
{"id":28964,"date":"2013-11-23T14:59:24","date_gmt":"2013-11-23T13:59:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28964"},"modified":"2013-11-23T14:59:24","modified_gmt":"2013-11-23T13:59:24","slug":"i-lavori-trovati-dallo-stato-a-un-prezzo-troppo-caro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28964","title":{"rendered":"I LAVORI TROVATI DALLO STATO A UN PREZZO TROPPO CARO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO, COS\u00cc COME SONO ORMAI DA QUINDICI ANNI, HANNO UNA PRODUTTIVIT\u00c0 ASSOLUTAMENTE TROPPO BASSA\u00a0\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Sergio Rizzo<\/strong> pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera <em>del 23 novembre 2013 &#8211; Sulla proposta di una esperimento regionale che potrebbe avviare a soluzione il problema, secondo il modello olandese, applicando il principio di complementariet\u00e0 tra servizi pubblici e privati nel mercato del lavoro, v. <\/em><a title=\"Storia di un emendamento, 21.11.13\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28923\" target=\"_blank\">Storia di un emendamento<\/a><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Ad accorgersi della loro esistenza non sono i 642 mila italiani con meno di 25 anni che stanno disperatamente cercando un lavoro. N\u00e9 quel milione e 706 mila disoccupati di lungo periodo, cio\u00e8 a spasso da almeno un anno, censiti dall\u2019Istat. Che i centri per l\u2019impiego pubblici siano vivi e vegeti ne hanno contezza soprattutto i loro 9.865 dipendenti nonch\u00e9 il Tesoro, che secondo un rapporto dell\u2019ufficio studi Confartigianato ogni anno tira fuori in media per mantenere quelle strutture la bellezza di 464 milioni di euro: somma per tre quarti destinata agli stipendi. Ovvero una cifra, per capirci, nettamente superiore al gettito dell\u2019Imu sui terreni agricoli che sta facendo ammattire il governo Letta, alla disperata ricerca delle coperture per eliminare quella tassa. Qualcuno potr\u00e0 sbandierare i dati Eurostat, per i quali la nostra spesa pubblica per i servizi sul mercato del lavoro tocca appena lo 0,03 per cento del Prodotto interno lordo, meno di un decimo rispetto a Germania e Regno Unito, un ottavo della Francia e un terzo della Spagna. Il problema, per\u00f2, sono i risultati.<br \/>\nE i numeri, come quasi sempre, rappresentano una sentenza inappellabile. Negli ultimi sette anni hanno trovato occupazione attraverso i centri per l\u2019impiego mediamente non pi\u00f9 di 35.183 persone ogni dodici mesi. Questo significa che ciascun posto di lavoro \u00e8 costato oltre 13 mila euro. L\u2019equivalente di un\u2019annualit\u00e0 del reddito di cittadinanza proposto dal Movimento 5 Stelle. Con tanto di tredicesima. Tanto basterebbe per decretare un\u2019immediata e radicale riforma. Vedremo ora quella cui sta lavorando il ministro Enrico Giovannini, gi\u00e0 sapendo che \u00e8 destinata a rincorrere il mostro galoppante della disoccupazione. L\u2019Ocse ha appena diffuso dati raccapriccianti sullo stato del nostro mercato del lavoro. A settembre i giovani italiani di et\u00e0 compresa fra 15 e 24 anni in cerca di occupazione hanno raggiunto la spaventosa quota del 40,4 per cento, con un aumento di oltre 5 punti e mezzo rispetto all\u2019anno precedente. E quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, il tasso dei giovani senza lavoro risulta superiore di oltre due terzi rispetto alla media dei paesi sviluppati, pari nello stesso mese al 24,1 per cento.