
{"id":29769,"date":"2014-01-25T16:41:37","date_gmt":"2014-01-25T15:41:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29769"},"modified":"2014-01-26T23:16:54","modified_gmt":"2014-01-26T22:16:54","slug":"etty-hillesum-il-cuore-pensante-del-lager","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=29769","title":{"rendered":"ETTY HILLESUM: IL CUORE PENSANTE DEL LAGER"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">DIAMO UN PICCOLO CONTRIBUTO AL GIORNO DELLA MEMORIA (27 GENNAIO) RICORDANDO LA FIGURA DI ETTY HILLESUM NEL CENTENARIO DELLA NASCITA, CON ALCUNI CENNI BIOGRAFICI E UNA PICCOLA ANTOLOGIA DEI SUOI PENSIERI<\/span><\/p>\n<p><em>Adelphi ha pubblicato dapprima una selezione del<\/em> Diario 1941-1943 (1985) <em>e delle<\/em> Lettere 1942-1943 <em>di E.H. (1986); poi, nel 2012-2013, l\u2019edizione integrale di essi, nella quale abbiamo scelto i brani qui riportati<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>LA VITA<\/strong> <\/span><br \/>\nIl 15 gennaio di un secolo fa nasceva in Olanda Etty Hillesum, prima dei tre figli di Louis e di Riva Bernstein, appartenente ad una famiglia russa fuggita dai pogrom. Nella sua formazione, pi\u00f9 che la carriera scolastica (Giurisprudenza), occorre mettere in rilievo la lettura di Rilke e la passione per la lingua e la letteratura russa \u2013 Dostoevskij -, da lei studiate e ben conosciute. Nel marzo del 1941 diviene paziente dello psico-chirologo junghiano Julius Speer, ebreo fuggito dalla Germania nazista, legame che si trasforma ben presto in una <em>amiti\u00e9 amoureuse<\/em> e che \u00e8 di grande importanza per lo sviluppo spirituale di Etty. Speer le fa conoscere la Bibbia e S. Agostino, la aiuta a imparare a pregare (\u201cLa ragazza che non sapeva inginocchiarsi e che pure lo aveva imparato\u201d; \u201cAvere il coraggio di pronunciare il nome di Dio\u201d) e ad aprirsi alla fede, la incoraggia a tenere un diario della sua vita, per mettere \u201cordine nel suo caos interiore\u201d, scioglierne il\u201cgomitolo aggrovigliato\u201d e \u201cpieno di paura\u201d. Quando Speer muore di malattia, l\u2019anno seguente, Etty \u00e8 una donna forte, in grado di accettare la sua scomparsa, consapevole che essa gli risparmier\u00e0 altra sofferenza: \u201cSono riconoscente che la tua vita sia finita naturalmente \u2013 scrive Etty il 15 settembre nel diario, rivolgendosi all\u2019amico morto lo stesso giorno \u2013, che anche a te sia toccato un po\u2019 di dolore da sopportare. Tide dice: questo dolore gli \u00e8 stato assegnato da Dio, e cos\u00ec gli \u00e8 stato risparmiato quello che gli avrebbero inflitto gli uomini. Tu, caro uomo viziato, probabilmente non saresti stato in grado di sopportarlo. Io s\u00ec che ne sono capace, e in questo modo continuer\u00f2 la tua vita e la trasmetter\u00f2 ad altri.\u201d.<br \/>\nAlla fine di luglio del 1942, Etty chiede ed ottiene di essere destinata a Westerbork, il principale campo di raccolta e transito degli ebrei olandesi (30-40.000 persone strette in uno spazio che originariamente doveva contenerne 1.500), come assistente sociale; rifiuta di nascondersi e di fuggire, vuole condividere il destino del suo popolo (\u201c\u2026altre persone, che sono oramai ridotte a semplici ricettacoli di innumerevoli paure e amarezze, vogliono a tutti i costi salvare il proprio corpo. Dicono: non mi prenderanno. Dimenticano che non si pu\u00f2 essere nelle grinfie di nessuno, [Dio,] se si \u00e8 nelle tue braccia.