
{"id":30471,"date":"2014-03-22T19:12:05","date_gmt":"2014-03-22T18:12:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30471"},"modified":"2014-03-24T00:35:59","modified_gmt":"2014-03-23T23:35:59","slug":"il-deserto-delle-competenze-nellitalia-senza-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=30471","title":{"rendered":"SKILL SHORTAGE: IL DESERTO DELLE COMPETENZE NELL\u2019ITALIA SENZA LAVORO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">I DISOCCUPATI NON TROVANO LAVORO, MA LE AZIENDE ARTIGIANE DEL <em>MADE IN ITALY<\/em> HANNO PROBLEMI NEL TROVARE IL PERSONALE DI CUI HANNO BISOGNO &#8211; UN CENSIMENTO IMPRESSIONANTE<\/span><\/p>\n<p><em>Articoli\u00a0<strong>di Lidia Baratta, <em>\u00a0Gabriele Catania,\u00a0<em>Marco Leonardi,\u00a0<\/em><\/em>Carlo Manzo, <em>Massimo Pallini,\u00a0<\/em>Dario Ronzoni, \u00a0<\/strong>raccolti dal giornale <\/em>on-line\u00a0Linkiesta <em>il 19 marzo 2014<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Non ci sono solo il<em>\u00a0credit crunch\u00a0e<\/em> la domanda interna agonizzante a rendere storte le giornate dei dirigenti delle aziende italiane.\u00a0Anche se pu\u00f2 sembrare inconcepibile, in un Paese che ha toccato il tasso di disoccupazione giovanile pi\u00f9 alto di sempre, pari al 42,4%, uno dei problemi pi\u00f9 sentiti dalle imprese \u00e8 la <strong>mancanza di lavoro qualificato<\/strong>. Non si parla di ruoli di gestione ma di competenze tecniche, quelle per cui l\u2019industria e l\u2019artigianato italiano sono note nel mondo. A dirlo \u00e8 stato in modo chiaro l\u2019ultimo <em>Rapporto annuale<\/em> di Intesa Sanpaolo sull\u2019economia e finanza dei distretti industriali.\u00a0Su un campione di\u00a0173 imprese capofila di 18\u00a0distretti industriali specializzati nel calzaturiero-pelletteria, sistema casa e meccanica, oltre sei su dieci ritiengono che ci siano problemi gravi di rinnovo delle competenze professionali. Ancora di pi\u00f9 sentito \u00e8 il problema nel sistema casa e in quello della moda, dove le imprese capofila che avvertono il problema sfiorano il 70 per cento.<br \/>\nPer gli autori del rapporto questa carenza di risorse umane qualificate non va sottovalutata. Dopo aver descritto i rischi del prolungarsi della debolezza della domanda interna e della concorrenza dei Paesi a basso costo di lavoro, mettono in guardia: \u00abil maggior rischio non proviene dall\u2019esterno, bensi\u0300 dall\u2019interno, per via della perdita progressiva di molte competenze. Occorre un rilancio di tutto il sistema formativo: scuole professionali, tecniche, universita\u0300\u00bb. Quando si parla viso a viso con gli imprenditori, che siano nel settore dell\u2019abbigliamento, delle calzature o del mobile, le accuse a queste istituzioni vengono confermate e si aggiungono altri biasimi: dai\u00a0sistemi di incontro tra domanda e offerta di lavoro agli strumenti contrattuali inadeguati. Ma a finire sotto accusa sono soprattutto le famiglie, che, a detta degli imprenditori, incoraggiano i figli a scappare dalla fabbrica. Un\u2019aspirazione di mobilit\u00e0 sociale che, pur legittima, si rivela in questi frangenti di altissima disoccupazione una mera illusione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>1. Abbigliamento e tessile<\/strong><\/span><br \/>\nOltre 1.400 aziende, di cui 865 artigiane.\u00a0Il distretto tessile veneto \u00e8 stato a lungo il centro della produzione della moda italiana.\u00a0Da Valdagno, in provincia di Vicenza, a Treviso. Si tratta sia di imprese piccole o piccolissime, sia di realt\u00e0 medio-grandi, molte\u00a0delle quali (circa 87) prima dell\u2019addio del febbraio 2013, vivevano soprattutto delle commesse Benetton. Un distretto che nel 2012, su un campione di 110 aziende, come riporta il Rapporto di Intesa Sanpaolo, ha accumulato un fatturato di oltre 2 miliardi di euro, nonostante la costante contrazione negli anni della crisi.