
{"id":29256,"date":"2013-12-11T20:32:42","date_gmt":"2013-12-11T19:32:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29256"},"modified":"2013-12-11T20:32:42","modified_gmt":"2013-12-11T19:32:42","slug":"perche-i-giovani-hanno-piu-problemi-nel-mercato-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29256","title":{"rendered":"PERCH\u00c9 I GIOVANI HANNO PI\u00d9 PROBLEMI NEL MERCATO DEL LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">UN PROBLEMA UNIVERSALE, CHE PER\u00d2 IN ITALIA \u00c8 PI\u00d9 GRAVE CHE ALTROVE, PER LA QUALIT\u00c0 PEGGIORE DELL\u2019ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE E DEGLI ALTRI SERVIZI PER L\u2019IMPIEGO<\/span><\/p>\n<p><em>Intervista a cura di Matteo Rigamonti, pubblicata da <\/em>Tempi<em>, dicembre 2013 &#8211; In argomento v. anche <a title=\"Il lavoro spiegato ai ragazzi\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28629\" target=\"_blank\">la presentazione del mio libro <\/a><\/em><a title=\"Il lavoro spiegato ai ragazzi\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=28629\" target=\"_blank\">Il lavoro spiegato ai ragazzi (e anche ad alcuni adulti)<\/a><em>, Mondadori, novembre 2013,<\/em><\/p>\n<p><!--more--><strong>Professor Ichino, il mercato del lavoro in Italia \u00e8 davvero troppo complesso perch\u00e9 un giovane possa affrontarlo da solo senza che gli venga spiegato da qualcuno?<\/strong><br \/>\nNon \u00e8 che da noi il mercato del lavoro sia pi\u00f9 complesso rispetto agli altri Paesi evoluti. \u00c8 che in tutti i Paesi evoluti i giovani hanno maggiori difficolt\u00e0 di ingresso rispetto alle persone mature. Ma negli altri Paesi ci sono servizi di orientamento scolastico e professionale che funzionano molto meglio che da noi.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019\u00e8 che rende pi\u00f9 complesso l\u2019ingresso nel mercato per i giovani?<\/strong><br \/>\nInnanzitutto i giovani che escono da un ciclo scolastico non hanno una storia professionale da cui si possano trarre informazioni sulle loro attitudini e caratteristiche: il che costituisce per loro un handicap rispetto a chi ha qualche esperienza di lavoro alle spalle. Inoltre i giovani, rispetto alle persone mature, dispongono molto meno delle reti professionali e di altro genere, necessarie per avere le informazioni sulle occasioni di lavoro esistenti e le \u201cpresentazioni\u201d eventualmente necessarie.<\/p>\n<p><strong>I pi\u00f9 giovani hanno ancora qualche possibilit\u00e0 di trovare un lavoro in Italia?<\/strong><br \/>\nGuardi, nel corso del 2012 \u2013 probabilmente l\u2019anno peggiore della crisi peggiore degli ultimi ottant\u2019anni \u2013 in Italia sono stati stipulati dieci milioni di contratti di lavoro, di cui un 1,7 milioni a tempo indeterminato. E ancora pi\u00f9 sorprendente \u00e8 che questi contratti erano abbastanza ben distribuiti fra nord, centro e sud del Paese: in Sicilia nello stesso 2012 un milione e mezzo di contratti, di cui 189.000 a tempo indeterminato. Non sono, ovviamente, nuovi posti: nello stesso anno le cessazioni hanno superato le assunzioni; ma sono occasioni di lavoro che si sono aperte, alle quali sarebbe stato possibile concorrere. Dunque, anche nel momento pi\u00f9 nero della crisi non \u00e8 vero che sia assolutamente impossibile trovare un lavoro. N\u00e9 per chi ha meno di trent\u2019anni, n\u00e9 per chi ne ha pi\u00f9 di 50: uno su sei dei nuovi contratti \u00e8 stato stipulato con ultracinquantenni. Certo, le persone professionalmente pi\u00f9 deboli hanno bisogno di un aiuto, che oggi in Italia viene dato loro troppo poco.<\/p>\n<p><strong>Un giovane per trovare lavoro deve accettare qualsiasi tipo di contratto gli venga offerto?