
{"id":30308,"date":"2014-03-09T10:23:24","date_gmt":"2014-03-09T09:23:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30308"},"modified":"2014-03-09T10:51:40","modified_gmt":"2014-03-09T09:51:40","slug":"i-maxi-job-una-terapia-durto-per-creare-nuova-occupazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30308","title":{"rendered":"I MAXI-JOB: UNA TERAPIA D\u2019URTO PER CREARE NUOVA OCCUPAZIONE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">NON \u201cTROVARE\u201d LE RISORSE, MA \u201cLIBERARLE\u201d ALLEGGERENDO DRASTICAMENTE IL CUNEO FISCALE E CONTRIBUTIVO SULLE BUSTE PAGA DEI RAPPORTI DI LAVORO CHE AUMENTANO L&#8217;ORGANICO AZIENDALE\u00a0<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale <strong>di Luca Ricolfi<\/strong> su<\/em> la Stampa <em>del 7 marzo 2014 &#8211; Segue una scheda contenente la descrizione sintetica del contenuto del progetto<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 qualcosa che non mi convince, nella maggior parte delle proposte per alleggerire la pressione fiscale sui produttori e aumentare l\u2019occupazione. Alcune di queste proposte sono vecchio stampo, altre sono decisamente pi\u00f9 moderne e adeguate ai tempi. Per\u00f2 tutte, anche quelle verso cui ho la maggiore simpatia, hanno un denominatore comune che riassumerei in una parola sola: \u201credistribuire\u201d.<br \/>\nQuesta parola, ridistribuire, pu\u00f2 significare varie cose, anche parecchio diverse, ma deriva da una premessa realistica e condivisibile: per un paese indebitato come l\u2019Italia non esistono pasti gratis. Se vuoi fare qualcosa, non lo puoi fare in deficit, invocando il permesso dell\u2019Europa e la clemenza dei mercati. Se vuoi fare qualcosa devi \u201ctrovare\u201d le risorse per farlo. Di qui tutto un lessico che gira sempre intorno al medesimo problema: qualsiasi cosa si voglia fare, dalla riduzione delle tasse sulle imprese alla concessione di sussidi ai disoccupati, invariabilmente occorre \u201ctrovare\u201d le coperture, \u201creperire\u201d le risorse, \u201cindividuare\u201d le fonti di finanziamento, \u201cspostare\u201d entrate e uscite, ma sempre a saldi invariati. Il che, in concreto, significa identificare uno o pi\u00f9 soggetti da tartassare con nuove tasse (ricetta che piace alla sinistra), o una o pi\u00f9 voci di spesa da eliminare (ricetta che piace alla destra). Ecco perch\u00e9 parlo di redistribuzione: l\u2019idea \u00e8 che ci sia una \u201ctorta\u201d data, la torta del reddito nazionale, e che le fette di tale torta vadano tagliate diversamente, togliendo alcune briciole a qualcuno per darle a qualcun altro. Ma la dimensione della torta, almeno nel breve periodo, resta quella che \u00e8.<br \/>\n<strong><em>Trovare le risorse?<br \/>\n<\/em><\/strong>Questa, spiace rilevarlo, \u00e8 una visione da ragioniere. O meglio \u00e8 il punto di vista dei commensali, che ricevono una torta che qualcun altro ha gi\u00e0 cucinato per loro, e non provano nemmeno per un momento a immaginare che il cuoco potrebbe cucinare, cucinare subito, non fra qualche anno, una torta un po\u2019 pi\u00f9 grandina.<br \/>\nQuesto modo un po\u2019 statico di vedere le cose riappare un po\u2019 ovunque, e domina ampiamente il dibattito sull\u2019eccessiva pressione fiscale che soffoca l\u2019economia italiana. Venuti al dunque, per\u00f2, si finisce sempre nella medesima trappola: poich\u00e9 \u201ctrovare le risorse\u201d \u00e8 difficile, e appena ci provi scontenti mezzo mondo, i politici finiscono per accontentarsi di misure di impatto davvero irrisorio. E\u2019 stato cos\u00ec con il Governo Letta, che alla fine \u00e8 riuscito a stanziare 3 miliardi scarsi per ridurre il cuneo fiscale, ma rischia di essere cos\u00ec anche con il Governo Renzi, che di miliardi sta faticosissimamente cercando di trovarne 10 per alleggerire il costo del lavoro, una misura che lo ridurrebbe di appena il 2%. Una misura indubbiamente positiva, ma che in un paese che ha un cuneo fiscale tra i pi\u00f9 altri del mondo (vedi grafico) non altererebbe in modo apprezzabile i conti delle imprese.