
{"id":29460,"date":"2013-12-29T14:30:02","date_gmt":"2013-12-29T13:30:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29460"},"modified":"2014-01-26T23:56:45","modified_gmt":"2014-01-26T22:56:45","slug":"il-neo-welfare-liberale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29460","title":{"rendered":"IL NEO-WELFARE LIBERALE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON \u00c8 UN SEMPLICE AGGIORNAMENTO DELLA SOCIALDEMOCRAZIA KEYNESIANA ANNI \u201860, N\u00c9 NEOLIBERISMO SOTTO MENTITE SPOGLIE: \u00c8 UNA SINTESI IDEOLOGICA INEDITA, UNA CORNICE DI ASSUNTI E VALORI CHE VUOLE RIDEFINIRE LE SFIDE DELLA POLITICA SOCIALE DEL NUOVO SECOLO E SUGGERIRE UNA META-STRATEGIA SUL COME AFFRONTARLE<\/span><\/p>\n<p><em>Sono a disposizione dei lettori sia l&#8217;articolo <strong>di Maurizio Ferrera<\/strong> pubblicato nella pagina \u201cIl club della lettura\u201d del sito <\/em>Corriere.it<em>, dicembre 2013 (il cui testo \u00e8 riportato qui sotto), sia un saggio pi\u00f9 ampio dello stesso Autore sul medesimo tema, corredato dei riferimenti bibliografici<\/em><em><br \/>\n<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><a title=\"Neowelfare di M. Ferrera\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/stato-e-mercato-neowelfarismo.pdf\" target=\"_blank\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-180\" alt=\"icona-dwl8\" src=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2008\/04\/icona-dwl8.png\" width=\"53\" height=\"53\" \/><\/a> <a title=\"Neowelfare di M. Ferrera\" href=\"https:\/\/www.pietroichino.it\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/stato-e-mercato-neowelfarismo.pdf\" target=\"_blank\">Scarica il saggio di Maurizio Ferrera nella versione &#8220;accademica&#8221;<\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n<p>In Italia pochi se ne sono accorti, ma in gran parte d\u2019Europa (e persino nella \u00abcattiva\u00bb Bruxelles) sui temi del welfare sta formandosi un nuovo consenso \u00abpost-neoliberista\u00bb, nel quale si intrecciano, in versione aggiornata, elementi classici delle tradizioni liberaldemocratica, socialdemocratica e in parte cristiano-popolare. Chiamer\u00f2 questa emergente sintesi ideologica <em>neowelfarismo liberale<\/em> e spiego subito perch\u00e9. Contro il neoliberismo, l\u2019idea di base \u00e8 che il welfare sia un valore positivo e non un male necessario. Nel Novecento europeo questa convinzione ha trovato le sue prime e pi\u00f9 articolate espressioni, sul piano simbolico, istituzionale e lessicale, nell\u2019area scandinava. Il sostantivo \u00abwelfarismo\u00bb vuole segnalare e riconoscere questo primato temporale e intellettuale. La nuova prospettiva innova per\u00f2 fortemente rispetto alla socialdemocrazia storica nell\u2019approccio ai problemi sociali e nella loro stessa definizione: di qui il prefisso \u00abneo\u00bb. L\u2019aggettivo \u00abliberale\u00bb mira dal canto suo a valorizzare non solo il contributo del liberalismo sociale (spesso detto<em> welfare liberalism<\/em> nelle storie del pensiero politico), ma anche due precisi impegni di marca liberale<em> tout court<\/em>: 1) la garanzia delle libert\u00e0 \u00abda\u00bb e la promozione della \u00abindividualit\u00e0\u00bb e dell\u2019apertura (inclusa l\u2019apertura economica: mercati ben funzionanti); 2) il mantenimento di un equilibrio ragionevole fra valori diversi e spesso inconciliabili in forma assoluta \u2014 cominciando proprio da quelli di \u00ablibert\u00e0\u00bb ed \u00abeguaglianza\u00bb. Quali sono, nel concreto, i tratti distintivi della nuova prospettiva? E, prima ancora, quali dinamiche e quali soggetti l\u2019hanno promossa?