<\/strong><br \/>\nUn buon servizio di orientamento serve anche per avere maggiore possibilit\u00e0 di scelta e per avere un consiglio da persona competente su che cosa \u00e8 bene accettare e che cosa si pu\u00f2 rifiutare.<\/p>\n<p><strong>Allora mettiamola cos\u00ec: in linea generale \u00e8 meglio cercare il lavoro della vita, o accettare qualsiasi cosa rinunciando ai propri sogni?<\/strong><br \/>\nCercare il lavoro che meglio corrisponde alle proprie aspirazioni, se sono aspirazioni realistiche, ragionevoli, \u00e8 quello che tutti i giovani devono fare. Ma essi non devono commettere l\u2019errore di restare disoccupati in attesa di trovarlo, quel lavoro ideale. Ai miei laureati che venivano a dirmi che non trovavano subito un lavoro corrispondente a quello che avevano studiato suggerivo di andare per tre mesi a Londra, farsi assumere, per qualsiasi lavoro, da un\u2019agenzia di lavoro temporaneo: <em>receptionist<\/em>, commesso di negozio, magazziniere, <em>merchandiser<\/em>, o qualsiasi altro. Nel peggiore dei casi, tornavano in Italia avendo perfezionato il loro inglese e avendo un primo \u201cmattoncino\u201d nel loro curriculum, molto significativo perch\u00e9 mostrava la loro intraprendenza, curiosit\u00e0, mobilit\u00e0, adattabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>E lo trovavano, il lavoro?<\/strong><br \/>\nS\u00ec, perch\u00e9 l\u00ec il mercato del lavoro \u00e8 molto pi\u00f9 fluido che da noi. E anche solo il fatto di parlare bene l\u2019italiano costituisce una qualifica richiesta in diversi settori. Alcuni miei studenti, poi, gi\u00e0 in Inghilterra sono passati dai livelli professionali pi\u00f9 bassi a quelli pi\u00f9 alti: uno che era partito come <em>receptionist<\/em> di albergo \u00e8 diventato il capo del servizio di sicurezza di un altro grande albergo; uno che era partito come commesso di grande magazzino \u00e8 diventato il numero due del servizio personale.<\/p>\n<p><strong>Ma non si sentiva in colpa, incoraggiando dei ventenni su cui l\u2019Italia aveva investito a trasferirsi all\u2019estero?<\/strong><br \/>\nIl mio non era un invito a trasferirsi stabilmente all\u2019estero: era solo un incoraggiamento a essere mobili e a non rassegnarsi mai a rimanere con le mani in mano. Era un po\u2019 la concretizzazione di quel che avevo insegnato loro sul piano teorico, per incoraggiarli a ribellarsi al modello tipicamente mediterraneo del ragazzo che resta attaccato alla famiglia fino a trent\u2019anni e oltre: la probabilit\u00e0 di trovare il lavoro che si cerca aumenta in ragione del quadrato dell\u2019aumento del raggio della propria disponibilit\u00e0 a muoversi. Detto in termini pi\u00f9 semplici: se il raggio di mobilit\u00e0 raddoppia, le occasioni di lavoro si moltiplicano mediamente per quattro; se il raggio si decuplica, le occasioni di lavoro si moltiplicano mediamente per cento. Certo, occorre anche avere buoni servizi di informazione sulle occasioni esistenti; e questi in Inghilterra, come in Olanda e nei Paesi scandinavi, abbondano pi\u00f9 che altrove.<\/p>\n<p><strong>Siamo arrivati cos\u00ec alla contrapposizione tra il modello \u201cmediterraneo\u201d di mercato del lavoro e quello nord-europeo, di cui lei parla diffusamente nel libro. Quanto pesa, sul futuro dell\u2019Italia, il rimanere ancorata al modello \u201cmediterraneo\u201d?<\/strong><br \/>\nQuello che i sociologi e gli economisti chiamano \u201cmediterraneo\u201d \u2013 caratterizzato dalla dipendenza dalla famiglia di giovani e vecchi, dalla maggiore vischiosit\u00e0 del mercato del lavoro, dal basso tasso di occupazione femminile, dall\u2019iscrizione all\u2019universit\u00e0 a un passo da casa, dall\u2019et\u00e0 pi\u00f9 alta di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro \u2013 \u00e8 un modello a lungo andare sempre meno compatibile con la nostra capacit\u00e0 di competere con i nostri maggiori partner europei. Oggi paghiamo il restare attaccati a questo modello con la fuga dei nostri giovani migliori verso Paesi che hanno un sistema universitario migliore e un mercato del lavoro pi\u00f9 fluido, dove quindi il merito viene valorizzato di pi\u00f9, senza lunghe anticamere e senza che l\u2019appartenenza familiare abbia un peso decisivo. Ma qui ci sarebbe da dire un\u2019altra cosa.