
{"id":26882,"date":"2013-05-26T21:15:58","date_gmt":"2013-05-26T20:15:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=26882"},"modified":"2013-05-26T21:21:45","modified_gmt":"2013-05-26T20:21:45","slug":"che-cosa-puo-fare-il-governo-letta-in-materia-di-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=26882","title":{"rendered":"CHE COSA PU\u00d2 FARE IL GOVERNO LETTA IN MATERIA DI LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON\u00a0<strong>\u00c8<\/strong> REALISTICO AFFIDARE L&#8217;ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA \u00a0<em>YOUTH GUARANTEE<\/em> LANCIATO DALL\u2019UNIONE EUROPEA\u00a0AI CENTRI PUBBLICI PER L\u2019IMPIEGO, CHE MEDIANO MENO DEL 3% DEGLI INCONTRI FRA DOMANDA E OFFERTA: OCCORRE VALORIZZARE LE CAPACIT\u00c0 DELLE IMPRESE DEL SETTORE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Elisabetta Gualmini<\/strong> pubblicato su<\/em> la Stampa<em> del 24 maggio 2013<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Fa bene Enrico Letta a ripetere in ogni occasione che tra le priorit\u00e0 del suo governo ci sono gli interventi per il lavoro. Dopo averlo detto a Bruxelles, lo ha confermato ieri all\u2019Assemblea annuale di Confindustria. Col doppio risultato di strappare l\u2019agenda politica dalle mani di Berlusconi e di distogliere l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica dal fuoco amico dei suoi compagni di partito che fanno a gara a tirar fuori proposte \u201cindecenti\u201d rispetto ai vincoli della strana maggioranza.<br \/>\nLa determinazione del premier \u00e8 decisamente apprezzabile, purch\u00e9 ci sia la consapevolezza, sua e dei suoi ministri, che un esecutivo di emergenza e di larghe intese, pu\u00f2 fare solo cose piccole e ad efficacia immediata. Essendo chiaro che quel \u201csiate ambiziosi\u201d di Van Rompuy ai leader europei in vista del vertice di Berlino sul lavoro pi\u00f9 che convinzione era cortesia. E che la partita \u00e8 davvero complessa, come il governo dovrebbe aver capito, dopo che la sua prima mossa \u00e8 stata messa sotto accusa. Il \u00a0rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga tramite i fondi sulla produttivit\u00e0, togliendo cio\u00e8 ai lavoratori per dare ai lavoratori, ha gi\u00e0 fatto evocare prima a Camusso e ieri a Squinzi una inutile guerra tra poveri. Meglio abbandonare promesse altisonanti e convertirsi fin da subito a un\u00a0 minimalismo pragmatico.<br \/>\nIn particolare, alcuni propositi indicati dal Ministro del Welfare &#8211; gli incentivi per la staffetta generazionale e la riorganizzazione dei centri per l\u2019impiego &#8211; rischiano di non produrre alcun esito, e comunque avrebbe senso parlarne quando sar\u00e0 stato accertato che sono finanziariamente sostenibili. Lo scambio \u201csolidaristico\u201d proposto da Giovannini, tra chi si appresta ad uscire dal mercato del lavoro, che accetta volontariamente di lavorare di meno, e chi si accinge ad entrarvi, assomiglia molto a uno strumento introdotto circa 30 anni fa (nel 1984), il contratto di solidariet\u00e0 espansivo. Uno strumento che non ha mai funzionato nel nostro paese sia perch\u00e9 prevede un contributo dello stato piuttosto oneroso, sia perch\u00e9 in contesti economici difficili le imprese non sempre sono riuscite ad assumere e hanno finito per utilizzare la staffetta solo per met\u00e0, cio\u00e8 per rendere meno indolore l\u2019uscita di chi, comunque, sarebbe stato licenziato. L\u2019idea, di per s\u00e9 suggestiva, di \u201clavorare meno per lavorare tutti\u201d, importata dalla Francia e adottata con entusiasmo dalla Cisl di Pierre Carniti, venne presto accantonata e di scambio tra padri e figli non si parl\u00f2 pi\u00f9. Altro che mano sul cuore (e sul portafoglio). Ognuno pensasse a s\u00e9. Non si comprende come nell\u2019economia dal fiato corto di oggi, in cui lo stato non ha soldi per nessuno, la staffetta possa funzionare, prevedendo la copertura completa dei contributi pensionistici per gli ultimi tre anni di attivit\u00e0 dei lavoratori, messi nel frattempo in part-time.<br \/>\nAncora pi\u00f9 insidiosa \u00e8 l\u2019idea di riformare i centri per l\u2019impiego e affidare loro la gestione dei fondi del programma europeo \u201cYouth guarantee\u201d (questi certi per fortuna) a favore dell\u2019inserimento lavorativo dei giovani. I centri per l\u2019impiego sono tra gli enti pubblici pi\u00f9 inefficienti. Completamente scavalcati dalle agenzie private di collocamento, intermediano meno del 3% dell\u2019offerta di lavoro. Pensare di riportarli in vita per gestire la pi\u00f9 importante delle partite europee dei prossimi mesi, come ha accennato il sottosegretario Dell\u2019Aringa, va contro ogni principio di realt\u00e0. Parliamo peraltro di strutture oggi in mano a quelle province su cui pendono impietose le forbici del Ministro Delrio. Se il privato funziona meglio (e nel collocamento funziona meglio almeno dalla riforma del 1949), bisogna avere il coraggio di dirlo e di coinvolgerlo pienamente, ovviamente sotto un rigido controllo pubblico. Altre vie non ce ne sono.<br \/>\nInsomma, c\u2019\u00e8 da sperare che il dibattito sul lavoro prenda la piega giusta. Che non vuol dire stare fermi, ma agire tenendo presenti gli elementi di forza e di debolezza del sistema. Per evitare di dover sempre tornare sui propri passi, come per la legge Fornero, che ora sono tutti pronti a ritoccare verso una maggiore flessibilit\u00e0 in entrata, quando un anno fa, si era chiesto a gran voce un argine contro la precariet\u00e0. Fare cose piccole e concrete. E coerenti. Mai come di questi tempi l\u2019azione di governo deve essere minima ed esatta. Non ingigantita n\u00e9 sensazionale. Ai fronzoli purtroppo nessuno crede pi\u00f9.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON\u00a0\u00c8 REALISTICO AFFIDARE L&#8217;ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA \u00a0YOUTH GUARANTEE LANCIATO DALL\u2019UNIONE EUROPEA\u00a0AI CENTRI PUBBLICI PER L\u2019IMPIEGO, CHE MEDIANO MENO DEL 3% DEGLI INCONTRI FRA DOMANDA E OFFERTA: OCCORRE VALORIZZARE LE CAPACIT\u00c0 DELLE IMPRESE DEL SETTORE Articolo di Elisabetta Gualmini pubblicato su la Stampa del 24 maggio 2013<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-26882","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26882","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=26882"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/26882\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=26882"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=26882"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=26882"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}