<br \/>\n<strong>L\u2019attacco neoliberista<\/strong><br \/>\nCome \u00e8 noto, a partire dai primi anni Ottanta la cosiddetta svolta neoliberista mosse al welfare e alle sue giustificazioni ideologiche due critiche corrosive. L\u2019eccesso di egualitarismo e tassazione, innanzitutto: con effetti negativi sul piano dell\u2019efficienza, dello stimolo imprenditoriale, degli incentivi al lavoro. Troppa burocrazia e troppo paternalismo (lo \u00abStato-mamma\u00bb) in secondo luogo, e dunque meno libert\u00e0 di scelta, meno responsabilit\u00e0 individuale, diffusione di una cultura di dipendenza assistenziale. Associata a forme di accentuato tradizionalismo sul piano culturale (enfasi sulla famiglia, sul binomio \u00ablegge e ordine\u00bb, chiusura verso ogni \u00abdiversit\u00e0\u00bb) la svolta part\u00ec con Reagan e Thatcher \u2014 che non a caso si definivano neoconservatori pi\u00f9 che liberisti \u2014 ed ebbe un impatto tangibile nelle politiche di tutti i Paesi anglosassoni. Fra gli anni Ottanta e Novanta il discorso neoliberista prese piede anche in altri contesti nazionali. Tuttavia, tranne (forse) i liberali tedeschi, nessun partito dell\u2019Europa continentale si convert\u00ec compiutamente all\u2019\u00abagenda Thatcher\u00bb, soprattutto sul piano delle misure concrete.<br \/>\nNon \u00e8 difficile spiegare perch\u00e9 il neoliberismo non \u00e8 riuscito a diventare egemonico all\u2019interno delle arene politiche continentali. Il suo estremismo ideologico ha avuto un effetto respingente non solo per socialisti, cristiano- popolari e centristi moderati, ma si \u00e8 scontrato con il retroterra valoriale ormai radicato, alla fine del Novecento, nelle opinioni pubbliche. In un sondaggio Eurobarometro del 1993 maggioranze \u00abbulgare\u00bb di intervistati, superiori al 90 per cento, dichiaravano che la sicurezza sociale era \u00abla conquista pi\u00f9 saliente del XX secolo\u00bb. Un\u2019ideologia che considerava il welfare come il nemico da abbattere per ragioni di principio non poteva avere grandi chance di imporsi come maggioritaria, e men che meno di affermarsi come cornice di base condivisa su cui innestare le proposte programmatiche in campo sociale delle varie famiglie politiche continentali. In che direzione muovere per rispondere alla sfida neoliberista? Il vecchio \u00abconsenso socialdemocratico\u00bb era stato sconfitto dalla crisi degli anni Settanta e non poteva certo essere resuscitato. Per giunta alcuni dei problemi sollevati dall\u2019 \u00abagenda Thatcher\u00bb avevano una radice oggettiva (con varianti diverse per ciascun Paese) e dovevano essere affrontati di petto, anche sul piano simbolico. Prese cos\u00ec avvio un processo di graduale ri-elaborazione ideologica, prima ancora che programmatica.<br \/>\n<strong>La duplice riscossa<\/strong><br \/>\nIl primo stimolo e strumento di rielaborazione provenne, quasi paradossalmente, proprio dal mondo anglosassone ed in particolare dalle nuove dottrine del liberalismo egualitario formulate dalla filosofia politica americana. La pi\u00f9 dibattuta ed ancora oggi pi\u00f9 nota \u00e8 la teoria della \u00abgiustizia come equit\u00e0\u00bb di John Rawls, il testo forse pi\u00f9 influente della seconda met\u00e0 del Novecento. Ma possono essere citati anche l\u2019\u00abegualitarismo al cancello di partenza\u00bb di Ackerman, l\u2019\u00abegualitarismo basato sulle risorse\u00bb (Dworkin) o \u00absul merito\u00bb (Miller), il liberalismo comunitario di Walzer o quello repubblicano di Pettit. L\u2019obiettivo comune di queste dottrine era quello di combinare la concezione classica di libert\u00e0 come \u00abnon interferenza \u00bb con assetti distributivi capaci di ottimizzare opportunit\u00e0 e risorse per individui e gruppi, in particolare i pi\u00f9 svantaggiati. Molti degli esponenti di questo nuovo liberalismo divennero intellettuali \u00abpubblici\u00bb nel corso degli anni Novanta, qualcuno (come Pettit con Zapatero) assunse anche il ruolo di consulente del principe. Il punto pi\u00f9 importante \u00e8 che le loro idee si diffusero nei media e fornirono linfa intellettuale per rispondere agli argomenti anti-welfare degli ideologi neoliberisti, come Hayek, Friedman o Nozick.