
{"id":28575,"date":"2013-10-27T16:25:22","date_gmt":"2013-10-27T15:25:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28575"},"modified":"2013-10-27T16:30:18","modified_gmt":"2013-10-27T15:30:18","slug":"maran-la-riforma-costituzionale-e-sul-binario-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28575","title":{"rendered":"MARAN: LA RIFORMA COSTITUZIONALE \u00c8 SUL BINARIO GIUSTO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LE RAGIONI DEL NOSTRO VOTO FAVOREVOLE, IN TERZA LETTURA, AL DISEGNO DI LEGGE PER L\u2019ISTITUZIONE DEL COMITATO PER LE RIFORME COSTITUZIONALI ED ELETTORALI<\/span><\/p>\n<p><em>Intervento <strong>del senatore Alessandro Maran<\/strong> in Senato per dichiarazione di voto a nome del Gruppo di Scelta Civica, sul disegno di legge n. AS 813-B (in seconda deliberazione e terza lettura, trattandosi di legge costituzionale) \u2013 In argomento v. anche <a title=\"Relazione in Senato di G. Quagliariello, 15.10.13\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28432\" target=\"_blank\">la relazione introduttiva del dibattito svolta dal ministro Gaetano Quagliariello<\/a> il 15 ottobre 2013 &#8211; Sul voto che ne \u00e8 seguito v. il mio editoriale <a title=\"Editoriale telegr, per la Nwsl . 269 - 28.10.13\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28563\" target=\"_blank\">La maggioranza fa gi\u00e0 a meno di Berlusconi <\/a><\/em><!--more--><\/p>\n<p><a title=\"Il link apre una nuova finestra\" href=\"http:\/\/www.senato.it\/loc\/link.asp?leg=17&amp;tipodoc=sanasen&amp;id=17695\">MARAN<\/a> <i>(SCpI)<\/i>. Domando di parlare per dichiarazione di voto.<\/p>\n<p>PRESIDENTE. Ne ha facolt\u00e0.<\/p>\n<p>MARAN <i>(SCpI)<\/i>. Signor Ministro, colleghi,\u00a0 noi non abbiamo mai pensato che basti riformare la Costituzione per risolvere i nostri gravi problemi.<br \/>\nMa trovo difficile comprendere l&#8217;atteggiamento di quanti, come i colleghi del M5S, hanno parlato di minacce autoritarie incombenti, o tirano fuori la P2 tutte le volte che viene posto all&#8217;ordine del giorno il tema della riforma costituzionale in modo da dare ai governi italiani quella stessa forza istituzionale che hanno i governi in tutte le altre democrazie europee.<br \/>\nE trovo riduttivo affermare che la crisi attuale riguarda unicamente la \u00abaffidabilit\u00e0\u00bb della classe politica e non le regole costituzionali ed elettorali.<br \/>\nAlle difficolt\u00e0 del paese non \u00e8 estranea la debolezza delle nostre istituzioni. Non per caso, incisivi processi di riforma hanno interessato da tempo tutte le grandi democrazie europee.<br \/>\nIn Germania la Costituzione \u00e8 stata modificata pi\u00f9 di\u00a0 cinquanta volte dal 1949. E l&#8217;incisiva riforma del federalismo tedesco approvata nel 2006 e diretta ad un miglioramento della capacit\u00e0 decisionale della Federazione e dei L\u00e4nder ha modificato 25 articoli della Legge Fondamentale.<br \/>\nNel 2008 la Francia ha approvato il pi\u00f9 importante progetto di riforma della Costituzione francese adottata nel 1958. Un progetto che incide in modo significativo sulla dinamica dei poteri e dei contropoteri della V Repubblica. E l&#8217;ha fatto dopo che il presidente Sarkozy ha istituito un <em>Comit\u00e9 de r\u00e9flexion et de proposition sur la modernisation et le r\u00e9\u00e9quilibrage des institutions de la Cinqui\u00e8me R\u00e9publique fran\u00e7aise<\/em>, presieduto da Balladur, le cui conclusioni sono state quasi integralmente recepite nella riforma costituzionale. Una commissione di esperti, come del resto hanno fatto Regno Unito, Germania, Stati Uniti.<br \/>\nE anche in Spagna \u00e8 all&#8217;ordine del giorno la riforma della Costituzione (che compir\u00e0 35 anni in dicembre ed \u00e8 la pi\u00f9 longeva nella storia spagnola). Perch\u00e9 il consenso territoriale si \u00e8 incrinato. E non si pu\u00f2 intendere la democrazia spagnola senza il processo di decentramento politico che costituisce lo Stato autonomistico. E, come ha scritto El Pais, \u00abla mejor defensa de la CE es la reforma de la misma\u00bb.<br \/>\nIl fatto \u00e8 che condividiamo gli stessi problemi. La differenza sta nella nostra inconcludenza, sta nella nostra impotenza a riformare. La differenza la fanno trent&#8217;anni di proposte non realizzate e di realizzazioni andate in una direzione sbagliata.