
{"id":27652,"date":"2013-07-25T09:32:54","date_gmt":"2013-07-25T08:32:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27652"},"modified":"2013-07-25T09:58:33","modified_gmt":"2013-07-25T08:58:33","slug":"decreto-sul-lavoro-unoccasione-in-larga-parte-perduta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27652","title":{"rendered":"DECRETO SUL LAVORO: UN\u2019OCCASIONE IN LARGA PARTE PERDUTA"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L\u2019ESIGUIT\u00c0 DEGLI INCENTIVI ECONOMICI AVREBBE POTUTO ESSERE COMPENSATA CON L&#8217;ELIMINAZIONE O ALMENO LA RIDUZIONE DEI DISINCENTIVI NORMATIVI, CHE INVECE \u00c8 STATA RINVIATA<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento svolto in Senato nella sessione pomeridiana del 24 luglio 2013, nel corso della discussione generale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 giugno 2013 n. 76<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Signor Presidente, signor Sottosegretario, Colleghi,<br \/>\nci accingiamo a esaminare un decreto-legge che, nelle intenzioni del Governo e di tutta la maggioranza, dovrebbe ridare ossigeno a un mercato del lavoro infartuato. Qualche beneficio effettivamente ne verr\u00e0 per l\u2019occupazione: le nuove norme in materia di contratto a termine favoriranno certamente una maggiore fluidit\u00e0 dell\u2019incontro fra domanda e offerta di lavoro; l\u2019azzeramento del costo contributivo per il lavoro giovanile migliorer\u00e0 i conti delle aziende che stanno assumendo in questa fascia di et\u00e0 (anche se difficilmente incoragger\u00e0 altre aziende a fare altrettanto nel prossimo futuro, dal momento che la provvista \u00e8 destinata a esaurirsi troppo presto, e chi tardi arriver\u00e0 non potr\u00e0 goderne). Ma credo che tutti, in questo emiciclo, concordino nel ritenere, anche se non tutti nel dire apertamente, che questi benefici sono e si confermeranno davvero di entit\u00e0 troppo ridotta rispetto alla gravit\u00e0 della crisi che il nostro mercato del lavoro sta attraversando.<br \/>\nLe nostre imprese stanno operando in una congiuntura di estrema incertezza riguardo al futuro prossimo. Incertezza riguardo a se e quando ci sar\u00e0 l\u2019inversione di tendenza, l\u2019uscita dalla recessione; incertezza circa le tendenze in atto nelle economie di colossi mondiali come la Cina e l\u2019India; preoccupazione perfino sul futuro del sistema economico-monetario continentale di cui facciamo parte. Chi assume una persona oggi \u00e8 molto pi\u00f9 incerto di quanto lo fosse dieci anni or sono sul punto se il lavoro da far fare a quella persona tra un anno o due ci sar\u00e0 ancora oppure no. La legge Fornero entrata in vigore proprio un anno fa ha avuto il merito niente affatto secondario di stabilire sostanzialmente una \u201ctariffa\u201d per il licenziamento individuale dettato da motivi economici: da 12 a 24 mensilit\u00e0 dell\u2019ultima retribuzione; ma anche il costo minimo, 12 mensilit\u00e0, per lo scioglimento del rapporto a uno o due anni dalla sua costituzione comporta un aumento tra il 50 e il 100 per cento del costo retributivo complessivo del rapporto. Si pu\u00f2 ben comprendere che gli imprenditori siano molto riluttanti a correre questo rischio, anche quando avrebbero bisogno di aumentare gli organici. Cos\u00ec come si pu\u00f2 ben comprendere che due anni fa la Banca Centrale Europea, impegnata nel salvataggio del nostro debito pubblico, ci abbia chiesto uno spostamento della protezione del lavoratore dalla sicurezza nel rapporto, con alto costo di separazione, alla sicurezza nel mercato del lavoro.