
{"id":29647,"date":"2014-01-13T17:17:38","date_gmt":"2014-01-13T16:17:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29647"},"modified":"2014-01-13T17:21:14","modified_gmt":"2014-01-13T16:21:14","slug":"micossi-jobs-act-le-istruzioni-per-luso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29647","title":{"rendered":"MICOSSI: JOBS ACT, LE ISTRUZIONI PER L&#8217;USO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">PER PORRE RIMEDIO A UN MERCATO DEL LAVORO INFARTUATO, SBLOCCANDO L&#8217;AFFLUSSO DEGLI INVESTIMENTI INTERNI ED ESTERI, OCCORRE ANCHE UN DIRITTO DEL LAVORO PIU&#8217; SEMPLICE E MENO COSTOSO<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Stefano Micossi<\/strong>, direttore generale di Assonime, pubblicato su<\/em><em>\u00a0<\/em>la Repubblica-Affari e finanza<em>\u00a0il 13 gennaio 2014<\/em><\/p>\n<p><!--more-->Il mercato del lavoro assomiglia a un campo di battaglia: disoccupazione quasi al 13%, giovanile al 40%, forte incidenza della disoccupazione di lunga durata, tassi di occupazione tra i pi\u00f9 bassi d\u2019Europa. Restano da gestire evidenti eccessi di personale (e di retribuzione) nel settore finanziario e nella galassia delle societ\u00e0 pubbliche regionali e comunali, oltre a 250.000 precari che premono per essere riassorbiti nell\u2019impiego pubblico. Sottolineo che non ci si pu\u00f2 attendere che l\u2019uscita dalla crisi risolva il problema, perch\u00e9 la nostra crescita potenziale \u00e8 ormai sotto l\u20191%, mentre la produttivit\u00e0 di molti di quei lavoratori disoccupati e sottoccupati \u00e8 troppo bassa rispetto alle retribuzioni del mercato \u201cufficiale\u201d del lavoro. L\u2019idea, accarezzata da qualcuno, che sia possibile uscirne con un bel programma di investimenti pubblici \u00e8 semplicemente fuori strada. Senza un mutamento dei vincoli e degli incentivi che frenano l\u2019attivit\u00e0 economica e l\u2019investimento, si possono creare solo posti di lavoro sussidiati e assistenziali: una soluzione che abbiamo testardamente perseguito con la spesa pubblica negli ultimi quattro decenni, che ci lascia in eredit\u00e0 il debito pubblico pi\u00f9 elevato tra i paesi avanzati in rapporto al pil, e che evidentemente \u00e8 giunta al capolinea per la fine dei soldi. Ora il nuovo segretario del Pd pone finalmente al centro delle proposte per l\u2019economia un rivoluzionario Jobs Act: una buona idea, purch\u00e9 la discussione esca dal circuito mediatico degli annunci e dei contro-annunci e il Jobs Act si possa consolidare in quel disegno coerente e incisivo di cui abbiamo bisogno. L\u2019unico modo di ottenere l\u2019intervento radicale che serve \u00e8 di applicare le nuove regole solo ai nuovi contratti di lavoro: avendo ben chiaro che l\u2019obiettivo \u00e8 di rendere di nuovo \u201coccupabili\u201d i lavoratori che premono per entrare o che rischiano di essere espulsi. Serve anzitutto un sistema contrattuale semplice, con ampia autonomia delle parti per l\u2019impiego del lavoratore senza (gabbie di qualifiche e inquadramenti) e con procedure certe e costi bassi di terminazione del rapporto, privilegiando la continuit\u00e0 del lavoro e del reddito piuttosto che quella del singolo rapporto. Questa \u00e8 la condizione prima per sbloccare la crescita dimensionale delle aziende italiane e i flussi in entrata dell\u2019investimento diretto dall\u2019estero, ormai prossimi allo zero. E\u2019 anche la strada per sbloccare la ripresa dell\u2019occupazione nel settore a pi\u00f9 elevato potenziale occupazionale, i servizi, dove la complessit\u00e0 contrattuale e la minaccia continua di controversie legali costituiscono un forte disincentivo alle assunzioni. In secondo luogo, come ben sappiamo, occorre abbattere con decisione il costo del lavoro non qualificato, agendo sia sugli oneri sociali e contributivi, sia sull\u2019attuale rigidit\u00e0 nella determinazione del salario. Quanto agli oneri contributivi, non solo essi dovrebbero, per tutti, partire da valori bassi e aumentare gradualmente nei primi anni del contratto; anche la