<br \/>\nSono\u00a0aziende che lavorano s\u00ec con le macchine, ma che si basano su specifiche competenze manuali che negli anni stanno scomparendo insieme al peso del fatturato. Sarte, magliaie, rimagliatrici, modelliste, operai capaci di fare rifinizioni a mano, cucitrici che sappiano usare la macchina lineare qui sono come l\u2019oro. Mani abilissime, occhi finissimi, in grado di infilare aghi quasi invisibili. E lavori sicuri, visto che i contratti sono nella maggior parte dei casi senza scadenza. Eppure quasi nessun giovane aspira a occupare i posti vuoti lasciati da nonni e nonne. Tanto che la pi\u00f9 rimagliatrice meno anziana del distretto (la figura che lavora alla rimagliatrice), secondo la mappatura fatta dalla Confartigianato locale, ha ben 55 anni.<br \/>\nUn problema enorme per le aziende artigiane. Soprattutto per quelle che lavorano per marchi del lusso e dell\u2019extra lusso come il Maglificio Ferdinanda di Vazzola (Treviso), che da oltre 40 anni fornisce maglieria alle grandi griffe internazionali della moda. \u00abPer il nostro lavoro abbiamo bisogno di competenze di alta professionalit\u00e0\u00bb racconta Ferdinanda Tomasin, figlia di Silvia Fiorin e Vittorio Tomasin, fondatori dell\u2019azienda. \u00abDa qui deriva la difficolt\u00e0 a trovare figure di eccellenza\u00bb. Per essere una \u201cmaestra\u201d, come qui chiamano le artigiane con maggiore esperienza, \u00abci vogliono almeno dai dieci ai quindici anni di lavoro. Per questo ogni persona che entra in azienda, passa sempre attraverso un periodo di affiancamento con una di loro. Ma le maestre qui hanno ormai in media 50 anni\u00bb. E ogni volta che qualcuna si avvicina all\u2019et\u00e0 della pensione \u00e8 un incubo.<br \/>\n\u00abIl nostro \u00e8 un lavoro molto delicato\u00bb, continua Ferdinanda Tomasin. \u00abLavoriamo con maglieria che ha una finezza, cio\u00e8 uno spessore, anche di 18-22. Significa che si usano aghi finissimi e che bisogna avere un occhio giovane. A 50 anni gi\u00e0 si fa fatica\u00bb. Certo, \u00absono lavori\u00a0che richiedono passione, dedizione e impegno. Ma danno anche la possibilit\u00e0 di imparare un mestiere, e soprattutto sono lavori sicuri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Dopo l&#8217;addio di Benetton in Veneto arrivano i cinesi<\/strong>, di <strong>Lidia Baratta<\/strong><\/p>\n<p>E cos\u00ec nell\u2019Italia della disoccupazione giovanile che ha ormai superato l\u2019ostacolo del 40%, si sente dire anche questo: \u00abNoi siamo nella condizione paradossale in cui il lavoro non ci manca per fortuna, ma abbiamo lo stesso difficolt\u00e0 perch\u00e9 non troviamo personale per sopperire ai pensionamenti\u00bb.\u00a0Un esempio? \u00abTrovare una responsabile di campionario ci sembra un sogno. La stiamo cercando da tempo senza trovarla: \u00e8 una persona che abbia competenze dalla tessitura alla confezione e quindi anche nel campo della modellistica. Al momento per\u00f2 lo fa ancora mia madre, che \u00e8 il guru dell\u2019azienda\u00bb.<br \/>\nE questo non vale solo per il distretto tessile veneto. Mentre dall\u2019inizio della crisi il settore ha perso il 23% della forza lavoro, pari a 85mila posti di lavoro in meno, il sistema moda &#8211; con il 68% &#8211; \u00e8 quello che lamenta di pi\u00f9 \u00abproblemi gravi di rinnovo delle competenze professionali\u00bb.<br \/>\n\u00c8 quello che dice anche Gilberto Sambucari, titolare del maglificio Sambucari di Mussolente (Vicenza): \u00abLa nostra rimagliatrice pi\u00f9 giovane ha 35 anni, la pi\u00f9 anziana ne ha 74. E se manca lei, qui manca tutto. Servono magliaie, rimagliatrici, confezionatori, modelliste\u00bb. Eppure gli stipendi non sono bassi: \u00abSi va dai 1.300 euro a salire, a seconda dell\u2019esperienza\u00bb.