\u201d; in una lettera riflette lucidamente che \u201ctutta l\u2019Europa sta diventando pian piano un unico, grande campo di prigionia\u201d). Deve tornare qualche tempo ad Amsterdam, costretta a letto per un\u2019ulcera gastrica, ma ha nostalgia del campo: \u201cquesti due mesi tra il filo spinato [\u2026] sono stati i mesi pi\u00f9 intensi e pi\u00f9 ricchi della mia vita e una tale conferma dei valori p\u00f9 importanti e pi\u00f9 alti per me. [\u2026] Ti sono cos\u00ec riconoscente, mio Dio, perch\u00e9 in ogni luogo mi rendi la vita cos\u00ec bella che ne ho nostalgia quando ne sono lontana\u201d. A Westerbork Etty passa gli ultimi mesi, scrivendo agli amici di \u201cfuori\u201d e occupandosi con abnegazione dei deportati (\u201cVorrei essere il cuore pensante di un intero campo di concentramento\u201d), molti dei quali ammalati. \u201cCerto, accadono cose che un tempo la nostra ragione non avrebbe creduto possibili. [\u2026] Ma se [noi ebrei] non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient\u2019altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo \u2013 e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi pi\u00f9 profondi della nostra miseria e disperazione -, allora non baster\u00e0.\u201d.<br \/>\nQui Etty \u00e8 raggiunta dai genitori e dal fratello Mischa. Gli Hillesum sono deportati ad Auschwitz col convoglio del 7 settembre 1943. Nessuno di loro ne far\u00e0 ritorno; l\u00ec Etty muore meno di tre mesi dopo, il 30 novembre.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ff0000;\"><strong><span style=\"color: #993300;\">ALCUNI PENSIERI DAL <\/span><em><span style=\"color: #993300;\">DIARIO<\/span><\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>15 marzo 1941 &#8211;<\/strong> \u2026 la barbarie nazista fa sorgere in noi un\u2019identica barbarie che procederebbe con gli stessi metodi, se noi avessimo la possibilit\u00e0 di agire come vorremmo. Dobbiamo respingere interiormente questa incivilt\u00e0: non possiamo coltivare in noi quell\u2019odio perch\u00e9 altrimenti il mondo non uscir\u00e0 di un solo passo dalla melma. [\u2026] si pu\u00f2 essere tanto combattivi e attenti ai propri principi anche senza gonfiarsi d\u2019odio [\u2026]<\/p>\n<p><strong>Preghiera della domenica mattina [12 luglio 1942] &#8211;<\/strong> Mio Dio, sono tempi tanto angosciosi. Stanotte per la prima volta ero sveglia al buio con gli occhi che mi bruciavano, davanti a me passavano immagini su immagini di dolore umano. Ti prometto una cosa, Dio, soltanto una piccola cosa: cercher\u00f2 di non appesantire l\u2019oggi con i pesi delle mie preoccupazioni per il domani, ma anche questo richiede una certa esperienza. Ogni giorno ha gi\u00e0 la sua parte. Cercher\u00f2 di aiutarti affinch\u00e9 tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso prometterti nulla. Una cosa, per\u00f2, diventa sempre pi\u00f9 evidente per me, e cio\u00e8 che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dover aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi. L\u2019unica cosa che possiamo salvare in questi tempi, e anche l\u2019unica che veramente conti, \u00e8 un piccolo pezzetto di te in noi stessi, mio Dio. E forse possiamo anche contribuire a disseppellirti dai cuori devastati di altri uomini. S\u00ec, mio Dio, sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch\u2019esse fanno parte di questa vita. Io