<br \/>\nC\u2019\u00e8 qualcuno disposto a credere che ci siano imprenditori che non assumerebbero un lavoratore che costa loro 30 mila euro l\u2019anno, ma in compenso lo assumerebbero se ne costasse \u201csolo\u201d 29.400? Si pu\u00f2 ragionevolmente pensare che un\u2019impresa che sta per chiudere perch\u00e9 i suoi costi sono eccessivi, non chiuderebbe se uno dei costi (quello del lavoro) diminuisse del 2%? Eppure \u00e8 questo, il 2%, l\u2019impatto di una riduzione del cuneo fiscale \u201ca doppia cifra\u201d (10 miliardi di euro), come quella di cui si parla da un po\u2019.<br \/>\n<em>Liberare le risorse!<br \/>\n<\/em>Ecco perch\u00e9, a mio parere, siamo in un vicolo cieco. Quello di cui molti paiono non rendersi conto \u00e8 che la quota del costo del lavoro che lo Stato italiano lascia nelle tasche dei lavoratori \u00e8 straordinariamente bassa, al limite della rapina. E questo con qualsiasi contratto di lavoro, eccetto ovviamente<em> stage<\/em> e tirocini, che lavori veri e propri non sono. Facciamo qualche esempio, partendo da un costo del lavoro non lontano da quello medio, e cio\u00e8 25 mila euro l\u2019anno. Nella busta paga di un apprendista, che \u00e8 la pi\u00f9 pesante, il lavoratore trattiene circa il 62% del costo aziendale, dunque meno di due terzi. Un CoCoPro trattiene circa il 58%. Un impiegato a tempo indeterminato circa il 54%. Un operaio a tempo determinato non arriva al 52%. [<em>vedi figura<\/em>]<br \/>\nIn breve, in nessuno dei contratti pi\u00f9 diffusi il lavoratore arriva a trattenere i due terzi del suo costo, e nella stragrande maggioranza dei casi lascia allo Stato circa la met\u00e0 di quello che l\u2019azienda paga per lui.<br \/>\n<em><strong>Ma come uscire da una situazione del genere?<\/strong><br \/>\n<\/em>Dipende da quello che si vuole ottenere. Se si vuole solo dare un minimo di sollievo a lavoratori e imprese, allora uno sgravio di 10 miliardi pu\u00f2 anche servire. Ma se lo scopo \u00e8 quello di creare nuova occupazione, allora ci vuole ben altro. Quello di cui abbiamo bisogno non sono pannicelli caldi, ma misure shock. Misure per \u201cliberare\u201d risorse nuove, anzich\u00e9 ostinarsi a \u201ctrovarle\u201d. Misure per aumentare la torta, anzich\u00e9 spostarne le fette da un commensale all\u2019altro.<br \/>\nLe risorse nuove, per fortuna, ci sono. Ma non sono solo i milioni di giovani, donne, disoccupati che sarebbero disposti a lavorare, ma anche \u2013 anzi soprattutto \u2013 gli imprenditori che, con uno Stato meno esoso, sarebbero disposti a fare assunzioni che altrimenti non farebbero. Ed ecco allora la proposta: per quattro anni, e a certe condizioni ben precise, permettiamo alle aziende e agli artigiani di assumere con un nuovo contratto che, per distinguerlo dal suo cugino tedesco (\u201cil <em>mini-job<\/em>\u201d), chiamer\u00f2 <em>maxi-job<\/em>.<br \/>\n<span style=\"color: #993300;\"><strong>CHE COS&#8217;\u00c8\u00a0IL MAXI-JOB<\/strong><\/span><br \/>\nPer <em>maxi- job<\/em> intendo un contratto a tempo pieno, con una busta paga non inferiore ai 10 mila euro annui, mediante il quale il lavoratore trattiene in busta paga l\u201980% del costo aziendale e la Pubblica amministrazione incassa il resto, in parte come Irpef (che va allo Stato), in parte come contributi sociali (che vanno all\u2019INPS). Un contratto, dunque, che permetterebbe a un\u2019azienda di trasferire nelle tasche del lavoratore 10 mila euro l\u2019anno spedendone 12.500 anzich\u00e9 20 mila, oppure di trasferirne 20 mila spendendone 25.000, anzich\u00e9 40 mila come nella maggior parte dei contratti vigenti. Un contratto del genere, a differenza di un ritocco minimale del costo del lavoro, renderebbe possibili centinaia di migliaia di assunzioni che senza di esso non si verificherebbero, e quindi aumenterebbe la torta del reddito nazionale senza sottrarre risorse ad altri usi. In breve: libererebbe risorse, anzich\u00e9 costringerci a \u201ctrovarle\u201d, ossia a sottrarle ad altri.