<br \/>\nLe\u00a0poche ragazze giovani che bussano alla porte delle aziende del distretto vengono soprattutto da Romania, Bulgaria, Ungheria, dove &#8211; raccontano gli imprenditori locali &#8211; esiste ancora la cultura del fare a mano. Mestieri che sono come l\u2019oro. E, mentre nel resto d\u2019Italia si ignorano curriculum e si sbattono porte in faccia, qui\u00a0sono gli stessi imprenditori che vanno alla ricerca del personale. \u00abCerchiamo annunci via Internet, ci rivolgiamo ad agenzie interinali specializzate e usiamo il passaparola\u00bb, racconta Ferdinanda Tomasin. E tra gli ultimi assunti ci sono anche molti operai che \u00abvengono da mobilit\u00e0 o cassa integrazione di altre aziende in difficolt\u00e0, persone che sono rimaste a casa dopo aver lavorato in aziende del nostro settore e quindi gi\u00e0 esperte\u00bb.<br \/>\nIn effetti gli annunci online non mancano. Basta fare un giro sui siti specializzati. Infojobs negli ultimi 15 giorni ha pubblicato due annunci per rimagliatrice, 25 per modellista, uno per sarti, campionaristi e prototipisti. Un esempio: \u00abPer azienda operante nel settore moda ricerchiamo persone con esperienza nel settore tessile: modelliste manuali, campionariste-prototipiste e sarte\u00bb. Tipo di contratto: a tempo determinato.<br \/>\nDi ragazzi che arrivano in fabbrica dalle scuole professionali ce ne sono pure, \u00abma tutti vogliono fare gli stilisti\u00bb, commenta Sambucari. \u00abColpa anche dei professori che contribuiscono a creare questo mito e non parlano dei tanti altri lavori che esistono nell\u2019industria della moda. Noi abbiamo donato anche le macchine che non usavamo pi\u00f9 ad alcune scuole per aiutare i ragazzi nella formazione. Anche perch\u00e9 non si pu\u00f2 pensare di entrare in un\u2019azienda e fare lo stilista senza conoscere i filati o saper gestire un campionario. Bisognerebbe fare la scuola al mattino e passare il pomeriggio in fabbrica. E gli imprenditori in pensione dovrebbero essere chiamati nelle scuole a insegnare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Moda, il lavoro (manuale) c&#8217;\u00e8 ma nessuno lo vuole<\/strong>, di <strong>Lidia Baratta e Carlo Manzo<\/strong><\/p>\n<p>Lo dice anche Ferdinanda Tomasin: \u00abSi fa troppa teoria nelle scuole, questi sono mestieri che si imparano in azienda. Ci vogliono tanti anni di esperienza, tanta voglia e soprattutto tanta passione. Vedere il prodotto finito d\u00e0 una grande soddisfazione. Noi, come dice San Francesco, siamo artisti perch\u00e9 lavoriamo con le mani, con la testa e con il cuore. Il nostro personale deve avere queste caratteristiche\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>\u00a02. Calzature<\/strong><\/span><br \/>\nPer rendersi conto che il problema del rinnovo delle competenze non \u00e8 una mera statistica, basta fare un giro in una fiera del settore della pelletteria, come la recente Micam presso Fieramilano. Nel padiglione che ospita le scarpe maschili di lusso ci sono soprattutto aziende marchigiane.\u00a0Territori conosciuti nel mondo per questa eccellenza, dove ci si aspetterebbe che la cultura professionale condivisa non ponga problemi di ricambio. Invece gli imprenditori indicano la continuit\u00e0 delle competenze come uno dei problemi pi\u00f9 sentiti. \u00abConfermo in pieno che ci siano difficolt\u00e0 a trovare lavoratori, il ricambio non c\u2019\u00e8\u00bb, dice Danilo Nasini, in rappresentanza della societ\u00e0 Mirage, marchio Vito della Mora, di Fermo. \u00abI ragazzi non vedono il lavoro in fabbrica come un\u2019occupazione onorevole, sono gli stessi genitori che dicono loro di andarsene via. Fino a 7-8 anni fa arrivavano delle richieste da ragazzi della zona, oggi non pi\u00f9\u00bb. Le scuole di formazione \u00abc\u2019erano, ma le hanno chiuse per mancanza di iscritti\u00bb.