
{"id":3099,"date":"2009-04-30T22:47:25","date_gmt":"2009-04-30T21:47:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=3099"},"modified":"2009-06-19T11:35:38","modified_gmt":"2009-06-19T10:35:38","slug":"primo-maggio-col-fiato-sospeso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=3099","title":{"rendered":"PRIMO MAGGIO COL FIATO SOSPESO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">LA GEOGRAFIA ECONOMICA USCIRA&#8217; MODIFICATA DALLA CRISI, CON RILEVANTI SPOSTAMENTI DELLA DOMANDA DI LAVORO. E&#8217; DUNQUE NECESSARIO UN SISTEMA DI SERVIZI NEL MERCATO CAPACE DI GUIDARE E ASSISTERE I LAVORATORI NEL PASSAGGIO ALLA NUOVA OCCUPAZIONE<\/span><\/p>\n<p><em>Articolo pubblicato sul<\/em> Corriere della Sera<em> il 1\u00b0 maggio 2009<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>I lavoratori che oggi festeggiano il Primo Maggio stanno vivendo la crisi economica in modi molto diversi tra loro. Ci sono quelli \u2011 soprattutto dipendenti pubblici stabili, ma non soltanto \u2011 che dalla crisi traggono vantaggio: al riparo dalla tempesta, beneficiano della riduzione della rata del mutuo e di molti prezzi al consumo.<br \/>\nPoi ci sono quelli che invece questa crisi la soffrono, eccome. Centinaia di migliaia di titolari di contratto a termine, lavoratori \u201ca progetto\u201d, \u201cpartite Iva\u201d simulate, che hanno perso o stanno perdendo il posto senza un giorno di preavviso e senza una lira di indennit\u00e0 di disoccupazione. I dipendenti di aziendine cui \u00e8 stato tolto l\u2019appalto di servizi. I lavoratori in Cassa integrazione, che allo scadere della cinquantaduesima settimana perdono il sussidio. Stanno col fiato sospeso anche i lavoratori di aziende private per i quali fin qui il lavoro non \u00e8 mancato, ma \u00e8 pur sempre a rischio.<br \/>\nPer questi milioni di persone che nella crisi rischiano una piccola o grande catastrofe personale e familiare, il governo si ingegna a prolungare di un poco la Cassa integrazione, oppure ad ampliare il campo del trattamento di disoccupazione (ampliamenti piccoli piccoli, perch\u00e9 il nostro debito pubblico non consente di scialare), invitando gli imprenditori a stringere i denti e a rinviare il pi\u00f9 possibile i licenziamenti. L\u2019opposizione propone l\u2019allungamento e l\u2019estensione di quei trattamenti a tutti. L\u2019uno e l\u2019altra sperano comunque che, pi\u00f9 o meno rafforzati per far fronte all\u2019emergenza, questi ammortizzatori bastino per passare la nottata: l\u2019idea bi-partisan \u00e8 che, quando il vento torner\u00e0 a gonfiare le vele della nostra economia, tutti potranno riprendere il lavoro che hanno dovuto temporaneamente sospendere, come i cuochi e gli scudieri del castello della Bella Addormentata finalmente risvegliata dal bacio del principe.<br \/>\nLe cose, per\u00f2, non andranno esattamente cos\u00ec. Il vento torner\u00e0 \u2011 magari anche impetuosamente \u2011 a gonfiare le vele soltanto di una parte delle nostre imprese. In alcuni punti del tessuto produttivo sta gi\u00e0 incominciando ad accadere: per esempio in settori in cui siamo leader mondiali, come quello del mobile, quello delle macchine utensili, o quello delle nuove tecnologie ferroviarie, dove i cinesi stanno investendo un sacco di soldi e si appresta a farlo anche l\u2019America di Obama. La crisi, per\u00f2, avr\u00e0 anche l\u2019effetto di mutare i connotati della nostra economia: un\u2019altra parte delle nostre imprese rester\u00e0 a secco. Il problema della protezione dei lavoratori \u00e8 come guidarli e assisterli nell\u2019itinerario che pu\u00f2 condurli a trovare la nuova occupazione l\u00e0 dove si sta spostando la domanda di lavoro.<br \/>\nSpendere in trattamenti di integrazione salariale o di disoccupazione \u00e8 giusto e necessario, ma pu\u00f2 persino avere qualche effetto controproducente, di intorpidimento della ricerca della nuova occupazione. Per uscire bene dalla crisi occorre soprattutto attivare ingenti processi di mobilit\u00e0 interaziendale, offrendo ai lavoratori non solo sostegno del reddito, ma soprattutto servizi di informazione, orientamento, formazione professionale di alta qualit\u00e0, mirata specificamente agli sbocchi fin d\u2019ora individuabili, dove necessario anche assistenza e incentivi alla mobilit\u00e0 geografica. Occorre, per questo, un ordinamento del lavoro in parte nuovo e un sistema di servizi nel mercato che consenta ai lavoratori di affrontare serenamente il processo di aggiustamento industriale, non vedendo in esso un rischio di catastrofe economica personale, ma al contrario un\u2019occasione in cui si investe nel loro capitale umano, la premessa per una migliore valorizzazione del loro lavoro.<br \/>\nProtagonista di questa trasformazione deve essere la contrattazione fra imprese e sindacati. Il sistema di relazioni industriali deve accantonare per qualche tempo le polemiche di questi ultimi mesi e concentrare tutte le energie e le risorse per dotarsi degli strumenti necessari nel mercato del lavoro. Come \u00e8 accaduto a Bergamo, dove nei giorni scorsi Cgil, Cisl, Uil e associazioni imprenditoriali hanno firmato un accordo locale che pu\u00f2 essere per molti aspetti considerato un modello. Iniziative analoghe stanno maturando anche in altre zone del Centro-Nord. Questi accordi territoriali chiedono spazio e \u2013 dove possibile \u2011 sostegno pubblico per sperimentare tecniche e modelli di protezione del lavoro diversi rispetto al passato. Una cultura industriale adatta ai tempi. Qualche cosa di molto diverso dalle politiche del lavoro puramente passive che abbiamo conosciuto finora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA GEOGRAFIA ECONOMICA USCIRA&#8217; MODIFICATA DALLA CRISI, CON RILEVANTI SPOSTAMENTI DELLA DOMANDA DI LAVORO. 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