<br \/>\nNon \u00e8 qui il luogo per entrare nei dettagli giuridici ed economici del <em>maxi-job<\/em> (per questo vedi la <em>scheda qui accanto<\/em>), per\u00f2 ci sono almeno cinque punti su cui \u00e8 bene spendere due parole, se non altro per rispondere ad altrettante possibili obiezioni.<br \/>\n<em>Punto 1.<\/em> E\u2019 essenziale che il <em>maxi-job<\/em> sia, appunto, maxi (almeno 10 mila euro l\u2019anno), e non mini o midi. Questo evita il rischio, tutt\u2019altro che remoto in un paese a illegalit\u00e0 diffusa come l\u2019Italia, che si stipulino contratti che formalmente sono <em>part-time<\/em>, ma in realt\u00e0 sono contratti <em>full time<\/em> sottopagati. E\u2019 quanto potrebbe succedere, ad esempio, con un <em>mini-job<\/em> di 400 euro al mese (come quelli previsti in Germania), formalmente <em>part-time<\/em> ma di fatto <em>full-time<\/em>.<br \/>\n<em>Punto 2.<\/em> Al <em>maxi-job<\/em> possono accedere tutte le aziende, di qualsiasi dimensione o forma giuridica, ma solo a condizione che l\u2019assunzione o le assunzioni effettuate mediante <em>maxi-job<\/em> incrementino l\u2019occupazione aziendale rispetto a quella dell\u2019anno precedente, e che la durata del contratto sia compresa fra 1 e 4 anni.<br \/>\n<em>Punto 3.<\/em> Il <em>maxi-job<\/em> non \u00e8 una misura assistenziale, volta a inserire nel mercato del lavoro categorie pi\u00f9 o meno protette o svantaggiate. Un contatto di <em>maxi-job<\/em> pu\u00f2 essere firmato da chiunque, in qualsiasi condizione, perch\u00e9 il suo scopo \u00e8 di aumentare il Pil, non quello di sussidiare le fasce svantaggiate della popolazione (a questo devono provvedere altri strumenti).<br \/>\n<em>Punto 4.<\/em> Il lavoratore che, anche in periodi diversi, usufruisce di uno o pi\u00f9 <em>maxi-job<\/em>, non pu\u00f2 ricorrervi per pi\u00f9 di 4 annualit\u00e0 in tutto.<br \/>\n<em>Punto 5.<\/em> La differenza fra il costo del lavoro totale (costo aziendale) e la busta paga, pari al 20% del costo totale, viene usata dal lavoratore per pagare l\u2019Irpef e per accantonare contributi pensionistici (versamenti all\u2019Inps).<br \/>\nL\u2019Irpef dovuta viene pagata interamente, mentre l\u2019Inps incassa l\u2019intera somma che resta dopo aver pagato l\u2019Irpef. E\u2019 vero che in questo modo l\u2019accantonamento pensionistico intestato al lavoratore \u00e8 minore che per un contratto ordinario, ma \u00e8 altrettanto vero che:<br \/>\n<em>a)<\/em> nel caso dei lavoratori aggiuntivi, che mai sarebbero stati assunti senza i vantaggi fiscali del <em>maxi-job,<\/em> viene generato un accantonamento pensionistico che altrimenti sarebbe stato pari a zero;<br \/>\n<em>b)<\/em> se il Governo oggi auspica un forte incremento di rapporti di apprendistato (per i quali lo Stato copre il 90% della contribuzione previdenziale), nulla vieta che il Governo stesso disponga una copertura anche per i <em>maxi-job<\/em>;\u00a0\ufffd<br \/>\n<em>c)<\/em> dal momento che il<em> maxi-job<\/em> non pu\u00f2 essere usato dal lavoratore per pi\u00f9 di 4 anni, in nessun caso il periodo di bassa contribuzione pu\u00f2 superare il 10% della carriera lavorativa.<br \/>\nIl maxi-job si paga da s\u00e9.<br \/>\nMa il punto pi\u00f9 importante, il punto chiave, \u00e8 che il <em>maxi-job<\/em> si paga da s\u00e9. Si potrebbe pensare il contrario, visto che il<em> maxi-job<\/em> abbatte fortemente i contributi sociali, che corrispondono a circa 1\/3 delle entrate totali della Pubblica Amministrazione. Ma in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. Per capire perch\u00e9, bisogna considerare due circostanze.