<br \/>\nStessa situazione a Fucecchio, Firenze, dove opera il calzaturificio Soldaini. Qui per\u00f2 l\u2019assenza di scuole \u00e8 giustificata: \u00abNel 1981 c\u2019erano 180 calzaturifici nel territorio, oggi sono meno di venti. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 l\u2019humus\u00bb, dice il titolare, Carlo Soldaini, figlio del fondatore e con un figlio destinato a ricevere il timone dell\u2019azienda. \u00abSe una persona ha un ruolo importante, quando va in pensione \u00e8 difficile trovare un ricambio gi\u00e0 formato o un giovane disponibile\u00bb.<br \/>\nLa soluzione adottata dalla Soldaini, cos\u00ec come da altre, \u00e8 il fai-da-te. \u00abNoi costruiamo queste figure internamente, con un affiancamento che inizia con mesi di anticipo rispetto al pensionamento\u00bb. Una strada che, tra gli altri, batte anche la pistoiese Madaf. \u00abQuando una persona deve andare in pensione, noi prendiamo una o due persone tramite l\u2019agenzia interinale, per un affiancamento di un anno o un anno e mezzo. Al termine del periodo ne teniamo uno\u00bb, spiega uno dei soci e responsabile amministrativo, Luca Fagni. \u00abPoi cerchiamo di tenere chi va in pensione per delle consulenze per altri sei mesi, in caso ci fossero dei problemi\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><a href=\"http:\/\/www.linkiesta.it\/gabriele-catania\/profilo\">&#8220;<\/a>Il futuro \u00e8 l&#8217;artigianato: il lavoro non si cerca, si crea<\/strong>&#8221; di <strong>Gabriele Catania<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>Fagni racconta che\u00a0la formula della somministrazione con agenzia interinale \u00e8 pi\u00f9 costosa rispetto all\u2019apprendistato, ma nettamente da preferire. \u00abConosciamo l\u2019apprendistato\u00bb, commenta, \u00abma per come \u00e8 strutturato ora non d\u00e0 risultati. \u00c8 troppo teorico e sindacalizzato. L\u2019unica istruzione che gli apprendisti ricevono \u00e8 di essere sindacalizzati. Con l\u2019apprendistato tanti lavori non li possono fare. Ci sono vincoli e limiti, sopportabili forse dalle grandi imprese ma non dalle pmi\u00bb.<br \/>\nQuando si parla di mestieri specializzati nella fabbricazione semi-artigianale delle calzature, i pi\u00f9 difficili da rimpiazzare sono il fresatore e ancor pi\u00f9 il montatore, che ha il compito indirizzare una scarpa in modo che sia dritta. Per Simone Camerlengo, della societ\u00e0 marchigiana Rossini, anche la cucitura a mano richiede circa sei mesi di formazione, mentre meno impegnativa \u00e8 la spazzolatura. In tutti i casi, \u00abil problema del ricambio delle competenze \u00e8 andato ad aumentare e uno dei motivi \u00e8 il training lungo che richiede. Diciamo la verit\u00e0: noi troviamo lavoratori con facilit\u00e0 se non sono italiani. Quelli italiani se conoscono il mestiere chiedono stipendi troppo elevati, se non lo conoscono cercano altre vie, magari nel mondo del commercio\u00bb. Un operaio al primo ingresso guadagna attorno ai 900 euro, mentre se \u00e8 specializzato arriva a guadagnare fino a 1.800 o anche 2.500 euro al mese. Altri titolari parlano invece di salari massimi che si fermano a 1.300-1.400 euro mensili.