
{"id":30022,"date":"2014-02-15T15:51:33","date_gmt":"2014-02-15T14:51:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30022"},"modified":"2014-02-16T23:28:29","modified_gmt":"2014-02-16T22:28:29","slug":"i-centri-per-limpiego-secondo-il-modello-svedese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30022","title":{"rendered":"I CENTRI PER L&#8217;IMPIEGO SECONDO IL MODELLO SVEDESE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">CHE COSA POSSIAMO IMPARARE DALL&#8217;ESPERIENZA SCANDINAVA: DIRIGENTI LIBERI DI ASSUMERE E LICENZIARE, ACQUISTARE E VENDERE, MA SEVERAMENTE RESPONSABILIZZATI CIRCA IL RISULTATO<br \/>\n<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo <strong>di Francesco Giubileo<\/strong>, ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 Milano-Bicocca, pubblicato sul sito<\/em> Linkiesta<em>, 17 dicembre 2013<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pubblici, gestiti con criteri meritocratici che in Italia sarebbero impensabili e, soprattutto, super-efficaci. Sono i <em>centri per l\u2019impiego svedesi<\/em>, in questi giorni citati con sempre maggiore insistenza come un modello a cui guardare. A insistere sul confronto tra l\u2019inefficacia di quelli italiani, per i quali prevede una riforma, e le ottime perfomance di quelli del Paese scandinavo \u00e8 stato soprattutto il neo-segretario del Partito democratico Matteo Renzi. \u00abTre ragazzi su 100 in Italia trovano lavoro con i Centri per l\u2019impiego &#8211; detto all\u2019ultima Leopolda, lo scorso ottobre -, mentre in Svezia sono 41\u00bb. Ma come funzionano questi Centri, e perch\u00e9 c\u2019\u00e8 tutta questa differenza con il caso italiano?<br \/>\nVa innanzitutto premesso che stiamo parlando di contesti difficilmente comparabili, a partire dall\u2019utenza che si rivolge ai Centri per l\u2019Impiego.\u00a0Secondo i dati Eurostat in Italia a ricorrervi sono soprattutto coloro senza un lavoro da pi\u00f9 di un anno, sintomo che il Cpi viene considerato come l\u2019ultima \u201cruota del carro\u201d, il luogo al quale\u00a0si rivolge chi ha esaurito tutti gli altri canali per trovare lavoro. Viceversa in Svezia l\u2019utenza \u00e8 per il 77% costituita da persone che sono appena entrate in disoccupazione\u00a0e spesso i servizi pubblici\u00a0svedesi sono l\u2019unico (e sufficiente) strumento utilizzato per ottenere il lavoro.<\/p>\n<p>Il concreto contributo dell\u2019attivit\u00e0 di mediazione svedese dei Cpi, secondo i dati Eurostat, si collocava nel 2007 \u2013 periodo di \u201cvacche grasse\u201d\u2013 intorno al 14% (il dato del 41% citato da Renzi \u00e8 quindi in realt\u00e0 abbastanza \u201cgonfiato\u201d; la percentuale con punte del 70% \u00e8 merito dei servizi di orientamento e dell\u2019efficiente servizio <em>online<\/em>). Meglio non conoscere quello italiano, basti sapere che in molti casi quel 3% che Renzi menziona lo si vede con il binocolo.<\/p>\n<p><strong>Come funziona il modello svedese di collocamento<br \/>\n<\/strong>Alla base del successo del modello svedese ci sono\u00a0tre aspetti: risorse destinate alle politiche del lavoro, <em>governance<\/em> dei servizi per l\u2019impiego\u00a0e\u00a0loro valutazione.<\/p>\n<p><strong>Risorse<br \/>\n<\/strong>Le\u00a0 spesa per i servizi per il lavoro in Svezia \u00e8 nettamente pi\u00f9 elevata che in Italia. Nonostante la Svezia abbia meno abitanti, spende per i Cpi circa un miliardo di euro all\u2019anno, contro i circa 500 milioni dell\u2019Italia, con un incremento rispetto a cinque anni fa di circa il 100 per cento. In percentuale rispetto al Prodotto interno lordo la distanza tra i Paesi \u00e8 siderale:\u00a0sarebbero necessari almeno quattro miliardi di euro per raggiungere \u00a0i livelli svedese di investimento nei servizi pubblici per l\u2019impiego.<br \/>\nLa differenza in termini di risorse si evidenzia chiaramente nel personale messo a disposizione per disoccupato e anche per inattivo.<br \/>\nTuttavia, se osserviamo la spesa complessiva in politiche del lavoro, le differenze tra i due Paesi sembrano ridursi notevolmente. Questo dato, in realt\u00e0, dice molte cose.