
{"id":31623,"date":"2014-06-27T18:47:48","date_gmt":"2014-06-27T17:47:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=31623"},"modified":"2014-06-27T18:47:48","modified_gmt":"2014-06-27T17:47:48","slug":"misurare-per-migliorare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pietroichino.it\/?p=31623","title":{"rendered":"MISURARE PER MIGLIORARE"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #993300;\">OGNI INDICATORE DI EFFICACIA DELL&#8217;ISTRUZIONE IMPARTITA NELLE SCUOLE E UNIVERSIT\u00c0 HA QUALCHE DIFETTO, PERCH\u00c9 SEMPLIFICA UNA COSA COMPLESSA, MA \u00c8 NONDIMENO INDISPENSABILE PER MIGLIORARE IL SISTEMA E OGNI SUA SINGOLA PARTE<\/span><\/p>\n<p><em>Editoriale <strong>di Daniele Checchi<\/strong>, economista e Preside della Facolt\u00e0 di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano, pubblicato sul <\/em>Sole 24 Ore<em> del 23 giugno 2014<\/em><\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Nel mondo della scuola, dell\u2019universit\u00e0 e della ricerca si combatte in Italia una guerra sotterranea. Tra chi ritiene che i processi formativi possano essere misurati, usando tali misure per rendere conto del lavoro svolto, e chi al contrario ritiene che per sua stessa natura la formazione e la trasmissione della conoscenza siano fenomeni cos\u00ec complessi da sfuggire ad ogni tentativo di quantificazione. Difficile negare validit\u00e0 a ciascun punto di vista: da un lato \u00e8 evidente che l\u2019esperienza scolastica o universitaria modificano le prospettive dei giovani nel mercato del lavoro (aspetto quantitativo); dall\u2019altra \u00e8 altrettanto vero che le stesse esperienze modificano il modo di pensare degli stessi giovani (aspetto qualitativo). La prima dimensione \u00e8 misurabile con relativa facilit\u00e0 (e le tabelle in queste pagine rappresentano un esempio di come si possano rilevare queste dimensioni per uno studente medio), la seconda dimensione \u00e8 rilevabile e descrivibile in riferimento ai singoli casi, ma \u00e8 quasi impossibile fornirne una dimensione media (basti pensare allo spirito critico o alla creativit\u00e0: di quanto migliorano queste dimensioni in\u00a0 un giovane che frequenti un determinato corso di laurea ?).<br \/>\nFino ad una quindicina di anni fa il sistema universitario italiano \u00e8 rimasto immerso in una nebbia che rendeva sfumati i suoi contorni. Non si conosceva il numero esatto dei professori universitari, sugli abbandoni universitari si avevano delle stime approssimative, sulla attivit\u00e0 di ricerca non si disponeva di nessuna informazione. Contribuivano a questa situazione diversi fattori: una mancata regolazione della prestazione lavorativa dei professori universitari, che rendeva intangibile (e quindi non misurabile) i contenuti della stessa; una concezione burocratica della pubblica amministrazione centrata sulla soddisfazione dei requisiti di legittimit\u00e0 formale piuttosto che una concezione manageriale centrata sugli obiettivi; una assenza di cultura organizzativa che faccia uso dei dati per il monitoraggio dei processi.<br \/>\nLe cose sono progressivamente cambiate, in alcuni casi addirittura precipitosamente. A partire dai primi rapporti del CNVSU (2001) abbiamo cominciato a conoscere e a quantificare i problemi dell\u2019universit\u00e0 italiana: gli abbandoni durante il percorso universitario, i tempi lunghissimi del completamento delle lauree, l\u2019invecchiamento del corpo docente, l\u2019immissione di personale in ruolo ad ondate anomale. Abbiamo dovuto aspettare il CIVR (2004) per avere una prima mappa della qualit\u00e0 della produzione scientifica all\u2019interno degli atenei. Nel frattempo il Ministero aveva riassorbito in proprio la responsabilit\u00e0 di fornitura dei dati sul funzionamento delle Universit\u00e0 autonome, obbligando le singole universit\u00e0 a compilare rapporti annuali (per il tramite dei Nuclei di Valutazione interni) e pi\u00f9 recentemente a riversare periodicamente i propri dati amministrativi. \u00c8 stato nel contempo avviata l\u2019attivit\u00e0 dell\u2019ANVUR, cui \u00e8 stato affidato il compito della valutazione sia della attivit\u00e0 didattica sia di ricerca degli atenei. E ANVUR si \u00e8 immediatamente scontrata con la perdurante assenza di dati. Bastino due esempi: 1) non esiste ancora oggi una banca dati completa ed affidabile della produzione scientifica dei docenti e ricercatori italiani. Perch\u00e9 ? Molti atenei hanno varato archivi della ricerca, ma il controllo della qualit\u00e0 del dato immesso \u00e8 variabile tra atenei. Molti archivi riversano sull\u2019archivio del Cineca (da cui sono state estratte le tanto discusse mediane), ma il grado di copertura non \u00e8 universale. I lettori interessati possono approfondire il tema leggendo il primo rapporto di ANVUR sull\u2019universit\u00e0 italiana.