
{"id":27980,"date":"2013-09-15T14:56:30","date_gmt":"2013-09-15T13:56:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27980"},"modified":"2013-09-15T23:03:03","modified_gmt":"2013-09-15T22:03:03","slug":"come-cambiare-la-nostra-cultura-e-i-servizi-del-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27980","title":{"rendered":"UN PROGETTO SPERIMENTALE PER I SERVIZI NEL MERCATO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">IL PROGETTO DI RIFONDAZIONE DEL SISTEMA DEL COLLOCAMNTO FONDATO SULLA STRETTA COOPERAZIONE FRA STRUTTURE PUBBLICHE E AGENZIE PRIVATE, SULL&#8217;ATTIVAZIONE DEGLI INCENTIVI GIUSTI NEI CONFRONTI DI TUTTI I PROTAGONISTI, E IN PARTICOLARE DI UNA\u00a0SERIA CONDIZIONALIT\u00c0 DEL SOSTEGNO DEL REDDITO<\/span><\/p>\n<p><em>Le mie risposte alle domande che i partecipanti all&#8217;incontro Webinar, organizzato da The European House Ambrosetti il 13 settembre 2013, non sono riusciti a pormi per mancanza del tempo necessario, a seguito della mia relazione sul tema <\/em><a title=\"Conferenza su &quot;Che cosa ci impedisce di lavorare&quot;\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24702\" target=\"_blank\">Che cosa ci impedisce di lavorare<\/a><em>\u00a0 &#8211; Nella quale metto in evidenza i danni gravi prodotti dal modo\u00a0normalmente seguito in Italia per affrontare le crisi occupazionali aziendali e i difetti dei nostri servizi\u00a0di collocamento e di orientamento scolastico e professionale<\/em>\u00a0<!--more--><\/p>\n<p><strong>La riforma Fornero non ha rinnovato in modo significativo il sistema di ammortizzatori vigente proprio per superarne i limiti da lei evidenziati nella sua relazione?<br \/>\n<\/strong>S\u00ec, la cosiddetta &#8220;riforma degli ammortizzatori sociali&#8221; costituisce la parte pi\u00f9 rilevante di quell&#8217;intervento legislativo dello scorso anno. E credo che il grande\u00a0merito di questa parte compensi gli errori che sono stati commessi, con quella legge,\u00a0sul terreno della regolazione dei rapporti di lavoro a termine, e la timidezza con cui si \u00e8 intervenuti sull&#8217;articolo 18, in materia di licenziamenti.<\/p>\n<p><strong>Quando se ne\u00a0vedranno gli effetti?<br \/>\n<\/strong>In parte si stanno gi\u00e0 vedendo: la nuova assicurazione universale contro la disoccupazione (ASpI) \u00e8 gi\u00e0 entrata in vigore, garantendo il 75% dell&#8217;ultima retribuzione a tutti i lavoratori subordinati che perdono il posto. In parte essi devono ancora prodursi: la legge Fornero ha\u00a0concesso\u00a0altri\u00a0due anni di tempo per l&#8217;allineamento dell&#8217;utilizzazione della Cassa integrazione guadagni ai nuovi principi e regole. Certo, occorre che non prevalga\u00a0sul piano politico un orientamento regressivo, la scelta di tornare indietro, o anche soltanto rinviare.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong> Quali ulteriori miglioramenti sono auspicabili in questa direzione?<br \/>\n<\/strong>Una cosa indispensabile \u00e8 l&#8217;attivazione di quella che chiamiamo la &#8220;condizionalit\u00e0&#8221; nell&#8217;erogazione del sostegno del reddito a chi ha perso il posto di lavoro: prevista dalla legge Fornero, che per\u00f2 per questo aspetto \u00e8 rimasta inattuata.\u00a0\u00c8 indispensabile attivare, almeno in via sperimentale, un sistema che colleghi il trattamento di disoccupazione con l&#8217;obbligo di scegliere una tra le imprese accreditate per il servizio di <em>outplacement.<\/em> Il corrispettivo del servizio sar\u00e0 costituito da un <em>voucher<\/em>, erogato dalla Regione con il contributo del Fondo Sociale Europeo, articolato in una parte fissa e una (la parte maggiore) pagabile soltanto a seguito del <em>successful placing<\/em>, cio\u00e8 della collocazione al lavoro effettiva del lavoratore: in questo modo si attiva l&#8217;incentivo giusto per l&#8217;agenzia incaricata del servizio.