
{"id":264,"date":"2008-06-27T22:58:39","date_gmt":"2008-06-27T21:58:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=264"},"modified":"2008-10-20T22:16:29","modified_gmt":"2008-10-20T21:16:29","slug":"dimissioni-in-bianco-semplificazione-si-ma-blocchiamo-le-frodi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=264","title":{"rendered":"DIMISSIONI IN BIANCO: SEMPLIFICARE SI&#8217;, MA ANCHE IMPEDIRE LE FRODI"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: left;\"><span style=\"color: #993300;\">LETTERA APERTA DI CESARE DAMIANO E PIETRO ICHINO AL MINISTRO DEL LAVORO<\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: left;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>La lettera \u00e8 stata pubblicata dal <\/em>Sole 24 Ore <em>il 28 giugno 2008. Segue un <strong>intervento sul tema del Vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola<\/strong>, pubblicato dallo stesso quotidiano il giorno successivo, con una <strong>breve replica di P.I.<\/strong><\/em><\/span><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\">Il Governo ha preannunciato l&#8217;abrogazione della legge n. 188\/2007, emanata nella passata legislatura \u2013 con il voto favorevole di AN al Senato e voto unanime alla Camera \u2011 \u00a0per stroncare la prassi assai diffusa delle &#8220;dimissioni in bianco\u201d: quella lettera che al lavoratore (pi\u00f9 sovente alla lavoratrice) si chiedeva di firmare all&#8217;inizio del rapporto per consentire di fatto il licenziamento in qualsiasi momento senza bisogno di giustificazione. A quella legge si imputa il difetto di imporre a tutti gli imprenditori un rilevante &#8220;costo di transazione&#8221; aggiuntivo, al fine di impedire il comportamento illegittimo di pochi. Ora, per\u00f2, il rischio \u00e8 che l&#8217;abrogazione secca porti di fatto con s\u00e9 un messaggio inaccettabile: quello secondo cui far firmare le dimissioni in bianco \u00e8 legittimo, si pu\u00f2 tornare a farlo liberamente.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\"><!--more--><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\">Se, come siamo certi, il Governo e le stesse forze politiche che approvarono la legge meno di un anno fa non intendono oggi lanciare questo messaggio sbagliato, occorre che a quella norma se ne sostituisca un&#8217;altra, scevra dall&#8217;aggravio burocratico imputato alla prima, ma capace di produrre lo stesso risultato positivo di contrasto alla frode. Una soluzione efficace e ragionevole c&#8217;\u00e8: comminare contro quella prassi illecita (simulazione fraudolenta di un atto inesistente di dimissioni o di risoluzione consensuale) una sanzione contravvenzionale, aggravata per il caso di effettiva utilizzazione del documento falso; e introdurre la regola comunitaria per cui le dimissioni possono essere revocate entro sette giorni dalla prima comunicazione.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\">A questa soluzione possono muoversi due obiezioni, l\u2019una di segno opposto all\u2019altra. La prima, per cos\u00ec dire &#8220;di destra&#8221;: non si deve perseguire la semplificazione amministrativa al prezzo di un aggravamento dell&#8217;apparato sanzionatorio a carico delle imprese. \u00c8 agevole rispondere che qui non si tratta di colpire con nuove sanzioni una negligenza, un errore gestionale, o un inadempimento amministrativo che pu\u00f2 capitare a tutti: quello che si intende prevenire \u00e8 un comportamento doloso e particolarmente odioso, consistente nel preordinare una frode in funzione di una futura possibile estorsione. La sanzione comminata contro questo comportamento (che il Governo stesso e la sua maggioranza considerano come &#8220;patologia&#8221;) non tocca neppure di lontano la stragrande maggioranza degli imprenditori: quelli che non si sognerebbero mai di commettere una grave scorrettezza come questa ai danni dei propri dipendenti.