misura a regime dei contributi dovrebbe essere ridotta, a non pi\u00f9 del 25%. E l\u2019Irap sui nuovi contratti dovrebbe essere cancellata. Inoltre, si pone un problema di salario d\u2019ingresso: spesso si dimentica che la scarsa qualit\u00e0 del capitale umano limita la retribuzione sostenibile. Sappiamo che il salario medio degli immigrati non qualificati \u00e8 mediamente tra gli 800 e i 900 euro, quello dei nativi non qualificati pi\u00f9 elevato di 200 euro. Non sorprende che la maggioranza dei lavori meno qualificati sia svolta dagli immigrati. I laureati meridionali, peraltro, fanno la fila per i cosiddetti \u201csuperstage\u201d erogati da regioni come Calabria e Basilicata, retribuiti con 800 euro senza n\u00e9 contributi n\u00e9 garanzie di rinnovo. Si ricordi che un aspetto centrale della riforma tedesca del mercato del lavoro dei primi anni 2000 fu l\u2019introduzione dei \u201cminijobs\u201d retribuiti 5-600 euro al mese: l\u2019idea essendo che era meglio mantenere queste persone nel tessuto produttivo che nelle liste di disoccupazione. Se l\u2019impresa si sviluppa, anche quei salari potranno crescere, man mano che anche il suo capitale umano si rafforza, e sar\u00e0 nell\u2019interesse dell\u2019impresa farlo salire, per trattenere il lavoratore qualificatosi nell\u2019attivit\u00e0. Pu\u00f2 ben esserci un salario minimo orario, ma non pi\u00f9 elevato di quello deciso recentemente in Germania nel contratto di coalizione. Lo stato pu\u00f2 intervenire a integrare il reddito, quando questo sia insufficiente al sostentamento. In terzo luogo, va smantellato il sistema attuale di sostegno della disoccupazione \u2013 tutto centrato sul mantenimento dei posti di lavoro attuali quando essi nei fatti non esistono pi\u00f9 \u2013 con la sola eccezione della cassa integrazione ordinaria (che comunque pu\u00f2 essere meglio circoscritta ai casi di oscillazione congiunturale della domanda, abbattendo il contributo), e va accelerata con decisione l\u2019entrata in vigore del sistema dell\u2019Aspi introdotto dalla legge Fornero. Per funzionare, l\u2019Aspi richiede un sistema efficace di politiche attive per l\u2019impiego; gli esempi olandese e inglese dei contratti di ricollocazione mostrano la direzione per superare il nostro costoso e inutile sistema di collocamento pubblico. L\u2019Aspi richiede anche risorse molto maggiori di quelle attualmente disponibili: queste possono essere trovate nei fondi europei, dirottandole dai progetti farlocchi e assistenziali delle regioni. Infine, va accelerata la riforma del sistema della rappresentanza sindacale aziendale, per i casi non coperti dagli accordi interconfederali, anche in questo caso con una normativa semplice ispirata al principio di sussidiariet\u00e0. Il sistema che ho cercato di descrivere sommariamente non deve essere inventato <em>ex-novo<\/em>. Esso \u00e8 gi\u00e0 disponibile in parlamento, nella forma di disegni di legge ben formulati, depositati da Pietro Ichino e molti altri parlamentari di tutte le formazioni politiche. Se si vuole davvero cambiar sistema, si pu\u00f2 partire da l\u00ec. Avendo ben presente che il sistema attuale ormai non \u00e8 che un cumulo di macerie.<br \/>\n<span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>PER PORRE RIMEDIO A UN MERCATO DEL LAVORO INFARTUATO, SBLOCCANDO L&#8217;AFFLUSSO DEGLI INVESTIMENTI INTERNI ED ESTERI, OCCORRE ANCHE UN DIRITTO DEL LAVORO PIU&#8217; SEMPLICE E MENO COSTOSO Articolo di Stefano Micossi, direttore generale di Assonime, pubblicato su\u00a0la Repubblica-Affari e finanza\u00a0il 13 gennaio 2014<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-29647","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29647","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=29647"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/29647\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=29647"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=29647"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=29647"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}