
{"id":29595,"date":"2014-01-12T11:26:01","date_gmt":"2014-01-12T10:26:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29595"},"modified":"2014-01-12T11:26:37","modified_gmt":"2014-01-12T10:26:37","slug":"youth-guarantee-la-lezione-francese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29595","title":{"rendered":"YOUTH GUARANTEE: LA LEZIONE FRANCESE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">SALVE POCHE ECCEZIONI, LE NOSTRE DEBOLISSIME STRUTTURE REGIONALI NON SEMBRANO IN GRADO DI REGGERE LA PROVA DEL PROGRAMMA EUROPEO PER L&#8217;OCCUPAZIONE GIOVANILE: NON SAREBBE MEGLIO IMITARE IL RAGIONEVOLE GRADUALISMO ADOTTATO DAI CUGINI D&#8217;OLTRALPE?<\/span><\/p>\n<p><em>Testo\u00a0integrale dell&#8217;articolo <strong>di Maurizio Ferrera, <\/strong>\u00a0pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera<em> del 10 gennaio 2014<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Dal primo gennaio ha preso formalmente avvio il programma UE \u201cgaranzia giovani\u201d, volto a promuovere l\u2019inserimento occupazionale dei circa 6 milioni di disoccupati europei sotto i 25 anni. Molti governi hanno gi\u00e0 presentato alla Commissione i propri Piani di attuazione, indispensabili per accedere al co-finanziamento UE. Come ha ben spiegato Beppe Severgnini sul Corriere di ieri, la sfida del lavoro giovanile (che non c\u2019\u00e8) \u00e8 particolarmente acuta nel nostro paese. In linea con le direttive UE, il Piano del governo Letta mira a garantire ai giovani disponibili al lavoro una serie di proposte d\u2019inserimento: se non proprio contratti di assunzione, almeno apprendistati, tirocini, percorsi di formazione, consulenza e fondi per l\u2019avvio d\u2019impresa e cos\u00ec via. Il bacino di potenziali beneficiari \u00e8 stimato in quasi un milione di giovani, di cui pi\u00f9 della met\u00e0 nelle regioni del Sud. In un documento informale, la Commissione ha giudicato il Piano italiano \u201cin linea di massima adeguato\u201d, ma ha anche rimarcato l\u2019assenza di \u201cimpegni e quantificazioni precise\u201d, in particolare per quanto riguarda le attivit\u00e0 delle regioni. <em>Implementation will be key<\/em>, conclude il documento: tutto dipender\u00e0 dall\u2019attuazione nei vari contesti territoriali.<br \/>\nCome (quasi) sempre, la Commissione ha colto il punto. Per le nostre claudicanti amministrazioni regionali e i loro fragili servizi per l\u2019impiego sar\u00e0 molto difficile mantenere le promesse. Campania e Sicilia dovrebbero \u201cgarantire\u201d (espressione molto impegnativa) proposte di inserimento a pi\u00f9 di 150.000 giovani entro quattro mesi dalla loro iscrizione al nuovo schema; la Puglia quasi 100.000, la Calabria 50.000. Saggiamente, il Piano cerca di mantenere le redini di tutta l\u2019operazione in capo al Ministero del Lavoro, affidando alle regioni il ruolo di gestori delegati. Ma ci\u00f2 sar\u00e0 possibile sul piano politico e istituzionale? E, soprattutto, sapranno le amministrazioni regionali svolgere con un minimo di efficienza ed efficacia anche solo le funzioni delegate? Purtroppo, \u00e8 lecito dubitarne: non per partito preso, ma sulla base dell\u2019 esperienza dell\u2019ultimo decennio, che \u00e8 stata largamente fallimentare proprio laddove il mercato del lavoro funziona peggio.