non chiamo in causa la tua responsabilit\u00e0, pi\u00f9 tardi sarai tu a dichiarare responsabili noi. E quasi a ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all\u2019ultimo la tua casa in noi. [\u2026]<br \/>\nComincio a sentirmi un po\u2019 pi\u00f9 tranquilla, mio Dio, dopo questa conversazione con te. Discorrer\u00f2 con te molto spesso, d\u2019ora innanzi, e in questo modo ti impedir\u00f2 di abbandonarmi. Con me vivrai anche tempi magri, mio Dio, tempi scarsamente alimentati dalla mia povera fiducia; ma credimi, io continuer\u00f2 a lavorare per te e a esserti fedele e non ti caccer\u00f2 via dal mio territorio.<\/p>\n<p><strong>18 maggio 1942 \u2013<\/strong> [\u2026] Le minacce e il terrore\u00a0 crescono di giorno in giorno. M\u2019innalzo intorno la preghiera come un muro oscuro che offra riparo, mi ritiro nella preghiera come nella cella di un convento, ne esco fuori pi\u00f9 \u2018raccolta\u2019, concentrata e forte. [\u2026]\u00a0Dio, certe volte non si riesce a capire e ad accettare ci\u00f2 che su questa terra i tuoi simili si fanno l\u2019un l\u2019altro, in questi tempi scatenati. Ma non per questo io mi rinchiudo nella mia stanza, Dio: continuo a guardare le cose in faccia e non voglio fuggire dinanzi a nulla, cerco di comprendere i delitti pi\u00f9 gravi, cerco ogni volta di rintracciare il nudo, piccolo esssere umano che spesso \u00e8 diventato irriconoscibile. In mezzo alle rovine delle sue azioni insensate. [\u2026] Io guardo il tuo mondo in faccia, Dio, e non sfuggo alla realt\u00e0 per rifugiarmi nei sogni \u2013 voglio dire che accanto alla realt\u00e0 pi\u00f9 atroce c\u2019\u00e8 posto per i bei sogni -, e continuo a lodare la tua creazione, malgrado tutto!<\/p>\n<p><strong>19 giugno 1942 \u2013<\/strong> [\u2026] Trovo bella la vita e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. [\u2026] Una pace futura potr\u00e0 essere veramente tale solo se prima sar\u00e0 stata trovata da ognuno in se stesso \u2013 se ogni uomo si sar\u00e0 liberato dall\u2019odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avr\u00e0 superato quest\u2019odio e l\u2019avr\u00e0 trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non \u00e8 chiedere troppo. [\u2026] Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell\u2019anno del Signore 1942, l\u2019ennesimo anno di guerra.<\/p>\n<p><strong>15 luglio 1942 \u2013<\/strong>\u00a0[\u2026] Quando prego, non prego mai per me stessa, prego sempre per gli altri, oppure dialogo in modo pazzo, infantile o serissimo con la parte pi\u00f9 profonda di me, che per comodit\u00e0 io chiamo \u201cDio\u201d. Non so, trovo cos\u00ec infantile che si preghi per ottenere qualcosa per s\u00e9. [&#8230;] Mi sembra infantile anche pregare perch\u00e9 un altro stia bene: per un altro si pu\u00f2 solo pregare che riesca a sopportare le difficolt\u00e0 della vita.<\/p>\n<p><strong>20 luglio 1942 \u2013<\/strong> Senza piet\u00e0, senza piet\u00e0. Ma tanto pi\u00f9 misericordiosi dobbiamo essere noi nel nostro cuore, la mia preghiera di stamattina presto non voleva dire nient\u2019altro che questo:<br \/>\nMio Dio, \u00e8 un periodo troppo duro per persone fragili come me. So che seguir\u00e0 un periodo diverso, un periodo di umanesimo. Vorrei tanto poter trasmettere ai tempi futuri tutta l\u2019umanit\u00e0 che conservo in me stessa, malgrado le mie esperienze quotidiane. L\u2019unico modo che abbiamo di preparare questi tempi nuovi \u00e8 di prepararli fin d\u2019ora in noi stessi. In qualche modo mi sento leggera, senz\u2019alcuna amarezza e e con tanta forza e amore. Vorrei tanto vivere per aiutare a preparare questi tempi nuovi: verranno di certo, non sento forse che stanno crescendo in me, ogni giorno?