<br \/>\n<em>La prima<\/em> \u00e8 che i posti di lavoro incrementali (creati da aziende che aumentano l\u2019occupazione) sono una frazione molto modesta delle assunzioni totali, che nella stragrande maggioranza dei casi sono semplici rinnovi di contratti precedenti o sostituzioni di lavoratori andati in pensione. Questo significa che l\u2019eventuale perdita di gettito riguarda comunque una frazione modesta delle assunzioni totali.<br \/>\n<em>La seconda<\/em> circostanza da considerare \u00e8 che ogni nuovo posto di lavoro genera un valore aggiunto, di cui il salario \u00e8 solo una componente. Su quel valore aggiunto non gravano solo i contributi sociali (che con il maxi-job si riducono fortemente), ma anche tutte le tasse che, come cittadini e come aziende, normalmente paghiamo alla Pubblica Amministrazione: Irpef, Iva, Ires, Irap, Imu, solo per menzionare le cinque pi\u00f9 note. E le tasse, con il <em>maxi-job<\/em>, non spariscono affatto, e pesano molto di pi\u00f9 dei contributi sociali.<br \/>\nPer 100 euro di nuovo valore aggiunto prodotto dal settore privato dell\u2019economia, i produttori ne tengono per s\u00e9 55, mentre tutto il resto (45 euro) va alla Pubblica Amministrazione in parte sotto forma di contributi sociali (12), in parte sotto forma di tasse (33). Quindi l\u2019effetto del I\u00e8 di distruggere gettito (gettito da contributi sociali) ogniqualvolta un contratto di<em> maxi-job<\/em> copre un posto di lavoro che si sarebbe creato comunque, mentre \u00e8 di creare gettito (gettito da tasse) ogniqualvolta il <em>maxi-job<\/em> crea posti di lavoro addizionali, che senza il <em>maxi-job<\/em> non sarebbero mai nati.<br \/>\nDunque, il <em>maxi-job<\/em> non solo d\u00e0 lavoro a pi\u00f9 persone di quante ne troverebbero uno senza di esso, ma si autofinanzia mediante le tasse che i nuovi contribuenti dovranno pagare. Ma si autofinanzia abbastanza da non ridurre il gettito complessivo della Pubblica Amministrazione?<br \/>\nQuesta \u00e8 una questione empirica, cui si pu\u00f2 rispondere solo con una ricerca che stimi quanti posti di lavoro in pi\u00f9 si creerebbero con i <em>maxi-job<\/em>. Qualche calcolo, tuttavia, si pu\u00f2 fare anche a priori, basandosi sulla struttura del gettito. Supponiamo che non si faccia nulla, e che, non facendo nulla, il numero di posti di lavoro nuovi di zecca (incrementi occupazionali nelle aziende esistenti + posti di lavoro nelle aziende di nuova costituzione) sia pari a 100. Immaginiamo ora che venga introdotto il<em> maxi-job<\/em>, e che i nuovi posti di lavoro passino da 100 a 133 (un\u2019eventualit\u00e0 che si pu\u00f2 anche esemplificare cos\u00ec: un\u2019impresa che intendeva assumere 3 lavoratori, grazie al <em>maxi-job<\/em> ne assume 4). Ebbene, basterebbe un\u2019elasticit\u00e0 di questo tipo, da 100 a 133, per coprire interamente il mancato gettito dell\u2019Inps. Se poi l\u2019elasticit\u00e0 fosse maggiore, ad esempio si passasse da 100 a 150 o a 200, avremmo addirittura pi\u00f9 gettito di prima. Solo se i posti di lavoro addizionali, pur essendo pi\u00f9 di 100, fossero meno di 133, si potrebbe avere una riduzione, in ogni caso assai modesta, del gettito complessivo. Un\u2019eventualit\u00e0 a mio modo di vedere decisamente remota, a meno di pensare che, in Italia, i livelli occupazionali non siano sensibili a una riduzione del costo del lavoro, con tanti saluti a tutti i discorsi che da anni si fanno sul cuneo fiscale.