\u00a0Quest&#8217;ultima dovr\u00e0 individuare un <em>tutor<\/em> al quale la persona disoccupata\u00a0sar\u00e0 affidata, con l&#8217;incarico di consigliarla e seguirla in tutto il percorso di ricerca e riqualificazione, ma anche di denunciare l&#8217;eventuale irragionevole rifiuto da parte sua di occasioni di lavoro appropriate in relazione alle sue capacit\u00e0, oppure di opportunit\u00e0 di riqualificazione che\u00a0le siano state offerte: il rifiuto ingiustificato deve portare all&#8217;interruzione del trattamento di disoccupazione. Solo cos\u00ec si evita che il sostegno del reddito determini un allungamento del periodo di disoccupazione.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Come spesso accade, l&#8217;analisi dei dati porta a conclusioni diverse dalla percezione comune. Il sindacato, CGIL in particolare, cosa dice di questi dati?\u00a0<\/strong><strong><br \/>\n<\/strong>I sindacalisti per lo pi\u00f9 ignorano questi dati [NB &#8211; domanda e risposta si riferiscono ai dati contenuti nella <a title=\"Conferenza su &quot;Che cosa ci impedisce di lavorare&quot;\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=24702\" target=\"_blank\">relazione<\/a>]; ma non soltanto i sindacalisti: la cosa curiosa \u00e8 che anche alcuni studiosi di sociologia o di diritto del lavoro ne sono sorpresi. Anche perch\u00e9 sono dati che, inspiegabilmente, non sono pubblicati da nessuna parte e non sono reperibili neppure su Internet, tranne che su questo sito. Tanto sono lontani dall&#8217;immaginazione diffusa, anche tra gli addetti ai lavori, che la prima volta che li presentai in pubblico, due anni fa, qualcuno mi disse che si trattava di dati &#8220;evidentemente falsi&#8221;! Invece sono dati risultanti dal sistema delle comunicazioni obbligatorie dei datori di lavoro alle Direzioni provinciali per l&#8217;impiego, aggregati sul piano nazionale: sono dunque dati attendibilissimi, oltretutto confermati da quelli raccolti autonomamente da diversi Osservatori regionali del mercato del lavoro. Il fatto \u00e8 che prendere coscienza di questi dati costringe a prendere atto dell&#8217;abisso di inefficienza che caratterizza i nostri servizi di mediazione nel mercato del lavoro; e costringe ad abbandonare l&#8217;approccio assistenzialistico alle crisi occupazionali aziendali, che fin qui ha fatto tanto comodo a sindacati e imprenditori.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e9 Lei non va a presentare questi dati\u00a0in qualche altra trasmissione divulgativa?<br \/>\n<\/strong>Pi\u00f9 che pubblicare e aggiornare queste <em>slides<\/em> sul mio sito, e presentarle in ogni possibile occasione, come sto facendo da due anni a questa parte, non posso fare. Se venissi invitato a una trasmissione televisiva, ovviamente lo farei anche in quella sede.<\/p>\n<p><strong>Forse il cambiamento di percezione sarebbe utile a migliorare la situazione di crisi.<br \/>\n<\/strong>S\u00ec:\u00a0l&#8217;Italia ha bisogno urgentissimo di cambiare profondamente il modo in cui si affrontano le crisi occupazionali. Invece, purtroppo, la richiesta insistente &#8211; e <em>bi-partisan<\/em>! &#8211; di rifinanziamento della\u00a0Cassa integrazione in deroga\u00a0va in direzione esattamente contraria: cio\u00e8 nella direzione di una protrazione <em>sine die<\/em> \u00a0dell&#8217;abuso della Cassa integrazione per nascondere situazioni di disoccupazione e non affrontarle correttamente, con gli strumenti appropriati.<\/p>\n<p><strong>Pur capendo i problemi finanziari dell&#8217;INPS, l&#8217;innalzamento dell&#8217;et\u00e0 pensionabile non riduce la possibilit\u00e0 di trovare lavoro?