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\">L&#8217;obiezione &#8220;di sinistra&#8221; \u00e8 che la sanzione avrebbe un effetto deterrente scarso, perch\u00e9 sarebbe difficile dimostrare la falsit\u00e0 dell&#8217;atto di dimissioni o di risoluzione consensuale del rapporto. Ma non \u00e8 cos\u00ec: nel procedimento penale nel quale l&#8217;imprenditore fosse imputato di questa frode il lavoratore ben potrebbe essere sentito come testimone; e la convinzione del giudice ben potrebbe formarsi anche soltanto sulla base di questa testimonianza. Comunque, la previsione del diritto di ripensamento risolve ogni problema, in modo molto drastico ed efficace.<\/p>\n<p class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\">\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt;\"><span style=\"mso-ansi-language: IT;\">C&#8217;\u00e8 dunque una possibilit\u00e0 concreta di evitare il rischio che la correzione di un inconveniente ne produca un altro peggiore. Chiediamo al Ministro del Lavoro e alla maggioranza la disponibilit\u00e0 a discuterne senza preclusioni ideologiche, per evitare che il giusto obiettivo della semplificazione sia perseguito al costo di un arretramento della cultura della legalit\u00e0 e della trasparenza nel mondo del lavoro.<\/span><span style=\"mso-ansi-language: IT;\"><br \/>\n<\/span><span style=\"mso-ansi-language: IT;\"><br \/>\n<\/span><\/div>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 36pt; text-align: left;\">\n<div><span style=\"mso-ansi-language: IT;\"><em><\/em><\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: left;\"><span style=\"mso-ansi-language: IT;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;intervento di Giuliano Cazzola, pubblicato dal <em>Sole 24 Ore<\/em> del 29 giugno 2008<\/span><\/strong><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<p><span style=\"mso-ansi-language: IT;\"><\/p>\n<div>Caro direttore,<br \/>\nnella loro lettera (Il Sole 24Ore del 28 giugno) Cesare Damiano e Pietro Ichino criticano la decisione del Governo di abolire <em>tout court<\/em> la legge varata nella passata legislatura \u201cper stroncare la prassi delle dimissioni in bianco\u201d.\u00a0 I due parlamentari del Pd fanno riferimento al pregiudizio per cui i datori di lavoro ricorrerebbero frequentemente all\u2019abuso di far sottoscrivere ai lavoratori e, in particolare, alle lavoratrici, una lettera in bianco al momento dell\u2019assunzione allo scopo di poterla trasformare, arbitrariamente, in un atto di dimissioni volontarie. Per contrastare tale &#8220;prassi&#8221; la sinistra estrema condusse, nella XV legislatura, una battaglia parlamentare coronata dal successo (tanto da coinvolgere persino alcune forze dell\u2019allora opposizione), incentrata sull\u2019obbligo di &#8220;certificare&#8221; le dimissioni volontarie su moduli, numerati e a scadenza, rilasciati dal Ministero del Lavoro. Premesso che non \u00e8 affatto dimostrata l\u2019effettiva consistenza di tali comportamenti datoriali (attualmente poggiano sul &#8220;sentito dire&#8221;) e ricordato che la sperimentazione di tali procedure si \u00e8 tradotta in un &#8220;costo di transazione&#8221; aggiuntivo\u00a0 non solo per le aziende ma anche per i lavoratori,\u00a0 Damiano e Ichino non ignorano certo che, nell\u2019ordinamento, esistono fior di regole, civili e penali, idonee a censurare e a reprimere atti illegittimi ed intimidatori come quelli denunciati. La tutela delle lavoratrici madri o il divieto di licenziamento per causa di matrimonio, per esempio, hanno fatto il loro ingresso da oltre mezzo secolo nel nostro diritto del lavoro. Qualunque giudice si trovasse ad esaminare fattispecie