<br \/>\nL\u2019alto costo di separazione \u00e8 proprio quello che Marco Biagi chiamava il \u201cdisincentivo normativo\u201d alla costituzione di rapporti di lavoro regolari a tempo indeterminato: un disincentivo il cui effetto \u00e8 ingigantito dall\u2019incertezza mortale che caratterizza la congiuntura attuale. Ed \u00e8 proprio qui che noi oggi dovremmo intervenire per facilitare le assunzioni, anche soltanto con un provvedimento di carattere congiunturale, sperimentale, di portata limitata al tempo necessario per uscire dal tunnel della crisi. Dovremmo dire agli imprenditori: \u201cfinch\u00e9 non saremo fuori dalla recessione, assumete pure tutti i lavoratori che vi servono, senza preoccupazione per il prossimo futuro: per due o tre anni, se le cose andranno male vi sar\u00e0 consentito sciogliere questi rapporti senza rischi giudiziali, con un costo di separazione di modesta entit\u00e0 e predeterminato\u201d. Questo s\u00ec che darebbe una boccata d\u2019ossigeno tonificante a tutto il mercato del lavoro! E questa sarebbe una misura a costo zero per l\u2019Erario, che potremmo adottare senza le angustie in cui abbiamo dovuto costringere l\u2019incentivo economico previsto dal decreto in esame per le assunzioni di giovani. Offerto con tanta \u2013 e pur giustificata \u2013 austerit\u00e0, difficilmente questo incentivo economico indurr\u00e0 centinaia di migliaia di imprenditori a procedere all\u2019assunzione di cui avrebbero bisogno con un contratto a tempo indeterminato, se temono che la situazione possa cambiare in peggio nel giro di uno o due anni; avrebbe un impatto tonificante sul nostro mercato del lavoro enormemente pi\u00f9 ampio e pi\u00f9 forte l\u2019introduzione sperimentale di un rapporto di lavoro caratterizzato dal basso costo di separazione nei suoi primi anni di svolgimento, ma pur sempre rapporto a tempo indeterminato, e con una protezione della stabilit\u00e0 gradualmente crescente con il crescere dell\u2019anzianit\u00e0 di servizio.<br \/>\nChe cosa ci trattiene dall\u2019adottare \u2013 ripeto: in via sperimentale e con effetti limitati alla terribile congiuntura che il Paese sta attraversando \u2013 questa misura ragionevolissima e a costo zero? Non certo la preoccupazione di privare i giovani della prospettiva di un rapporto di lavoro pi\u00f9 stabile: oggi, in una situazione in cui il Paese sta perdendo 30.000 posti di lavoro al mese (mille al giorno!) e in cui la disoccupazione giovanile \u00e8 quasi al 40 per cento, a 99 giovani su 100 parrebbe di toccare il cielo con un dito, se per un triennio si offrisse loro la possibilit\u00e0 di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato cos\u00ec regolato. L\u2019argomento che ci viene opposto dai sostenitori dell\u2019immodificabilit\u00e0 della vecchia protezione della stabilit\u00e0 del lavoro, e che oggi ci trattiene dall\u2019adottare questa misura sperimentale, \u00e8 uno solo: quello del \u201cpiano inclinato\u201d. Non si pu\u00f2 toccare, neanche sperimentalmente, la protezione della stabilit\u00e0 del lavoro, perch\u00e9<em> si sa dove si incomincia ma non si sa dove si va a finire<\/em>. Questo \u00e8 l\u2019unico argomento contrario, che nei giorni scorsi ci siamo sentiti ripetere, qui in Parlamento e fuori, dai colleghi e dai militanti del partito democratico, da sindacalisti di diversi orientamenti. Ricordo loro che, da che mondo \u00e8 mondo, l\u2019argomento del piano inclinato, della<em> slippery slope<\/em>, \u00e8 il cavallo di battaglia non dei progressisti, ma dei conservatori di ogni credo e di ogni osservanza. Da che mondo \u00e8 mondo, invece, \u00e8 proprio di chi lavora per il progresso, in tutti i campi, il metodo sperimentale: si prova, si vede che cosa accade, se i risultati sono insoddisfacenti si cambia strada, altrimenti si consolida e si generalizza ci\u00f2 che si \u00e8 sperimentato. \u00c8 con questo metodo pragmatico del <em>try and go<\/em>, non con le contrapposizioni ideologiche, che riusciremo a cambiar volto a questo nostro mercato del lavoro asfittico e ingessato.