<br \/>\n<\/strong>Uno degli effetti che stiamo misurando della riforma delle pensioni del dicembre 2011 \u00e8 un aumento del tasso di occupazione nella fascia di et\u00e0 sopra i 55 anni. In questa fascia aumentano le persone che restano attive nel mercato del lavoro, invece che\u00a0uscirne (come avrebbero fatto con la vecchia disciplina): questo, pi\u00f9 e prima che la corrispondente riduzione della spesa previdenziale, \u00e8 esattamente ci\u00f2 che la riforma si proponeva di conseguire. Certo, questo pu\u00f2 determinare transitoriamente in alcuni casi una riduzione delle <em>vacancies<\/em>, cio\u00e8 delle occasioni di lavoro che si aprono per le nuove generazioni, in altri casi un aumento dei candidati alle nuove occasioni di lavoro. Ma \u00e8 un effetto transitorio: la comparazione internazionale mostra come i Paesi nei quali \u00e8 pi\u00f9 alto il tasso di occupazione nella fascia dei 50 e dei 60 anni siano al tempo stesso quelli in cui \u00e8 pi\u00f9 alto il tasso di occupazione anche nella fascia tra i 18 e i 30 anni. Questo si spiega col fatto che l&#8217;anziano che continua a lavorare continua a produrre ricchezza, senza pesare sulle risorse pubbliche, le quali possono cos\u00ec essere utilizzate per attivare nuovi rapporti di lavoro, soprattutto nei numerosi settori dei servizi alla persona, alla famiglia e alle comunit\u00e0 locali, che sono quelli nei quali oggi l&#8217;Italia fa registrare i livelli occupazionali pi\u00f9 bassi rispetto al centro e nord-Europa.<\/p>\n<p><strong>Nell&#8217;esperienza di molti imprenditori che hanno dovuto affrontare crisi occupazionali nelle loro aziende, spesso i lavoratori in uscita stentano a percepire il valore dell&#8217;<em>outplacement<\/em>, quasi non sanno cosa sia, preferiscono negoziare qualche euro in pi\u00f9 e rinunciarvi. Come fare per indurli a un comportamento diverso?<br \/>\n<\/strong>In molti casi quando la persona che sta perdendo il posto preferisce qualche euro in pi\u00f9 rispetto al servizio di <em>outplacement<\/em>, ci\u00f2 \u00e8 dovuto al fatto che essa ha gi\u00e0 un&#8217;alternativa occupazionale, o sa di poterla trovare facilmente con i soli propri mezzi. Questo non deve sorprendere, se si considerano i dati che abbiamo visto, emergenti dalle comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro sul numero dei contratti di lavoro regolari che si stipulano in Italia, anche in un periodo di crisi economica gravissima; questo per\u00f2 costituisce una prova ulteriore del danno grave prodotto dal modo con cui in Italia si eroga il sostegno del reddito a chi perde un lavoro in modo incondizionato: molti di questi lavoratori, se venissero posti in Cassa integrazione potrebbero essere indotti a differire l&#8217;attivazione di un \u00a0nuovo rapporto di lavoro regolare, e\/o sostituirlo con un rapporto di lavoro irregolare. In ogni caso, l&#8217;introduzione di una seria condizionalit\u00e0 nel sostegno del reddito ridurrebbe drasticamente questi effetti negativi del nostro modo attuale di affrontare le crisi occupazionali.<\/p>\n<p><strong>Sul pietismo di cui lei ha parlato in riferimento all&#8217;uso che si fa oggi in molti casi della CIG, come si pu\u00f2 intervenire sui Sindacati per cambiarne la mentalit\u00e0?<br \/>\n<\/strong>Sarebbe importantissimo far percepire diffusamente ai lavoratori, prima ancora che ai loro rappresentanti sindacali, quanto sia dannoso l&#8217;uso che si fa oggi della Cassa integrazione per nascondere situazioni di effettiva disoccupazione: far capire loro\u00a0come e perch\u00e9\u00a0il grave ritardo, che in questo modo si determina, nell&#8217;attivazione della ricerca della nuova occupazione, nella riconversione professionale, li infili in un vicolo cieco. Come e perch\u00e9, dunque, il sindacato predicando il &#8220;diritto&#8221; dei lavoratori a godere di almeno uno o due anni di Cassa integrazione prima della formalizzazione del licenziamento, faccia loro un pessimo servizio.