<br \/>\nDel resto, per capire come mai il <em>maxi-job<\/em> potrebbe funzionare, basta riflettere sul fatto che la riduzione del costo del lavoro implicita nel <em>maxi-job<\/em> \u00e8 dell\u2019ordine del 30%, mentre la pi\u00f9 incisiva fra le misure di riduzione del cuneo fiscale finora proposte (10 miliardi di euro), riduce il costo del lavoro di circa il 2%. Se persino da una riduzione di cos\u00ec modesta entit\u00e0 ci si aspetta qualche risultato, a maggior ragione dovremmo attendercene da una riduzione che \u00e8 15 volte pi\u00f9 ampia.<br \/>\nIl <em>maxi-job<\/em> non \u00e8 un azzardo. Anzi, \u00e8 una delle poche misure che possono avere un impatto immediato sull\u2019occupazione, non richiedono di \u201creperire le risorse\u201d. Perch\u00e9 il <em>maxi-job<\/em> la torta non la redistribuisce ma prova, finalmente, a farla crescere un po\u2019.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #993300;\">CHE COS&#8217;E&#8217; IL MAXI-JOB<\/span> (<em>scheda<\/em>)<\/p>\n<p><strong><em>Idea generale<br \/>\n<\/em><\/strong>L\u2019idea del <em>maxi-job<\/em> \u00e8 di consentire alle aziende di creare nuovi posti di lavoro a tempo pieno (di qui il prefisso \u201cmaxi\u201d) e ai lavoratori di percepire l\u201980% del costo aziendale, anzich\u00e9 il 50% circa, come attualmente succede per la maggior parte dei contratti.<br \/>\nLa presentazione che segue illustra solo alcuni principi generali, che richiedono di essere tradotti in un disegno di legge.<br \/>\n<strong><em>Come funziona<br \/>\n<\/em><\/strong>Fatto 100 il costo aziendale, il lavoratore percepisce in busta paga l\u201980% di esso. La differenza fra il costo aziendale e la busta paga viene automaticamente destinata a due impieghi:<br \/>\n<em>a)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em> versamento all\u2019INPS per l\u2019assicurazione pensionistica e sanitaria, con conseguente abbattimento dell\u2019imponibile;<br \/>\n<em>b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/em> pagamento integrale dell\u2019Irpef dovuta.<br \/>\nL\u2019importo versato all\u2019INPS \u00e8 esattamente pari alla somma che \u201crimane\u201d dopo il pagamento integrale dell\u2019Irpef.<br \/>\nLa retribuzione netta in busta paga non pu\u00f2 essere inferiore a 10 mila euro l\u2019anno (di qui il prefisso \u201cmaxi\u201d, che distingue nettamente il <em>maxi-job<\/em> dai <em>mini-job<\/em> della Germania) e non pu\u00f2 superare i 20 mila euro l\u2019anno.<br \/>\n<strong><em>Un esempio<br \/>\n<\/em><\/strong>Con il<em> maxi-job<\/em> pi\u00f9 economico (10 mila euro annui in busta paga) il lavoratore percepisce 12.500 euro lordi cos\u00ec suddivisi:<br \/>\n10.000\u00a0\u00a0\u00a0 in busta paga<br \/>\n1.800\u00a0\u00a0\u00a0 euro accantonati a fini pensionistici (INPS)<br \/>\n700\u00a0\u00a0\u00a0 pagamento\u00a0Irpef<br \/>\nIl costo aziendale \u00e8 12.500 euro, quasi interamente trattenuti dal lavoratore (10.000 subito, in busta paga; 1.800 accantonati a fini previdenziali).<br \/>\n<strong><em>Quali aziende possono attivarlo<br \/>\n<\/em><\/strong>Il <em>maxi-job<\/em> \u00e8 un contratto riservato alle aziende, di qualsiasi forma giuridica, sia pre-esistenti sia di nuova costituzione, che incrementano il numero di occupati. Per lavoratori \u201coccupati\u201d si intendono i lavoratori dipendenti in senso proprio (compresi gli apprendisti) e i CoCoPro; dal computo degli occupati sono invece esclusi gli stagisti e le partite IVA.<br \/>\nNel caso di aziende gi\u00e0 esistenti, il contratto pu\u00f2 essere attivato per un numero di lavoratori pari all\u2019incremento occupazionale annuo. Se, ad esempio, fra il 2013 e il 2014 un\u2019azienda passa da 10 dipendenti a 12 pu\u00f2 attivare 2 <em>maxi-job<\/em>, perch\u00e9 ha incrementato l\u2019occupazione di 2 unit\u00e0. Dopo il primo anno il contratto di <em>maxi-job<\/em> pu\u00f2 essere rinnovato per un periodo massimo di 3 anni, purch\u00e9 l\u2019azienda che nel primo anno ha aumentato l\u2019occupazione non la diminuisca nel periodo di rinnovo del <em>maxi-job<\/em>.