<br \/>\nIn Italia, la\u00a0Cassa integrazione (ordinaria e in deroga) brucia tutte le risorse delle politiche del lavoro, producendo spesso effetti devastanti nel mercato del lavoro. Tra questi vale la pena ricordare: il rischio di creare un effetto \u201ctappo\u201d nel mercato del lavoro (nessuno esce e nessuno entra) bloccando l\u2019ingresso alle nuove generazioni anche quando una possibile ristrutturazione aziendale potrebbe salvare l\u2019azienda; il deterioramento di capacit\u00e0 e professionalit\u00e0 dei lavoratori; l\u2019affidamento della cassa pi\u00f9 per motivi di consenso politico piuttosto che per una reale necessit\u00e0.\u00a0Fra l\u2019altro, la tutela \u00e8 stata spesso utilizzata come una \u201cmobilit\u00e0 lunga\u201d, mentre la cassa andrebbe erogata solo ad aziende in salute e non prossime al\u00a0fallimento.<\/p>\n<p><strong>Il modello di politiche del lavoro svedese, cosa ci perdiamo ?<br \/>\n<\/strong>Come funziona il modello di <em>welfare<\/em> occupazionale svedese? Nel modello, chiamato \u201cLavoro per tutti\u201d, sono le commissioni locali (sinonimo italiano di province o consorzi comunali) l\u2019arma vincente del sistema. Queste commissioni, note come\u00a0<em>Lan<\/em>\u00a0(oggetto di riforma nel 2009), dirigono, coordinano e sviluppano le politiche del lavoro a livello territoriale e sono responsabili dei Centri per l\u2019Impiego (circa 500 distribuiti prevalentemente nel Sud del paese). L\u2019autonomia di gestione del budget da parte dei dirigenti \u00e8 totale: possono assumere, licenziare e hanno la responsabilit\u00e0 del successo o meno di un determinato progetto. Una condizione che in Italia \u00e8 semplice utopia.<br \/>\nLa parte burocratica nei Cpi non esiste, perch\u00e9 \u00e8 completamente affidata alle\u00a0Casse di disoccupazione\u00a0gestite dai sindacati oppure direttamente dal servizio centrale dell\u2019Autorit\u00e0 per il Mercato del lavoro\u00a0(Ams), nel caso dei soggetti non assicurati.<br \/>\nInoltre, ogni utente che si rivolge ai Centri per l\u2019impiego riceve una tripla valutazione: una \u201cprofilazione\u201d oggettiva basata sulle caratteristiche del soggetto; una diagnosi sulla base del rischio di diventare disoccupato di lungo periodo e una intervista e valutazione da parte di un operatore (bilancio di competenza).\u00a0Tutti gli operatori dei Cpi sono specializzati nelle diverse discipline:\u00a0psicologi sociali (bilancio di competenze), specialisti di marketing e informatici (per i servizi alle imprese e l\u2019analisi dei fabbisogni territoriali), esperti in facolt\u00e0 di scienze politiche specializzate in tema di servizi al lavoro. Nei Cpi lavora la\u00a0<em>cr\u00e8me de la cr\u00e8me<\/em> degli impiegati, ed \u00e8 ben retribuita.<br \/>\nA seconda della distanza dal mercato del lavoro,\u00a0ogni soggetto viene collocato all\u2019interno di un particolare gruppo\u00a0(esistono quattro fasce, cos\u00ec come avviene nei\u00a0come nei Paesi Bassi), ognuno dei quali permette di accedere a specifici servizi a seconda del\u00a0target\u00a0di riferimento (non si erogano al laureato in lettere gli stessi servizi del disoccupato analfabeta di lungo periodo).<br \/>\nSpesso\u00a0questi servizi sono erogati dall\u2019attore privato e il rapporto con l\u2019attore pubblico \u00e8 di \u201ccoesistenza libera\u201d,\u00a0non \u00e8 infatti \u00a0richiesta alcuna licenza o autorizzazione pubblica. Vi sono, fra l\u2019altro, positive esperienze di partnership con attori privati per realizzare specifici\u00a0progetti: note sono le collaborazioni tra\u00a0Ams\u00a0e Manpower nel collocamento di una piccola nicchia di mercato legata ai giovani disoccupati con titoli post\u2013universitari. Nonostante la presenza di operatori privati, i Centri per l\u2019impiego conservano un ruolo assolutamente centrale nel settore: nessuno si permetterebbe di considerarli degli \u201cinutili\u201d contenitori di curriculum e nessuno vorrebbe vedere la loro privatizzazione, sono un servizio estremamente efficiente e soprattutto totalmente gratis.<br \/>\nInoltre,\u00a0il personale dei Cpi svedesi \u00e8 valutato costantemente dall\u2019Ente per la valutazione delle politiche del lavoro\u00a0(Ifau) e dall\u2019Ufficio nazionale svedese di revisione (Rrv). In particolare, l\u2019Rrv effettua, sia su richiesta del governo che di propria iniziativa,\u00a0studi di valutazione in materia di politiche del lavoro. Il mancato raggiungimento degli obiettivi pu\u00f2 comportare una riduzione delle risorse finanziarie e la sostituzione dei direttori delle agenzie pubbliche.