<br \/>\nA dire il vero, all\u2019inizio del dibattito in Commissione avevamo avuto l\u2019impressione che qualche cosa si stesse smuovendo, su questo terreno, nel partito democratico. Ci aveva dato questa speranza un emendamento presentato dalla collega Ghedini, che prevedeva in via sperimentale e congiunturale una sostanziale liberalizzazione del contratto a termine nei primi trentasei mesi di rapporto tra l\u2019impresa e il lavoratore. Era una apertura strana: perch\u00e9 in quel modo, per non toccare una virgola della disciplina del contratto a tempo indeterminato, si sarebbe prodotto l\u2019effetto di rendere assolutamente normale l\u2019assunzione a termine. Lo ho rilevato nel dibattito in Commissione, osservando che, in omaggio al divieto di toccare, sia pure marginalmente, la disciplina del licenziamento il partito democratico appariva disposto addirittura a far s\u00ec che il contratto a tempo indeterminato sparisse del tutto almeno nei primi tre anni di rapporto tra un\u2019impresa e un lavoratore. Ma \u2013 ancorch\u00e9 fosse per questo aspetto paradossale \u2013 sarebbe stata comunque una misura utile nella situazione gravissima in cui ci troviamo. Senonch\u00e9 anche quella timida apertura si \u00e8 poi persa per strada.<br \/>\nIl ministro del Lavoro ha rinviato l\u2019intervento su questa materia a settembre, auspicando un avviso comune delle parti sociali. Scelta, questa, che sembra corrispondere all\u2019appello del segretario della Cisl Bonanni, affinch\u00e9 il compito di correggere le rigidit\u00e0 del nostro diritto del lavoro sia lasciato alle parti sociali. L\u2019auspicio \u00e8 che il sistema delle relazioni industriali sappia superare le difficolt\u00e0 che gli hanno impedito in questi ultimi due anni di esercitare le proprie prerogative su questo terreno; ma deve essere chiaro che, se anche a settembre dovesse registrarsi un nulla di fatto sul terreno dell\u2019intesa tra le parti sociali, non potr\u00e0 essere ulteriormente rinviata l\u2019opera di semplificazione normativa e di rimozione dei disincentivi normativi all\u2019assunzione a tempo indeterminato. Su questo punto chiediamo \u2013 anche con un ordine del giorno presentato all\u2019articolo 1 del decreto \u2013 al Governo un impegno preciso.<br \/>\nA questo proposito va detto che una grave emergenza nell\u2019emergenza \u00e8 costituita dalle centinaia di migliaia rapporti di collaborazione qualificata come autonoma, ma in realt\u00e0 di lavoro dipendente, dei quali la legge Fornero richiede giustamente la migrazione nell\u2019area del lavoro subordinato regolare. Il problema nasce dal fatto che la legge Fornero ha fatto il lavoro soltanto a met\u00e0, conferendo efficacia alle regole poste in questa materia dalla legge Biagi, ma non delineando, sull\u2019altro versante, un rapporto di lavoro sufficientemente flessibile, sottratto alle bardature normative eccessive, per poter accogliere in modo universale tutto il grande mondo del lavoro dipendente. Oggi la migrazione dall\u2019area della collaborazione autonoma a quella del lavoro subordinato determina un aumento di costo per l\u2019impresa, a parit\u00e0 di retribuzione oraria lorda, tra il 40 e il 50 per cento, oltre a tutta la maggior rigidit\u00e0 che caratterizza l\u2019area del lavoro subordinato rispetto a quella del lavoro autonomo. Cos\u00ec stando le cose, \u00e8 evidente che ci troviamo davanti a un bivio: o torniamo indietro, alla palude del dualismo fra protetti e non protetti nel mercato del lavoro, abrogando o sospendendo le norme di contrasto all\u2019abuso delle collaborazioni autonome contenute nella legge Fornero, oppure di quella legge portiamo a compimento il progetto, mettendo a disposizione di lavoratori e imprese \u2013 almeno in via sperimentale \u2013 un rapporto di lavoro subordinato che non comporti lo shock economico e normativo di cui si \u00e8 detto. A questo tendono gli emendamenti sull\u2019azzeramento dell\u2019impatto del costo del lavoro sull\u2019Irap e sulla riduzione drastica del costo di cessazione del rapporto a tempo indeterminato nella sua fase iniziale, che abbiamo presentato in Commissione, ma che hanno dovuto essere ritirati di fronte alla determinazione contraria che ci \u00e8 stata opposta.