<br \/>\nNel caso delle aziende di nuova costituzione il <em>maxi-job<\/em> pu\u00f2 essere attivato solo se l\u2019azienda assume un soggetto alla sua prima occupazione, oppure un lavoratore inoccupato da almeno 1 anno.<br \/>\n<em><strong>Quali lavoratori possono usufruirne<\/strong><br \/>\n<\/em>Il <em>maxi-job<\/em> non \u00e8 riservato a categorie particolari di soggetti. Chiunque pu\u00f2 essere assunto con il <em>maxi-job,<\/em> anche da aziende differenti in periodi differenti.<br \/>\nL\u2019unico caso in cui un lavoratore non pu\u00f2 essere assunto con un contratto di<em> maxi-job<\/em> \u00e8 quello in cui abbia gi\u00e0 usufruito di uno o pi\u00f9 contratti di <em>maxi-job<\/em> per un periodo complessivo superiore a 3 anni (in tal caso aggiungere 1 anno ai 3 anni passati farebbe sforare il tetto complessivo dei 4 anni).<br \/>\n<strong><em>Durata del contratto<br \/>\n<\/em><\/strong>Il <em>maxi-job<\/em> \u00e8 un contratto a tempo determinato o a tempo indeterminato con durata minima di 1 anno.<br \/>\nNel caso esso sia a tempo determinato la sua durata massima \u00e8 di 4 anni.<br \/>\nNel caso sia a tempo indeterminato, al temine del 4\u00b0 anno si trasforma automaticamente in un contratto ordinario a tempo indeterminato, con tutti gli oneri ad esso connessi.<br \/>\nPerch\u00e9 il <em>maxi-job<\/em> si finanzia da s\u00e9<br \/>\nApparentemente, il <em>maxi-job<\/em> determina una riduzione del gettito della Pubblica Amministrazione, sotto forma di un minore flusso di contributi previdenziali. In realt\u00e0 si pu\u00f2 mostrare (vedi articolo accanto) che il gettito della Pubblica Amministrazione si riduce solo se il numero di posti di lavoro aggiuntivi creati dall\u2019introduzione del <em>maxi-job<\/em> \u00e8 molto modesto.<br \/>\nBisogna considerare, infatti, che i contributi INPS non sono le uniche entrate della Pubblica Amministrazione, e che tutti i posti di lavoro in pi\u00f9, che non sarebbero nati senza i vantaggi del I, creano valore aggiunto addizionale, e generano quindi un flusso di introiti fiscali aggiuntivo attraverso tasse come Iva, Irpef, Ires, Irap, per citare solo alcune fra le pi\u00f9 \u201cpesanti\u201d.<br \/>\nFatto 100 l\u2019incremento occupazionale senza <em>maxi-job<\/em>, bastano 33 posti addizionali per garantire che gli introiti della Pubblica Amministrazione non si riducano. Se i posti addizionali sono pi\u00f9 di 33, il gettito della Pubblica Amministrazione anzich\u00e9 diminuire aumenta.<br \/>\n<strong><em>Sanzioni contro l\u2019uso improprio<br \/>\n<\/em><\/strong>La legge prevede sanzioni nel caso di uso improprio del I. Per uso improprio si intendono tutti i casi nei quali l\u2019incremento occupazionale \u00e8 fittizio. Ad esempio: la singola azienda aumenta l\u2019occupazione ma una o pi\u00f9 aziende \u201ccugine\u201d, controllate dal medesimo soggetto, la riducono; l\u2019azienda che usufruisce del <em>maxi-job<\/em> viene costituita grazie alla chiusura di altre aziende collegate.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NON \u201cTROVARE\u201d LE RISORSE, MA \u201cLIBERARLE\u201d ALLEGGERENDO DRASTICAMENTE IL CUNEO FISCALE E CONTRIBUTIVO SULLE BUSTE PAGA DEI RAPPORTI DI LAVORO CHE AUMENTANO L&#8217;ORGANICO AZIENDALE\u00a0 Editoriale di Luca Ricolfi su la Stampa del 7 marzo 2014 &#8211; Segue una scheda contenente la descrizione sintetica del contenuto del progetto<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-30308","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30308","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30308"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30308\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30308"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30308"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30308"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}