<\/p>\n<p><strong>La dica.<\/strong><br \/>\nIl male non sta nel fatto che molti nostri ragazzi pi\u00f9 bravi vadano a studiare o a lavorare all\u2019estero: questo fa parte degli effetti positivi della globalizzazione, che non dovrebbero preoccuparci per nulla. Il male sta nel fatto che non vengano a studiare o a lavorare da noi altrettanti ragazzi bravi stranieri.<\/p>\n<p><strong>Insomma, dobbiamo rassegnarci a che la <em>flexsecurity<\/em> resti solo nel nord-Europa?<\/strong><br \/>\nNo. Cambiare equilibrio \u00e8 difficile, ma non impossibile. E oggi tutti in Italia si stanno accorgendo che \u00e8 indispensabile: per quanto difficile, dobbiamo farcela. Anche la vittoria di Matteo Renzi nelle primarie del PD \u00e8 il segno che la nostra cultura sta cambiando rapidamente, anche per questo aspetto.<\/p>\n<p><strong>Come si passa dall\u2019equilibrio mediterraneo a quello che lei indica come preferibile?<\/strong><br \/>\nSpostarsi da un equilibrio a un altro \u00e8 sempre una cosa molto difficile: per definizione, una situazione di equilibrio \u00e8 una situazione dalla quale il sistema non esce per il progressivo diffondersi di una iniziativa in questo senso dei singoli. Occorre una scelta politica che coinvolga molti soggetti; ed \u00e8 una scelta per attuare la quale si deve agire su molte leve: non solo la disciplina del mercato del lavoro, ma anche i servizi che lo innervano, incominciando da quelli di collocamento e di formazione professionale, il sistema scolastico e universitario, e anche la cultura diffusa, che determina i comportamenti delle famiglie.<\/p>\n<p><strong>Prima il mercato del lavoro o prima il sistema dell\u2019istruzione?<\/strong><br \/>\nInsieme.<\/p>\n<p><strong>Quella del mercato del lavoro, secondo lei, \u00e8 una delle riforme da mettere nella lista delle riforme costituzionali?<\/strong><br \/>\nNon direi proprio. Questo \u00e8 un terreno sul quale il legislatore ordinario non dovrebbe subire vincoli nella propria libert\u00e0 di scelta. E poi, questa non \u00e8 una riforma che si compia principalmente con interventi legislativi: sono forse ancora pi\u00f9 importanti le politiche consistenti nell\u2019acquisizione di un <em>know-how<\/em> di cui oggi i nostri servizi pubblici al mercato del lavoro mancano quasi totalmente.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>UN PROBLEMA UNIVERSALE, CHE PER\u00d2 IN ITALIA \u00c8 PI\u00d9 GRAVE CHE ALTROVE, PER LA QUALIT\u00c0 PEGGIORE DELL\u2019ORIENTAMENTO SCOLASTICO E PROFESSIONALE E DEGLI ALTRI SERVIZI PER L\u2019IMPIEGO Intervista a cura di Matteo Rigamonti, pubblicata da Tempi, dicembre 2013 &#8211; In argomento v. anche la presentazione del mio libro Il lavoro spiegato ai ragazzi (e anche ad [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[26,9],"tags":[],"class_list":["post-29256","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interview","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29256","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29256"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29256\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29256"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29256"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29256"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}