<br \/>\nL\u2019assorbimento di idee dall\u2019esterno \u00e8 stato per\u00f2 accompagnato da approfondite rivisitazioni delle culture politiche e delle dottrine interne a ciascuna tradizione. In Scandinavia, ad esempio, si \u00e8 riscoperta e ridefinita la nozione di \u00absolidariet\u00e0 produttivista\u00bb gi\u00e0 elaborata negli anni Trenta: le prestazioni di welfare devono rispondere non solo a obiettivi di equit\u00e0,ma anche di efficienza produttiva, tramite adeguati incentivi al lavoro. In Gran Bretagna, la Terza Via di Blair ha attinto al laburismo fabiano e nel contempo al liberalismo sociale di inizio Novecento, con la sua enfasi sul ruolo \u00abcapacitante\u00bb delle politiche pubbliche e in particolare dell\u2019istruzione obbligatoria. I socialisti spagnoli e i liberali olandesi e nordici hanno dal canto loro aggiornato e rielaborato il filone \u00abemancipativo\u00bb del liberalismo di Stuart Mill, collegando a doppio filo la sfera del welfare a quella delle pari opportunit\u00e0 per tutti i gruppi vittima di \u00abassoggettamento\u00bb (donne, giovani, outsider, immigrati, minoranze in genere). Nei Paesi germanici la rielaborazione ideologica ha coinvolto non solo le socialdemocrazie, ma anche i partiti cristiano-popolari, orientando entrambi verso l\u2019aggiornamento della nozione tradizionale della \u00abeconomia sociale di mercato\u00bb (pi\u00f9 societ\u00e0, pi\u00f9 responsabilit\u00e0 personale, in un solido quadro di diritti di cittadinanza e insieme disciplina di mercato). \u00c8 interessante notare che negli ultimi anni il neoliberismo ha mollato la presa, sui temi del welfare, anche fra alcuni partiti di centrodestra: basti pensare alla <em>Big Society<\/em> di Cameron o al conservatorismo \u00abprogressista\u00bb dei<em> Moderaterna<\/em> svedesi.<br \/>\n<strong>La nuova sintesi ideologica<\/strong><br \/>\nIl neowelfarismo liberale connette in modo innovativo i due valori cardine della modernit\u00e0 europea, libert\u00e0 ed eguaglianza, quelli dai quali nessuna seria concezione di \u00abgiustizia sociale\u00bb pu\u00f2 prescindere. In linea con il liberalismo classico \u2014 ma anche con filosofi egualitaristi del calibro di Rawls o di Sen \u2014 la libert\u00e0 \u00e8 prima di tutto intesa come \u00abnon interferenza\u00bb, assenza di costrizioni, e dunque diritto all\u2019autodeterminazione. Il welfare non deve pi\u00f9 peccare di paternalismo, fissare standard di moralit\u00e0 o normalit\u00e0 sociale: il suo principio guida \u00e8 la non discriminazione (un termine pi\u00f9 esigente di \u00abneutralit\u00e0 \u00bb). La libert\u00e0 negativa \u00e8 per\u00f2 inestricabilmente intrecciata con la disponibilit\u00e0 di risorse-opportunit\u00e0 sotto forma di spettanze che consentano il pieno sviluppo di quella che Stuart Mill chiamava \u00abindividualit\u00e0\u00bb.<br \/>\nIl concetto di eguaglianza \u00e8 stato a sua volta reinterpretato, spostando l\u2019enfasi dai risultati alle opportunit\u00e0, alle chance di vita, ai \u00abfunzionamenti\u00bb (Sen). Senza rinunciare ai suoi classici legami con gli ideali della solidariet\u00e0 e della protezione sociale, il concetto di eguaglianza assume tre nuovi caratteri: 1) dinamico: il punto di riferimento \u00e8 il ciclo di vita, non il \u00abqui ed ora\u00bb; 2) multidimensionale: non solo il reddito, ma anche l\u2019appartenenza di genere, di etnia, di generazione e cos\u00ec via; 3) \u00abprioritario\u00bb (Parfit): l\u2019intero sistema fisco-welfare deve rivolgersi in primo luogo ai meno favoriti, pur mantenendo universalit\u00e0 di accesso (quello che in italiano chiamiamo universalismo selettivo).<br \/>\nLa connessione centrale fra (nuova) libert\u00e0 e (nuova) eguaglianza \u00e8 attraversata da un secondo asse, che lega la nozione di opportunit\u00e0 con quella di comunit\u00e0. Le declinazioni di questo legame (che riguarda anche il nodo della sussidiariet\u00e0) all\u2019interno del nuovo spazio ideologico sono molteplici. Tutte ruotano nondimeno sul classico binomio \u00abopzioni-legature\u00bb, a suo tempo tematizzato da Dahrendorf: avere chance di vita significa insieme poter scegliere come individuo e far parte di una qualche comunit\u00e0 (dalla coppia alla nazione) che dia un senso a quelle scelte. Opzioni e legature presuppongono non solo diritti, ma anche una societ\u00e0 civile autonoma e intraprendente, che non delega interamente allo Stato la tutela di rischi e bisogni e che sa usar bene il mercato (il <em>profit motive<\/em>: pessimo padrone ma ottimo servitore, per dirla con Beveridge).