simili ed illegittime\u00a0 non esiterebbe un solo minuto (Damiano e Ichino lo riconoscono) a compiere tutti gli accertamenti necessari per contrastare azioni\u00a0 che \u2013 per la loro odiosit\u00e0 \u2013 offendono tanto la dignit\u00e0 del dipendente quanto quella del datore. Il problema, a mio avviso, \u00e8 un altro: \u00e8 venuta l\u2019ora di abbandonare una cultura del lavoro impostata sulle patologie e sui casi estremi, in forza della quale il lavoratore \u00e8 considerato un perenne minus habens in balia degli eventi, mentre il datore rimane un incorreggibile &#8220;padrone delle ferriere&#8221;, rotto a tutti gli artifizi truffaldini.\u00a0 E\u2019 assolutamente opportuna e giusta l\u2019intenzione, pi\u00f9 volte ribadita dal ministro Sacconi, di abolire una legge sbagliata, dettata da furore ideologico, capace soltanto di complicare inutilmente la vita di tutti coloro che vogliono solo lavorare. Damiano e Ichino sembrano prendere le distanze da quell\u2019infelice provvedimento, ma, abbandonata la logica dell\u2019eccesso di normazione, cadono in quella, purtroppo abusata, della repressione purificatrice e salvifica, quando propongono di &#8220;comminare contro quella prassi illecita (simulazione fraudolenta di un atto inesistente di dimissioni o di risoluzione consensuale) una sanzione contravvenzionale, aggravata per il caso di effettiva utilizzazione del documento falso&#8221;.<\/div>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Nella passata legislatura il marchingegno delle dimissioni su modulo ministeriale venne giustificato in nome della impossibilit\u00e0 o della difficolt\u00e0 di provare in giudizio la falsit\u00e0 del documento firmato. Adesso, con la loro proposta, i due esponenti del Pd si affidano alla\u00a0 tutela giurisdizionale, anche in sede penale, ma individuano una nuova fattispecie di reato con l\u2019aggiunta di un\u2019aggravante. Come se, in mancanza di una\u00a0 norma specifica, fosse permesso carpire illegittimamente la firma.<br \/>\n\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Giuliano Cazzola<\/p>\n<p class=\"MsoBodyText\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt;\"><em><em>\u00a0\u00a0I casi sono due: o si pu\u00f2 ritenere, sulla base della legislazione oggi vigente, che far firmare a un proprio dipendente le &#8220;dimissioni in bianco&#8221; sia un reato, oppure no. Nel primo caso, definire con precisione l&#8217;illecito e la sanzione non costituisce aggravio rispetto alla situazione attuale; nel secondo caso, il farlo \u00e8 necessario per colmare una lacuna. D&#8217;altra parte, che il problema esista &#8211; e che colmare la lacuna sia opportuno, se non altro per chiarire i termini giuridici della questione\u00a0&#8211; \u00e8 confermato dalle iniziative tendenti\u00a0\u00a0a questo scopo, sottoscritte anche da diversi esponenti del centro-destra (come la on. Prestigiacomo) nella passata legislatura.\u00a0 Non sembra, poi, che alcuna delle obiezioni di Giuliano Cazzola<\/em><em>\u00a0possa opporsi alla proposta di istituire\u00a0la revocabilit\u00e0 delle\u00a0dimissioni entro sette giorni, che ha il merito di garantire un rimedio efficace non soltanto contro le &#8220;dimissioni in bianco&#8221;, ma anche contro le dimissioni rese sotto minacce o pressioni, o comunque in modo avventato.\u00a0 (p.i.)<\/em><\/em><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LETTERA APERTA DI CESARE DAMIANO E PIETRO ICHINO AL MINISTRO DEL LAVORO La lettera \u00e8 stata pubblicata dal Sole 24 Ore il 28 giugno 2008. Segue un intervento sul tema del Vice-presidente della Commissione Lavoro della Camera Giuliano Cazzola, pubblicato dallo stesso quotidiano il giorno successivo, con una breve replica di P.I. 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