<\/p>\n<p>Infine,\u00a0il vero successo dei centri svedesi consiste nelle <strong>politiche del lavoro<\/strong> messe in campo <strong>per supportare l\u2019occupazione dei disoccupati\u00a0<\/strong>(preparatevi, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 da soffrire nel leggere cosa offrono alle persone in cerca di lavoro):<br \/>\n1) Un primo pilastro \u00e8 quello degli\u00a0<em>incentivi alle assunzioni\u00a0dei soggetti pi\u00f9 svantaggiati<\/em>: in Svezia dedicano alle imprese risorse pari al doppio (in percentuale sul Pil) di quelle previste in Italia e risorse ai fornitori di servizi di circa tre volte maggiori a quelle italiane. A queste si aggiungono le immense serie di esenzioni ai contributi sociali per le nuove assunzioni.<br \/>\n2) Altro importante comparto \u00e8 quello della <em>formazione professionale<\/em>: tra l\u2019ampia offerta \u00e8 interessante il programma\u00a0<em>Employment training<\/em>, formazione che promuove la mobilit\u00e0 occupazionale. In altri termini, in contesti dove non c\u2019\u00e8 lavoro l\u2019attore pubblico forma e supporta economicamente le persone perch\u00e9 lo trovino in altri posti.<br \/>\n3) Per coloro che vogliono rimanere e tentare la via dell\u2019impresa esistono due programmi: il\u00a0<em>Support for enterpreneurial startup\u00a0<\/em>e lo\u00a0<em>Start\u2013Up Grants<\/em>, che\u00a0sono sostegni all\u2019avvio di un\u2019attivit\u00e0 imprenditoriale. A differenza del caso italiano, offrono una ampia e costante assistenza \u00e8 soprattutto un concreto sostegno economico.<br \/>\n4) Attraverso il\u00a0<em>Career Break\u00a0<\/em>(noto in altri Paesi come\u00a0<em>Job rotation<\/em>) \u00e8 possibile prendersi una pausa lavorativa per un determinato periodo (una specie di aspettativa ben retribuita) a patto che il posto di lavoro venga preso da un disoccupato iscritto ai Centri per l\u2019impiego.<br \/>\n5) Per i giovani \u00e8 previsto anche il programma\u00a0<em>Jobbgaranti f\u00f6r ungdomar<\/em>, che combina, sempre a spese dello Stato, formazione e tirocinio per un periodo di 15 mesi.<br \/>\n6) Infine, una delle politiche del lavoro pi\u00f9 interessanti \u00e8 la\u00a0<em>Garanzia di sviluppo e di un posto di lavoro<\/em>.\u00a0Lo strumento parte come politica attiva, sviluppa programmi di inserimento (anche con accordi di partenariato con l\u2019attore privato) e infine, in caso di esito negativo, si trasforma in un\u00a0mix tra sostegno al reddito e creazione diretta da parte dell\u2019attore pubblico di lavoro. Un intervento del genere modifica in maniera sostanziale il mercato del lavoro svedese, riducendo o cancellando il tasso di disoccupazione di lunga durata.<\/p>\n<p>Insomma, il modello svedese sar\u00e0 in crisi, ma paragonato a quello italiano rimane il \u201cparadiso\u201d in terra. Sono politiche molto costose, per questo va fatta una\u00a0difficile scelta: lasciare che i cassaintegrati facciano da \u201cconserva\u201d per un anno, per poi trovarsi al punto di partenza (impensabile che l\u2019ammortizzatore si trasformi in una tutela fino alla pensione, economicamente insostenibile ed eticamente scorretta nei confronti degli altri lavoratori) o tentare di migliorare i servizi per l\u2019impiego, per dare qualche chance in pi\u00f9 di trovare un lavoro (premesso che in Italia lo Stato non pu\u00f2 dare un lavoro, ma che spetta ai disoccupati trovarlo o crearlo). Spero veramente per tutti noi che la seconda possibilit\u00e0 sia l\u2019idea di riforma delle politiche del lavoro di Matteo Renzi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #ffffff;\">.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CHE COSA POSSIAMO IMPARARE DALL&#8217;ESPERIENZA SCANDINAVA: DIRIGENTI LIBERI DI ASSUMERE E LICENZIARE, ACQUISTARE E VENDERE, MA SEVERAMENTE RESPONSABILIZZATI CIRCA IL RISULTATO Articolo di Francesco Giubileo, ricercatore presso l\u2019Universit\u00e0 Milano-Bicocca, pubblicato sul sito Linkiesta, 17 dicembre 2013<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-30022","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30022","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30022"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30022\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}