<\/p>\n<p><strong>Quali effetti potrebbero produrre le recenti riforme del sistema di formazione professionale, con particolare riferimento al contratto di apprendistato?<br \/>\n<\/strong>Quanto all&#8217;apprendistato, non ho molta fiducia nella possibilit\u00e0 di un suo rilancio fin quando esso sar\u00e0 oggetto di una disciplina complessa e rigida come la nostra attuale. Quando essa sar\u00e0 ridotta a un solo articolo di pochi commi, come nel <a title=\"D.d.l. 7.8.2013 n. 1006\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27810\" target=\"_blank\"><em>Codice semplificato del lavoro<\/em><\/a> che ho proposto in Parlamento gi\u00e0 quattro anni fa e riproposto nella nuova legislatura, cio\u00e8 quando si potr\u00e0 assumere un apprendista senza bisogno di ricorrere all&#8217;assistenza di un consulente del lavoro, le cose potranno cambiare decisamente in meglio. Quanto alla formazione professionale in generale, le cose non potranno migliorare finch\u00e9 essa non verr\u00e0 mirata specificamente a coprire gli <em>skill shortages<\/em>, che si registrano a decine di migliaia in ciascuna regione italiana. Certo, questo presuppone che si imponga a ciascun lavoratore a cui si eroga il trattamento di disoccupazione di rendersi disponibile per il percorso di riqualificazione mirato appunto alla copertura di un posto ben determinato, offerto da un&#8217;impresa. Anche per questo \u00e8 necessario introdurre la condizionalit\u00e0 di cui si \u00e8 parlato prima.<\/p>\n<p><strong><em>Skill shortages<\/em>: esistono <em>best practices<\/em> europee per mettere in contatto fabbisogno delle imprese e competenze dei lavoratori?<\/strong><br \/>\nCerto che s\u00ec: l&#8217;Italia \u00e8 indietro di venti o trent&#8217;anni rispetto a molte esperienze che in questo campo sono disponibili nel panorama del centro e nord-Europa.<\/p>\n<p><strong>Che interpretazione d\u00e0 all&#8217;alto numero di richieste di lavoro inevase nel Mezzogiorno, quando, a fronte di queste, continua ad essere alto il numero di persone che lasciano quelle regioni per cercare &#8220;fortuna&#8221; in altre?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 una conferma del pessimo funzionamento dei nostri servizi per l&#8217;impiego in quelle regioni. Del resto, non ci si pu\u00f2 attendere di meglio quando i &#8220;collocatori&#8221; ignorano totalmente la domanda di manodopera espressa dalle imprese e di fatto non se ne occupano. Come \u00e8 pensabile che essi fungano da &#8220;mediatori&#8221; tra domanda e offerta, che essi possano indirizzare i lavoratori sugli itinerari necessari per arrivare a coprire i posti disponibili, se non sanno neppure quali posti sono disponibili?<\/p>\n<p><strong>Quanto \u00e8 probabile che il lavoro ritrovato dopo essere stati licenziati senza CIG sia di livello inferiore o molto inferiore a quello perso?<br \/>\n<\/strong>Ci sono diversi studi in proposito, sia in riferimento agli USA, sia in riferimento ai Paesi Europei e all&#8217;Italia in particolare.\u00a0Essi indicano\u00a0una perdita di retribuzione media, nel caso di mobilit\u00e0 involontaria (cio\u00e8 licenziamento), intorno al 20 per cento dell&#8217;ultima retribuzione; ma indicano anche che,\u00a0nella gran maggior parte dei casi,\u00a0nel giro di pochi anni questa perdita viene recuperata. In Italia questo gradino all&#8217;ingi\u00f9 \u00e8\u00a0accentuato dall&#8217;istituto degli scatti di anzianit\u00e0, che ovviamente si azzerano in caso di\u00a0passaggio da un&#8217;azienda a un&#8217;altra: \u00e8 questa una peculiarit\u00e0 italiana di fonte contrattuale collettiva che produce numerosi effetti\u00a0negativi e va superata al pi\u00f9 presto.