<br \/>\n2) non abbiamo ancora una anagrafe degli studenti integrata tra scuola e universit\u00e0, che sia in grado di dirci per ogni coorte di nascita quali siano i risultati finali. Perch\u00e9 ? perch\u00e9 un funzionamento adeguato della anagrafe i scontra con gli ostacoli frapposti dal rispetto della legislazione sulla privacy, che impedisce l\u2019integrazione dei dati del MIUR (lato scuole), delle regioni (formazione professionale), delle universit\u00e0 e dei Centri per l\u2019impiego. Dal punto di vista informatico nulla impedisce che al codice fiscale di ogni bambino si aggancino tutte le informazioni sulla sua carriera scolastica (classi frequentate, voti ottenuti, eventuali bocciature, tipo di secondaria), universitaria (corso di iscrizione, crediti e voti conseguiti) e lavorativa (contratti di lavoro, durata, retribuzione).<br \/>\nSembra di parlare di un mondo futuribile, certamente ancora molto lontano. Ma se ad oggi tutto questo non \u00e8 avvenuto sorge il dubbio che non sia un mondo desiderato o desiderabile da una parte del paese. Piacerebbe sapere quanti studenti si laureano, quanti trovano lavoro, con che tipo di contratto e con che livello di retribuzione. Piacerebbe sapere quanto e dove pubblicano i docenti e i ricercatori. Piacerebbe sapere se si studia meglio e sei trova lavoro pi\u00f9 facilmente laddove si fa attivit\u00e0 di ricerca pi\u00f9 intensamente.<br \/>\nMa queste non sono domande di ricerca per addetti ai lavori. Questo sono informazioni che l\u2019amministrazione universitaria dovrebbe fornire preventivamente ai cittadini che intendano usufruire dei suoi servizi. Sono informazioni che devono essere fornite in modo intellegibile da tutti, affinch\u00e8 possano essere fruibili. I dati di queste pagine sono un buon esempio di come si possano fornire informazioni in un formato utilizzabile. Ma gi\u00e0 mi immagino i detrattori che cominceranno ad obiettare sull\u2019affidabilit\u00e0 di questo o quel dato, o sulla loro ponderazione. Oppure qualche rettore preoccupato della fuga di studenti a seguito di un dato troppo negativo. Credo che sia ora di smettere di considerare gli studenti e le loro famiglie come incapaci di formarsi opinioni ponderate, al punto di negare la fornitura trasparente dei dati. Certo si formeranno delle mode, anche infondate. Ma non sono avvenute anche in passato ? negli anni di Mani pulite le iscrizioni a Giurisprudenza si impennarono. Negli anni in cui Berlusconi entr\u00f2 in politica furono gli anni delle facolt\u00e0 di Comunicazione. Ma poi le mode rientrano, e nel lungo periodo le scelte diventano pi\u00f9 informate e pi\u00f9 coerenti con le potenzialit\u00e0 e le aspettative degli studenti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>OGNI INDICATORE DI EFFICACIA DELL&#8217;ISTRUZIONE IMPARTITA NELLE SCUOLE E UNIVERSIT\u00c0 HA QUALCHE DIFETTO, PERCH\u00c9 SEMPLIFICA UNA COSA COMPLESSA, MA \u00c8 NONDIMENO INDISPENSABILE PER MIGLIORARE IL SISTEMA E OGNI SUA SINGOLA PARTE Editoriale di Daniele Checchi, economista e Preside della Facolt\u00e0 di Scienze Politiche dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano, pubblicato sul Sole 24 Ore del 23 [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[27],"tags":[],"class_list":["post-31623","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-scuola"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31623","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=31623"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/31623\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=31623"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=31623"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.pietroichino.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=31623"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}