<br \/>\nI dati del Primo (s\u00ec, primo!) Rapporto di Monitoraggio sui servizi per l\u2019impiego, meritoriamente realizzato dal Ministro Giovannini, segnalano una situazione di drammatica inettitudine. Nel 2012 la Campania ha \u201cgarantito\u201d solo 7.000 giovani disoccupati, la Puglia 8000, la Calabria 4000; solo la Sicilia ha fatto un po\u2019 meglio, con circa 30.000 giovani coinvolti in qualche misura di attivazione lavorativa o professionale.<br \/>\nCerto, tali modesti risultati vanno in parte ascritti alla scarsit\u00e0 di personale (negli altri paesi i dipendenti dei servizi per l\u2019impiego sono molto pi\u00f9 numerosi) e, soprattutto, alle condizioni di strutturale debolezza economica del Mezzogiorno. Come per\u00f2 emerge dalle \u201cbuone pratiche\u201d (alcune esistono e andrebbero valorizzate) di alcune regioni, qualche margine per migliorare ci sarebbe. La discrepanza fra le competenze richieste dalle aziende meridionali e quelle possedute dai giovani \u00e8 fra le pi\u00f9 elevate d\u2019Europa: in altre parole, ci sono molte imprese che potrebbero assumere, ma non trovano personale con le qualifiche appropriate. E\u2019 su questo fronte che andrebbero concentrati i primi sforzi.<br \/>\nLe risorse finanziarie disponibili per la garanzia giovani nel 2014 non sono poche (circa un miliardo e mezzo) e qualche passo in avanti potr\u00e0 essere fatto, anche al Sud. Considerando i nostri punti di partenza, l\u2019attuale versione del Piano appare per\u00f2 troppo generica e ambiziosa: \u00e8 auspicabile fissare alcune priorit\u00e0 e obiettivi specifici, come del resto ci ha chiesto la Commissione. La Francia ha scelto di realizzare la garanzia giovani per tappe, iniziando da schemi pilota in alcuni dipartimenti per arrivare \u201ca regime\u201d nel 2016. Non sarebbe pi\u00f9 prudente seguire questa strada? O quanto meno condizionare l\u2019accesso ai fondi UE e nazionali in base all\u2019effettiva performance (anche progettuale) delle regioni? Si potrebbe inoltre prendere ispirazione da altri elementi della strategia di Parigi, come gli incentivi ai cosiddetti <em>emplois de l\u2019avenir<\/em>, i lavori del futuro. Un\u2019altra buona idea \u00e8 il programma <em>Myplace<\/em> dell\u2019Inghilterra, che aiuta i giovani ad aiutarsi da soli: fondi, spazi, informazioni e consigli a gruppi di ragazzi e ragazze disposti a cercare e \u201cagganciare\u201d, anche tramite attivit\u00e0 di servizio civile, chi \u00e8 totalmente fuori da ogni circuito (gli esclusi fra gli esclusi).<br \/>\nPer il governo Letta la garanzia giovani \u00e8 una scommessa doverosa, ma anche molto rischiosa. Occorre uno sforzo straordinario di progettazione e gestione, evitando al tempo stesso di promettere ci\u00f2 che \u00e8 impossibile realizzare. Inoltre \u00e8 indispensabile responsabilizzare in modo diretto e trasparente tutti i soggetti da cui dipende l\u2019occupazione giovanile. Che non sono solo i decisori pubblici e i servizi per l\u2019impiego, ma anche le imprese, i sindacati e l\u2019insieme di quei \u201ccorpi intermedi\u201d che in Italia criticano continuamente la politica ma spesso le chiedono molto pi\u00f9 di quanto danno.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SALVE POCHE ECCEZIONI, LE NOSTRE DEBOLISSIME STRUTTURE REGIONALI NON SEMBRANO IN GRADO DI REGGERE LA PROVA DEL PROGRAMMA EUROPEO PER L&#8217;OCCUPAZIONE GIOVANILE: NON SAREBBE MEGLIO IMITARE IL RAGIONEVOLE GRADUALISMO ADOTTATO DAI CUGINI D&#8217;OLTRALPE? 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