\u00a0D&#8217;altra parte, se si considera che anche il trattamento di Cassa integrazione, di mobilit\u00e0 o di disoccupazione comporta sempre una riduzione del reddito del lavoratore almeno pari al 20 per cento, \u00e8 facile rendersi conto di quanto il cambiare sistema di assistenza nel passaggio dalla vecchia alla nuova occupazione possa essere vantaggioso per il lavoratore e per i conti pubblici. Si potrebbe anche pensare a destinare una parte del risparmio che ne conseguirebbe a un <em>wage subsidy <\/em>che consenta di neutralizzare il gradino all&#8217;ingi\u00f9 per i primi mesi, o addirittura il primo anno. In qualche misura<\/p>\n<p><strong>Come si pu\u00f2 contemperare il giusto requisito della &#8220;disponibilit\u00e0&#8221; al nuovo impiego quale requisito per la percezione del sostegno del reddito con il legittimo interesse alla tutela della professionalit\u00e0 da parte del lavoratore?<br \/>\n<\/strong>Il danno di gran lunga peggiore per la professionalit\u00e0 del lavoratore \u00e8 restare a lungo inattivo, come accade oggi sistematicamente con l&#8217;attivazione impropria dei lunghi periodi di Cassa integrazione nella fase iniziale della disoccupazione. Detto questo, \u00e8 evidente che dal lavoratore non si pu\u00f2 esigere la disponibilit\u00e0 per <em>qualsiasi<\/em> nuovo lavoro. Non \u00e8 opportuno stabilire regole generali rigide, perch\u00e9 l&#8217;ampiezza della disponibilit\u00e0 a cambiare lavoro che pu\u00f2 essere ragionevolmente richiesta a chi lo ha perso dipende dalle circostanze. L&#8217;unica regola generale che si pu\u00f2 &#8211; e si deve &#8211; utilmente porre, a questo proposito,\u00a0\u00e8 quella che prevede che si confrontino le competenze professionali del lavoratore con le opportunit\u00e0 offerte dal mercato del lavoro nella zona\u00a0(ce ne sono sempre: si pensi alle decine di migliaia di <em>skill shortages<\/em> esistenti in ogni regione) e si chieda al lavoratore di scegliere fra le tre o quattro soluzioni pi\u00f9 agevolmente praticabili e con contenuto professionale pi\u00f9 simile a quello del posto di provenienza. Se il lavoratore le rifiuta tutte, spetta a lui indicare una diversa soluzione possibile; e se questa non \u00e8 ragionevole, \u00e8 giusto che il lavoratore perda in tutto o in parte il trattamento di disoccupazione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0In caso di dissenso tra il tutor e il lavoratore, come si risolverebbe la controversia secondo questo progetto?<br \/>\n<\/strong>Poich\u00e9 non si tratta di un rapporto di lavoro, si pu\u00f2 pensare che la norma istitutiva della sperimentazione consenta l&#8217;inserimento nel &#8220;contratto di ricollocazione&#8221; di una clausola compromissoria, che dia luogo a una forma di arbitrato\u00a0molto rapido. Un buon conoscitore delle condizioni del mercato del lavoro\u00a0scelto preventivamente di comune accordo tra le organizzazioni sindacali e l&#8217;associazione delle imprese di <em>outplacement<\/em> potrebbe decidere se dare ragione al tutor o al lavoratore, sentiti entrambi, nel giro di due settimane; senza alcuna formalit\u00e0. Come accade nei Paesi dove queste cose si fanno per davvero, e funzionano bene.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 la Sua ricetta per rendere pi\u00f9 flessibili i contratti a tempo indeterminato?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 quella proposta nel <a title=\"D.d.l. 7.8.2013 n. 1006\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27810\" target=\"_blank\"><em>Codice semplificato del lavoro<\/em><\/a>\u00a0di cui ho parlato prima (d.d.l. n. 1006\/2013): limitare il controllo del giudice al solo motivo disciplinare del licenziamento e agli eventuali motivi discriminatori o di rappresaglia; lasciare come unico &#8220;filtro automatico&#8221; del motivo economico-organizzativo del licenziamento una indennit\u00e0 di licenziamento di entit\u00e0 crescente gradualmente con l&#8217;anzianit\u00e0 di servizio e, quando il questa superi il primo biennio, l&#8217;onere per l&#8217;impresa di offrire al lavoratore licenziato un &#8220;contratto di ricollocazione&#8221; che preveda una integrazione del trattamento di disoccupazione e il servizio di <em>outplacement<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Costo per l&#8217;impresa?