<br \/>\nNon tutte le aziende hanno problemi a trovare personale, soprattutto nelle Marche, per un motivo semplice: la chiusura di molte ditte ha messo sul mercato molte persone esperte. Rimane, per\u00f2, un problema di incontro tra domanda e offerta, espresso da pi\u00f9 parti. \u00abNon funzionano i luoghi in cui gli operai e le aziende, i centri per l\u2019impiego non servono a niente\u00bb, dice il proprietario dell\u2019azienda Lancio, che preferisce non dare il proprio nome. \u00abLe classi dirigenti non fanno il loro lavoro, in questo campo come in tanti altri\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>3. Arredamento<\/strong><\/span><br \/>\nUn buon esempio per avvicinare i giovani al mercato del lavoro arriva dal settore del legno e dell\u2019arredo. Stiamo parlando del\u00a0polo formativo \u201cFondazione ITS per lo sviluppo del sistema casa nel made in Italy Rosario Messina\u201d, pensato pochi anni fa dall\u2019incontro tra l\u2019associazione di categoria Federlegno-Arredo (oltre 2.800 imprese associate) e l\u2019Aslam, Associazione scuole lavoro alto milanese. Giovanni Toffoletto, coordinatore di sede Aslam, spiega che \u00ablo scopo \u00e8 quello di offrire ai giovani un percorso formativo realizzato assieme alle imprese, per le imprese\u00bb. I profili da formare sono essenzialmente due (ma in\u00a0futuro si penser\u00e0 anche a tappezzieri, montatori, allestitori e cos\u00ec via): il primo \u00e8 un \u201coperatore del legno\u201d, pensato per chi ha appena terminato le scuole medie e vuole \u00abessere in grado, in tre anni, di utilizzare non solo gli utensili classici della falegnameria, ma anche macchine a controllo numerico\u00bb. Il secondo profilo \u00e8 \u201ctecnico-commerciale\u201d, rivolto a chi \u00e8 gi\u00e0 in possesso di un diploma e legato pi\u00f9 all\u2019ambito della vendita che alla realizzazione del prodotto. \u00abDev\u2019essere una persona in grado di vendere i mobili in tutto il mondo non solo grazie a competenze trasversali come le lingue straniere, ma anche grazie a un solido e approfondito bagaglio di conoscenze tecniche riguardante i prodotti che si desidera vendere. Le aziende hanno capito che il futuro \u00e8 nei mercati esteri\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Tra Armani e Ikea, in Brianza si salva solo chi apre all&#8217;estero<\/strong>, di <strong>Dario Ronzoni<\/strong><\/p>\n<p>Partito nel settembre 2013, al momento \u00e8 attiva solo una classe di operatori del legno, ma gi\u00e0 da settembre si ipotizzano due classi da 25 persone l\u2019una nella nuova sede di Lentate sul Seveso (Monza e Brianza). Il percorso prevede per circa il 50% delle ore materie di base (italiano, storia geografia etc.) e per l\u2019altra met\u00e0 moduli tecnico professionale. \u00abI ragazzi gi\u00e0 dal primo anno passano una giornata alla settimana in laboratorio. Dal secondo anno poi, oltre al laboratorio, si aggiunge lo stage curriculare. Per un mese e mezzo invece di andare a scuola i ragazzi lavorano 8 ore al giorno in azienda. Al terzo anno i mesi dedicati allo stage sono due\u00bb. Interessante \u00e8 sapere che gli insegnanti sono spesso ex-lavoratori in pensione con la voglia di tramandare la loro esperienza e i loro valori. \u00abC\u2019\u00e8 giacimento di persone desiderose di comunicare il loro lavoro e il loro sapere. Vale per tanti settori ma per il legno e arredo \u00e8 qualcosa di particolare\u00bb. Formare giovani appassionati potrebbe essere davvero il rimedio alla crisi. \u00abMolte persone faticano a intravedere un successore\u00bb, dice Toffoletto, \u00abqualcuno a cui lasciare la propra azienda. Se trovassero qualcuno di meritevole troverebbero anche il coraggio di investire su di loro. Tornerebbero a pensare alla loro azienda come qualcosa che \u00e8 destinata a cambiare, non a chiudere\u00bb.<\/p>\n<p><span style=\"color: #993300;\"><strong>4. Un sistema in cambiamento<\/strong><\/span><br \/>\nIl mercato del lavoro si trova insomma davanti alla difficile sfida del ricambio generazionale in tutti quei settori in cui operano lavoratori con elevate competenze e livello di specializzazione.