<br \/>\nCompletare l\u2019opera avviata con la legge del luglio 2011, oppure tornare indietro: questa \u00e8 l\u2019alternativa di fronte alla quale ci troviamo, la scelta che dobbiamo compiere, se vogliamo risolvere l\u2019emergenza di quelle centinaia di migliaia di collaborazioni false-autonome. Questa \u00e8 la scelta che oggi, con questo decreto, noi non compiamo. Non la compiamo, perch\u00e9 siamo paralizzati dal tab\u00f9 dell\u2019intangibilit\u00e0 della disciplina del rapporto di lavoro regolare a tempo indeterminato. Peccato: \u00e8 un\u2019occasione persa. La speranza \u00e8 che, almeno, il dibattito apertosi in questa occasione ci aiuti a non perdere anche la prossima occasione, ammesso che ce ne si offra in tempo utile.<br \/>\nUn\u2019ultima notazione: questa legge nasce ancora sotto il segno della complicazione e della illeggibilit\u00e0 per la grande platea di coloro che sono chiamati ad applicarla. \u00c8 tutta scritta dagli addetti ai lavori in un linguaggio astruso, infarcito di riferimenti ad altre leggi, che solo dagli addetti stessi \u00e8 comprensibile (perfettamente in linea, per questo aspetto, con i precedenti del Collegato Lavoro del 2010 e della legge Fornero del 2012). Questo non pu\u00f2 non costituire un pregiudizio grave per l\u2019effettivit\u00e0 della legge stessa: una norma che per essere capita richiede il consulente non pu\u00f2 avere la virt\u00f9 di influire direttamente sulla cultura e sul comportamento di milioni, anzi decine di milioni di persone.<br \/>\nAnche l\u2019estrema complicazione della nostra legislazione in materia di lavoro \u2013 e non soltanto il suo contenuto vetusto \u2013 costituisce uno dei problemi maggiori per il funzionamento del nostro mercato del lavoro, per la sua trasparenza, per la sua apertura all\u2019imprenditoria straniera, di cui tanto il nostro Paese avrebbe bisogno. Su questo, come su diversi altri capitoli politico-programmatici, chiediamo al Governo Letta nel prossimo futuro un colpo di reni. Gli chiediamo il coraggio di progettare un diritto del lavoro chiaro, incisivo e leggero al tempo stesso, capace di ridurre e non di aumentare i costi di transazione tra imprese e lavoratori, capace nella sua semplicit\u00e0 di essere veramente universale. Un diritto del lavoro capace di parlare non soltanto a consulenti e sindacalisti, ma direttamente a imprenditori e lavoratori che hanno diritto di non saperne niente; non soltanto agli <em>insiders<\/em>, ma anche e soprattutto agli <em>outsiders<\/em>; non soltanto alle vecchie generazioni, ma anche e soprattutto alle nuove.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ESIGUIT\u00c0 DEGLI INCENTIVI ECONOMICI AVREBBE POTUTO ESSERE COMPENSATA CON L&#8217;ELIMINAZIONE O ALMENO LA RIDUZIONE DEI DISINCENTIVI NORMATIVI, CHE INVECE \u00c8 STATA RINVIATA Intervento svolto in Senato nella sessione pomeridiana del 24 luglio 2013, nel corso della discussione generale sul disegno di legge di conversione del decreto-legge 28 giugno 2013 n. 76<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-27652","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27652","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27652"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27652\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27652"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27652"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27652"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}