
{"id":28369,"date":"2013-10-13T17:07:12","date_gmt":"2013-10-13T16:07:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28369"},"modified":"2013-10-13T17:10:22","modified_gmt":"2013-10-13T16:10:22","slug":"perche-studiamo-piu-ore-ma-siamo-meno-bravi-degli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28369","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 STUDIAMO PI\u00d9 ORE MA SIAMO MENO BRAVI DEGLI ALTRI"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">L&#8217;ITALIA INVESTE MOLTO SULLA SCUOLA MA SPENDE MALE: STIPENDI BASSI E POCO PESO AL MERITO &#8211; PER QUESTO\u00a0GLI ISTITUTI\u00a0NON RIESCONO A SELEZIONARE I MIGLIORI PER L&#8217;INSEGNAMENTO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Andrea Ichino<\/strong> pubblicato sul <\/em>Corriere della Sera<em> il 10 ottobre 2013<!--more--><\/em><\/p>\n<p>I risultati della prima indagine PIAAC (<em>Programme for the International Assessment of Adult Competence<\/em>) sono una doccia fredda per chi pensa ancora che la scuola italiana sia, nonostante tutto, migliore di quella di altri Paesi. Quando il confronto non si basa su aneddoti (\u201cmia figlia ha frequentato un anno all\u2019estero ed era la piu brava&#8230;\u201d), ma sui risultati di questionari uguali in 24 Paesi e ai quali hanno risposto campioni rappresentativi della propolazione di et\u00e0 compresa tra i 16 e i 65 anni, il quadro \u00e8 disastroso. Siamo in fondo alla classifica sia per le competenze linquistiche sia per quelle matematiche. E il disastro riguarda non solo i giovani ma anche gli anziani, a dimostrazione del fatto che i problemi della scuola italiana derivano da lontano, dal suo impianto dirigistico e centralizzato che deve essere radicalmente cambiato. Non continuiamo a illuderci sulle virt\u00f9 del liceo classico!<\/p>\n<p>Agli italiani viene invece costantemente detto che \u00e8 solo un problema di risorse destinate alla scuola, ma i dati OCSE (<em>Education at a Glance<\/em>) esaminati dal Rapporto del Forum \u201cIdee per la crescita\u201d (vedi e-books del Corriere della Sera) mostrano un realt\u00e0 diversa. Nel 1999-2000 la spesa annua per studente era maggiore in Italia rispetto alla media dei Paesi OCSE in tutti e tre i livelli di istruzione: pre-scolare, primaria e secondaria. Ad esempio nel caso della secondaria, lo Stato italiano spendeva 7218 $ per studente mentre la media OCSE era 5957 $ (e il confronto \u00e8 in termini reali, ossia a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto della moneta). \u00c8 vero che i governi Berlusconi hanno tagliato pesantemente la spesa per istruzione e lo hanno fatto nel modo peggiore possibile, ossia colpendo alla cieca non solo chi meritava di essere punito, ma anche chi con fatica e senza riconoscimenti teneva in piedi la scuola italiana. Tuttavia, nel 2008-2009 la spesa per studente secondario italiano era comunque di 9112 $ dollari, di poco inferiore alla media OCSE di 9312. E in ogni caso, non sono certo questi tagli la causa della pessima performance dei quarantenni e cinquantenni nella indagine PIAAC.<\/p>\n<p>Ha ragione chi nota che lo Stato italiano spende poco per la scuola in proporzione al PIL e in proporzione alla spesa pubblica totale, ma quello che conta per valutare se le risorse sono scarse o sufficienti \u00e8 la spesa per studente. E il motivo per cui questa spesa, nonostante tutto, \u00e8 alta in Italia deriva dal forte calo demografico che ha caratterizzato il nostro Paese. Lo Stato italiano non spende poco per i suoi studenti, spende male! E per questo la decisione recente del Governo Letta di aumentare i finanziamenti alla scuola, non \u00e8 affatto rassicurante. Se prima non impariamo a spendere bene, \u00e8 inutile versare pi\u00f9 risorse nella scuola: sarebbe come trasportare acqua con un secchio bucato. Si sente per\u00f2 anche dire che siano pochi gli insegnanti in Italia o scarse le ore di insegnamento. Anche in questo caso i dati OCSE presentano una realt\u00e0 diversa. Nella scuola secondaria c\u2019erano in media 10.3 studenti per insegnante in Italia nel 1999-2000 contro una media OCSE di 14.3. Le cifre corrispondenti per il 2009-2010\u00a0 erano 12 e 13.8.\u00a0 Le ore obbligatorie di insegnamento erano 1020 in Italia nel primo periodo contro una media OCSE di 935 (1023 e 899 nel secondo periodo). I dati sono simili per gli altri livelli di istruzione.<\/p>\n<p>Se le risorse economiche, gli insegnanti e le ore di insegnamento per studente non sono inferiori alla media OCSE, perch\u00e9 allora siamo ultimi nella indagine PIAAC? Viene naturale chiedersi se lo Stato sia in grado di attrarre i laureati migliori alla professione di insegnante dando loro l\u2019autonomia di cui hanno bisogno per disegnare meglio l\u2019offerta formativa e spendere in modo pi\u00f9 efficace le risorse.\u00a0\u00a0Gli insegnanti italiani sono pagati poco in rapporto al Pil pro capite, rispetto a quanto sono pagati in media gli insegnanti nei Paesi Ocse. E a questo si aggiunge una lunga gavetta di precariato in cui conta soprattutto l\u2019anzianit\u00e0 e non il merito, per diventare docenti. \u00c8 difficile pensare che\u00a0 in questo modo si \u00a0possano attirare i laureati migliori (soprattutto nelle materie scientifiche e tecniche) a meno che non si tratti di persone che abbiano una vera passione totalmente disinteressata per questo mestiere (e per nostra fortuna ce ne sono).<\/p>\n<p>Eppure, a ogni concorso per la scuola il numero di candidati \u00e8 sempre largamente superiore al numero di posti disponibili. \u00a0\u00c8 un fatto per certi versi sorprendente, ma \u00e8 facile ipotizzare che non siano i migliori laureati a essere attratti da questa professione, che paga poco ma chiede anche poco (l\u2019orario di lavoro di un insegnante italiano \u00e8 inferiore alla media OCSE) e assicura il posto fisso. All\u2019iniquit\u00e0 di una situazione che punisce chi lavora con impegno e premia invece chi la prende come una comoda rendita, bisogna rapidamente porre fine. Lo Stato Italiano ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di farlo. \u00c8 bene allora che, pur conservando il ruolo di finanziatore e regolatore delle scuole pubbliche, lasci ad altri il compito di gestirne le risorse umane e finanziarie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;ITALIA INVESTE MOLTO SULLA SCUOLA MA SPENDE MALE: STIPENDI BASSI E POCO PESO AL MERITO &#8211; PER QUESTO\u00a0GLI ISTITUTI\u00a0NON RIESCONO A SELEZIONARE I MIGLIORI PER L&#8217;INSEGNAMENTO Articolo di Andrea Ichino pubblicato sul Corriere della Sera il 10 ottobre 2013<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-28369","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28369","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28369"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28369\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28369"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28369"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28369"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}