<br \/>\n<\/strong>Nel\u00a0 primo biennio pochissimo:\u00a0soltanto un mese per anno di anzianit\u00e0 di servizio. Il <a title=\"D.d.l. 7.8.2013 n. 1006\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=27810\" target=\"_blank\"><em>Codice semplificato<\/em><\/a>\u00a0prevede anche che per questo periodo sia libera la stipulazione del contratto a tempo determinato, con pagamento della stessa indennit\u00e0 nel caso in cui, al termine,\u00a0esso non venga rinnovato o trasformato in rapporto a tempo indeterminato: cos\u00ec, in questo primo periodo, per l&#8217;impresa e per il lavoratore diventa quasi indifferente l&#8217;assunzione a termine o tempo indeterminato. Poi, dall&#8217;inizio del terzo anno\u00a0il costo di separazione incomincia a crescere gradualmente, fino a un massimo che comunque &#8211; per le anzianit\u00e0 pi\u00f9 elevate &#8211; non supera una annualit\u00e0 di costo aziendale del rapporto di lavoro. Perch\u00e9 la maggior parte del costo standard di mercato del servizio di <em>outplacement<\/em> deve essere coperto dal <em>voucher<\/em> regionale, finanziato anche con il contributo del Fondo Sociale Europeo.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia \u00e8 una repubblica fondata sul lavoro ma non sull&#8217;impresa. Il lavoro \u00e8 una conseguenza dell&#8217;impresa. Non dobbiamo quindi assolutamente seguire una politica industriale diversa per affrontare la disoccupazione?<br \/>\n<\/strong>Non c&#8217;\u00e8 dubbio, su questo. L&#8217;Italia \u00e8 da un paio di decenni un Paese drammaticamente chiuso agli investimenti stranieri. Per motivi strutturali (costo pi\u00f9 alto dell&#8217;energia, cattivo funzionamento delle amministrazioni pubbliche, difetti delle infrastrutture di trasporto e comunicazione), ma anche per la nostra cultura politica: sia da destra, sia da sinistra, troppo sovente abbiamo fatto la guerra contro le multinazionali che si proponevano di investire in casa nostra. Un caso evidentissimo \u00e8 costituito dalla vicenda Fiat. Ma potremmo ricordare decine di altri casi, tra i quali Parmalat\/Lactalis, Alitalia\/Air France-KLM, Antonveneta\/Abn Amro, Autostrade\/Abertis, Telecom Italia\/AT&amp;T, sono solo i pi\u00f9 noti. \u00c8 solo con i Governi Monti e Letta che abbiamo incominciato a cambiare profondamente il nostro orientamento su questo terreno, a capire che gli investimenti diretti esteri costituiscono una delle leve pi\u00f9 importanti per il ritorno dell&#8217;Italia alla crescita.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>IL PROGETTO DI RIFONDAZIONE DEL SISTEMA DEL COLLOCAMNTO FONDATO SULLA STRETTA COOPERAZIONE FRA STRUTTURE PUBBLICHE E AGENZIE PRIVATE, SULL&#8217;ATTIVAZIONE DEGLI INCENTIVI GIUSTI NEI CONFRONTI DI TUTTI I PROTAGONISTI, E IN PARTICOLARE DI UNA\u00a0SERIA CONDIZIONALIT\u00c0 DEL SOSTEGNO DEL REDDITO Le mie risposte alle domande che i partecipanti all&#8217;incontro Webinar, organizzato da The European House Ambrosetti il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9,31],"tags":[],"class_list":["post-27980","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27980","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=27980"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/27980\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=27980"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=27980"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=27980"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}