<br \/>\n\u00c8 facile intuire come qualcosa non abbia funzionato. Sia\u00a0sul piano culturale: in un Paese in cui gran parte delle famiglie si pu\u00f2 permettere di mandare i propri figli all\u2019universit\u00e0 si tende a disprezzare il lavoro manuale. Sia sul piano giuridico: il mancato decollo dell\u2019apprendistato, come canale privilegiato per l\u2019inserimento dei giovani nel mercato del lavoro ne \u00e8 la prova.\u00a0Nonostante i recenti interventi legislativi &#8211; a partire dal Testo unico del 2011 &#8211; siano andati nella direzione di sostenerne\u00a0l\u2019ampia diffusione, l\u2019apprendistato \u00e8 difatti ancora considerato dalle imprese una tipologia contrattuale difficile da utilizzare. Secondo Lilli Casano, ricercatrice del gruppo Adapt ed esperta di formazione, \u00abse sul piano normativo molto \u00e8 stato fatto per semplificare le regole, su quello culturale la strada \u00e8 ancora lunga. L\u2019apprendistato \u00e8 a tutt\u2019oggi considerato un percorso \u201cdi serie B\u201d, dai giovani e dalle loro famiglie e le imprese continuano a considerare l\u2019onere formativo e gli adempimenti burocratici come ostacoli insormontabili, rifuggendo la sfida del porsi come luoghi di apprendimento e formazione, pi\u00f9 che come sede di mero addestramento tecnico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>\u00a0Difficile e burocratico, l&#8217;apprendistato non decolla<\/strong>, di <strong>Marco Leonardi<\/strong> e <strong>Massimo Pallini<\/strong><\/p>\n<p>Sulla difficolt\u00e0 di trovare e creare bravi artigiani grava poi un pregiudizio storico importante che non vede di buon occhio l\u2019avvicinamento dei pi\u00f9 giovani al mondo del lavoro, e a quello manuale in particolare.\u00a0\u00abCos\u00ec come accaduto per l\u2019apprendistato di primo livello (rivolto ai ragazzi dai 15 ai 25 anni) lo stesso pregiudizio ha impedito anche lo sviluppo di altri percorsi formativi che, combinando la formazione in ambiente di lavoro con la formazione in aula, sarebbero adatti a riavvicinare i giovani che ne hanno vocazione e attitudine ai mestieri artigianali, senza impedire loro di completare al contempo i loro percorsi scolastici, n\u00e9 di proseguire gli studi dopo le prime esperienze di lavoro, per arricchire o ri-orientare i propri percorsi professionali\u00bb. \u00c8 questo il caso dell\u2019alternanza scuola-lavoro, istituita dalla Legge 53 del 2003, ma oggetto ancora di poche sperimentazioni, che rappresenterebbe\u00a0uno strumento pedagogico idoneo a una opportuna valorizzazione di queste esperienze lavorative e dell\u2019importanza che possono avere sul piano della formazione della persona.<br \/>\nIl recentissimo\u00a0<em>Jobs Act<\/em>\u00a0di Matteo Renzi tenta di prendere di petto il tema dell\u2019apprendistato e si propone di risolverne le difficolt\u00e0 eliminando in un colpo solo sia la formalizzazione del piano formativo individuale sia l\u2019obbligo della formazione pubblica, anche se non tutti sembrano essere d\u2019accordo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I DISOCCUPATI NON TROVANO LAVORO, MA LE AZIENDE ARTIGIANE DEL MADE IN ITALY HANNO PROBLEMI NEL TROVARE IL PERSONALE DI CUI HANNO BISOGNO &#8211; UN CENSIMENTO IMPRESSIONANTE Articoli\u00a0di Lidia Baratta, \u00a0Gabriele Catania,\u00a0Marco Leonardi,\u00a0Carlo Manzo, Massimo Pallini,\u00a0Dario Ronzoni, \u00a0raccolti dal giornale on-line\u00a0Linkiesta il 19 marzo 2014<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[],"class_list":["post-30471","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-21-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30471","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=30471"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/30471\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=30471"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=30471"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=30471"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}