<br \/>\nLe nozioni di solidariet\u00e0 flessibile e \u00abproduttivista\u00bb, di inclusione attiva e di investimento\/promozione sociale sono quelle pi\u00f9 rilevanti, perch\u00e9 consentono di intrecciare (senza fonderle in abbracci fumosi) le classiche opposizioni fra competizione e cooperazione, responsabilit\u00e0 individuale e collettiva, merito e bisogni. E dunque di impostare politiche pubbliche che riconoscono entitlements (spettanze) nell\u2019arena dello Stato solo nella misura in cui si generano <em>provisions<\/em> (beni e servizi) nell\u2019arena del mercato.<br \/>\nIl concetto forse pi\u00f9 innovativo (e che maggiormente qualifica il prefisso \u00abneo\u00bb) \u00e8 quello di \u00abinvestimento sociale\u00bb: il welfare deve essere vigorosamente riorientato dalle compensazioni ex post alla capacitazione ex ante, accrescendo sforzi e risorse dedicati ai servizi per l\u2019infanzia, alla scuola, alla formazione lungo l\u2019arco della vita, alle politiche di conciliazione e sostegno delle famiglie a doppio reddito, e dunque all\u2019occupazione femminile. La prospettiva dell\u2019investimento sociale ribalta la logica tradizionale: la prima missione del welfare deve essere quella di garantire un \u00abbuon inizio\u00bb per tutti, dalla fase della prima infanzia; e, man mano che il ciclo di vita procede, sorreggere nel modo pi\u00f9 efficace la partecipazione lavorativa, promuovere lamobilit\u00e0 sociale e la lotta alla povert\u00e0.<br \/>\nUna rivoluzione copernicana per quei sistemi di welfare (come il nostro) che si sono concentrati soprattutto sulle pensioni e sui \u00abrisarcimenti\u00bb passivi.<br \/>\nIl neowelfarismo liberale non \u00e8 un semplice aggiornamento della socialdemocrazia keynesiana degli anni Sessanta, non \u00e8 neoliberismo sotto mentite spoglie o liberismo \u00abdi sinistra\u00bb. \u00c8 una sintesi ideologica inedita, una cornice di assunti e valori che vuole ridefinire le sfide della politica sociale del nuovo secolo e suggerire un meta-strategia su come affrontarle. I margini di differenziazione fra destra e sinistra non scompaiono, il confronto si pu\u00f2 giocare sulle declinazioni concrete della cornice, calibrando pesi ed enfasi, proponendo aggiunte. Inoltre, la cornice non \u00e8 un letto di Procuste: chi non l\u2019accetta, pu\u00f2 continuare a guardare verso il passato oppure rifugiarsi nel radicalismo e\/o nel populismo.<br \/>\nSaranno ovviamente gli elettori a decidere, in base alla persuasivit\u00e0 dei programmi e alla capacit\u00e0 di partiti e governi di far bene il loro mestiere: aggregare consenso, risolvere i problemi e dare senso e giustificazione al cambiamento sociale.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON \u00c8 UN SEMPLICE AGGIORNAMENTO DELLA SOCIALDEMOCRAZIA KEYNESIANA ANNI \u201860, N\u00c9 NEOLIBERISMO SOTTO MENTITE SPOGLIE: \u00c8 UNA SINTESI IDEOLOGICA INEDITA, UNA CORNICE DI ASSUNTI E VALORI CHE VUOLE RIDEFINIRE LE SFIDE DELLA POLITICA SOCIALE DEL NUOVO SECOLO E SUGGERIRE UNA META-STRATEGIA SUL COME AFFRONTARLE Sono a disposizione dei lettori sia l&#8217;articolo di Maurizio Ferrera pubblicato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14,31],"tags":[],"class_list":["post-29460","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-26-saggi","category-welfare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29460","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29460"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29460\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29460"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29460"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29460"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}