<br \/>\nTutto questo mentre la cancrena della disoccupazione dilaga senza particolari riguardi nemmeno per l\u2019et\u00e0. Dice la Confartigianato nel suo studio basato su dati dell\u2019Unioncamere e del ministero del Lavoro che il numero di quanti erano rimasti a casa da oltre un anno alla fine di giugno scorso risultava superiore di 911 mila unit\u00e0 a quello del giugno 2008, quando la crisi \u00e8 esplosa. L\u2019aumento \u00e8 del 114,6 per cento: complice anche una crescita da 400 mila a 810 mila dei disoccupati di lungo periodo under 35. Il che fa apparire ancora pi\u00f9 avvilenti certe performance degli uffici incaricati di mettere una pezza a una situazione cos\u00ec pesante. Tanto avvilenti che il nuovo presidente dell\u2019organizzazione degli artigiani, Giorgio Merletti, scongiura il governo di astenersi anche soltanto dal pensare \u00abdi attribuire altri soldi per uno strumento che esce bocciato dall\u2019esame dei dati, perch\u00e9 errare \u00e8 umano ma perseverare diabolico. Piuttosto, destiniamo le risorse straordinarie disponibili dal primo gennaio 2014 ai giovani che vanno in azienda a fare tirocini o stage, anzich\u00e9 impiegarle per creare altri posti inutili in quegli uffici pubblici\u00bb.<br \/>\nBasta dire che soltanto il 2,2 per cento delle imprese italiane gestisce le assunzioni passando attraverso i centri per l\u2019impiego. Una quota infinitesima, di poco superiore rispetto a quella degli annunci sulla stampa specializzata (1,5 per cento), e decisamente inferiore a quella appannaggio di societ\u00e0 di lavoro interinale e internet (5,2), alle banche dati aziendali (24,4) e soprattutto alle segnalazioni di conoscenti e fornitori che rappresentano il canale in assoluto pi\u00f9 utilizzato con il 63,9 per cento del totale. Per giunta, negli ultimi tre anni il peso di questi centri \u00e8 drammaticamente crollato. Dal 2010 a oggi \u00e8 passato infatti dal 6,3 a poco pi\u00f9 del 2 per cento. Al Sud, poi, \u00e8 letteralmente inesistente: appena l\u20191,1 per cento delle imprese si rivolge alle strutture pubbliche. In Calabria siamo all\u20191 per cento. In Campania, Basilicata e Sicilia addirittura allo 0,8. Calcolando il rapporto fra le 31.030 aziende che nel 2013 hanno utilizzato i centri e gli 8.781 dipendenti di quelle strutture pubbliche materialmente destinati alle attivit\u00e0 di inserimento lavorativo, la Confartigianato arriva alla conclusione che ciascun addetto segue un\u2019azienda ogni tre mesi e dodici giorni. Gestendo allo stesso ritmo da lumaca l\u2019accesso al lavoro dei disoccupati: uno a trimestre.<br \/>\nE con una spesa che \u00e8 andata crescendo in modo abnorme pure rispetto agli altri apparati pubblici. Negli anni compresi fra il 2005 e il 2011 il costo per il personale dei servizi per l\u2019impiego \u00e8 lievitato da 309 a 384,5 milioni di euro, con una progressione irresistibile: +24,4 per cento. Il triplo dell\u2019incremento messo a segno dalle retribuzioni degli impiegati pubblici, salite invece complessivamente nello stesso periodo dell\u20198,3 per cento. Per non parlare della differenza enorme di produttivit\u00e0 fra gli uffici del Sud e quelli del resto del Paese. Gli addetti nelle regioni meridionali sono ben 5.093, contro 2.099 del Centro, 1.503 del Nord Est e 1.336 del Nord Ovest, dove peraltro si riscontra il miglior livello di efficienza: se soltanto tutte le strutture funzionassero cos\u00ec, argomenta il rapporto degli artigiani, \u00abper gestire gli utenti di tutti i centri italiani sarebbero necessarie 3.692 unit\u00e0 di meno\u00bb. Con un risparmio quantificabile in 141 milioni di euro, cinque volte lo stanziamento al fondo per l\u2019infanzia previsto dalla legge di stabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO, COS\u00cc COME SONO ORMAI DA QUINDICI ANNI, HANNO UNA PRODUTTIVIT\u00c0 ASSOLUTAMENTE TROPPO BASSA\u00a0\u00a0 Articolo di Sergio Rizzo pubblicato sul Corriere della Sera del 23 novembre 2013 &#8211; Sulla proposta di una esperimento regionale che potrebbe avviare a soluzione il problema, secondo il modello olandese, applicando il principio di complementariet\u00e0 tra servizi [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-28964","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28964","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=28964"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/28964\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=28964"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=28964"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=28964"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}