\ufffd<br \/>\nBasterebbe ricordare la mancata abolizione delle Province. Basterebbe ricordare che la dimensione territoriale dei nostri comuni \u00e8 ancora quella del Medio Evo: la distanza che si poteva percorrere a piedi sulle strade di allora nelle ore di luce.<br \/>\nIn Danimarca hanno ridotto i comuni da 1.388 a 275, in Belgio da oltre 2.500 a meno di 600, nel Regno Unito da 1.830 autorit\u00e0 locali si \u00e8 scesi a 486. E cos\u00ec in Germania. E potrei continuare. Siamo i soli in Europa ad aumentare gli organismi locali e provinciali anzich\u00e9 ridurli.<br \/>\nTrovo perci\u00f2 incomprensibile il conservatorismo istituzionale che da anni paralizza qualunque tentativo di riforma.<br \/>\nEd \u00e8 troppo facile, colleghi del M5S, ergersi a difensori ultimi delle promesse costituzionali e nel frattempo non far nulla aspettando tempi migliori; \u00e8 troppo facile lanciare sospetti, denigrare senza dire nulla su come uscire dallo stato penoso del nostro sistema politico-istituzionale. La presenza di due Camere investite degli stessi poteri di indirizzo politico e degli stessi poteri legislativi \u00e8 solo la contraddizione pi\u00f9 vistosa, che non ha eguali in altre democrazie parlamentari. Un relitto di quando ciascuno degli schieramenti temeva &#8220;il18 aprile dell&#8217;altro&#8221;.<br \/>\nSenza contare che la nostra Repubblica \u00e8 gi\u00e0 profondamente cambiata, spesso in modo involontario e imprevisto e oggi risulta incompiuta, a met\u00e0.<br \/>\nAl punto che l&#8217;insieme di correzioni mirate alla sgangherata riforma del Titolo V varata nel 2001 &#8211; come l&#8217;ha definita il prof. Barbera &#8211; riflette aspettative molto diffuse fra gli studiosi e una parte significativa dell&#8217;opinione pubblica.<br \/>\nInoltre \u00e8 da un pezzo che la premiership \u00e8 diventata la vera e fondamentale posta in gioco. Al punto che si \u00e8 fatto dell&#8217;investitura popolare diretta (o come se diretta) il perno attorno al quale ruota il sistema, senza, peraltro, introdurre alcun serio contrappeso.<br \/>\nNon per caso tra i saggi, sul punto si sono manifestate sensibilit\u00e0 diverse e due diversi auspici.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi confida che i partiti siano in grado di superare l\u2019attuale crisi e di tornare a collegare rappresentanza e governo, in un quadro che conservi gli elementi di flessibilit\u00e0 della forma parlamentare.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 chi invece presuppone che i problemi possano risolversi con la creazione di istituzioni ad investitura popolare diretta, anche come presupposto della rigenerazione del sistema dei partiti.<br \/>\nNe discuteremo, ovviamente. Ma sono passati vent&#8217;anni da quando i cittadini hanno risposto inequivocabilmente alla domanda alla base del referendum del &#8217;93: sono i partiti o i cittadini a scegliere il governo, e questo risponde ai partiti o ai cittadini? Una domanda semplice semplice che incontreremo di nuovo quando discuteremo di legge elettorale.<br \/>\nDiciamoci la verit\u00e0: \u00e8 dal &#8217;93 che ci siamo abituati ad eleggere direttamente sindaci, presidenti di provincia e (poi) di regione. E potrei continuare: nel 2001, i nomi di Rutelli e Berlusconi erano indicati sulla scheda elettorale; con le primarie il centrosinistra sceglie ormai d&#8217;abitudine i candidati per le cariche monocratiche e con le primarie il Pd ha scelto addirittura il segretario nazionale e i segretari regionali, facendo volare le decisioni individuali di moltissimi cittadini perfino nella scelta dei massimi dirigenti. Ora Enrico Letta propone (giustamente) l&#8217;elezione diretta del presidente della Commissione europea (e, pi\u00f9 in l\u00e0, degli Stati Uniti d&#8217;Europa). Perfino il Presidente Napolitano ha ipotizzato, nella conversazione con Federico Rampini contenuta nel suo libro pi\u00f9 recente &#8220;La via maestra&#8221;, un presidente unico scelto a suffragio universale tra i candidati presentati dalle grandi famiglie dei partiti. A pagina 60.<br \/>\nFatemi capire. Possiamo scegliere direttamente il governo nei comuni, nelle province, nelle regioni e vorremo scegliere il governo dell&#8217;Europa. Ma non possiamo scegliere quello nazionale.<br \/>\nPerch\u00e9? Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 Berlusconi? Ma la politica non torner\u00e0 &#8220;normale&#8221; con l&#8217;uscita di scena di Berlusconi. Quello che \u00e8 avvenuto in questo ventennio non \u00e8 una parentesi antistorica, una invasione degli Hyksos. Nel \u201994 non si \u00e8 prodotto un vulnus che attende di essere sanato, ma sono saltate gerarchie culturali durate mezzo secolo che non \u00e8 pi\u00f9 possibile ristabilire. A modo suo, Berlusconi (e prima la Lega Nord) \u00e8 l\u2019espressione di un grande rivolgimento iniziato nel secolo scorso che Luigi De Marchi ha chiamato &#8220;la rivolta dei produttori&#8221;: la sollevazione dei ceti produttivi (dipendenti, imprenditori, agricoltori, professionisti, commercianti, artigiani e altri lavoratori del settore privato) contro la truffa e lo sfruttamento di una classe politico-burocratica che &#8211; uso le parole di De Marchi &#8211; spacciandosi per paladina dell\u2019interesse generale, si appropria di una parte sempre pi\u00f9 cospicua del loro reddito, riuscendo a vivere ed arricchirsi nell\u2019ozio, nella sicurezza e nel privilegio, alle spalle di chi lavora nella fatica e nell\u2019insicurezza tipiche di ogni attivit\u00e0 di mercato.<br \/>\nQuesta sollevazione, questa rivolta antiburocratica e antistatalista (che la crisi ora ha aggravato), \u00e8 il filo rosso che collega l&#8217;attuale spinta populista, la svolta reaganiana in America, quella thatcheriana in Gran Bretagna, quella antisocialista in Germania, Belgio, Scandinavia e Francia e perfino (fatte salve le ovvie specificit\u00e0) quella anticomunista all\u2019Est.<br \/>\nCon questa \u00abcosa\u00bb, nella versione di casa nostra, dobbiamo fare i conti. La maggioranza moderata non \u00e8 un castello di carte destinato a cadere all\u2019improvviso.<br \/>\nCome ha scritto malignamente Max Gallo, l\u2019Italia \u00ab\u00e8 la metafora d\u2019Europa\u00bb, ovvero la societ\u00e0 in cui tutto si manifesta in modo caricaturale, esagerato ed eccessivo. Dove le malattie latenti si presentano in modo evidente ed esplodono mentre negli altri paesi moderni sono solo in incubazione. Ma non \u00e8 una \u00abanomalia\u00bb. Le sue vicende (le nostre vicende) sono un capitolo della storia europea di questi anni.<br \/>\nPer rendersene conto, basta dare un\u2019occhiata a quel che succede in uno dei paesi pi\u00f9 civili del mondo come l\u2019Olanda.<br \/>\nE chiunque voglia guidare il paese non ha altra possibilit\u00e0 che quella di provare a conquistare quelle parti di elettorato che ora forse si renderanno disponibili con il mutare dei rapporti di forza all\u2019interno del centrodestra, facendo proprie le loro istanze. Facendo proprie cio\u00e8 quelle domande, quelle aspirazioni \u2013 sul fisco, sulla giustizia, sulle libert\u00e0 economiche \u2013 che esse esprimono e che Berlusconi ha lasciato insoddisfatte.<br \/>\nIl che implica, da un lato, un&#8217;evoluzione delle culture politiche &#8211; un deciso cambio di mentalit\u00e0, una svolta culturale in politica economica che favorisca la competitivit\u00e0, la lotta agli sprechi, la riduzione di una tassazione insopportabile; implica cio\u00e8 quella che noi di Scelta Civica abbiamo chiamato la riforma europea dell&#8217;Italia &#8211; e, dall&#8217;altro lato, richiede una riforma delle istituzioni che la favorisca.\ufffd<br \/>\nScelta Civica sosterr\u00e0 questo lo sforzo. Lo sforzo per arrivare al passo che secondo Karl Popper segna la modernit\u00e0 liberaldemocratica, ossia cambiare non risposta, ma domanda, e chiedersi non chi debba governare, ma come sia possibile costruire un meccanismo istituzionale che consenta di sostituire pacificamente i governanti quando li si ritenga inadatti; che permetta di organizzare le nostre istituzioni politiche in modo tale da impedire che i governanti cattivi o incompetenti facciano troppo danno.<br \/>\nNon dobbiamo temere il cambiamento. Quello che dobbiamo temere \u00e8 un ennesimo fallimento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LE RAGIONI DEL NOSTRO VOTO FAVOREVOLE, IN TERZA LETTURA, AL DISEGNO DI LEGGE PER L\u2019ISTITUZIONE DEL COMITATO PER LE RIFORME COSTITUZIONALI ED ELETTORALI Intervento del senatore Alessandro Maran in Senato per dichiarazione di voto a nome del Gruppo di Scelta Civica, sul disegno di legge n. 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