distribuiti\u00a0in modo pi\u00f9 equilibrato tra i membri delle coppie e le famiglie hanno maggiori risorse economiche per poter comprare i servizi di cura sul mercato. La tassazione differenziata per genere aumenta le risorse a disposizione delle famiglie (perch\u00e9 mediamente sono tassate meno) e quindi consente di chiedere maggiori servizi al mercato, cosa che indirettamente accresce anche la domanda di lavoro femminile.<br \/>\nNei paesi scandinavi dove lo Stato offre servizi di cura in abbondanza, i tassi di occupazione femminile sono elevati, ma si osserva anche una forte\u00a0segregazione occupazionale\u00a0per genere.\u00a0 Il motivo \u00e8 che in un mondo in cui sono le donne a doversi occupare prevalentemente dei figli, gli asili nido consentono loro di lavorare, ma solo in impieghi compatibili con l\u2019accompagnare e riprendere i figli a ore precise e stare con loro quando sono malati. Chiunque abbia figli sa che gli asili nido risolvono solo parzialmente le difficolt\u00e0 di conciliazione dell\u2019attivit\u00e0 di genitori con il lavoro.<br \/>\nIn ogni caso pensare ai servizi pubblici di cura come una soluzione per l\u2019occupazione femminile significa dare per scontato che debbano essere le donne, e non gli uomini, a curarsi dei figli, degli anziani e della casa. Vuol dire usare l\u2019aspirina per curare il sintomo, invece di andare a toccare l\u2019origine del problema, che \u00e8 lo\u00a0squilibrio\u00a0dei compiti familiari tra donne e uomini in famiglia. Proprio su questo squilibrio agisce, nel lungo periodo, la tassazione differenziata per genere.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PERCH\u00c9 RIDURRE LE IMPOSTE SULLE RETRIBUZIONI DELLE DONNE COSTITUISCE LA MISURA PI\u00d9 EFFICACE PER RIMETTERE IN MOTO L\u2019ECONOMIA DEL PAESE Intervista\u00a0ad Andrea Ichino pubblicata sul sito ilSussidiario.net, a cura di Giuseppe Sabella, 18 febbraio 2013<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-25590","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25590","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=25590"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/25590\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=25590"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=25590"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=25590"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}