<br \/>\n[\u2026] E credo che quella preghiera mi abbia dato forza per tutto il giorno. [\u2026]<br \/>\nS\u00ec, mio Dio, ti sono moto fedele, in ogni circostanza, non andr\u00f2 a fondo e continuer\u00f2 a credere nel senso profondo di questa vita [\u2026] trovo la vita cos\u00ec bella e mi sento cos\u00ec felice.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>ALCUNI PENSIERI DALLE <em>LETTERE<\/em><\/strong><\/span><\/p>\n<p><strong>Westerbork, 8 giugno 1943 &#8211;<\/strong> \u2026I vagoni merci erano completamente chiusi, ma qua e l\u00e0 mancavano delle assi, e dalle aperture spuntavano mani a salutare, proprio come le mani di chi affoga.<br \/>\nIl cielo \u00e8 pieno di uccelli, i lupini violetti stanno l\u00ec cos\u00ec principeschi e cos\u00ec pacifici, su quella cassa si sono sedute a chiacchierare due vecchiette, il sole splende sulla mia faccia e sotto i nostri occhi accade una strage incomprensibile.<\/p>\n<p><strong>Westerbork, 10 luglio 1943 \u2013<\/strong>\u00a0[\u2026] La gente non vuole riconoscere che a un certo punto non si pu\u00f2 pi\u00f9 fare, ma soltanto essere e accettare. [\u2026] Sapremo ben sopportare ci\u00f2 che decine e decine di migliaia hanno sopportato prima di noi. Credo che per noi non si tratti pi\u00f9 della vita, ma dell\u2019atteggiamento da tenere nei confronti della nostra fine.<\/p>\n<p><strong>Westerbork, 24 agosto 1943 \u2013<\/strong>\u00a0[\u2026] Se penso alle facce della scorta armata in uniforme verde, mio Dio, quelle facce! Le ho osservate una per una, dalla mia postazione nascosta dietro una finestra, non mi sono mai spaventata tanto come per quelle facce. Mi sono trovata nei guai con la Parola che \u00e8 il tema fondamentale della mia vita: \u201cE Dio cre\u00f2 l\u2019uomo a sua immagine\u201d. Questa Parola ha vissuto con me una mattina difficile. [\u2026] Se dico che stanotte [nelle baracche, tra vecchi, malati, donne, bambini che si preparano alla deportazione del mattino seguente] sono stata all\u2019inferno, che cosa ne potete capire voi?<\/p>\n<p><strong>Westerbork, 2 settembre 1943 &#8211;<\/strong> \u2026siamo stati marchiati dal dolore, per sempre. Eppure la vita \u00e8 meravigliosamente buona nella sua inesplicabile profondit\u00e0 [\u2026]. E se solo facciamo in modo che, malgrado tutto, Dio sia al sicuro nelle nostre mani\u2026<\/p>\n<p><em>Queste parole si possono considerare come il testamento ultimo di E.H. Dopo di esse, c\u2019\u00e8 solo una cartolina buttata dal vagone merci\u00a0in viaggio verso Auschwitz, pietosamente raccolta e spedita da mano ignota, \u00a0in cui Etty dice di aver aperto \u201ca caso\u201d la Bibbia e avervi trovato: \u201cIl Signore \u00e8 il mio alto ricetto\u201d.<\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DIAMO UN PICCOLO CONTRIBUTO AL GIORNO DELLA MEMORIA (27 GENNAIO) RICORDANDO LA FIGURA DI ETTY HILLESUM NEL CENTENARIO DELLA NASCITA, CON ALCUNI CENNI BIOGRAFICI E UNA PICCOLA ANTOLOGIA DEI SUOI PENSIERI Adelphi ha pubblicato dapprima una selezione del Diario 1941-1943 (1985) e delle Lettere 1942-1943 di E.H. 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